Sacro Cuore: devozione per i tempi primi e ultimi (terza e ultima parte)

Sacred Heart with child Jesus
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La devozione al Sacro Cuore : tempo e spazio allegorici

La devozione al Sacro Cuore ci parla dei tempi ultimi attraverso due importanti coordinate: il tempo e lo spazio.

Nel tempo perché è il miracolo che, nell’oscurità della morte, suggerisce la speranza della Resurrezione: consegnato lo spirito nelle mani del Padre, da quel cuore continuano a sgorgare fonti “vive” di grazia, inesauste. La passione per la salvezza delle anime è così dirompente che travalica, in un certo senso, la vita “ordinaria” e naturale del corpo umano di Nostro Signore. Abbiamo l’ardire di accostare questa meravigliosa speranza ai nostri giorni bui, in cui la Chiesa vive la propria passione sulle orme dello Sposo: anche nell’ora di tenebra più fitta possiamo confidare in quel Cuore, che non cessa di operare miracoli, persino nell’eclissi della gerarchia e della Chiesa militante. Laddove tutto sembra perduto irrimediabilmente e la Chiesa appare vinta umanamente, come lo appariva Gesù spirato sulla croce, non cessa la nostra veglia, come sentinelle che attendono l’aurora.

La successione degli eventi ci consente un altro accostamento, applicabile alla nostra vita spirituale: il Sacro Cuore viene allo scoperto a conclusione della Passione: in questo senso raffigura per noi la Santa Comunione: quel sacro convito che a noi non si presenta solo come poggiare il capo sul Cuore del Maestro come per S. Giovanni, ma consiste nel penetrarne le fibre più intime, in un’unione mistica che persino gli angeli invidiano. Come la ferita del costato è preceduta dalle cinque piaghe, così la S. Comunione sarebbe opportuno, laddove possibile, che seguisse alla S. Confessione, nella quale riceviamo i frutti e i meriti di queste cinque piaghe.

In termini di spazio, possiamo sottolineare un aspetto in netta collisione con la deriva modernista: il Sacro Cuore è il premio a cui si accede per la porta “stretta” della ferita del costato, è un trofeo che resta occulto ai nemici della Chiesa, come un rifugio sicuro e impenetrabile. Se i farisei esultano fermandosi alle apparenze di un corpo morto, il cristiano, mirando quel segreto ineffabile ritrova la forza di guardare al di là delle apparenze immediate. Quale ricovero più adatto, nei momenti di maggior calamità? Il cuore è l’organo più nobile e più importante del corpo, pur essendo al contempo invisibile: dobbiamo aspirare a dimorarvi, se vogliamo dare consolazione al Redentore così offeso. Tanta ingratitudine lo trafigge persino dai propri consacrati che, anziché ricondurre le anime a quel Cuore, dimentichi di una missione tanto sublime, si abbassano a mansioni profane. Da quella fonte divina è stata generata la prima volta la Chiesa: dallo stesso luogo rifiorirà, passate la tribolazione e la purificazione finali.

Per prendere asilo nel Sacro Cuore è richiesta una caratteristica fondamentale: il farsi piccoli e amare il nascondimento. L’apertura del costato, provocata da una punta di lancia non è molto spaziosa, è letteralmente la “via stretta”: eppure chiunque, riconoscendosi peccatore[1] ha la possibilità di guadagnarla. Una delle più belle, semplici e quanto mai efficaci considerazioni sulla virtù dell’umiltà è quella che la definisce come “apprendere e confessare la verità su se stessi”. Il riconoscere che siamo “servi inutili” non è infatti, una vana posa o un sussiego: è pura ammissione e accettazione della realtà. Come ci è inculcato da Gesù stesso: “ E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?[1] L’esatto contrario della smania di apparire a tutti i costi che è la vera febbre, il delirio della nostra epoca. Fin dalla nascita siamo spinti a farci largo a spallate per metterci in mostra, la stessa santità viene scambiata per la popolarità (cioè per il suo esatto opposto).  La stessa liturgia e teologia post conciliari mettono al centro l’uomo anziché Dio, come nel significativo passaggio dal celebrare “versus Dei” a “versus populum”. Eppure basterebbe leggere la vita dei santi: tutti, dal primo all’ultimo hanno rifuggito l’ammirazione delle folle, a cominciare da Gesù stesso che fuggì dopo i miracoli più vistosi per non essere al centro delle attenzioni e non destare false aspettative (dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci possiamo ben immaginare quale frenesia avrà percorso il popolo “Costui elargisce cibo gratis e illimitato”…). Dobbiamo metterci bene in testa che Dio gradisce le anime piccole e che si tengono in modesta disparte dalle luci della “ribalta”(da non confondersi con l’alienazione eccessiva, tutto va fatto con prudenza e in spirito di carità sovrannaturale). Questo è principalmente dovuto alla “sobrietà” dell’azione divina che non agisce, d’ordinario, in modalità appariscenti, né tantomeno che prevarichino la volontà o le disposizioni umane. Dio cerca le anime incessantemente ma “in punta di piedi”, preferisce bisbigliare che gridare, suggerire che imporre, per rispetto del libero arbitrio che ci ha donato e per lasciarci maggior merito nel “tendere l’orecchio” anziché metterci brutalmente di fronte a qualcosa di inevitabile. Non è un caso se le anime elette, spesso consacrate, vengono definite “colombe” o “tortore”, secondo l’immagine poetica del Cantico dei Cantici: “Alzati, sbrigati amica mia, mia sposa, e vieni. Mia colomba, che stai nelle fessure della roccia, nelle cavità delle mura”.[2]

