Ci scrivono: MANIF, FALLIMENTO E MORTE APPARENTE DELLA MASSA NEODEMOCRISTIANA

Carissimi amici di Radiospada,
approfitto ancora una volta della vostra ospitalità per dire il mio pensiero su quanto sta succedendo al mondo cattolico e prolife italiano, in particolar modo quello legato alle energie dei giovani – gli stessi che il vostro sito vuole informare con l’autentico spirito di Ecclesia Militans che lo contraddistingue, e che è oramai davvero cosa rara e preziosissima.

Ebbene,
Si è consumato lo scorso sabato 11 gennaio un eclatante flop per l’attivismo para-cattolico e prolife del Paese.
Si tratta della Manif pour Tous Italia: per chi ha in mente quella massa di milioni di individui che si riversò sulle strade francesi lo scorso anno, la visione delle 400 persone (dati di testimoni atttendibili – Avvenire, con gli organizzatori, parlano invece di 4000 convenuti) radunatesi in Piazza Santi Apostoli a Roma può risultare quasi insopportabile. Una brutta copia, un tentativo di emulazione fallito. Con una parola italiana assai usata anche in altre lingue, possiamo parlare ufficialmente di fiasco.
È bene capire che questo fiasco è in qualche modo salutare, in quanto la Manif pare frequentare cattive compagnie, iscrivendosi quindi in un disegno pericoloso che di fatto, porta il popolo della Vita a sostenere il suo contrario: la prova provata di quanto diciamo è che tra i deputati presenti alla Manif – evento organizzato contro la legge sull’omofobia – ve ne era qualcuno che invece il ddl sull’omofobia aveva dichiarato di volerlo votare, come l’on. Gigli. Durante la discussione alla Camera lo scorso 5 agosto, il Gigli, fautore di un ridicolo emendamento cosmetico della legge Scalfarotto, concluse il suo intervento dicendo: «sarebbe bello, se queste richieste fossero soddisfatte, poter vedere questa legge approvata da un larghissimo schieramento» (testuali parole, copiate dal sito della Camera dei deputati, che riporta anche gli applausi provenienti dal gruppo di deputati di Scelta Civica).
Dovrebbe bastare questo – una manifestazione a cui si fa partecipare il proprio nemico riconosciuto – per capire la confusione letale della Manif, ma altri dati paiono suggerire la sua natura maligna: certo non parliamo dei partecipanti, tutte persone animate dai migliori propositi (compreso il Cardinale Burke, solitario ed inossidabile tra la folla, segnalato da un articolo de Lastampa.it – «Manif-Roma: Solo Burke…»), ci riferiamo, più che ai ragazzi organizzatori, a quelli che dell’evento paiono essere più propriamente gli “importatori” – perché questo la Manif è, un prodotto importato, acquistato al mercato, con tanto di logo, immagine coordinata, attrazioni specifiche: un format a tutti gli effetti.

