Piccolo vademecum cattolico per votare bene al «referendum» di Bergoglio

Piccolo vademecum cattolico per votare bene al «referendum» di mons. Bergoglio

Pare che il Vaticano voglia chiedere “consiglio” al mondo su questioni di fede e costume, allora come regolarsi? Personalmente mi sono interrogato ed attingendo al Magistero della Chiesa, man mano che appunto riflettevo, scrivevo e pregavo. Condivido con voi le mie meditazioni sperando di fare cosa buona.

INTRODUZIONE

Tre delle proprietà e prerogative della Chiesa fondata da Cristo sono l’indefettibilità, l’immutabilità e l’infallibilità. In parte ne ho già parlato, quindi rimando il lettore allo studio degli scritti richiamati in nota [1], scorrendo le pagine per argomenti di interesse. Per conservarsi quale essa è, ed anche per essere visibilmente riconosciuta, la Chiesa fondata da Gesù vive senza mai errare nell’insegnamento di tutto quanto si deve credere e fare per onorare degnamente Dio e quindi per riuscire a conseguire la salvezza. Il fine della Chiesa è difatti la salvezza delle anime, pertanto essa nel suo insegnamento su questioni di fede e costume, nella sua legge e nella sua liturgia non può indurre in errore, non può vincolare o persuadere le anime al peccato mortale e non può diffondere un culto errato a Dio oppure un culto ad un falso “dio”; diversamente sarebbe superstiziosa o apostata, quindi si separerebbe visibilmente dalla Fede.

Segni riconoscibilissimi questi che lasciano intendere tutto; ed anche quanto può essere importante il «Deposito», poiché lo Spirito Santo non è stato concesso ai successori di san Pietro e degli Apostoli da lui guidati (cf. Mt 16,13-20), per inventare una nuova dottrina, una nuova legge ed un nuovo culto, ma solamente per custodire la veracità della Parola, la sacralità del Culto e la certezza della Tradizione, non in senso monolitico e cieco, bensì in virtù dello Spirito Santo che aiuta la Chiesa a vivere e propagarsi nel tempo contro ogni persecuzione ed eresia, senza tuttavia venir mai meno al «Deposito» ed alla missione che le è stata affidata. (cf. Pastor Aeternus, Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano I sulla Chiesa di Cristo, approvata il 18 luglio 1870)

LA CHIESA E GLI STATI. LE TASSE ED IL PECCATO

La Chiesa si distingue da tutte le altre società anche per questo: Essa esattamente ha origini trascendenti; ha una natura trascendente; ha una missione trascendente. Per questi motivi non potrà mai rinunciare alla propria autonomia nei rapporti con il potere civile, anche a costo del martirio come spesso è accaduto. Il potere civile ha invece il dovere di capire e rispettare la Chiesa, ma anche di difenderla punendo gli avversari; tutto quanto detto, secondo le tesi formulate dagli imperatori Arcadio e Onorio nel 407. (cf. Codex theodosianus, XVI, 5, 40). Papa San Pio X celebrando il XVI Centenario dell’Editto di Costantino, in data 23 febbraio 1913:

«La Chiesa, questa grande società religiosa degli uomini, che vivono nella stessa fede e nello stesso amore sotto la guida suprema del Romano Pontefice, ha uno scopo superiore e ben distinto da quello delle società civili, che tendono a raggiungere quaggiù il benessere temporale, mentre essa ha di mira la perfezione delle anime per l’eternità. La Chiesa è un regno, che non conosce altro padrone che Dio ed ha una missione tanto alta che sorpassa ogni limite, e forma di tutti i popoli d’ogni lingua e d’ogni nazione una sola famiglia; non si può quindi nemmeno supporre che il regno delle anime sia soggetto a quello dei corpi, che l’eternità divenga strumento del tempo, che Dio stesso divenga schiavo dell’uomo … Coraggio adunque, o figli diletti; quanto più la Chiesa è osteggiata da ogni parte, quanto più le false massime dell’errore e del pervertimento morale infettano l’aria dei loro miasmi pestiferi, tanto maggiori meriti vi sarà dato acquistare dinanzi a Dio, se farete ogni sforzo per evitare il contagio e non vi lascerete smuovere da alcune delle vostre convinzioni, rimanendo fedeli alla Chiesa».

I governanti non possono avere nulla a pretendere, non possono obbligare i sudditi al peccato mortale qualora essi, i potenti, si fanno portatori di iniquità, questo perché se è vero che ogni autorità è legittimata dall’autorità che Dio stesso conferisce, è altrettanto vero che:

«La legge umana in tanto ha natura di legge, in quanto si uniforma alla retta ragione: e in tal senso deriva evidentemente dalla legge eterna. Ma quando si scosta dalla ragione, codesta legge è iniqua: e allora non ha natura di legge, ma piuttosto di violenza. – Tuttavia anche la legge iniqua, per quell’aspetto che salva le apparenze di legge, e cioè per il potere di colui che la emana, ha una derivazione dalla legge eterna: poiché, a detta di San Paolo, “ogni potestà viene da Dio” … Essendo dunque la legge eterna criterio di governo esistente nel governante supremo, è necessario che tutti i criteri di governo che sono nei governanti inferiori derivino dalla legge eterna. Di conseguenza tutte le leggi, nella misura in cui partecipano della retta ragione, derivano dalla legge eterna. E per questo Agostino dice, nel primo libro del De Libero Arbitrio che “nella legge temporale niente è giusto e legittimo, se non quanto gli uomini hanno derivato dalla legge eterna”». (cf. san Tommaso d’Aquino, Summa Thelogiae, I-II q. 93 a. 3 ad a, ss.) .

