Contro la nuova teologia del “Dio in divenire”

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Due incontri sul questionario in vista del Sinodo sulla famiglia che mi hanno lasciato amarezza. Tanta amarezza. Anche speranza e rafforzamento della Fede.
Purtroppo consapevolezza ulteriore sullo stato estremo di degrado cui è giunta quell’area di “cattolici adulti” che orbitano intorno alla vita parrocchiale e che poi possono diventare o sono il nucleo direttivo e dirigente, se si potessero usare questi termini, degli incarichi e delle responsabilità gerarchiche e/o rappresentative nelle diocesi e nella struttura ecclesiale in genere.

Se c’è un margine di vero dialogo forse rimane solo con quei cattolici restati “bambini”, che non hanno abbracciato “ideologie” e “filosofie”, spacciate ovviamente per altro, pseudo…semplicità spirituale, e che invece secondo me sono solidissime credenze, radicati pensieri e prassi, che hanno un retroterra cosciente —o subconscio— di “teologia alternativa”. Non ci sono quasi mai pensieri ingenui, spontanei, …“nuovi”. Tutti viviamo di cose vecchie, bollite e ribollite… vale in cucina e cosí nel bagno o la camera da letto.
Mi viene a volte da pensare a quella battuta d’altra sponda: «Cattolico, dí ogni tanto qualcosa di… cattolico!!!».

E poi quando ti trovi davanti il super acculturato, che magari ha anche l’autorità gerarchica (che quando si arriva al dunque viene usata “vecchio modo”)… allora ti tocca obbedire, non dico tacere, perché qualche volta, sempre ripettosamente, non si può proprio, ma comunque obbedire, come Cristo (critico spietato dell’ipocrisia), che restò comunque obbediente ai Farisei, fino alla morte, e cosí Lui comanda e testimonia, con la Sua stessa vita.
Gli unici che ascoltano stupiti od almeno interessati, sono i non-cattolici, quelli di altre religioni, specie se secolarmente, se non millenariamente, datate, che veramente cercano di conoscere ed amare Dio, e per questo, non per tolleranza illuministica, non disprezzano il prossimo; come pure una buona “combattuta” accoglienza capita tra quegli atei che tuttavia in fondo non hanno approfondito che molto superficialmente la Fede e la dottrina cristiana.
Questo vuol dire ri-evangelizzare?!
Poiché i cattolici adulti forse sono ormai come divenuti nuovi farisei, e presumono che loro non abbiano da apprendere piú nulla. Sono di fatto “satolli”. Ciascuno di noi sempre dovrebbe disporsi invece, con pazienza e rispetto umano, prima che cristiano, all’ascolto, non solo dicendolo, ma comportandosi poi come si dice. Ascoltando anche la ragione dello “stantio” modo di pensare del vecchio “bigotto” che pensa come fossimo ancora al Concilio di Efeso o di Trento… la Misericordia vale per tutti. Se fa distinguo è “razzista”, con qualche nascosta “fobia”. O sbaglio?
Ed in questo sta il nuovo fariseo. Hanno uno strato spesso qualche chilometro di prosciutto sugli occhi, come di cerume negli orecchi. Ma Dio si rivela ancora e sempre, “parla” e si “comunica” con i Sacramenti, il Magistero e la Tradizione bimillenaria, la Parola rivelata e la Dottrina. Poi avrà anche “vie nuove” che non conosciamo e che solo Lui conosce. Salverà come crede e come vuole, ben oltre il gregge della Chiesa. Lo dice il Signore alludendo a tanti greggi cui deve provvedere. Ma in questo gregge non abbandoniamo la Via certa per una “nuova” che sa, non di Concilio di Trento, ma però, guarda caso, di luteranesimo e calvinismo spiccio, si vanta di non allacciarsi al Concilio di Efeso o di Nicea, ma guarda un altro strano caso rivaluta ed abbraccia spesso “idee” precristiane od eresie tipiche del cristianesimo.

Il che puzza di vecchio quanto talvolta alcune nostre sacrestie. Sí!