Secondo alcune voci la Manif Italia sarebbe un’idea sospinta a gran forza da Luca Volontè, l’eurodeputato ciellino UDC. Presidente della neonata fondazione Novae Terrae – che davvero non riusciamo a capire cosa faccia – il Volontè, che mai ha brillato per iniziative proprie (si ricorda, al massimo, un suo imperdibile libro su Rocco Buttiglione) sul sito compare in foto mentre benedice dall’alto l’immane massa della Manif parigina. L’euro-dongiussaniano era infatti in cima alla lineup degli oratori. Il Volontè si segnala anche per avere importato in Italia un
ulteriore colorato strumento acchiappa-giovani-ai-tempi-di-internet: Citizengo. Una cyber-lobby di origine spagnola che ora plaude alla legge neoabortista (ri-abortista) madrilena, per il varo della quale è stato chiesto anche al mondo cattolico Italiano (attraverso il giornalino dei vescovi, attraverso la rivista elettronica ciellina Tempi e tutti i catto-blogger spammatori che infestano i social network) di gioire festosamente. È di qualche giorno fa l’articolo di Avvenire che parlava della nuova legge spagnola come di una grande vittoria cattolica, perché – vi si sosteneva – in fondo essa è molto simile alla nostra 194, la quale è quindi da prendere come luminoso esempio.
Sul palco anche Jean-Pier Delaume-Myard, definito «omosessuale francese contro i matrimoni gay». Myard è uno degli Homovox, la versione del problema in questione più “addomesticata” esistente: “addomesticata”, non vuol dire “risolta”.
Un altro oratore risulta essere stato tale Pietro Invernizzi, portavoce delle Sentinelle in piedi, ulteriore format che l’Italia, culla della cultura cattolica, ha importato dalla Francia. Qualcuno ricorda che il prodotto era stato visionato al Meeting ciellino di Rimini dello scorso 2013, a latere dello stanzone dove parlavano i VIP para-massonici della politica e del giornalismo, quando si tenne un incontro in cui un ragazzo francese spiegava la sua esperienza come veilleur en pieds. Comunque sia, la giovane sentinella lombarda Invernizzi è il figlio di Marco Invernizzi, esponente storico di Alleanza Cattolica, la quale a quanto pare un po’ il cappello su queste Sentinelle ce lo vuole mettere, se è vero che le riunioni delle Sentinelle milanesi si svolgono negli spazi di Alleanza Cattolica, proprio sotto le bandierone con l’uccello nero. Le Sentinelle si segnalarono, lo scorso mese, per un certo ostracismo riservato a quelle persone – i ragazzi di Forza Nuova – che volevano aderire alla performance leggendovi i testi che parevano loro più adatti, come per esempio il libro Omofollia edito dai tipi di Jeanne D’Arc – sembrerebbe infatti che nel variopinto catto-format straniero sia tornato in auge l’Index Librorum Prohibitorum, e la cosa ha scatenato le giuste proteste del caso, anche se nessuno ne ha dato notizia. A Roma, dal palco della Manif il povero Invernizzi ha letto appena un terzo del suo discorso, poiché con gestacci gli si faceva segno di tagliare per lasciare più spazio alla lunga passerella oratoria dei politici, la cui presenza in programma era pur tecnicamente secondaria a quella del ragazzo-sentinella, il quale da locandina risultava invece headliner.
In aggiunta, ha parlato dal palco il sig. Guido Guastalla, descritto dal volantino come «Comunità ebraica di Livorno». A leggere una recensione pubblicata dal sito vicino a CL Culturacattolica.it, il Guastalla è apologeta del rabbino Benamozegh, ottocentesco cabalista che predicava l’inferiorità dei dogmi cristiani, i quali sono «come una scimmia rispetto all’Uomo», cioè all’ebraismo. La confusione qui aumenta vertiginosamente, anche perché il Guastalla ritorna spesso in iniziative legate al mondo cattolico e prolife.
Tra gli altri partecipanti di cui si faceva menzione nella locandina – e che al microfono hanno parlato un po’ tutti – spiccano nomi del NCD come Roccella, Giovanardi, Sacconi e, in quota Alleanza Cattolica, Pagano; il deputato uscito dal “partito di Todi” Sberna (non è dato sapere infatti, al momento, se SC esista ancora); il forzaitaliota valdese Malan; Gasparri; i leghisti Fedriga e Molteni. Su tutti, ripetiamo, incombe l’illogica presenza (che evidentemente non sembra innaturale né agli organizzatori né ai manifestanti) dell’on. Gigli, che – ripetiamo – prese parola durante la discussione del ddl alla Camera per assicurare il proprio voto al ddl Scalfarotto, lo stesso ddl che la Manif vorrebbe materialmente contrastare dalla piazza,
l’oggetto concreto ed ultimo della protesta. Ebbene, Gigli ha preso la parola ala Manif, in barba alla logica e al pudore umano. Nessuno pare gli abbia tirato delle uova.
Anche la lista delle associazioni aderenti rivela sorprese. Vi è poi il comitato “Sì alla famiglia” di Torino, il cui manifesto, se letto bene, lasciava trasparire l‘accettazione dei bambini provenienti dalle “famiglie” omosessuali, in pieno spirito «chi sono io per giudicare»: notiamo bene che al comitato torinese, nato per volere di Alleanza Cattolica, si è accorpato anche il Movimento per la Vita di Torino, che scandalosamente ha assistito alle purghe contro i suoi aderenti che non intendevano appogiare alle elezioni 2010 il candidato governatore Mercedes Bresso, abortista protettrice dell’esperto in pesticidi umani Silvio Viale (che il problema si riproponga ora che il Tar ha imposto un nuovo voto regionale?).
Il Movimento per la Vita nazionale risulta pure tra i partecipanti, e – cosa che stupisce – accanto ad esso possiamo trovare pure la sigla del Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana (MEVD), il quale, a partire dal coraggioso convegno sul gender dello scorso autunno a Verona, ci aveva abituati a posizioni ben meno inclini al compromesso.
Tra gli aderenti vi è perfino, nota davvero di colore, l’Associazione Culturale Identità Europea, ente storicamente legato al buffo caso di Franco Cardini, sedicente “cattolico“ ma apologista della RU486, prefatore di libri sul lager pedofilo del Forteto e grande entusiasta della immigrazione islamica.
Insomma, la compagnia che si esibisce alla Manif, non è certo la migliore sulla piazza.
Questo non toglie che, molto probabilmente, il popolo che vi ha partecipato sia invece proprio il migliore che ci sia. Persone sane ed entusiaste, disposte a mettersi in gioco davanti alla piega mortale che stanno prendendo gli eventi.
Il problema, anche qui, non è la base, non è il corpo. È la testa.
Da un po’, questa testa puzza.