Non sono certo la prima a scorgere in quest’immagine il richiamo di Nostro Signore alle anime, che invita ad accedere alle proprie ferite aperte: San Gregorio Magno così commenta questo magnifico passo: “le fessure della roccia sarei propenso ad interpretarle come le ferite nelle mani e nei piedi del Cristo appeso alla croce. Quanto alla cavità nelle mura, direi con lo stesso criterio che si tratta della ferita nel fianco provocata dalla lancia….”[3]

Questa consolante verità ci spinga a ricercare e ad amare questi due pilastri della vita spirituale. Nessun tempo dell’anno liturgico è così significativo in questo senso come il presente, l’Avvento: nel venire al mondo, il nostro Salvatore ha voluto essere contenuto, minuscolo nel seno della Vergine Madre, ha voluto rendersi vulnerabile, soffrire freddo, fame e disagi come un bimbo qualsiasi. Ha voluto nascere sconosciuto ai più, in un ricovero in abbandono, adatto a delle bestie anziché in un grande palazzo conforme al Re dell’universo. Se vogliamo essere membra vive e vitali del Corpo mistico, dobbiamo metterci a questa sequela: allora troveremo l’accesso e il radicamento stabile nel Cuore di Colui che, fautore di tutte le cose, dalle stesse fu misconosciuto al suo apparire.

Sabina Frauzel

 

[1] come poc’anzi si suggeriva a proposito della confessione. Laddove non fosse possibile, almeno compiere un atto di contrizione interiore come la liturgia stessa invita a fare nelle formule dell’immediato pre Communio.

[2] Mt 6,27

[3] Ct 2, 13-14

[4] Expositio superCantica Canticorum”, LXI, 3-4, PL 183, 1071-1072

Giaculatorie: 

Cuore di Gesù, ardente di amore per noi, infiamma il nostro cuore di amore per te.

Cuor di Gesù, confido in te.

Cuor di Gesù, tutto per te.

Cuor Santissimo di Gesù, abbi pietà di noi.

Gesù, mite ed umile di cuore, rendi il nostro cuore si le al tuo.

Dolce Cuore del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più!

O Gesù di amore acceso, non Ti avessi mai offeso! 

Offerta della giornata:

CUORE DIVINO DI GESU’, io vi offro, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini nella Grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

In particolare per…   

Il Signore concede grazie speciali a chi offre a Dio il lavoro che fa.

 

 

Ammenda Onorevole:

Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e che dalla maggior parte di essi, e spesso da quelli che Egli ha prediletti, non riceve che ingratitudini ed oltraggi!

Noi abbiamo sentito, o Signore i vostri gemiti e le vostre afflizioni. Voi stesso avete rivelato a S. Margherita Mara, discepola del vostro Cuore, che quest’ ingratitudine vi arreca maggior dolore di tutti i patimenti della vostra Passione. Se almeno, come dicevate, gli uomini che tanto amate vi ricambiassero anche  solo in parte del vostro amore, Voi stimereste come un nulla tutto quello che avete sofferto per essi.

Noi vogliamo fin d’oggi, o Signore rendervi questo ricambio d’amore, procurando al vostro tenerissimo Cuore un qualche sollievo con la compassione dei nostri cuori riconoscenti. Oh. Potessimo anche noi vivere quella perfetta vita d’immolazione, d’abbandono e di amore, che il vostro Cuore così ardentemente desidera!

Con Maria Maddalena, noi vogliamo spargere sui vostri piedi e sul vostro Sacratissimo Capo unguenti fragranti d’amore e di devozione.

Con Santa Veronica noi ardentemente desideriamo consolarvi di tutti gli oltraggi da cui siete tanto amareggiato. Con la vostra SS. Madre, con S. giovanni e con tutti i vostri devoti e fedeli amici del Calvario vogliamo risarcirvi dell’ abbandono in cui vi lasciano tante anime a Voi care.

Oh, potessimo con nostro zelo apostolico condurre a Voi tutti i cuori degli uomini!

Amato sia da per tutto il Sacro Cuore di Gesù!

Sia lodato, ringraziato e consolato da per tutto ora e sempre il Cuore adorabile di Gesù! Così sia. 

Genuflessi umilmente innanzi a Te, o Sacro Cuore di Gesù, rinnoviamo la no­stra consacrazione per riparare tutti gli oltraggi con un accrescimento di fedel­tà e d’amore.