Puzzano le sacrestie, se si curano solo gli abiti od i cavilli liturgici, ma puzzano di piú, non di vecchio, ma di sporco, quando non ci si inginocchia davanti al Santissimo, non si prega piú col cuore e la mente rivolti all’Altissimo, seguendo l’invito del Signore, per farlo convenientemente ed incessantemente, non solo con le opere esteriori ma anzitutto col cuore addomesticato nell’invocazione del Santo Nome…
Per i “cattolici adulti” il termine dottrina puzza di “stantio” e se ne fa un raro uso, al piú sarà accademico e circostanziato.
Si tratta di incontrare Cristo!
Questo sento martellare come frase “tormentone” ad effetto nelle grandi catechesi, le omelie domenicali.
Ma non è un “incontro” al bar per una colazione sfuggente insieme e due chiacchiere di calcio.
Suppongo.
Forse può avvenire anche lí o chissà in quale frangente della vita.
Ma poi?

È un incontro, che, se ha “senso”, buon senso, finisce per rivoltare la tua vita come un calzino. Come quando si incontra la donna o l’uomo del nostri “sogni” che però incomincia a realizzarli, non a plagiarmi con le magie astute dell’accalappiacani.
È un “seguire”, dopo l’incontro, che porta ad una metànoia, cioè un cambiamento del cuore e della mente, conseguenzialmente, non prioritariamente, delle opere esteriori.
Una dura lotta con il mondo, la carne ed il divisore, non per cambiare il mondo, la natura della carne o convertire il diavolo.
A malapena basta una vita per convertire davvero se stessi, e come potremmo noi abolire o modificare qualcosa delle realtà visibili ed invisibili, naturali e preternaturali???
Dio le ha cosí create, in Sapienza e Provvidenza, ed ha permesso che liberamente le nature razionali, e per legge inscritta alla loro natura quelle irrazionali, traviassero o comunque mutassero e si manifestassero in un certo modo nella creazione.
Noi non possiamo abolire neppure uno iota di questa ed ogni altra legge immanente all’Universo attuale.
Come Cristo testimonia nel Tabor possiamo e dobbiamo però, alla Luce della Grazia, trasfugurarle, vedendo perfino nel “male” la inevitabile corruzione del Bene, non un altro polo della creazione che possa avere una sua realtà intrinseca, trascendente.
Allora solo seguendo la via della Croce, prendendo su di noi intanto il peso della nostra “corruzione”, compiremo la conveniente quanto terribile discesa nell’humus, l’umiltà, l’umanità, nella terra, e sotto terra, nell’infero stesso della nostra realtà creata.
Questo affinchè la Ragione prima, e la Grazia poi, ci risollevino, come raggi divini, siano guida sicura ascendenti ed inabbandonabili del nostro pellegrinaggio.
Dio si inginocchia nel Verbo incarnato ma solo per “in-diarci” in Lui, non certo lasciarci nel porcile a scrofare.

Nessuno che abbia davvero incontrato Cristo nei Vangeli e nelle vite dei santi, che poi l’ha anche seguito, ha continuato la vita precedente come nulla fosse.
Siamo davvero fatti per «conseguire virtú e conoscenza»… conferma il Sommo Poeta.
Ed invece si intende la Fede come un atto emotivo, ovvero, su un piano parallelo, solo apparentemente contrapposto, un “ragionamento ben definito“, al piú una “filosofia di vita”.
La Fede teologale è un assenso virile dell’intelletto alla Verità rivelata, e da qui conseguente ed inevitabile la lotta quotidiana, nuove cadute possibili incluse, per dominare con l’aiuto di Dio la nostra volontà, non per raffozzarla autonomamente ma al contrario, una volta dominata, abbandonarla, come Maria fece, consegnarla a Colui che tutto domina, il Signore della mia vita, il Re dell’Universo.

Dio, in Cristo Gesú, nel Figlio dell’uomo, si è “inginocchiato” con noi.
Ma va sottolineato che non è Dio nella Sua essenza misteriosa ed ineffabile, ma è ciò avvenuto convenientemente nel Verbo, nell’opera salvifica, la Seconda Persona Divina che assume la condizione umana ed entra visibilmente e realmente, in carne ed ossa, nel “mutamento”, pagandone tutto il tragico prezzo.

Come nel mutamento opera intangibilmente ai sensi, ma innegabilmente, alla ragione lo Spirito vivificatore.

Ma tutto questo restando INALTERATA la divinità del Figlio, del Padre Celeste e dello Spirito increato.
Restando Dio immutabile, nella Sua intima natura.
Dio non entra in nessun “cammino con l’uomo”, come troppo spesso si dice, non bonariamente, ma invece consciamente o meno, sottintendendo ormai UNA NUOVA TEOLOGIA del DIO IN DIVENIRE, molto kantiana-hegeliana, sottilmente gnosticheggiante.

