Il pericolo “Kyenge”: un’Italia islamica?

kyenge

Il “Papa sociale” (Leone XIII, per intenderci) scrive nell’Enciclica Immortale Dei: «Gli uomini uniti in società non sono meno soggetti a Dio dei singoli individui, né la società ha minori doveri dei singoli verso Dio, per la cui volontà è sorta, per il cui assenso si conserva, dalla cui grazia ha ricevuto l’immenso cumulo di beni che possiede […]; allo stesso modo le società non possono, senza sacrilegio, condursi come se Dio non esistesse, o ignorare la religione come fosse una pratica estranea e di nessuna utilità, o accoglierne indifferentemente una a piacere tra le molte; ma al contrario devono, nell’onorare Dio, adottare quella forma e quei riti coi quali Dio stesso dimostrò di voler essere onorato». Parole al vento, caro Gioacchino Pecci!

Accendiamo la televisione, leggiamo il giornale, navighiamo su internet e non possiamo non constatare questo: le società attuali sono andate incontro ad una tristissima involuzione, che, nonostante tutto, viene presentata come una conquista repubblicana. 

L’Europa è in mano a degli Anticristi, che calpestano i sacrosanti diritti di Dio e della Chiesa e, di riflesso, dell’uomo: inutile e ipocrita il negarlo!

In Francia, Hollande imprime sui francobolli la faccia delle attiviste lesbiche che irrompono nelle chiese in atteggiamenti indecorosi e che abbattono le croci, simbolo di devozioni, fregandosene del tanto amato principio di laicità dello stato, così inneggiato dai comunisti!

In Argentina, i cattolici sono stati vittime di ingiurie e violenze per evitare che gli attivisti omosessuali entrassero e facessero razzia nella cattedrale. E il Presidente della Repubblica non depreca nulla! 

Qualcuno potrebbe pensare »Per fortuna in Italia tutto ciò é ancora lontano! Chissà se arriverà mai!“. E invece no! In Italia é in corso una pericolosa attività di logoramento della cultura e delle radici, presentata come “opera di sensibilizzazione”. Dal 2012, grazie al Governo Monti, gli immigrati avevano un rappresentante a Montecitorio: il Ministro per la Cooperazione e l’Integrazione. Nulla di anomalo fin quando il Governo Letta innalza al Sommo Ministero dell’Integrazione (la dicitura è stata semplificata!) Cecile Kyenge, “cattolica” congolese.

Mai nessun Ministro fu tanto chiacchierato: chi lo fa per il colore della pelle (cosa esecrabile!), chi per i  41€ al giorno che lo Stato spende per gli immigrati, mentre centinaia di famiglie italiane non hanno il necessario per vivere. “Prima si dovrebbe aiutare i propri poi gli altri”, penso io a proposito di questa seconda questione. 

Ma non di politica o di economia voglio parlare, bensì di cultura e radici. 

Chi è questa Cecile Kyenge? La fautrice della deculturizzazione e conseguente islamizzazione dell’Italia. Come realizzarlo? Diminuzione della tassa di soggiorno, abrogazione del reato di clandestinità, ius soli; insomma, tutte misure che, oltre ad impoverire gli italiani, porteranno gli islamici agli onori degli altari. Tra qualche anno la nostra cultura sarà a brandelli  e l’Italia diventerà una colonia dell’Islam. Al posto dell’albero di Natale in piazza San Pietro vedremo migliaia di islamici inginocchiati verso la Mecca! Non sono chiacchiere o timori vuoti; proprio qualche giorno fa, in radio, udivo dei significativi dati ISTAT sulla natalità: la popolazione in Italia (e non “italiana”) cresce solamente in virtù degli immigrati! 

Lungi ogni interpretazione fascista di tale articolo, il principio “Dio, patria, famiglia” sarebbe l’unica misura da adottare. L’integrazione non è uno svilire la dignità e le radici di un popolo, oppure “appiccicare” con lo schotch le varie culture orientali e occidentali, cristiane o musulmane. L’integrazione proposta dal Ministro è semplicemente un “accontentare” gli immigrati. 

La stessa Kyenge esordisce, infatti, in occasione della festa del PD a Cantú, sul l’abolizione del burqa: «il fatto che la legge obblighi a far vedere il viso deve valere per tutte le donne, comprese anche le suore, perchè non insistiamo su questo aspetto? Il principio è sempre quello. Applichiamolo senza avere pregiudizi». 

Come volevasi dimostrare… oltre al constatare che il nostro Ministro non conosce la differenza SOSTANZIALE tra velo e burqa (vi assicuro che c’è!). 

Un conto è essere contro il razzismo (deprecabile sotto tutti i punti di vista), un conto è piegare la cultura italiana.

È integrazione spicciola quella della Kyenge e deplorevole che Essa sia un Senatore della Repubblica Italiana. A me sembra tanto un ambasciatore della Lega Araba! (Nessun pregiudizio eh!). 

Poi era “faziosa” la proposta neoguelfa di Gioberti!

 «Ahi serva Italia, di dolore ostello!». 

Gianluca Di Pietro

9 Commenti a "Il pericolo “Kyenge”: un’Italia islamica?"

  1. #Cristiano   27 dicembre 2013 at 11:25 pm

    Forse troppo estreme come considerazioni… e se poi gli immigrati fossero proprio la salvezza della Chiesa? In Africa le conversioni sono milioni, in Italia potrebbe andare ugualmente, scombinando il piano luciferino che avete giustamente sospettato.
    Comunque il Disegno Divino non verrà certo scombinato da una Kyenge qualunque, anzi penso che anch’essa faccia parte di tanto destino. Ai fedeli interpretare in modo Cristiano il correre degli eventi.
    E poi ricordate sempre che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi… e non a caso gli é stato concesso tale potere….

