Anna Frank e un nuovo concetto di vilipendio della religione di stato

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Il 6 dicembre scorso è apparsa su diverse testate online una notizia che riferiva un fatto catalogato subito come “atto di razzismo”: nel rione Monti di Roma, centralissimo, sono stati rinvenuti diversi adesivi a tappezzare i muri e i cartelli della zona, raffiguranti Anna Frank con la maglia della squadra di calcio della Roma.

Immaginiamo una campagna pubblicitaria concepita da Oliviero Toscani, che avesse utilizzato l’immagine di Anna Frank: la sola scritta UNITED COLORS OF BENETTON, con la nostra ad indossare un maglione dell’azienda trevigiana, ne avrebbe legittimato l’uso agli occhi dei media? Avrebbe salvato gli autori dall’unanime coro di condanna?

Bene. Ora ci domandiamo se e quanto le varie testate (Libero, Il Secolo XIX, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Huffington Post, e altre) che hanno denunciato “l’orrore ultrà” del rione di Roma (così è stato lapidariamente giudicato l’accaduto da La Repubblica), abbiano mai denunciato, con la stessa veemenza, altri “orrori” di accostamenti palesemente blasfemi, dei quali proverò a stilare una lista incompleta, finché lo stomaco regge.

Preparatevi alla galleria: da far accapponare la pelle. Le “grandi opere” di Andres Serrano (un crocifisso immerso nell’urina), Romeo Castellucci (spettacolo teatrale in cui venivano lanciati escrementi contro una gigantografia di NSGC), Steve Rosenthal (statua della Vergine Maria coperta da un preservativo), Martin Kippenberger (statua di una rana crocifissa al posto di NSGC), Mideo Cruz (un poster di Gesù Cristo con incollato sul suo volto un posacenere di forma fallica), Soasig Chamaillard (statue della Vergine Maria contraffatte e deformate fino ad assumere le sembianze di personaggi dei cartoni animati).

La lista potrebbe continuare all’infinito, basterebbe avere tempo e rovistare negli archivi online di Corriere e Repubblica, che gareggiano a riportare tali “prelibatezze”, catalogate sempre come innocue amenità provenienti da ogni parte del mondo. E pensate che ho volutamente trascurato il cinema. Lì il discorso sarebbe lunghissimo, da Ciprì e Maresco a Pasolini, da Arrabal a Godard. Vale forse la pena di ricordare anche alcune campagne pubblicitarie blasfeme, spesso di organizzazioni e fondazioni umanitarie internazionali. L’ultima, in ordine cronologico, della quale sono a conoscenza, è quella di UNHATE, proprio finanziata da Benetton, incentrata sulla raffigurazione di una Pietà michelangiolesca completamente invertita nei ruoli (i pubblicitari sono così disinvolti e sfacciati che nel ruolo della Madonna fra le braccia del Figlio hanno usato l’Estasi di Santa Teresa del Bernini).

Quanti cori di protesta da parte di media e giornali per queste rappresentazioni? Non è che, secondo i media, forse, quando si tocca Anna Frank si fa vilipendio della nuova religione di stato, mentre la religione cattolica non merita la stessa considerazione?

Qualcun altro obietterà che gli adesivi con la bambina ebrea sono espressione del becero razzismo curvaiolo, mentre le altre “opere” che abbiamo elencato nella “galleria degli orrori” vengono da un’élite di “raffinatissimi” artisti. Certo, come no. Se da una parte la plebe delle curve viene accarezzata solo quando fa apologia dei “santi di regime” (esilarante la sequela di entusiastici complimenti del “popolo di commentatori” del corriere.it alla notizia dello stricione pro-Mandela nella curva del Livorno), dall’altra ormai l’opinione pubblica tollera e anzi assiste divertita ad ogni tipo di blasfermia. Perché ad esempio nessuna voce si è levata contro il fumetto “Jenus di Nazareth” di tale Don Alemanno (un tizio così coraggioso e sicuro dei suoi “meriti artistici”, da non avere nemmeno l’ardire di firmarsi col nome e cognome)? Qualcuno obietterà: “Suvvia, che piccineria! Un fumetto innocente e divertente!”

Bene, se c’è innocenza e compiacimento, ad esempio, nel ritrarre Gesù Cristo in compagna di Rocco Siffredi mentre si fa praticare sesso orale da una donna, allora c’è molta più innocenza e compiacimento nel ritrarre Anna Frank con i colori di una squadra di calcio. Qui a Radio Spada, per una volta, fateci pensare positivo: in fondo chi ci dice che non siano stati gli stessi romanisti a raffigurarla così, in segno di profonda stima e rispetto, da propria eroina?

Stefano Andreozzi

Un commento a "Anna Frank e un nuovo concetto di vilipendio della religione di stato"

  1. #Alessio   10 dicembre 2013 at 7:01 pm

    Da cattolici forse dovremmo cercare di provare pietà per i laziali e la loro frustrazione che da tempo ha raggiunto evidenti derive di schizofrenia paranoide ossessivo compulsiva, dovute alla loro incapacità di accettare psicologicamente la loro condizione di minoranza etnica a Roma con questi tentativi di proiezioni del loro inconscio e di ribaltamento privo di qualsivoglia fondamento logico o attinenza al mondo del reale.
    Forse a loro davvero gioverebbe un “mea culpa” in stile GPII per come vengono considerati a Roma da 100 anni