Incredibile. Sul sito dell’importante mov. ebraico “Chabad” l’invito a non salvare la vita al “gentile idolatra” [Mishneh Torah]

Il sito di uno dei principali movimenti ebraici del mondo riporta l’indicazione di Maimonide [Cfr.: Mishneh Torah] relativa al non salvataggio del “gentile idolatra”.

misneh

12 Commenti a "Incredibile. Sul sito dell’importante mov. ebraico “Chabad” l’invito a non salvare la vita al “gentile idolatra” [Mishneh Torah]"

  1. #Quinto Fabio Massimo   5 dicembre 2013 at 5:12 pm

    Come volevasi dimostrare nel precedente articolo…

    • #Sh Bernays   5 dicembre 2013 at 10:08 pm

      Vedere anche gli scritti di Shadal (Shemuel David Luzzatto) su argomenti simili ,in cui si chiedeva :”il suo sangue è forse più rosso del mio?”. Comunque la citazione è da Maimonide, nel Mishne Torah. Per il lettore Alessio: ” baluardo e unica democrazia del medio oriente” è la sola verità. Nonostante che una infima percentuale della popolazione segua questi consigli ( e non credo che nemmeno loro seguirebbero alla lettera, nel caso che..

      • #Alessio   5 dicembre 2013 at 11:34 pm

        Questo parlare credo sia dovuto molto anche alla fortuna di non essere nati palestinesi

  2. #Alessio   5 dicembre 2013 at 5:55 pm

    E meno male che (per i neocons nostrani mascherati da “tradizionalisti”) questi sono il “baluardo della civiltà occidente”, anzi della “magna europa” e “unica democrazia del medio oriente”!!
    Per noi “animali parlanti” sono pronte le leggi noachiche (ma per chi accetta un moneteismo antitrinitario.. Noi cattolici saremmo anche idolatri.. Per cui..)

    • #Sh Bernays   5 dicembre 2013 at 10:03 pm

      Shemuel,naturalmente. Il correttore automatico è solo un fastidio

  3. #Sh Bernays   5 dicembre 2013 at 6:28 pm

    Vedere anche gli scritti di Shadal (Shemual David Luzzatto) su argomenti simili ,in cui si chiedeva :”il suo sangue è forse più rosso del mio?”

  4. #Sh Bernays   5 dicembre 2013 at 6:30 pm

    Comunque la citazione è dal Mishne Torah di Maimonide

  5. #Angheran   6 dicembre 2013 at 8:48 am

    Chabad-Lubavitch…sono gli amiconi dei neocat nostrani

    • #Alessio   6 dicembre 2013 at 9:21 am

      Maurizio Blondet

      La setta “cattolica” neocatecumenale ha intrecciato amorose relazioni con la setta giudaica dei Lubavitcher. Lo rivela (è un segreto di pulcinella) il vaticanista dell’Espresso Sandro Magister. Il quale sottolinea che una entusiastica presentazione della pseudo – teologia messianica dei Lubavitcher, apparsa sul Foglio il 22 gennaio scorso, era firmata da Giuseppe Gennarini. Si tratta del capo della setta neocat in Italia. I neocat, nuovi servi-pastori dei neocon, sono tecnicamente degli anabattisti (ritengono invalido il battesimo dei cristiani qualunque, sicché ribattezzano i loro adepti); benedetti dal Papa polacco come “movimento” cattolico, sono una frazione secessionista della Chiesa, come sanno tanti bravi parroci. Quando i neocatecumenali s’impadroniscono di una chiesa parrocchiale ne espellono i fedeli normali.
      Quanto ai Lubavitcher (chiamati anche Habad o Chabad) sono la setta più estremista del giudaismo. Il loro guru e falso messia Schneerson (defunto nel 1994) sosteneva ad esempio che era lecito, per salvare un ebreo, trapiantargli il fegato strappato a un non-ebreo. Perché “lo scopo dell’intera creazione è il bene degli ebrei”, e gli altri non sono che “animali parlanti”, destinati a servire i padroni giudei nel “regno a venire”. Sono loro, i Lubavitcher, a governare gli insediamenti più fanatici in Palestina: Baruch Goldstein, lo zelota pazzo che nel 1994 massacrò 39 palestinesi in preghiera nelle tombe dei patriarchi, era un Lubavitcher e viene considerato da loro un “eroe sacro” come Sansone (1).