Interroghiamoci, per esempio, sul perché meno di due anni fa mons. Bagnasco si faceva apologeta pubblico del suo probabile «legalismo»; egli insegnava che in Italia, proprio attualmente e nonostante le visibili appropriazioni indebite del pubblico risparmio per finalità inique, “La Chiesa non ha esitazione ad accennare questo discorso, perché non può e non deve coprire auto-esenzioni improprie. Evadere le tasse è peccato. Per un soggetto religioso questo è addirittura motivo di scandalo” [2]. Qual grado di concepibile incompetenza o di ipotetica collusione, il tutto attribuito a «la Chiesa»? Cerchiamo una risposta nel Magistero della Chiesa:

«… abbiamo dimostrato che l’inviolabilità del diritto di proprietà è indispensabile per la soluzione pratica ed efficace della questione operaia. Pertanto le leggi devono favorire questo diritto … Ne seguirà un terzo vantaggio, cioè l’attaccamento al luogo natio; infatti non si cambierebbe la patria con un paese straniero, se quella desse di che vivere agiatamente ai suoi figli. Si avverta peraltro che tali vantaggi dipendono da questa condizione, che la privata proprietà non venga oppressa da imposte eccessive. Siccome il diritto della proprietà privata deriva non da una legge umana ma da quella naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l’uso e armonizzarlo col bene comune. È ingiustizia ed inumanità esigere dai privati più del dovere sotto pretesto di imposte» (Papa Leone XIII, Rerum novarum del 15 maggio 1891);

«… Perciò il sapientissimo Pontefice [Leone XIII] aveva già dichiarato non essere lecito allo Stato di aggravare tanto con imposte e tasse esorbitanti la proprietà privata da renderla quasi stremata. Poiché non derivando il diritto di proprietà privata da legge umana, ma da legge naturale, lo Stato non può annientarlo, ma semplicemente temperarne l’uso e armonizzarlo col bene comune» (Papa Pio XI, Quadragesimo anno del 15 maggio 1931);

«Astenetevi da quelle misure [fiscali inique], che, malgrado la loro abilità tecnica, urtano e offendono nel popolo il senso del giusto e dell’ingiusto, sottovalutano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del proprio lavoro, la sollecitudine per la sicurezza familiare: tutte considerazioni che meritano di occupare nella mente del legislatore il primo posto e non l’ultimo. Il sistema finanziario dello stato deve mirare a riorganizzare la situazione economica, così da assicurare al popolo le condizioni materiali della vita, indispensabili per conseguire il fine supremo assegnato dal Creatore: lo sviluppo della sua vita intellettuale, spirituale e religiosa» (Papa Pio XII, Discorso ai partecipanti al Congresso dell’Istituto internazionale delle finanze pubbliche, 2 ottobre 1948);

«Il pubblico potere perciò non può mai far sì che l’imposta divenga un comodo mezzo per colmare il deficit provocato da un’amministrazione improvvida, per favorire un’industria od una branca del commercio a discapito di un’altra altrettanto utile. Lo Stato dovrà evitare ogni spreco del denaro pubblico, dovrà prevenire gli abusi e le ingiustizie da parte dei propri funzionari come pure l’evasione di coloro che sono legittimamente tassati» (Papa Pio XII, Allocuzione al Congresso del’Associazione fiscale internazionale sula natura e i limiti delle tasse, 2 ottobre 1956).

Analizziamo bene la vicenda: non pagare le tasse è reato sempre, ma moralmente è peccato solo a condizione che le leggi non siano inique, come spiegava l’Aquinate. Dato che lo Stato non è infallibile nel legiferare, e non viviamo nemmeno nell’epoca della presunta divinità dei faraoni egizi, ci possono essere anche leggi ingiuste e sbagliate, nel qual caso la legittima difesa da una ingiusta oppressione fiscale o da altre ingiuste leggi è moralmente consentita. Rimanendo comunque la cosa reato, il non pagare le tasse è anche comportamento rischioso, dato che la persona azzarda di passare seri guai quindi, a meno che un uomo non muoia di fame o quasi, è opportuno e conveniente di gran lunga pagare i tributi, anche se palesemente ingiusti, facendo sacrifici in più.

Sebbene io non lo ritenga chiaro o autorevole in tutte le sue esposizioni- pertanto ho il dovere morale di ricordarlo pubblicamente- si può per confronto citare addirittura il recente Compendio al C.C.C. del 2005 scritto da mons. Ratzinger (Benedetto XVI), al n° 406: «L’autorità è esercitata in modo legittimo quando agisce per il bene comune e per conseguirlo usa mezzi moralmente leciti … Le leggi ingiuste e le misure contrarie all’ordine morale non sono obbliganti per le coscienze».

Sembra oltremodo evidente che mons. Bagnasco: a) forse non ha letto neanche il Compendio o forse si è distratto; b) forse ne condanna le proposizioni  pubblicamente. Ma che il messaggio di mons. Bagnasco passi per messaggio della «Chiesa» come lui stesso sostiene, certamente è sconveniente e scorretto. (cf. tascabile Le Tasse e la Chiesa, Segno, 2012)

Forse vi state domandando che attinenza possa avere questo discorso con il questionario che proporrà il Vaticano a mo’ “referendum”? Beh, lo si capirà leggendo e parimenti dirò appresso per altre leggi inique approvate od in via di approvazione. Rimando per approfondimenti allo studio del principio di «epikeia» come spiegato, per esempio, da Francisco Suárez nel Trattato delle leggi e di Dio legislatore, Vol. II. Altri approfondimenti fondamentali li ritroviamo in san Tommaso d’Aquino, Summa Thelogiae, I-II qq 90 – 97.

LA CHIESA E LA SCIMMIA

Le suddette note- infallibilità, immutabilità, indefettibilità- sono requisiti che anche testimoniano concretamente la visibile esistenza della Chiesa fondata da Gesù Cristo, dato che essa è Una Santa, Cattolica, Apostolica, a cui si aggiunge la Romanità della stessa.

Che significa tutto questo? Per indefettibilità intendiamo che essa non verrà mai meno; per immutabilità si suole dire che essa non cambierà mai sostanzialmente la sua organizzazione monarchica e gerarchica [3], né la sua dottrina, né la sua legge di base, né il suo culto; per infallibilità crediamo che essa insegnerà sempre la verità su ciò che si deve credere e su ciò che si deve praticare per ottenere la salvezza, considerando che la salvezza non è un diritto acquisito ma è una conquista che si ottiene osservando le Regole imprescindibilmente e con l’aiuto della grazia di Dio.

