“Gustare i sentimenti è tanto salutare quanto gustare la marmellata.” G. K. Chesterton

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In risposta all’ormai celebre monologo di Carlo Giuseppe Gabardini.

Se si scendesse in strada e si fermassero i passanti, ponendo loro il tanto scomodo quesito che irrisolto affligge l’umanità da decenni “cosa è meglio: la crema spalmabile alla nocciola o la marmellata?”, con molta probabilità la maggior parte delle risposte sarebbe a favore della prima: la crema spalmabile alla nocciola.

È indubbio che alle volte si diventa (o si appare?) convinti consumatori di crema spalmabile alla nocciola, perché la crema spalmabile diventa l’ultimo disperato propellente per la propria carriera artistica, altrimenti destinata ad avviarsi verso il mesto viale del tramonto. Il ben noto prodotto dolciario italiano, infatti, sembra essere invincibile per popolarità rispetto all’alternativa casalinga che un tempo dominava le ore di merenda fra gli amici, che ribolliva nei pentoloni delle nostre care e vecchie nonne per la gioia della famiglia e dei nipotini golosi.

La crema spalmabile alla nocciola è un brand molto forte, ma il prodotto è standard. La ricetta è un mix astuto e crudele di chimica di laboratorio e marketing, e il contenuto dei barattoli è prodotto in serie, ben lontano dai canoni della natura, e controllato elettronicamente: zucchero ad alte dosi, profumi appositamente invitanti, coloranti chimicamente artefatti, il temibilissimo olio di palma che tanto scalpore ha suscitato oltralpe, il tutto mescolato, caramellato, impastato in un surrogato cremoso pronto per essere spalmato su km e km di croccanti sfilatini di pane. Una “bomba calorica” confezionata e pronta per l’abuso e la dipendenza di paffuti bambinoni, sprofondati oziosamente nel divano di casa e ipnotizzati da programmi luminosamente colorati e rumorosamente assordanti. Soprattutto, dietro la crema spalmabile alla nocciola c’è un’industria. Per quest’ultima è indifferente se chi la mangia sono bambini, anziani, semplici appassionati e buongustai, oppure anche malati di diabete. Sono tutti consumatori. Per l’industria della crema spalmabile alla nocciola non sei un uomo, sei un numero. Sei un mezzo per giungere al profitto. Quest’industria è così forte che, chiunque critica gli effetti deleteri della crema spalmabile alla nocciola per la salute, viene tacciato di discriminare i poveri consumatori. Eppure, come ebbe a scrivere una volta Blondet:

Ci sono cibi falsi, come le droghe, che non saziano mai: è quel che Burroughs ha chiamato il «pasto nudo». Così… [la crema spalmabile alla nocciola] …è un pasto nudo. Una coazione a ripetere un atto che non soddisfa e lascia la fame di quel qualcosa d’altro [che il maniaco della crema spalmabile alla nocciola non può e non potrà mai ottenere]

In un mondo dove si sta cercando di promuovere un ritorno ai “gusti di un tempo”, una ricerca del contatto con le materie prime in natura e – non ultimo aspetto – dove si sta cercando di sensibilizzare la popolazione all’ingombrante problema dell’obesità, la marmellata è più di una valida alternativa della quale accontentarsi. Essa non solo non è una “scelta di serie B”, ma è su tutt’altro piano rispetto alla crema spalmabile alla nocciola, e i validi e nobili motivi di ciò son presto detti.
Si immagini cosa c’è oltre alle pareti di vetro di quel barattolo che la nonna ha appena riempito con un vecchio mestolo. La natura della campagna nel pieno del suo splendore e vigore, il profumo dell’erba, degli alberi in fiore ripieni di frutti succosi e colorati, il musicare degli augelletti accompagnato dal frinire delle cicale che accarezza melodicamente le orecchie. Un tripudio dei sensi, una cornucopia di immagini e piaceri idilliaci. La marmellata non è mai uguale a sé stessa. Davvero siamo arrivati ad anteporre alla bellezza, profondità, varietà, ricchezza e semplicità della natura il monotono grigiore asettico e coatto del primo barattolo di crema spalmabile alla nocciola che troviamo sullo scaffale del supermercato? Davvero possiamo anche solo immaginare un paragone tra il profumo che sprigiona un cucchiaio di marmellata su una fetta di pane casereccio caldo e il sapore gommoso e liquefatto della crema spalmabile alla nocciola, un sapore uguale a tutti gli altri barattoli sullo scaffale, dall’apporto nutritivo nullo e anzi rappresentante una concreta minaccia per la salute delle persone? Davvero siamo diventati così ciechi da preferire alla naturalità gusti preconfezionati che la società ci chiede di scartare e consumare a suo piacimento?

Non so voi, ma se mai capitasse che una persona mi fermasse per strada e mi chiedesse “cosa preferisci: la crema spalmabile alla nocciola o la marmellata?”, ripensando a quanto scritto, risponderei senza dubbio: la marmellata.

Severino Boezio

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