LUCI ED OMBRE SULL’ “EVANGELII GAUDIUM”

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Verba volant et scripta manent, dicevano gli antichi; le chiacchiere se le porta il vento,diciamo noi con un linguaggio un po’ meno solenne e sentenzioso.

Nelle settimane precedenti, della visione della Chiesa che il nuovo Pontefice vorrebbe promuovere abbiamo udito solo chiacchiere,di cui peró i  giornalisti hanno sostanziato le colonne di molti e troppi giornali e che sono state quasi trasformate in un atto di Magistero.

Solo chiacchiere…e per di più chiacchiere dai contorni troppo sfumati per addirsi al Supremo Pastore della Chiesa, il Papa,colui che Matteo D’Acquasparta definiva “iudex omnium temporalium atque spiritualium” («giudice delle cose temporali e spirituali»).

Poi, il 24 Novembre,nella solennità di Cristo Re dell’Universo, arriva la prima Esortazione Apostolica di Sua Santità Papa Francesco, tutta sua,senza più le eco manifestamente ratzingeriane cui avevamo assistito nella Lumen Fidei.

Con grande attenzione e curiosità ho intrapreso la lettura delle 134 pagine del documento pontificio; la visione di Francesco ha ricevuto la sua più alta consacrazione in quello che é un legittimo atto di Magistero, «In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni».

Ho letto con grande avidità il fiume di parole che mi si offriva agli occhi. E che dire,dunque? Che giudizio si può elaborare?

In questo scritto, si mescola il Francesco che tuona contro «lo spirito del progressismo adolescente che crede che andare avanti in qualsiasi scelta é meglio che rimanere nelle abitudini della fedeltà» col Francesco della “Misericordina” e col Francesco enigmatico (se così si può definirlo!).

La cosa che subito balza agli occhi é proprio lo stile semplice e quotidiano. Uno stile proprio francescano,come anche il suo “look”: non si può dire che il nostro Papa (perché,che che se ne dica, é Lui il nuovo Papa) non sia coerente!

Solo una lettura superficiale inquadrerebbe il testo in quella prospettiva di smielato amore universale cui spesso si attribuisce a questo Papa. Dico ciò ,perché Bergoglio nel testo inserisce molte “frecciatine” e stilettate,che hanno un “odore di tradizionale”. Potrebbero essere casuali?

I primi che vengono rimproverati sono quei cristiani tristi,tiepidi,vittime di un pessimismo religioso che reca danno alla Chiesa; seguono poi i media,sui quali sembra “vendicarsi” (passatemi il termine!) per le recenti vicende cui abbiamo fatto menzione prima: «Nel mondo di oggi, con la velocità delle comunicazioni e la selezione interessata dei contenuti operata dai media, il messaggio che annunciamo corre più che mai il rischio di apparire mutilato e ridotto ad alcuni suoi aspetti secondari. Ne deriva che alcune questioni che fanno parte dell’insegnamento morale della Chiesa rimangono fuori del contesto che dà loro senso. Il problema maggiore si verifica quando il messaggio che annunciamo sembra allora identificato con tali aspetti secondari che, pur essendo rilevanti, per sé soli non manifestano il cuore del messaggio di Gesù Cristo».

Altrettanto opportuno é stato ribadire l’universalità e l’apertura della Chiesa verso i più vicini e più lontani: specialmente in un mondo che rappresenta la Chiesa rinchiusa in un superuranio di indifferenza. Pensiamo ai gay oppure ai divorziati. Mai e ripeto mai la Chiesa ha praticato una politica di esclusione verso tali cristiani,che rimangono gemme preziose agli occhi di Dio. La Chiesa vuole tutti nel suo abbraccio,nonostante Essa debba (come ho ricordato nel precedente articolo) compiere opera di discernimento.