Perché è fallita la Manif? Può darsi che, nel profondo, il richiamo di questo sotto-mondo cattolico e prolife spurio e contraddittorio non abbia attecchito.
Può darsi che questo evento rientri in un disegno di ricompattamento del mondo cattolico secondo un qualche schema vescovile: nessuno dei personaggi e delle sigle partecipanti ha mai antagonizzato, diciamo così, con la Chiesa Italiana.
Può darsi quindi si tratti dell’ennesimo buco nell’acqua del “manovratore” con zucchetto, che ha già dimostrato non troppa lungimiranza con Todi e con gli endorsement al defunto partito di Mario Monti comparsi persino sull’Osservatore Romano. Lo stesso partito, ricordiamolo, da cui proviene Gigli e che in larga parte – e propriamente nella parte “democristiana”, come nel caso di Lorenzo Dellai – ha votato a favore della legge Scalfarotto, esprimendo soddisfazione per l’intesa con il PD.
Meglio non andare ancora indietro nel tempo per vedere che i buchi nell’acqua e i compromessi con imprimatur ecclesiastico si possono spingere sino all’evo oscuro della 194, legge genocida firmata – unico caso al mondo! – proprio da una compagine di governo democristiana.
Può darsi: il fallimento come marchio di fabbrica della Chiesa Italiana è un’ipotesi da non scartare.

Ma in fondo, questo flop è una buona notizia. Perché, con ogni evidenza, la Manif è stata organizzata con il recondito intento di creare una massa cattolica legittimante per il nascente soggetto neodemocristiano, un “bollino democratico” di piazza che si serve di moltitudini umane spostate con la finta promessa dell’intransigenza, un assembramento di brave persone prese in trappola dalla promessa di poter ancora esprimere un qualche attivismo sui principi non-negoziabili.
In pratica, un tentativo chiaro di “normalizzare” il dissenso cattolico, di canalizzare l’ansia dei cristiani che non si arrendono e vogliono andare in strada a manifestare la loro indignazione. La “convalida scenografica” di un nuovo soggetto che assicuri la mitica “unità di tutti i cattolici”. Il vaglio del NCD alle europee si avrà a fine maggio, è chiaro quindi a questo punto che le punte di dissenso vanno limate: esse sporgono e sono irriformabili, perché per definizione legate al “non-negoziabile”.
Ecco dunque che una manifestazione surrogata (con un format teoricamente già rodato) aiutata dall’alto da soggetti neodemocristiani o democristiani tout court, serve alla bisogna: per “normalizzare”, per riportare anche i pro-vita più impenitenti a più miti consigli.