      L’amicizia dei neocat con i Lubavitcher nasce, dice Magister, dal comune messianismo stravolto. Gennarini, ignorante o ingenuo, si estasia sul Foglio del fatto che “gli ebrei cabalisti Isaak Luria e Safed nel 1500, e ancora oggi gli ebrei osservanti [per lui sono tali i Lubavitcher, ndr.] seguendo le profezie commentate nel Talmud e nello Zohar, aspettano la manifestazione del Messia nella ‘Galilea dei pagani’.una speranza quando l’uomo è arrivato al colmo della tristezza, dell’umiliazione e della disperazione”. Forse a Gennarini non interessa sapere che Isaak Luria, il celebre kabbalista, riteneva i Gennarini ed ogni altro non-giudeo come nato “dalla parte femminile della sfera satanica. Per questo le anime dei non giudei sono dette a nulla buone e senza conoscenza”. Quanto al “messia” della setta che lui adora, Schneerson, decretò per i gentili “la condanna capitale, se hanno inventato una religione per sé. Non gli consentiamo di celebrare nuovi rituali religiosi”. Nel “regno a venire” giudaico, questa è la condanna che attende i cristiani (minim), che “hanno inventato nuovi rituali”. Ancor più la meriteranno i neocatecumenali, che i riti cattolici li hanno abbandonati da tempo, ma sono inventori insaziabili di rituali fai-da-te.
      Gli ingenui neocat credono di potersi mascherare da giudei e così sfuggire alla pena rabbinica. In un loro tempio neocat sul monte Korazim in Israele, ci informa Magister, hanno posto all’entrata “una bimah, un pulpito, come nelle sinagoghe; a lato del chiostro il decalogo scolpito in ebraico; al centro una Torah”, e alla fine del rito post-cattolico elevano il canto “Shemah Israel”. Insomma, la forma estrema della mascherata giudaica promossa dal Concilio, di cui abbiamo visto una prova generale nel Giubileo, quando il Papa è stato annunciato da suonatori in costumi da Ben Hur soffianti in copie hollywoodiane dello “shofar”, il corno del tempio ebraico. E’ una moda clericale tragicomica (abbandonato il latino nella liturgia, bisognava cercare qualche “tradizione” arcaico-cinematografica da ricopiare) che i neocat spingono fino alla parodia.

      Tutto questo non stupirà i Gennarini, i neo-giudei neocat né gli altri cristianisti che si son fatti arruolare nella crociata di Sharon contro gli islamici. Ma forse gli altri lettori saranno curiosi di conoscere che, prima dei neocatecumenali, molti anni fa i Lubavitcher avevano grandi amici nel Terzo Reich.
      E’ una vecchia storia, del 1940, raccontata in un libro appena uscito in Usa (2). A quel tempo il rabbino capo dei Lubavitcher, Joseph Schneerson, abitava nel ghetto di Varsavia: indisturbato, benché i nazisti occupassero la Polonia dal 1939. Anzi. Qualche mese dopo l’occupazione, un ufficiale nazista, il maggiore Ernst Bloch, affiancato dal sergente Klaus Schenk, si presentò nella casa del rabbino Schneerson per organizzarne l’espatrio. Il vecchio, con un seguito di parenti e devoti fedeli, fu condotto a Berlino in prima classe, da là in Lituania e da là a Stoccolma, dove il rebbe fu caricato su una nave diretta verso gli Usa. La nave fu, in piena navigazione, intercettata da sottomarini tedeschi; e perquisita dai nazisti, che lasciarono passare Schneerson. Furono invece le autorità americane che non volevano lasciare entrare il rebbe in America. A suo favore dovettero intervenire Louis Brandeis, giudice della Corte Suprema e seguace del falso messia Jacob Frank, il senatore ebreo Robert Wagner e il rappresentante ebreo Sol Bloom, che convinsero il segretario di Stato Cordell Hull a rilasciare il sospirato visto. Schneerson poté finalmente mettere piede a New York il 18 marzo 1940. Là il vecchio rabbi avrebbe elaborato la teoria messianica secondo cui l’olocausto (degli altri) equivaleva alle “doglie del parto del messia” prossimo venturo: che egli indicò opportunamente nel suo genero, rabbi Menachem Mendel Schneerson, che i fanatici settari riconoscono come “salvatore”. Benché defunto nel 1994, il “messia” dovrebbe tornare, resuscitato, a dare ai giudei il potere sui gentili.