Posto di base il necessario rispetto di tali requisiti, in contro non può certo parlarsi lecitamente di Chiesa fondata da Gesù Cristo ma piuttosto di una società che ne scimmiotta le parvenze, ancor più grave se l’abominio ha principio dal suo “capo”,  possiamo tranquillamente dire che la Chiesa è indefettibile ed intendiamo appunto sostenere che non verrà mai meno, ma durerà per sempre. Come? Per tutti i tempi come militante, per tutta l’eternità nella gloria del Signore come trionfante.

Interrogandosi sul problema degli scismi, delle apostasie, delle eresie e della talvolta apparente diminuita visibilità, l’Abbé Barbier, e con lui molti altri,  soleva sostenere ne I Tesori di Cornelio ALapide:

«La Chiesa cattolica, apostolica, romana rimase invariabile da Gesù Cristo in qua per la sua unità nella fede, nei sacramenti, nelle sue leggi, nel’ suo capo. Ella ha veduto succedersi alla sua testa una non interrotta genealogia di sommi Pontefici e di vescovi; noi ne siamo certi per le storie e per i monumenti autentici che ci notano la succes­sione dei primi pastori non solamente di secolo in secolo, ma di anno in anno. E non importa se si è talvolta protratta per mesi ed anche per anni l’elezione di un nuovo Papa, o se sorsero antipapi; l’intervallo non distrugge la successione, perché allora il clero ed il corpo dei vescovi sussiste tuttavia nella Chiesa, con intenzione di dare un successore al defunto Pontefice non appena le circostanze lo permettano».

Al suo pensiero si aggiunge quello del «Dottore utilissimo», sant’Alfonso Maria de Liguori in Verità della Fede, esaltando a guisa di Sovrano infallibile il primato di Pietro:

«Ma se per qualche tempo [il papa] non fosse stato veramente accettato universalmente dalla chiesa, in tal caso per quel tempo sarebbe vacata la sede pontificia, come vaca nella morte de’ pontefici. Così neppure importa che in caso di scisma siasi stato molto tempo nel dubbio chi fosse il vero pontefice; perché allora uno sarebbe stato il vero, benché non abbastanza conosciuto; e se niuno degli antipapi fosse stato vero [ovvero tutti fossero antipapi], allora il pontificato sarebbe finalmente vacato … La seconda cosa certa si è, che quando in tempo di scisma si dubita, chi fosse il vero papa, in tal caso il concilio può esser convocato da’cardinali, e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perché allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio».

Così allo stesso modo papa Pio XII- nella Mystici Corporis del 29 giugno 1943- rimarca ed illustra la natura della Chiesa:

«In realtà, tra i membri della Chiesa bisogna annoverare esclusivamente quelli che ricevettero il lavacro della rigenerazione, e professando la vera Fede … Come dunque nel vero ceto dei fedeli si ha un sol Corpo, un solo Spirito, un solo Signore e un solo Battesimo, così non si può avere che una sola Fede, sicché chi abbia ricusato di ascoltare la Chiesa [insegnando false dottrine], deve, secondo l’ordine di Dio, ritenersi come etnico e pubblicano. Perciò quelli che son tra loro divisi per ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell’unita di tale Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito».

LA CHIESA E LA VERACITÀ DI DIO

La Chiesa deve  necessariamente essere indefettibile per raggiungere il fine stesso che Gesù Cristo le ha assegnato nella sua fondazione o istituzione, difatti Gesù Cristo ha istituito la Chiesa per continuare sulla terra, per mezzo e per opera di essa, la missione Sua; altrimenti se questa missione fosse alterata o convertita al male si capirebbe con universale evidenza e visibilità che essa non starebbe più operando la missione di Cristo ma quella del Suo nemico, e tutto ciò sarebbe impossibile (cf. Lc 22,31-32).

Gesù Cristo che ci ha insegnato la via della salute, per il tramite della Chiesa ripete e conferma il suo insegnamento verace, così fino alla fine dei tempi, ecco perché l’infallibilità [4] è stata concessa alla Chiesa docente per far sì che nulla muti nel dogma, nella legge, nel culto ed in quanto vi è dogmaticamente connesso, o indirettamente ne discende (cf. S. Cartechini, Dall’opinione al domma). La Chiesa continua l’ammaestramento di Gesù, riconcilia, santifica, trasforma, perpetua, salva, e proprio per questo risulta agevole conoscerne anche le doti essenziali di cui deve essere fornita, e in primo la sua indefettibilità, dote che le è necessaria come abbiamo già detto.

Monsignor Perardi, Prelato domestico di S.S. nell’anno 1930 scriveva un corposo Trattato dogmatico, morale, apologetico e liturgico. In esso si legge:

«Dio vuol salvi tutti gli uomini, è di fede: perché si possano salvare, fa mestieri che Iddio offra loro i mezzi necessari a tale fine: i mezzi necessari per salvarsi si riducono al conoscimento delle verità rivelate, e alla grazia per crederle e metterle in pratica: per conoscere le verità rivelate con sicurezza ci vuole chi le insegni, e ci vogliono i mezzi per avere la grazia di praticarle come si conviene: ora la Chiesa è stabilita da Dio per insegnarci queste verità e dispensare i Sacramenti che sono i canali della grazia: dunque fino a che sulla terra vi saranno uomini da salvare, vi deve essere anche la Chiesa, per cui solo abbiamo i mezzi di salvezza».

QUALE LIBERTÀ DI VOTARE?

Uno dei principali ostacoli ai piani di Dio è la pretesa libertà secondo lo spirito del tempo; tuttavia, diversamente da quello che sembra insegnare la Dignitatis Humanae ovvero che chiunque può essere libero di divulgare il male e di pretenderne l’osservanza [5], in realtà tutto ciò altri non è che il concetto di schiavitù del maligno. Ecco perché papa Pio XII nella allocuzione ai Giuristi cattolici, Ci riesce del 6 dicembre 1953:

«Qualsiasi cosa non risponda alla verità ed alla legge morale non ha oggettivamente alcun diritto ad esistere, né alla propaganda, né all’azione».