Teologia intrinsecamente acattolica, in quanto de-privata di trascendenza, acattolica se non a-teistica, per non dire in certi casi anticristica.
Un Dio “in divenire” è una pura assurdità, la piú stupida e pericolosa delle antropomorfizzazioni della divinità che l’uomo si può permettere a riguardo.
Ciò che è in divenire riguarda la nostra natura, l’unica bisognosa di trovare il centro immobile, il pernio che tutto muove, dando un senso trascendente al mutamento immanenente e volubile delle cose, trovare un centro di “gravità” oltre sé stessi, che non spinge verso il basso ma allegerisce verso l’alto.
Cosí superando, con l’intervento divino, ciò che altrimenti resterebbe invalicabile alla ns. natura creata.

Di un Dio mutevole e “passibile” non so che farmene, ci potevamo tenere Zeus, Saturno e Giunone… ed infatti di siamo “affezionati” per scherzo prima, e sempre sul serio poi, all’astrologia, la chiromanzia, l’egittologia e la grulla della mi’ zia, e poi il passo è breve: l’evocazione degli spiriti dei morti e perchè no, anche dei vivi, cosí ogni tanto qualcuno si sdoppia di personalità, si “straluna”… e non sa il perché.
La magia e l’opera di certe forze invisibili, autonome o manovrate occultamente, esiste, credetemi, e non è roba bianca o nera! È sempre un “forzare la natura”, anche e quasi inevitalmente con l’ausilio di “potenze di luce” preternaturali, cioè che non si “dimensionano”, se cosí posso dire, solo nel nostro tempo e nel nostro spazio. Ma all’inizio della creazione stessa.
Che si tratti di luce al neon o solare, l’uomo “abbagliato” non può saperlo all’inizio, e quando lo scoprisse potrebbe poi essere troppo tardi. In questo sta il “nero” della faccenda, questo “farsi potenza demiurgica e creatrice”, non negli effetti contingenti benefici o malefici che si dice o si pretende di realizzare.

Del Dio che assume la natura umana per rivestirla di immortalità beatificata ho invece bisognissimo.
La mia anima vi anela come cerva assetata senz’acqua…
Di un Dio che mi ama sono certo e desidero, non solo di incontrarLo, ma conoscerLo, seguirLo.
Ora affinché una relazione sia vera e non una “storia passionale” (da sala da s/ballo) od un incontro di “idee e concetti” in una biblioteca, occorre che rinunci sempre piú a me stesso per l’altro/a.
E crescendo in Conoscenza, Amore e Servizio devo arrivare al totale rinnegamento del mio “Io”… per ritrovare il vero Me stesso, che si fa perfetta Immagine e rinnovata Somiglianza dell’Amato/Amante.
In questo è il mistero stesso dell’Incarnazione, Dio che si fa uomo affinchè l’uomo “diventi” Dio.
Ma solo l’uomo “diventa”, mentre Lui è, era e sarà, nel tempo e nello spazio attuale e fuori da ogni tempo e spazio concepibili. Questo vuol dire che vi è allora un’opera da compiere nel mio tempo, l’unica vera “buona” opera, che nobilita le altre. Vuol dire che tra la mia anima, la mia natura e la Natura Divina, si stabilisce un Patto Consacrato verso l’UNITÀ, nella FEDELTÀ, INDISSOLUBILITÀ e FECONDITÀ, spirituali e naturali, un Santo Fidanzamento. E che questo mi condurrà passo passo, di bacio in bacio e di notizia amorosa all’altra, al Matrimonio, all’essere un solo Corpo nell’Unione di due, all’amplesso con lo Sposo Regale nella Stanza Segreta del Suo Castello. Che è poi il fondo stesso della mia anima, il centro nacosto, velato di creaturalità, che si trova nel mio cuore.

Don Chisciotte

Un commento a "Contro la nuova teologia del “Dio in divenire”"

  1. #Angheran   14 dicembre 2013 at 3:45 pm

    Per un incarico si fa di tutto e non si ascolta più nessuno. Anzi si vigila in maniera efficace che il fratello non addomesticato dal circo clerical pop possa avanzare qualche dubbio. E’ vero che i più attenti ed interessati sembrano i non cattolici. Per fortuna la fede cattolica è ben più grande di queste miserie

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