      Nell’attesa, ci si può chiedere come mai i nazisti si preoccuparono di salvare il capo della setta. L’autore della ricerca, Bryan Rigg, costruisce attorno a questo fatto inspiegabile tutta una storia fantastica. Sarebbe stato il presidente Roosevelt a dare l’ordine di salvare l’ignoto kabbalista, su pressione del suo entourage ebraico; di conseguenza il segretario di Stato Cordell Hull avrebbe trasmesso l’ordine all’ammiraglio Canaris, il quale avrebbe inviato i suoi uomini per fare espatriare il rabbi.
      In realtà, la storia non sta in piedi. Cordell Hull non mostrò mai alcun interesse per la sorte degli ebrei in Europa (come del resto Churchill). La resistenza a dare il visto americano al rabbino dice che non era né atteso, né benvenuto. L’ammiraglio Canaris era sì una spia a favore degli americani, ma non era probabile che s’impegnasse a tal punto per uno sconosciuto nel ’39, quando il Terzo Reich vinceva su tutti i fronti. Quell’anno Canaris era ancora un vero hitleriano.
      E allora? Il bandolo della matassa sta in un piccolo grande fatto: il maggiore Bloch e il sergente Schenk, i nazisti salvatori, erano ebrei. Ebrei riconosciuti come tali, eppure – questo è sicuro almeno per il maggiore – dichiarati come “ariani” e devoti fidati nazisti da un documento firmato personalmente da Hitler. I due, con nomi così palesemente israeliti, poterono passare col loro rabbino da salvare attraverso infiniti controlli delle SS: evidentemente avevano un lasciapassare del Fuehrer.
      Chissà. Forse la risposta sta nella straordinaria somiglianza della “teologia” Lubavitcher con l’ideologia razzista hitleriana. Lo ha notato Israel Shahak, scrivendo che negli scritti del messia Schneerson “basta cambiare la parola ‘ebreo’ con ‘ariano’, per avere la dottrina che ha reso possibile Auschwitz” (1). In ogni caso, è un’altra curiosa appendice alla storia – ancora largamente inesplorata – del nazismo occulto e magico.

      di Maurizio Blondet
      ________________
      Note
      1)Cfr. Israel Shahak, “Jewish fundamentalism in Israel”, Londra 1999, p. 62. Per un’approfondita illustrazione del
      messianismo Lubavitcher e della loro influenza sulla politica Usa, si veda il mio “Chi comanda in America”, Effedieffe edizioni, seconda edizione, 2004.
      2)Bryan Rigg, “Rescued from the Reich: how one of Hitler’s soldiers saved the Lubavitcher rebbe”, Yale University, 2005.