Altri documenti di riferimento che dipanano ogni dubbio, per altro immotivato, sono: Mirari Vos del 15 agosto 1832 di papa Gregorio XVI; Singulari Quadam del 9 dicembre 1854, Quanta Cura dell’8 dicembre 1864 di papa Pio IX; Immortale Dei dell’1 novembre 1885, Libertas del 20 giugno 1888 di papa Leone XIII.

Anche la tolleranza rispetto a tutti i sistemi di pensiero è un altro evidente ostacolo alla propagazione ed alla proclamazione del Regno di Cristo. Il padre Agostino da Montefeltro nelle sue Prediche (Torino, 1888):

Non vi è nessuna parola di cui si sia tanto abusato come la parola: tolleranza. Vi sono tre sorta di tolleranze: la tolleranza civile e la regolamenta la Chiesa; la tolleranza personale e la insegna la Chiesa, la tolleranza teologica e non è consentita. La tolleranza diventa «scienza degli egoisti e privilegio degli incapaci» quando sacrifica la verità (cf. 1Cor 13,4-6) e non è lecita, ed è il caso della tolleranza teologica e dell’errore.

Sprofondato nel cosiddetto «errorum tenebris» a causa di una interruzione nella trasmissione della fede, il contemporaneo purtroppo non è quasi più in grado di distinguere menzogna e verità, si lascia sedurre. Solo la vera carità ovvero quella al servizio della verità (cf. 1Cor 13,4-6), può aiutarci a contrastare la seduzione dei tempi. Il diavolo possiede un immenso potere di corruzione, ha cercato addirittura di sedurre Cristo direttamente (cf. Lc 4,1-13) o servendosi di Pietro (cf. Mt 16,23). «Vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare» (1Pt 5,8); con una sincera vita di Fede, caratterizzata da fiducioso abbandono all’amore di Dio (cf. Lc 12,22-31) e dall’obbedienza alla Sua volontà (cf. Mt 6,10) si riesce a vincere il diavolo.

Ecco perché san Paolo, in 2Timoteo 3 e non solo lì, pone l’accento sull’importanza della Tradizione che in un certo senso precede la Scrittura perché è da Dio, ne fissa il canone garantendone divina ispirazione ed inerranza, la completa poiché non ne è semplicemente la sintesi e la interpreta correttamente per evitare derive protestanti (cf. Leone XIII, Provvidentissimus Deus del 18 novembre 1893).

«Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannatori e ingannati nello stesso tempo. Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso» (12-14);

«Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede … È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede» (Rm 1,16);

«Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete» (1Ts 2,13).

IL MASSONE

Un altro nemico spietato di Gesù e quindi della Chiesa, antagonista che purtroppo dalle cronache si apprende essersi tanto infiltrato nei «servi indegni» che si nutrono dalla mammella della Chiesa, è la Massoneria con il suo spirito liberista ma intollerante pensiero e la sua apologia al «relativismo». La Chiesa biasima e censura questo e tanti altri principi di consorteria con vari documenti. Le condanne annesse alla Massoneria sono anche ad altre ideologie immorali e dissennate: negazione del soprannaturale, concetti presunti o effettivi di naturalismo, deismo, razionalismo, scetticismo, indifferentismo e relativismo, anticlericalismo.

I principali documenti di condanna sono: In Eminenti Apostolatus Specula del 1738 di papa Clemente XII; Providas Romanorum Pontificum del 1751 di papa Benedetto XIV; Ecclesiam a Jesu Christo del 1821 di papa Pio VII; Quo Graviora del 1825 di papa Leone XII; Traditi humilitati del 1829 di papa Pio VIII; Qui pluribus del 1846 di papa Pio IX; Humanum Genus del 1884 di papa Leone XIII.

Pregando Dio affinché ci doni la grazia di vivere il nostro agire da cristiani, con le Virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, imploriamoLo perché anche noi un giorno con san Paolo possiamo dire:

«Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione» (2Tm 4,7-8).

IL MODERNISTA

Ma i nemici sono tanti e non finiscono certo qui, poiché il Cristo è il bersaglio numero uno dello spirito del mondo, di Satana che anima i superbi, gli eretici, gli infedeli, gli apostati, gli scismatici e tutti quanti si frappongono con ostinazione fra Lui e noi, con inganno e menzogna (cf. Mt 24,24; 2Pt 2,1; 1Gv 4,1). Come per esempio i modernisti o «sintesi di tutte le eresie che è il modernismo» secondo la parola di papa San Pio X nella Pascendi, ovvero i negatori- sfacciati o meschini- della filosofia scolastica e della dottrina tomistica, che invece ha carattere vincolante [6]:

«Degli ostacoli, tre sono i principali che più sentono opposti ai loro conati [dei Modernisti]: il metodo scolastico di ragionare, l’autorità dei Padri con la tradizione, il magistero ecclesiastico. Contro tutto questo la loro lotta è accanita. Deridono perciò continuamente e disprezzano la filosofia e la teologia scolastica … certo si è che la smania di novità va sempre in essi congiunta coll’odio della Scolastica; né vi ha indizio più manifesto che taluno cominci a volgere al modernismo, che quando incominci ad aborrire la Scolastica. Ricordino i modernisti e quanti li favoriscono la condanna che Pio IX inflisse alla proposizione (Sillabo, Prop. 12)».

IL PANCRISTIANO O FALSO ECUMENICO

Con il termine «pancristianesimo» individuiamo quei movimenti religiosi di derivazione protestante che vogliono unificare la complessità delle “chiese” cristiane, tutte in una, o una in tutte, facendo leva sulle verità dette «primarie», perché da tutte professate, e lasciando ciascuna libera di sostenere quelle «secondarie» (cf. Dizionario del Cristianesimo, E. Zoffoli, Sinopsis).