Quanto più si bestemmieranno i tuoi santi misteri,         

tanto più noi li crederemo.

Quanto più l’empietà si sforzerà di ra­pirci le nostre immortali speranze,

tanto più spereremo in Te, unica speranza degli uomini.

Quanto più i cuori ingrati resisteranno alle tue divine attrattive,

tanto più noi ti ameremo, o Cuo­re amatissimo di Gesù.

Quanto più sarà oltraggiata la tua Divi­na Maestà,

tanto più noi la adoreremo.

Quanto più le tue sante leggi saranno dimenticate e trasgredite,

tanto più con diligenza le osser­veremo.

Quanto più le tue adorabili virtù saran­no disconosciute,

tanto più ci sforzeremo di prati­carle, o Cuore modello di ogni virtù.

Quanto più i Sacramenti saranno di­sprezzati e abbandonati,

tanto più li riceveremo con amo­re e con rispetto.

Quanto più l’inferno si adoprerà per la rovina delle anime,

tanto più ci infiammeremo del desiderio della loro salvezza.

Quanto più il sensualismo e l’orgoglio tenderanno a distruggere l’abnegazio­ne e lo spirito di dovere,

tanto più ci affezioneremo alla mortificazione e allo spirito di sa­crificio.

Quanto più la Tua e nostra cara Madre Maria sarà bestemmiata nei singolari privilegi di cui l’arricchisti,

tanto più la onoreremo, invocan­dola Madre nostra e Vergine Im­macolata.

Quanto più la Chiesa e il Romano Pon­tefice saranno perseguitati e umiliati,

tanto più li venereremo prestan­do loro fedelissima obbedienza.

Concedici, o Cuore di Gesù, di divenire tuoi veri discepoli e apostoli durante tutta la vita ed esser poi partecipi del­la tua gloria e del tuo gaudio nella bea­ta eternità. Amen.

                                   Amore del Cuore di Gesù, infiamma il mio cuore.

Carità del Cuore di Gesù, diffonditi nel mio cuore.

Forza del Cuore di Gesù, sostieni il mio cuore.

Misericordia del Cuore di Gesù, perdona al mio cuore.

Pazienza del Cuore di Gesù, non ti stancare del mio cuore.

Regno del Cuore di Gesù, stabilisciti nel mio cuore.

Sapienza del Cuore di Gesù, illumina il mio cuore.

Volontà del Cuore di Gesù, disponi del mio cuore.

Zelo del Cuore di Gesù, consuma il mio cuore.

Vergine Immacolata, prega per noi il Sacro Cuore di Gesù.

 

Atto di riparazione:

Scritto da Sua Santità Pio XI per essere recitato pubblicamente nelle chiese nella festa del Cuore sacratissimo di Gesù

Si concede l’indulgenza parziale al fedele che recita piamente questo atto di riparazione

L’indulgenza è plenaria se lo si recita pubblicamente nella solennità del Sacro Cuore di Gesù.

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblio, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi, prostrati innanzi a te, intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore. Memori però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità, e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salute, ricusano di seguire te come pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del battesimo, hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge. E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro te e i tuoi santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi onde è profanato lo stesso sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da te fondata. Ed oh potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto come riparazione dell’onore divino conculcato, noi ti presentiamo, accompagnandola con le espiazioni della Vergine tua madre, di tutti i santi e delle anime pie, quella soddisfazione che tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari, promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica, specialmente della carità, e di impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di te, e di attrarre quanti più potremo alla tua sequela. Accogli, te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per l’intercessione della beata Vergine Maria riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci fedelissimi nella tua obbedienza e nel tuo servizio fino alla morte con il gran dono della perseveranza, mediante il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni Dio per tutti i secoli dei secoli. Amen.  

Atto di Consacrazione di sé stessi al Sacro Cuore:

Formula di consacrazione da recitarsi al sacratissimo Cuore di Gesù

O Gesù dolcissimo, o redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente prostesi dinanzi al vostro altare.

Noi siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per poter vivere a voi più strettamente congiunti, ecco che ognuno di noi oggi si consacra al vostro sacratissimo Cuore.

Molti purtroppo non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi ripudiarono.
O benignissimo Gesù, abbiate misericordia e degli uni e degli altri; e tutti quanti attirate al vostro Cuore santissimo.

O Signore, siate il re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi, ma anche di quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi quanto prima ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame.

Siate il re di coloro che vivono nell’inganno dell’errore o per discordia da voi separati: richiamateli al porto della verità e all’unità della fede, affinché in breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.

Siate il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni del gentilesimo, e non ricusate di trarli dalle tenebre al lume e al regno di Dio.

Elargite, o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra chiesa, elargite a tutti i popoli la tranquillità dell’ordine: fate che da un capo all’altro della terra risuoni quest’unica voce: sia lode a quel Cuore divino da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria e onore nei secoli.
Così sia.

Roma, presso San Pietro, il 25 maggio 1899, anno XXII del nostro pontificato

Leone XIII

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