      • #Alessio   6 dicembre 2013 at 9:27 am

        Neo cat.. Neo con.. Il Foglio..
        Hanno costituito una bella rete anche in Italia per cercare di prendersi poi pure i cattolici tradizionalisti. Con fondazioni e blog ben dissimulati. Ma non tutti ci cascano

  6. #duxcunctator   6 dicembre 2013 at 12:10 pm

    Circa l’amore nei confronti dei altri esseri umani, Gesù il Messia (vero Uomo e vero Dio, Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo) riaffermò sulla terra quanto Egli aveva già detto a Mosé in quanto Seconda Persona della Santissima Trinità e in cui aveva donato la “sintesi” perfetta di tutta la Legge:
    “Ama Dio con tutto te stesso e il prossimo tuo come te stesso”.
    A chi Gli chiedeva chi fosse, esattamente, il nostro “prossimo”, Egli spiegò che è colui che incontrandoci sulla sua strada mentre eravamo feriti e sanguinanti: ci ha raccolto da terra e ha messo sù, all’istante e senza starci a pensare due volte, un “ospedale da campo” volante, a nostro esclusivo beneficio. Dal quale ci ha poi trasferiti (come succede per tutti gli “ospedali da campo”) ad un vero e proprio “ospedale” o “locanda”, dove abbiamo potuto beneficiare di un soccorso più strutturato, fino alla completa guarigione.
    E tutto ciò nonostante costui non appartenesse alla religione “giusta” e nonostante, quindi, non avesse alcun “dovere” a farlo: ma rivelando, nel farlo, il suo essere figlio di Dio, nelle azioni concrete attuate nelle concrete circostanze.
    Quindi, a noi che siamo nella religione oggi “giusta” (in quanto cristiani cattolici: ossia, gli odierni “giudei”) Gesù formula un doppio invito:
    1) a farci “prossimo” di colui che Dio (che chiamiamo spesso “caso”) ci fa incontrare lacero e sanguinante sulla nostra strada, mentre siamo diretti a svolgere il nostro programma giornaliero
    2) ad amare “come noi stessi” (da qui l’importanza imprescindibile di amare noi stessi) colui che, in precedenza ed anche solo per un istante, si è fatto nostro “prossimo”. Anche se non è cattolico o non è neanche battezzato.

    Gesù il Messia diede anche altri due insegnamenti sull’amore nei confronti degli altri esseri umani (e furono totalmente “nuovi” e mai dati in precedenza, almeno pubblicamente: perché prima dell’Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione: non vi era certamente la Grazia sufficiente perché tali insegnamenti potessero essere seguiti da tutto Israele, ossia il Popolo di Dio):
    – di amarci, tra fratelli, come Lui stesso ci ha amato
    – di amare i nostri nemici.

    Quindi, come cristiani e vieppiù cattolici, nei confronti degli altri esseri umani siamo chiamati a:
    – amare il nostro prossimo come noi stessi (e farci a nostra volta “prossimo” nei confronti di coloro che incrociamo bisognosi e sofferenti sulla nostra strada)
    – amare i fratelli come Gesù stesso ci ha amato (e quindi, in forza del Suo stesso Amore e dello Spirito che Egli ci ha donato e non possedendo il quale non Gli apparteniamo veramente: a donare la vita, in TUTTI i sensi possibili, per i nostri fratelli. Che, in quanto tali, fanno veramente la Volontà di Dio: e quindi accettano il Padre e il Figlio che dal Padre è mandato)
    – amare i nostri nemici (quindi, persino coloro che vogliono ucciderci, in TUTTI i sensi possibili)

    Come vedete: non c’è nell’insegnamento del Maestro, quello di dare la vita per i nostri nemici.
    La vita siamo esplicitamente chiamati a darla per i fratelli (come Gesù l’ha data per i Suoi figli e fratelli).
    Dai nemici ci si può legittimamente difendere (nella consapevolezza sempre vivida e lucida che la nostra reale battaglia non è contro esseri che, per quanto malvagi, sono di carne e di sangue come noi: bensì contro i dominatori di questo mondo tenebroso e contro gli spiriti del male che ABITANO le regioni celesti) e, anche quando Dio non permette che risultiamo vittoriosi SULLE circostanze, risulteremo sempre vittoriosi NELLE circostanze allorquando amiamo i nostri nemici (e quale amore è più grande del perdonarli anche mentre gli è permesso di ucciderci?), come Gesù ci ha insegnato.