Per «irenismo», greco “εἰρήνη”, noi dobbiamo intendere quella corrente teologica che tende alla pace universale da raggiungersi a tutti i costi, pur sacrificando la verità. Di «irenismo» ci parla anche Pio XII nell’enciclica Humani generis del 12 agosto 1950, esprimendo una dura condanna e definendo i criteri del vero «metodo apologetico».

C’è un modo eclatante per smascherare gli ingannatori contemporanei, quindi avere certezza che trattasi di protestanti e non certo di Cattolici- uomini da non ascoltare poiché cattivi maestri, «Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!» (Mt 15,14) bisognosi di cure pastorali e di preghiere- ci illumina Papa Pio XI nella Mortalium Animos del 6 gennaio 1928:

«Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? Nessuno certamente ignora che lo stesso apostolo della carità, San Giovanni (il quale nel suo Vangelo pare abbia svelato i segreti del Cuore sacratissimo di Gesù che sempre soleva inculcare ai discepoli il nuovo comandamento: Amatevi l’un l’altro), ha vietato assolutamente di avere rapporti con coloro i quali non professano intera ed incorrotta la dottrina di Cristo: Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo nemmeno. Quindi, appoggiandosi la carità, come su fondamento, sulla fede integra e sincera, è necessario che i discepoli di Cristo siano principalmente uniti dal vincolo dell’unità della fede».

Per maggiori approfondimenti si può leggere «IL FALSO ECUMENISMO» [7].

IL GIUDEO TRAVESTITO DA CATTOLICO

Ne ho già parlato 2 volte [8]  [9]. Ora, per non ripetermi vi invito allo studio dei documenti qui segnalati, ma rilancio le cattoliche dichiarazioni di papa san Pio X nel suo Catechismo al n° 126 «Chi sono gli ebrei? Gli ebrei sono i non battezzati che professano la legge di Mosè e non credono che Gesù è il Messia o Cristo promesso»; al n° 124 «Chi è fuori della comunione dei santi? E’ fuori della comunione dei santi chi é fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati»; al n° 131 «È grave danno esser fuori della Chiesa? Esser fuori della Chiesa è danno gravissimo, perché fuori non si hanno né i mezzi stabiliti né la guida sicura alla salute eterna, la quale per l’uomo è l’unica cosa veramente necessaria».

Ciò detto, ricordo che i giudei NON sono stirpe di Abramo (cf. Gv 8,33; Mt 3,9; Lc 3,8), in Galati 3 san Paolo conferma: «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. E se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa» (28 ss); in Rm 4,9 si legge che la beatitudine non è concessa ai circoncisi in quanto tali, per presunta «stirpe» e Giacomo 2,20 ss fa capire che Abramo ebbe fede in Dio, cosa che i giudei non hanno.

Il deicidio da loro compiuto in combutta con i pagani, si perpetua giorno dopo giorno fino a quando si offenderà Cristo conoscendoLo ma non riconoscendLo e di conseguenza anche il Suo Corpo mistico che è la Chiesa. Ciò fanno oggi tutti quelli di cui sopra parlava san Pio X.

«Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato: “Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa”. Gli risposero i Giudei: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”» (Gv 19,6-7; 15; Lc 23,21; Mc 15,14, ecc).

Non riconobbero Cristo e continuano a non riconoscerLo pur avendoLo conosciuto. Ed è ovvio che gli uomini che si fanno apologeti del «catto-giudaismo» sono come ciechi che pretendono di guidare altri ciechi; è particolarmente significativo l’insegnamento che traiamo da Romani 10,14 «Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?». Spero abbiate capito cosa intendo dire citando qui Romani 10.

I Giudei inoltre non sono nostri «padri nella fede» (ma lo era Abramo) e non hanno alcuna «alleanza di salvezza» (cf. Concilio di Firenze, Bolla di unione dei copti, sessione 11;  Catechismo Tridentino, n 173, 216; Pio IX, Quanto Conficiamur Moerore; Gregorio XVI, Summo Iugiter); ed è gravissimo insegnare questo poiché, come ricorda Giacomo 2,10-11 «chiunque osservi tutta la legge, ma la trasgredisca anche in un punto solo, diventa colpevole di tutto». 2Corinzi 1,12 «Questo infatti è il nostro vanto: la testimonianza della coscienza di esserci comportati nel mondo, e particolarmente verso di voi, con la santità e sincerità che vengono da Dio». «Gesù Cristo è mediatore della nuova Alleanza affinché, avvenuta la sua morte per riscattare le trasgressioni commesse sotto la prima Alleanza, i chiamati ricevano l’eterna eredità, loro promessa» (Eb 9,15).

In senso biblico l’Alleanza è il patto di reciproca fedeltà tra Dio e il popolo ebraico. Esso è stato celebrato più volte da Dio con Noè (Gen 9,1-17), con Abramo (Gen 17,1-14), con Giosuè (Gs 24,25-26), con tutto il popolo sotto il re Giosia (Ne 10,1). Più interessante quella con Mosè sul Sinai: è la più solenne perché per essa Israele diventa speciale proprietà di Jahvè; è la più chiara anticipazione di quella definitiva stipulata da Dio con l’umanità intera nel sangue di Gesù (Mt 26,27-8;  1Cor 11,25), per la quale diventiamo figli di Dio (Rm 8,14), riceviamo lo Spirito (2Cor 3,6), non siamo più schiavi, ma liberi (Gal 4, 22). San Paolo sottolinea la superiorità della nuova rispetto all’antica a. (Ebr  9,11-14): la nuova, essendo unica e definitiva, valida solo dopo e per la morte di Cristo, propriamente è detta «testamento» (Dizionario del cristianesimo, E. Zoffoli, Sinopsis).

L’APOLOGETA DELLA SODOMIA

Ritorniamo quindi su ciò che Dio prescrive nell’Antico Testamento: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro» (Lv 20,13). E la vicenda di Sodoma e Gomorra (Gen 18,16 ss.) è conosciuta da tutto il mondo, dalla notte dei tempi:

«… condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie. Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, 10 soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore. …» (2Pt 2,6 ss.); «… Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno …» (Gd 7).