Il fallimento della Manif è però una morte apparente. L’evento-flop di sabato 11 gennaio è di fatto da considerarsi come banco di prova: oltre che ad uno schedario elettorale che verrà buono per le europee, si è creato un primo nucleo che con i tepori della primavera verrà resuscitato ed ampliato, il germe della “convalida scenografica” di cui sopra.
La previsione che possiamo fare è che esso rientri tra gli sforzi per depotenziare gli irriducibili e smistarli in eventi-civetta, magari organizzando in primavera una “marcia alternativa” che sottrae numeri ed attenzione alla (questa sì ottima e davvero senza compromessi) Marcia per la Vita, oppure un bel concertone, o, ancora più plausibilmente, un nuovo Family Day. L’idea non è campata in aria: ne ha parlato qualche tempo fa, in un articolo della Nuova Bussola Quotidiana, un ex senatore in quota Alleanza Cattolica, Alfredo Mantovano. Dal palco della Manif molti politici hanno rilanciato a gran voce l’idea. Con una onestà che sfiora l’impudenza, lo ha detto a chiare lettere perfino il sito Radio Vaticana, bene attento a non parlare in alcun modo del fiasco di partecipazione: «Prove generali di un nuovo Family Day. Migliaia in piazza a Roma a difesa della famiglia», è il titolo del lancio sul sabato della Manif.
C’è da credergli: una nuova, grande manifestazione del cattolicesimo politico “riformato” è per forze di cose nell’aria, e si devono scaldare i motori. Si deve preparare il terreno per una manifestazione che, come questa di sabato scorso, sia “cavalcata”, già nella sua pubblicità prima ancora che nel suo palco, dai nomi di deputati e senatori, da movimenti para-ecclesiali, da associazioni controverse, da persone che seguono altre religioni o costumi sessuali.

Il problema è quello del protagonista de Il Vecchio e il Mare di Ernest Hemingway: si può pescare un pesce enorme, incredibile, ma ora di arrivare a riva, c’è la possibilità che lo sbranino i pescecani.
Il primo pescecane è passato, ed abbiamo capito che al momento deve crescere, ha al massimo le dimensioni di un Scyliorhinus canicula, conosciuto comunemente come “gattuccio”, innocuo squalide che vive a bassa profondità. Certo, questo un giorno può gonfiarsi, e diventare minaccioso.
Bisogna attendere con più prudenza la mossa del Carcharodon carcharias, il grande squalo bianco: l’anno scorso, il Carcharodon Carlo Casini, potente ed eterno presidente dell’inadempiente Movimento per la Vita, mandò un po’ di persone alla giornata dell’Evangelium Vitae e mobilitò la raccolta di firme della fallace campagna “Uno di Noi” proprio in giorni che coincidivano con altri eventi più autenticamente a favore della Famiglia e della Vita nascente.
La paura è che lo squalo bianco – essere preistorico, che a causa della mancanza di competizione nella catena alimentare non ha mai dovuto evolversi – non sia nemmeno il mostro marino peggiore che la barca della Vita si dovrà trovare ad affrontare.