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  2. #claudio   28 dicembre 2013 at 1:44 am

    gli unici immigrati che arrivano in Italia sono di religione islamica; cosa strana se pensiamo che queli perseguitati sono i cristiani ed i cattolici….. se si pensa a questo credo che si possa iniziate a percepire che c’è un piano che viene realizzato da certa politica atea o asservita alla grande finanza, un piano di sovvertimento che viene realizzato anche grazie alle complicità delle strutture ecclesiastiche oramai completamente corrotte dopo la primavera conciliare.
    tuttavia è necessario continuare a lottare.
    Il pericolo non è la Kienge, creatura di scarso intelletto e di grande piccineria morale, il pericolo sono i caporioni e gli ascari del PD, sono costoro che andrebbero cancellati dalla scena politica ed economica: preghiamo che il Buon Dio li porti a ravvedersi o li tolga dalla nostra strada ed agiamo per il meglio e per quel che è giusto, nella speranza che al timone della chiesa (unica riformatrice delle coscienze) possa giungere un uomo di Dio, un altro Pio V sarebbe l’ideale.

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  3. #Teo   28 dicembre 2013 at 10:16 am

    Scrive ” Cristiano”

    Forse troppo estreme come considerazioni… e se poi gli immigrati fossero proprio la salvezza della Chiesa? In Africa le conversioni sono milioni, in Italia potrebbe andare ugualmente, scombinando il piano luciferino che avete giustamente sospettato.

    Mi domando dove viva costui e a quale chiesa o salvezza si riferisca.

    I soliti sofismi degli obsoleti kantiani, quelli della “teologia” dell’incontro” dell’ annuncio kerigmatico……

    Le balle dei milioni di conversioni in Africa e di quelle che potrebbero avvenire in Italia sono il nuovo mantra dei seguaci del modernismo summa di tutte le eresie, capaci di dipingere il male in bene e una triste verità piena di pericoli e prossima dittatura sanguinaria come quella descritta dall’autore dell’articolo in una dolce utopia.

    a che punto siamo arrivati, comunque da notare il male che producono certi guru radiofonici … gli stessi discorsi li sentivo anni fa da un certo Fanzaga di triste memoria…..

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  4. #Angheran   28 dicembre 2013 at 12:54 pm

    Tranquilli che questi vanno tutti a casa , prima Napolitano , poi il governicchio Letta col suo carrozzone di ministri show

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  5. #Ranieri   1 gennaio 2014 at 7:49 pm

    Signor Cristiano certamente DIO e’ il VINCITORE della Storia, le scelte di vita dell’uomo contrarie alla sua legge naturale restano a suo totale debito, e’ sufficiente che si dia uno sguardo allla storia passata e a quella attuale a quale degrado morale (morale Cattolica Apostolica Romana) siamo giunti ne tragga le conclusioni. Aspettiamoci quello che meritiamo ! Anche la Kyenge

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  6. #Cristiano   1 gennaio 2014 at 10:38 pm

    xTEO
    Non ho la radio ma riconosco gli estremisti che di cristiano hanno ben poco… Non siamo più ai tempi delle crociate, si svegli. Se poi lei é nel giusto e tutta la Chiesa é nel torto… mi sa che lei é un eretico. Il discendente di Pietro risiede a Roma, non scrive sui blog le sue frasi estremiste….

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    • #Teo   3 gennaio 2014 at 6:57 pm

      Calmino egregio so nulla e trito slogan, acquisti la radio se non c’è l’ha, magari riuscirà ad informarsi meglio…. lasci perdere argomenti di cui non conosce nulla e cominci a studiare un po’ di catechismo va….

      Comunque vedo che ha il coraggio di scrivere cretinate ideologiche, lei è un caso da archiviare.

      Non sa nemmeno il significato di eretico, figuriamoci poveretto……

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  7. #Marco   4 gennaio 2014 at 12:44 pm

    E’ un paradosso mettere come ministro dell’integrazione una persona di diversa cultura o di per sè beneficiaria dello stato accogliente. Le decisioni in materia di integrazione dovrebbero essere prese da persone native del paese, ben identificate con le tradizioni della società stessa. L’immigrazione porta con sè cambiamento, prove di tolleranza, ma se non si hanno le fondamenta solide e si manca di riconoscere l’identità (cattolica) delle nazioni (italiane) ospitanti, questa ondata ovviamente può divenire nociva. E’ come strattonare un nonno che si tiene su con il bastone. Poi è inutile prendersela con gli immigrati, e nemmeno con i politici, possiamo solo prendercela con noi stessi per non aver identificato questi ultimi come nemici dell’umanità.

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  8. #giuseppe   16 gennaio 2014 at 11:05 am

    cosa sta facendo la ministra dell’integrazione? la presenzialista a iniziative di giunte e presidenti di sinistra in cui martella gli italiani sulla necessità di non farsi sfuggire la grande opportunità dell’immigrazione. per la quale, a brescia, ha chiesto PIU’ RISORSE- cioè più soldi per integrare le PREZIOSE RISORSE. cioè i 40 euro non bastano, a brescia per far fronte ai problemi dei bambini stranieri che non sanno l’italiano e zavorrano le classi si richiamano in servizio insegnanti in pensione.

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