L’interpretazione unanime dei Padri è assolutamente collimante rispetto a quanto il Testo Sacro riporta letteralmente. E nel Nuovo Testamento, inoltre:

«… La legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e riottosi, per gli empi e di peccatori, per gli scellerati e i profani, per i parricidi e matricidi e omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, i bugiardi, gli spergiuri …» (1Tm 1,9).

Alcune condanne dei Padri e dei Dottori della Chiesa:

“I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand’anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di se stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venir violata” (Sant’Agostino, Confessioni, c.III, p.8);

“Che lo zolfo evochi i fetori della carne, lo conferma la storia stessa della Sacra Scrittura, quando parla della pioggia di fuoco e zolfo versata su Sodoma dal Signore. Egli aveva deciso di punire in essa i crimini della carne, e il tipo stesso del suo castigo metteva in risalto l’onta di quel crimine. Perché lo zolfo emana fetore, il fuoco arde. Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso”. (San Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe, XIV, 23, vol. II, pag. 371);

“Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti, uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, caccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima” . (San Pier Damiani, Liber Gomorrhanus, in Patrologia latina, vol. 145, coll. 159-190);

“Nei peccati contro natura in cui viene violato l’ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della natura” (San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, II-II, q. 154, a. 12);

“… Commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono …”  (Santa Caterina da Siena, Dialogo della Divina Provvidenza, cap. 124);

“Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in: Prediche volgari, p. 915);

“… Di questa turpitudine mai abbastanza esecrata sono schiavi coloro che non si vergognano di violare la legge divina e naturale” (San Pietro Canisio, Summa Doctrina Christianae, III a/b, p. 455);

Alcune condanne di Papi:

“… L’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze …”  (San Pio V, Costituzione Cum Primum, del 1 aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286);

“… Il peccato contro natura grida vendetta al cospetto di Dio…” (San Pio X – Catechismo, N. 966).

Leggendo la Sacra Scrittura impariamo da Dio, giusto giudice, che com’è vero che il Signore perdona qualunque peccato a chi, con sincero pentimento, gli chiede il perdono e soddisfa anche rimediando allo scandalo, è altrettanto vero che giudicherà secondo la Sua Parola e non secondo quella degli uomini, quanti si ostinano nel peccato. Di cosa vorrà mai tenere conto questo “referendum” proposto dal Vaticano se il «Deposito» non mente e non può mutare.

IL COMUNISTA

Decreto del Sant’Uffizio – 28 Giugno 1949. Fa peccato Mortale e non può essere assolto:

1. Chi è iscritto al Partito Comunista.
2. Chi ne fa propaganda in qualsiasi modo.
3. Chi vota per esso e per i suoi candidati.
4. Chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista.
5. Chi rimane nelle organizzazioni comuniste: Camera del Lavoro, Federterra, Fronte della Gioventù, CGIL, UDI, API, ecc…

È scomunicato e Apostata: Chi, iscritto al Partito Comunista, ne accetta la dottrina atea e anticristiana; chi la difende e chi la diffonde. Queste sanzioni sono estese anche a quei partiti che fanno causa comune con il comunismo. Chi in confessione tace tali colpe fa sacrilegio; può invece essere assolto chi sinceramente pentito rinuncia alle sue false posizioni.

In nota si possono leggere numerose altre informazioni [10].

VARI ALTRI SOGGETTI

Gli “anti puritani”. L’aggettivo “puritano” viene usato in maniera impropria e secondo il comune sentire contemporaneo. L’uomo moderno, difatti, vuol contrapporsi con tutte le forze all’etica cristiana ed usa con spregio definire “puritano” ogni atteggiamento che invece è moralmente corretto ed ostile al propagarsi dell’immoralità e della depravazione dei costumi. Il «puritanesimo» fu piuttosto un movimento eretico di origine calvinista che prese piede nel secolo XVI principalmente nell’Anglicanesimo e tendeva a “purificare” alcune forme ritenute “corrotte” dell’impianto ecclesiastico protestante;

Gli ingannatori nella procreazione. Ovvero gli esaltatori di contraccezione artificiale e sterilizzazione, sia femminile che maschile. Questi metodi sono a tutti gli effetti una frode nell’uso del matrimonio. Impedire la procreazione è immorale e nessuna presunta “necessità” o “autorità” ha il diritto di trasformare un’azione intrinsecamente immorale in atto morale o lecito. Si può approfondire l’argomento studiando la Lettera enciclica Casti Connubii di papa Pio XI del 31 dicembre 1930; anche il Discorso alle Ostetriche di papa Pio XII del 29 ottobre 1951;

I prestigiatori delle unioni. Il vero e unico matrimonio è un’unione monogamica ed indissolubile, di un uomo con una donna nati tali e che moriranno tali (Dio non ha creato il “gender”). Trattasi di un «contratto naturale» fra battezzati elevato alla dignità di Sacramento. Vi si oppongono aberrazioni di disordine morale da biasimare quali la convivenza, il divorzio, l’adulterio, la contraccezione, la sterilizzazione, l’aborto, le unioni di fatto, ecc … Principali documenti di riferimento: Arcanum divinae sapientiae del 10 febbraio 1880 di papa Leone XIII; Casti Connubii del 31 dicembre 1930 di papa Pio XII; Decretum de Finibus Matrimonii del 25 marzo 1954 di papa Pio XII in risposta ai «novatori»;

Gli assassini di innocenti. La Chiesa condanna l’aborto sempre, a prescindere dalla presunta  ragione o dal presentato motivo, lo definisce «omicidio perché sopprime una vera vita innocente». Per approfondimenti si consulti il volume Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum o «Denzinger-Schönmetze» ai numeri: 670, 2134, 3298, 3337, 3719-21;