    I “nemici”, in carne e ossa, quindi esistono (seppure nella suddetta consapevolezza paolina che non è con loro che ingaggiamo la vera battaglia): e sono sia i figli di Dio ottenebrati dal peccato e che fanno il male senza realmente sapere cosa stanno effettivamente facendo; e sia i figli degli uomini che sanno perfettamente cosa stanno facendo perché si sono esplicitamente e lucidamente scelti un altro padre: nonostante la loro eventuale appartenenza formale/carnale alla “stirpe di Abramo” o alla “Chiesa cattolica”.

    Allora, come oggi, i maggiori nemici per un vero appartenente ad Israele: sono i figli degli uomini che si sono auto-issati “in cattedra” (allora di Mosé; oggi quelle vescovili, fino al grado più alto) e che da lì pretendono di impedire che sia fatta la Volontà di Dio.

    Allora, come oggi.

    Venendo quindi al contenuto di questo articolo: non c’è alcun motivo di scandalizzarsi, come invece purtroppo fa l’autore dello stesso, se coloro che non sono ancora nella pienezza della Rivelazione in quanto non hanno ancora accettato Gesù come Messia Salvatore e Redentore oltre che Figlio dell’Uomo (ossia: Dio Lui Stesso, come nella Scrittura è già esplicitamente detto. Vedasi la visione di Daniele, che è esattamente quella a cui Si riferisce Gesù di fronte a Caifa e il cui contenuto rivendica per Sé. Ossia proclamando la Sua Divinità e la Sua Exousia e così facendo strappare le vesti a coloro che non VOLEVANO in alcun modo riconoscerLa) finiscano per svisarla.
    Ma finisce addirittura con l’essere sospetta, l’accusa formulata dall’autore di questo post nei confronti di coloro che nessuno di noi (non leggendo nei cuori) può escludere che facciano parte dei “rami recisi” dell’olivo. Ossia veri israeliti il cui accecamento fu ed è permesso da Dio per Misericordia (quel “grande mistero” annunciato da San Paolo nella sua lettera ai Romani. E col quale tanti cattolici cosiddetti “tradizionalisti” mostrano una sistematica incapacità di fare i conti) nei confronti di noi gentili, olivastri selvatici. E quindi predestinati al ricongiungimento con le radici sante da cui furono recisi; oltre che con noi olivastri che vi fummo per Grazia innestati e che per merito (oltre che per Grazia) avremo deciso di restarvi fedeli e non di non auto-recidercene, piombando nella Grande Apostasia (=Allontanamento) già pienamente in atto.

    E’ quindi sbagliato e financo perverso puntare il dito nei confronti di questo passo talmudico.

    Poiché in esso, ad occhi puri, non vi è che l’invito a non mettere in pericolo la propria vita per salvare quella dei gentili idolatri.

    E, visto e considerato che per un ebreo osservante (sia di oggi che di allora) i “gentili idolatri” erano giustamente considerati “nemici” (in quanto nemici nei confronti della Legge donata da Dio a Mosé): ecco che risulta evidente che un’indicazione del genere non è una reale e sostanziale negazione della Parola di Dio.
    Ma, al massimo, una sua deformazione e travisamento: pressoché inevitabile, come si diceva, per coloro che ancora non riconoscono in Gesù il Messia e il Figlio dell’Uomo.

    Deformazione e travisamento ben più grave è l’intendere l’invito di Gesù ad “amare i nostri nemici” ed a “porgere l’altra guancia” come rinuncia sic et simpliciter alla legittima difesa. Che si configura come forma sottile di eresia montanista (ossia quella praticata da coloro che la gloria del martirio se l’andavano volontariamente e pervicacemente a cercare, invece di attendere che gli fosse concessa da Dio).

    Che la Pace e la Gioia di Gesù e di Maria siano con tutti noi.

    +Christus Vincit+

    Maranathà

  7. #Angheran   7 dicembre 2013 at 5:16 pm

    Sta a vedere che adesso non si possono nemmero mettere in evidenza le delizie talmudiche , ma per piacere