Spagna, presentato ddl sull’aborto: reato, salvo eccezioni

Nel clima culturale che caratterizza la modernità, la verità cessa di essere un bene pubblico – anzi: il bene pubblico per eccellenza – per ridursi a bene privato, bene di parte, bene irrimediabilmente non universale.
[Mario Palmaro, in Relativismo giuridico, V&P 2011, p. 42]

 

Già il nome – Legge organica di Protezione della Vita del Concepito e dei Diritti della Donna incinta – spiega come si sia davanti a un ribaltamento delle prospettiva seguita da altri stati europei (Zapatero l’aveva chiamata Legge sulla Salute Sessuale e Riproduttiva e sull’Interruzione Volontaria della Gravidanza): la legge tutela un soggetto giuridico, il concepito, la cui esistenza viene sancita dalla stessa legge fin dalla fecondazione dell’ovulo da parte degli spermatozoi.

Una mossa, quella promessa già nel 2011 dall’esecutivo di Rajoy, che cassa la norma introdotta dal governo socialista di Zapatero, che consentiva invece alle donne di fermare la gravidanza (senza giustificare la decisione) con l’unica limitazione di soglie temporali: fino alla 14esima settimana di gestazione e dopo un periodo di riflessione di tre giorni; oltre, e fino alla 22esima, dovevano sussistere gravi rischi per la salute della madre o del nascituro, o anomalie di quest’ultimo.

Adesso si ritornerebbe (ma il condizionale è d’obbligo, poiché il testo del ddl è segreto) a un sistema per motivazioni, ridotte a due: il grave rischio di salute per la donna, se la gravidanza è frutto di una violenza sessuale. Neanche comprovate malformazioni o malattie gravi del feto sarebbero contemplate, visto che, come ha spiegato il Guardasigilli, «non ci sono embrioni di prima o seconda scelta come non esistono cittadini di prima o seconda scelta». Sul punto ci sono però opinioni discordanti: cfr. http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/Spagna%20Rajoy%20cancella%20laborto%20di%20Zapatero.aspx.Le condizioni della donna dovranno essere certificate da due medici che non interverranno nell’aborto (prima era lo stesso medico dell’intervento) ed entro 12 settimane in caso di stupro, sempre che prima sia stato denunciato. 

La legge non elimina solo il “diritto” a abortire della donna, ma impedisce l’aborto in ogni caso dopo la 22esima settimana, dopo la quale si potranno eseguire solo parti indotti, facendo venire alla luce bambini dopo anche solo cinque mesi di gestazione. Aumentano poi, da tre a sette giorni, i tempi obbligatori di riflessione dopo aver ricevuto le informazioni da parte della struttura sanitaria.

Fino ad oggi la normativa in vigore in Spagna dal 2010, che definiva l’aborto un diritto per la donna, prescriveva che soltanto gli operatori sanitari direttamente coinvolti nell’aborto esercitassero il diritto all’obiezione di coscienza; inoltre le minorenni potevano decidere per l’interruzione della gravidanza senza il preventivo consenso dei gestori. La nuova norma ripristina il vincolo per il minore, che dovrà avere l’autorizzazione di padre e madre. Inoltre i professionisti coinvolti nella pratica potranno invocare l’obiezione di coscienza, anche coloro che saranno interpellati per semplici informazioni. Vietata anche la pubblicità degli aborti in specifiche cliniche.

Se fosse approvata, la nuova legge risulterebbe molto più restrittiva dell’attuale e in parte anche della precedente (1985); rispetto a tale legge è però probabile che venga eliminata la condanna al carcere per chi abortirà illegalmente, perché “le donne non sono colpevoli ma vittime”.

I numeri spagnoli del 2011 parlano di 118.359 aborti praticati, contro 113.031 nel 2010. Secondo un sondaggio condotto dall’istituto Metroscopia sul quotidiano El Pais, il 46% degli spagnoli è favorevole alla legge del 2010, mentre il 41% vuole limitare le interruzione di gravidanza.

[fonti: Il Giornale.it, La Repubblica.it, La Stampa.it e Europa]