Gli ingannatori o i silenti. Il silenzio o «conservazione di un segreto» è lecito solo nel caso in cui non nuoce agli altri, quindi non è nocivo al bene comune. In questo caso, se il silenzio è  male, invece si acconsente a non divulgare intenti e manovre occulte, ciò rende complici nel peccato (cf. San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 68, a. 1; q. 70, a. 1). Il demonio opera anche attraverso l’inganno e rende l’ingannato a sua volta ingannatore di terzi. Sappiamo che è mentitore il diavolo e chi lo segue, «padre della menzogna» (Gv 8,44); può ingannare, indurre all’errore, illudere. Gesù è la Verità (cf. Gv 8, 44) mentre il diavolo è il bugiardo per antonomasia;

I negatori della pena di morte. Tipica posizioni di presunti liberali o di uomini traviati dalla propaganda politica e dalla pedagogia cripto-massonica. La pena di morte in realtà è lecita in alcuni rari casi per salvaguardare il bene comune se non vi sono altre soluzioni e se si è già tentato tutto il possibile (cf. Catechismo maggiore, n° 413); «È lecito uccidere il prossimo quando si combatte in una guerra giusta, quando si esegue per ordine dell’autorità suprema la condanna di morte in pena di qualche delitto; e finalmente quando trattasi di necessaria e legittima difesa della vita contro un ingiusto aggressore»;

I falsi scienziati. Davanti a darwinismo e poligenismo, Pio XII ricorda quella incompatibilità con la Fede cattolica: «però quando si tratta dell’altra ipotesi, cioè del poligenismo, allora i figli della Chiesa non godono affatto della medesima libertà. I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio» (Pio XII, Enciclica Humani generis del 22 agosto 1950) [10];

Gli emancipati o i femministi. L’emancipazione è in verità l’involuzione dell’intelletto; man mano che apre al peccato, quindi ai vizi, l’uomo si allontana dalla retta ragione e rinnega ostinatamente anche i principi intrinsecamente presenti in lui, quali la legge naturale. «La santa madre Chiesa sostiene ed insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto mediante il lume naturale della ragione umana a partire dalle cose create» (Costituzione conciliare Dei Filius del 24 aprile 1870); questa presunta emancipazione, volgarmente e con tracotanza accentuata nel femminismo, è solo un metodo per allontanare l’uomo, ingannandolo, dalla ricerca di Dio;

Gli esoteristi. L’esoterismo è condannato dalla Chiesa in ogni sua parvenza o ramificazione. Va ritenuto quale complesso di dottrine riservate ad alcuni iniziati, di solito concernenti magia, alchimia, “religioni” cabalistiche o gnostiche;

Gli occultisti. Allo stesso modo anche l’occultismo è biasimato da Dio e dalla Chiesa. Riguarda la pratica di fenomeni occulti come la divinazione, la chiromanzia, la negromanzia, ecc … La concezione contemporanea del complesso ideologico-pratico inteso quale occultismo la si deve probabilmente al medico cabalista Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim (Colonia, 15 settembre 1486 – Grenoble, 18 febbraio 1535);

Gli “stregoni bianchi”. Anche la cosiddetta «magia bianca» è in realtà una manifestazione, seppur celata, di iniquità. Teologicamente può definirsi «superstizione», poiché in materia di religione il vizio consiste nel non rispettare il giusto mezzo secondo certe circostanze. Infatti il culto divino si può prestare a chi si deve, cioè al vero Dio, «però in maniera indebita», e questa è la prima specie di superstizione (cf. San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 92).

I falsi guaritori. La Rivelazione e la Chiesa ci insegnano che in contesti ostinatamente prossimi alla superstizione, all’esoterismo, all’occultismo, all’eresia, ecc … piuttosto che di reali guarigioni si dovrebbe parlare di «inganni diabolici». Non è affatto strano incappare in falsi mistici e presunti carismatici che in realtà operano nell’iniquità e tutto questo «non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce» (2Cor 11,14). Sortilegi, stregonerie, negromanzia, idromanzia, scrittura automatica, sedute spiritiche, lettura dei tarocchi, interrogazioni degli astri, ecc … sono tutte pratiche già fortemente colpite dal Diritto romano sin dall’antichità, ma vengono condannate più volte anche nella Bibbia (A.T. e N.T.) e dal Magistero della Chiesa, poiché tutte queste e tante altre pratiche occulte, si oppongono apertamente ai piani della Provvidenza che evidentemente guida noi uomini secondo strade differenti da quelle che la “magia” vorrebbe imporre e propone.

I linguacciuti. Secondo la teologia cattolica il «dono delle lingue» fu concesso agli Apostoli che dovevano evangelizzare i popoli della terra per due motivi, ed oggi non c’è più bisogno di tutto ciò. Motivo uno: «perché ne avevano bisogno per farsi comprendere»; motivo due: «perché come la confusione delle lingue fu segno dell’allontanamento del mondo da Dio, così il dono delle lingue doveva essere il segno del riavvicinamento del mondo a Dio». Ecco perché, come scrive sant’Agostino, «pur ricevendosi anche oggi lo Spirito Santo, nessuno parla più le lingue di tutte le genti; perché ormai tutte codeste lingue le parla la Chiesa, dalla quale chi è escluso non riceve lo Spirito Santo» (cf. San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 176, a. 1 ad 3). Vi furono rarissime eccezioni;

I falsi carismatici. La storia della Chiesa dimostra che è molto difficile riconoscere i veri dai falsi carismi. Secondo la dottrina tomistica il vero carismatico ripugna sinceramente di esibirsi, aborrisce la pubblicità, è subordinato pienamente al giudizio ed ai provvedimenti della Gerarchia, non specula (cf. San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I-II, q. 111, a. 1; III, q. 7, a. 7).