Il mare in cui ci troviamo a navigare infatti è un nero oceano di morte. La Cultura della Morte è penetrata sin dentro la Chiesa, se è possibile leggere sul giornale dei Vescovi che la legge abortista appena avviata in Ispagna «è diventata oggetto di critiche che non vedono la sostanza: la legge, infatti, tornerà a somigliare alla nostra 194. Non certo un neo-proibizionismo». I vescovi, par di capire, non vogliono proibire l’aborto – anzi, ci vogliono incoraggiare a difendere la legge che lo ha inflitto, causando al nostro Paese un danno da guerra termonucleare: sei milioni di morti.

Contro questa acqua torbida, che nasconde una palude di orrori sempre più indicibili, è bene mettere le cose in chiaro.
Il vero mondo prolife, per la Chiesa e per questa Nazione, rappresenta l’acqua pura. Non lasciamo che quest’acqua pura venga dissipata, sprecata, utilizzata per fini dubbi.
Non lasciamo nemmeno che venga inquinata. «Basta una goccia sola di sangue per rendere impuro un secchio di latte», dicono in India.
Per rimanere più dalle nostre parti, leggiamolo nel Salmo 25, 3-5:

Non siedo con gli uomini mendaci
e non frequento i simulatori.
Odio l’alleanza dei malvagi,
non mi associo con gli empi.

Prendiamone atto.
Uomini mendaci, simulatori, alleanze malvagie, persone empie alla Manif ce ne erano. Eccome.

Roberto Dal Bosco

12 Commenti a "Ci scrivono: MANIF, FALLIMENTO E MORTE APPARENTE DELLA MASSA NEODEMOCRISTIANA"

  1. #Sh Bernays   14 gennaio 2014 at 9:17 pm

    Che acidità. Non gliene va bene una. Pure il Scyliorhinus canicula ci ha tirato fuori. Un Alka Seltzer può fare miracoli, sa?

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  2. #Cristoforo Libero   14 gennaio 2014 at 9:50 pm

    aspettiamo la soluzione del signore in questione che ci salvi dalla gender theory. O forse c’è più gusto a fare lo chic che guarda disgustato dalla finestra e bearsi nel proprio disgusto di quanto fa schifo il mondo cattolico

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    • #guelfonero   15 gennaio 2014 at 4:10 am

      A volte “stare alla finestra”e ben coperti preserva dalle cattive influenze.

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  3. #Federico   15 gennaio 2014 at 2:00 pm

    Trovo l’articolo poco producente nell’ambito di una iniziativa di fronte alla quale non mi sembra il caso di creare divisioni. Cattivo gusto inoltre il fare le pulci a coloro che sono venuti alla Manif di cui non si condividono le posizioni. Poi la considerazione
    “Alleanza Cattolica, la quale a quanto pare un po’ il cappello su queste Sentinelle ce lo vuole mettere, se è vero che le riunioni delle Sentinelle milanesi si svolgono negli spazi di Alleanza Cattolica, proprio sotto le bandierone con l’uccello nero. Le Sentinelle si segnalarono, lo scorso mese, per un certo ostracismo riservato a quelle persone – i ragazzi di Forza Nuova – che volevano aderire alla performance leggendovi i testi che parevano loro più adatti”
    non corrisponde esattamente alla realtà dei fatti, per una risposta a queste accuse c’è il comunicato sul sito di AC Milano: http://www.comunitambrosiana.org/index.php/home/comunicati-ac/423-a-proposito-di-sentinelle-una-precisazione?highlight=YToyOntpOjA7czoxMDoic2VudGluZWxsZSI7aToxO3M6MTI6InByZWNpc2F6aW9uZSI7fQ== ).

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  4. #Matteo   15 gennaio 2014 at 3:49 pm

    Io sono totalmente d’accordo con Dal Bosco.
    Iniziative del genere in cui si vuole far rientrare dalla finestra quello che si finge
    buttato fuori dalla porta sono venefiche e ben venga il loro fallimento.

    Aggiungo anche che a prescindere da fiaschi o successi in termini numerici come si addice
    all’impostura democratica, la francia è esempio lampante.

    Non saranno manifestazioni del genere a tenere a bada la feccia sodomitica che infetta
    il parlamento.