Non viene risparmiata,sulla scia di quanto già affermato dal Papa in altre occasioni,neppure l’economia mondiale dell’esclusione:«Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità.». A questa si affianca la condanna dell’idolatria del denaro,che deve servire e mai governare, e la condanna del secolarismo che riduce «la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo» e che «ha prodotto deformazione etica,un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressismo aumento del relativismo».

Non é bene tacere neppure il dissenso papale verso un matrimonio inteso come « una mera forma di gratificazione affettiva che può constituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità umana» o verso il sacerdozio femminile («Il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo Sposo che si consegna nell’Eucaristia, è una questione che non si pone in discussione, ma può diventare motivo di particolare conflitto se si identifica troppo la potestà sacramentale con il potere.»). Di contro viene ribadita l’assoluta credibilità della Chiesa Cattolica,per nulla intaccata dalle «tentazioni che specialmente oggi colpiscono gli operatori pastorali»,di cui il Pontefice si dichiara  rammaricato, o dalle forme di mondanità spirituale (già attaccata ad Assisi),«che si nasconde dietro le apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa» e che «consiste nel ricercare la gloria umana e il benessere personale». Fin qui tutti d’accordo e compiaciuti per tali affermazioni.

Tuttavia, il naso comincia a storcersi quando si vede scritto :”La credibilità dell’annuncio cristiano sarebbe molto più grande se i cristiani superassero le loro divisioni e la Chiesa realizzasse «la pienezza della cattolicità a lei propria in quei figli che le sono certo uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione»”. Una frase apparentemente innocua  ,che peró necessità di qualche postilla. Le divisioni si superano con il ravvedimento. Originariamente, la pienezza della cattolicità era stata raggiunta; poi si é sfilacciata a causa di centinaia di erronee interpretazioni teologiche della Chiesa,di Dio e del Vangelo. Le divisioni potrebbero essere superate solo con il ritorno all’ortodossia,con “il ritorno alla casa del Padre”. Non c’è altra storia.

Altra nota stonata é stata il veder riportata le parole della Commissione Teologica Internazionale:”I non cristiani, per la gratuita iniziativa divina, e fedeli alla loro coscienza, possono vivere «giustificati mediante la grazia di Dio»,198 e in tal modo «associati al mistero pasquale di Gesù Cristo».”. Nessun documento pontificio sembra aver espresso mai questo concetto,se non “la dotta ignoranza” di Pio X.

Ovviamente non poteva mancare un cenno,anzi, più di un cenno alla politica ecumenica della Chiesa Cattolica,sulla scia della  “Nostra Aetate”. Ma  qui c’è una piacevole notizia,che sembra finalmente offrire la lente per inquadrare il fenomeno ecumenico con le religioni non cristiane e quello che molti definiscono come il sincretismo religioso di Assisi :«Questo dialogo interreligioso è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani, come per le altre comunità religiose». Gli incontri ecumenici come eventi politici,privati di qualsiasi “sacralità”?Sarà così? Come si suol dire,la speranza é l’ultima a morire.

Colpo di grazia: la volontà di “voler riformare il papato […],per renderlo più fedele a Cristo”. Riformare il Papato? Come interpretare tale asserzione? Privarlo della mondanità spirituale o giungere ad una posizione “primus inter pares” del Vescovo di Roma? Altro dubbio: il “decentramento salutare” per le questioni dottrinali,nel pieno rispetto delle Conferenze Episcopali, come lo dobbiamo interpretare? Le dottrine di Lutero,prima di essere sottoposte a Roma, furono discusse all’interno del capitolo generale degli agostiniani: in questo senso va inteso il “decentramento”?

Pur preso da queste ultime perplessità, attenderemo con ansia le risposte che una Storia non troppo lontana vorrà darci, senza abbandonarci a giudizi faziosi contro il Papa, ma con la sempre viva fedeltà e fiducia al Successore di San Pietro,”colui che Dio ha costituito come principe di tutte le genti e i popoli”,che opera in vista del bene della Chiesa di Dio!

Oremus Pro Pontifice Nostro Francisco!

Gianluca Di Pietro