I benedicenti improvvisati. L’imposizione delle mani è quel gesto usato da Gesù, dagli Apostoli e dai primi missionari evangelici per guarire gli infermi, è prescritto nella celebrazione della Messa, nell’amministrazione di alcuni Sacramenti, ed è materia di Cresima e dell’Ordine (cf. Mt 9,18; 19,13; Mc 10,16; Lc 4,14; 13,13; At 6,6; 8,19; 1Tm 5,22; Cf. Dizionario del Cristianesimo, E. Zoffoli, Sinopsis, Roma, 1992). In numerose confessioni protestanti- es. Pentecostali- si abusa pericolosamente dell’imposizione delle mani, specialmente da parte dei laici, e si presume di effondere lo Spirito Santo senza avere Ordine. Negli stessi contesti si crede che Gesù abbia ricevuto lo Spirito Santo solo al momento del Battesimo e che possa esistere un battesimo di spirito, privilegiato solo per alcuni. Tutto è pura fantasia. «Gesù volle ricevere il battesimo non per essere santificato dalle acque ma per santificare le acque. Quando Cristo fu battezzato lo Spirito Santo discese sopra di lui in forma di colomba per mostrare che tutti coloro che si fanno battezzare ricevono lo Spirito Santo, purché si facciano battezzare con semplicità di cuore, come è simboleggiato dalla colomba. Cristo ricevette il battesimo di Giovanni per approvarlo e per santificare il battesimo; ma non ricevette il battesimo suo, perché non ne aveva bisogno. Cristo ricevette il battesimo all’inizio del suo ministero pubblico per apparire idoneo a insegnare e a predicare e per mostrare che il battesimo rende l’uomo perfetto, come era lui a quell’età. Quando Cristo fu battezzato, i cieli si aprirono per mostrarci che il battesimo è di una virtù celeste ed è la chiave del regno dei cieli. La colomba che apparve si può ritenere una colomba vera, miracolosamente formata, perché le finzioni mal si addicono al Figlio di Dio, che è la stessa verità. Il battesimo ricevuto da Gesù è l’esemplare del battesimo nostro, che viene dato nella virtù e nell’invocazione della Trinità: perciò, a completare l’esemplare, quando Cristo fu battezzato si fece udire anche la voce del Padre» (San Tommaso d’Aquino, Compendio della Summa Theologiae, III, q. 39);

I negatori del Demonio e dell’Inferno. Per definizione il diavolo è quella “invisibile potenza personale che dirige le forze del male in lotta con i disegni di Dio e a danno dell’uomo” (cf. Diz. Biblico, Spadafora, Studium, Roma, 1955, p. 159 e succ.). Ben 39 volte ritroviamo nel Nuovo Testamento la parola “o διάβολος” usata quindi al singolare, dove tecnicamente stiamo parlando del “nemico di Dio” o di uno dei suoi fedeli; in I Timoteo 3,11 ; in II Timoteo 3,3 ed in Tito 2,3 ritroviamo il plurale come attributivo “accusatore”.  “o σατανἄς” ricorre 36 volte più varie voci affini. Termini dallo stesso significato li ritroviamo altre 63 volte, di cui 27 al singolare e 36 al plurale. Il demonio è una certezza, egli è una “invisibile potenza personale che dirige le forze del male in lotta con i disegni di Dio e a danno dell’uomo” perché il demonio vuole che le anime periscano nell’Inferno; l’Inferno è certamente uno “stato” ed un “luogo” dove si soffrono le pene del senso, le pene del danno, le pene accessorie ed è eterno. L’inferno non è una ipotesi, non è una metafora, non è solo uno stato, non è temporaneo, non è una fantasia. Per esegesi ed approfondimenti rimando alla nota [12].

CHE FARE?

Scusate se sembro scorbutico, ma davvero non so come esprimere certi concetti con maggiore diplomazia. Si capisce bene che qui nessuno vuol giudicare l’uomo, ci mancherebbe; combatto le ideologie e resto comunque a disposizione, come sempre, per un confronto culturale ed ideologico. Potrei proseguire fino a notte fonda, tuttavia preferisco fermarmi qui e tornare prossimamente a scrivere di indefettibilità, infallibilità e immutabilità.

Pare che il Vaticano voglia chiedere “consiglio” al mondo su questioni di fede e costume, allora cosa rispondere? Io credo che  san Pietro insieme agli Apostoli dissero così: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29); e san Paolo: «Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!» (Gal 1,8) poiché «ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio» (1Gv 4,3).

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:
[1] https://www.google.it/webhp?source=search_app&gws_rd=cr#q=%22carlo+di+pietro%22+site:radiospada.org
[2] http://www.corriere.it/politica/13_gennaio_22/bagnasco-evadere-e-peccato-appello-al-voto_72dd1abc-64a4-11e2-8ba8-1b7b190862db.shtml
[3] http://radiospada.org/2013/09/dalla-chiesa-monarchica-alla-chiesa-conciliare-la-potesta-di-giurisdizione/
[4] http://radiospada.org/2013/06/linfallibilita-della-chiesa-e-del-papa-magistero-universale-e-ordinario/
[5] http://radiospada.org/2013/08/sulla-liberta-religiosa-e-sulla-dignitatis-humanae/
[6] http://radiospada.org/2013/10/halloween-modernismo-e-raggiri-demoniaci/
[7] http://radiospada.org/2013/06/il-falso-ecumenismo/
[8] http://radiospada.org/2013/06/stirpe-di-abramo-un-altro-cattolicesimo-nel-post-concilio/
[9] http://radiospada.org/2013/06/il-papa-emerito-il-vescovo-di-roma-e-il-giudaismo/
[10] http://radiospada.org/2013/07/scudo-senza-croce-genesi-di-un-declino/
[11] http://radiospada.org/2013/08/evoluzionismo-o-creazionismo-poligenismo-o-monogenismo/
[12] http://radiospada.org/2013/07/demonologia-la-sacra-scrittura-e-il-diavolo/

12 Commenti a "Piccolo vademecum cattolico per votare bene al «referendum» di Bergoglio"

  1. #Matteo   7 novembre 2013 at 5:42 pm

    Il modo eminentemente cattolico di porsi a questa ignominia sondaggistica è per quel che mi riguarda semplice assai.

    Il sondaggio lo getti nel cesso e i risultati del medesimo a prescindere da quali saranno o da quali ci sarà detto che sono stati, si valutano come carta straccia, perchè questo sono, sia prima che dopo il sinodo.