    Molto meglio combattere la buona battaglia senza disperdere forze preziose, ormai
    è chiaro che questa guerra sarà una guerra sporca e bisognerà combatterla con mezzi di guerriglia ad oltranza perché a livello legislativo monta la marea atea e pervertita.

    L’irenismo al brodino di giuggiole di quelli che debbono per forza trovare il buono ovunque
    (e se non c’è se lo inventano) non porta da nessuna parte se non nelle solite fogne del compromesso e dell’inciucio.

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    • #Mardunolbo   16 gennaio 2014 at 10:14 pm

      Anche io sono totalmente d’accordo con Dal Bosco, come Matteo !
      Noto i commenti scandalizzati dei neo-democristiani alla alleanza ex-cattolica-papofiladoltranza.
      Ne ho piene le scatole di “irenismo al brodino di giuggiole” e mi alleo con le punte di lancia e le spade che tagliano perchè affilate da buonsenso e coerenza.

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  5. #Arf   16 gennaio 2014 at 7:27 pm

    Dal Bosco ha tremendamente ragione.

    Inoltre: io c’ero ma sono andato via poco dopo l’inizio e ho visto con i miei occhi che c’erano poche centinaia di persone.

    L’organizzazione lasciava molto a desiderare: musichette, omelie, vendita gadget. Sembrava una festa dell’Unità però in tono molto più sonnecchiante.

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  6. #Alter Ritter   17 gennaio 2014 at 9:30 pm

    Non per cattiveria, tutt’altro, comprendo le critiche ma… mi chiedo e chiedo a voi tutti e soprattutto a Del Bosco: che cosa dovremmo fare??? Esiste un movimento, un partito, un autobus da aiutare e sostenere? se non c’è… abbiamo almeno qualche leader alternativo? Se non c’è… intanto almeno la propria voce contro questa legge ipocrita, liberticida e profondamente ingiusta io provo a farla sentire… con i mezzi (poveri ed inadeguati quanti si voglia) che ho (come faccio alla Marcia della Vita). Quando ci sarà di meglio… io sarò pronto a sostenerlo.

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  7. #Andrea   18 gennaio 2014 at 2:47 am

    Salve,
    scrivo quì perchè l’immagine di Giovanardi è adatta a ciò che vorrei porre alla vostra attenzione.
    Vorrei chiedervi se, dopo aver letto questo brevissimo articolo http://www.prolifenews.it/senza-categoria/dopo-lomofobia-la-pedofobia/ ed aver appurato tramite questo link http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=ListEmendc&leg=17&id=41977che il Giovanardi di cui trattasi è proprio Carlo; ecco, io sono un pò confuso. Non vorrei che le paroline magiche “pedofili” e “pedofobi” il signor Giovanardi le avesse volute inserire con consapevolezza e volontà. Ci troveremmo di fronte ad una brutta sorpresa. Non so se mi avete capito.

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    • #rollerboy   18 gennaio 2014 at 2:23 pm

      PEDOF POUR TOUS ! ! ! ! ! ! !

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      • #Andrea   18 gennaio 2014 at 4:07 pm

        In verità non l’ho scritto per contribuire al dibattito in corso. Bensì perchè in siti come La Nuova Bussola Quotidiana lessi dell’impegno in Parlamento di Giovanardi, tra gli altri, in riferimento alla legge sull’omofobia. Quel sito non è certo molto libero, ma pazienza, ci sono anche articoli buoni. Ora però mi vedo Giovanardi tra i nomi di coloro che parlano di pedofilia e pedofobia. Dunque mi chiedo se, anche tra i parlamentari spacciati per contrari alla legge, vi siano degli “infiltrati” il cui compito è catalizzare il dissenso, per poi però, nei fatti, aggiungere paroline magiche negli emendamenti, quindi operando in perfetta sintonia coi promotori della legge, anzi operando in pejus pure. Si è giunti a tale livello di sofisticazione per vincere la guerra?

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