Matrimonio e dintorni

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di Alessandro Pini

«I progetti o i decreti degli uomini non hanno certamente tanta forza da mutare l’indole                      naturale e l’ordine delle cose
Leone XIII, Arcanum divinae sapientiae.

 

Due «eventi» di questi giorni mi hanno spinto a scrivere questo articolo dedicato al matrimonio; ossia il 134° anniversario della pubblicazione della lettera enciclica «Arcanum Divinae» di Leone XIII (10 febbraio 1880), con la quale intendeva combattere gli errori del suo tempo che minacciavano la sacralità del matrimonio ragionando « della comunità domestica, il cui principio o fondamento si trova nel matrimonio», e la rivelazione dei risultati del sondaggio proposto già lo scorso ottobre dal Vaticano alle diocesi di tutto il mondo, inviato per raccogliere informazioni e opinioni utili a preparare i cosiddetti “lineamenti” del Sinodo dei Vescovi (5 – 19 ottobre).
Vedendo i risultati di tale sondaggio, e avendo presente la situazione morale della società, direi che erano inevitabili e scontati, un po’ come chiedere ad un rapinatore se preferisce scontare la propria pena in carcere o in un resort alle Maldive.

Il sondaggio

Quesito – “una persona che ha divorziato e si è risposata vive nel peccato e non può ricevere la comunione”, il disaccordo raggiunge il 79%, praticamente 80 cattolici su 100 si oppongono alla dottrina della Chiesa. Per i contraccettivi, la stragrande maggioranza è favorevole: 84%, con solo il 12% contrario. Sul matrimonio fra omosessuali, il 30% lo sostiene, mentre il 66% vi si oppone.
Questi alcuni dei risultati «utili» al Sinodo ed agli stessi membri delle Conferenze episcopali – a partire dal Belgio, Svizzera, Lussemburgo e dalla Germania – che, pervase dallo spirito laicista, ritengono – a differenza di Leone XIII e tutta la Chiesa fedele a Dio – che il matrimonio sia un atto istituito dal «senno umano» e perciò da trattare come l’acquisto di una casa.
Praticamente concordano o forse addirittura propongono lo spirito della Massoneria, che in una circolare del marzo 1899 così affermava: « Per la difesa della famiglia, dell’officina entro cui si plasmano le future generazione e l’avvenire umano occorre opporre alla indissolubilità dogmatica del vincolo matrimoniale la sua caducità…».
E’ evidente che soltanto quei «venti» cattolici hanno aperto almeno una volta il Vangelo e letto il passo Mt19,5-6: « Starà congiunto(l’uomo) con la moglie sua,e i due saranno una sola carne. Pertanto non sono più due, ma una carne sola. Dunque ciò che Iddio ha congiunto l’uomo non separi» oppure « Ai coniugati,dice San Paolo,ordino,non io, ma il Signore che la moglie non si separi dal marito,e qualora si sia separata,rimanga senza rimaritarsi,o si ricongiunga con suo marito.»( 1 Cor 7,10-11).
Occorre fare chiarezza, e partendo proprio dall’enciclica di Papa Pecci proverò a farlo, parlando appunto del matrimonio quale vincolo indissolubile, circa la sua natura, i suoi nemici e la sua importanza nella Restaurazione della civiltà cristiana.
La succitata lettera enciclica di Leone XIII intendeva, infatti, difendere i popoli cristiani dalle false dottrine ispirate dai detrattori della fede circa la natura del matrimonio, inteso da essi come fatto meramente umano e perciò di competenza dello Stato.
Con questo eccezionale documento egli sintetizzava e confermava il Magistero della Chiesa degli ultimi secoli sul matrimonio, confutava i nemici della Religione, ricordava altresì agli spiriti deboli l’origine sacra di tale vincolo, reso Sacramento da N.S.Gesù Cristo autore della Nuova Legge, che rese nuove tutte le cose, perfezionandole e recando perciò immensi benefici alla società anche nell’ordine naturale.
Con un linguaggio cristallino a cui non siamo più abituati, Papa Pecci ripercorse le vicende del matrimonio, fino alla venuta del nostro Salvatore, il quale- come già detto precedentemente – rese questo vincolo Sacramento « sia con il riprovare i costumi degli Ebrei…sia massimamente col prescrivere che nessuno osasse sciogliere ciò che Iddio con perpetuo vincolo di congiunzione aveva legato».

Origine e storia del matrimonio

L’origine vera del matrimonio è nel disegno di Dio, che fin dal principio creò l’uomo e la donna, volle che i due fossero «una sola carne» e che la loro unione fosse dotata dei caratteri dell’«unità» e della «perpetuità». Tale disegno è  manifesto nella Rivelazione fin dal libro della Genesi, ma la ragione lo ricava dalla stessa differenza e complementarietà dei sessi.
Dopo il peccato la forma di connubio voluta da Dio cominciò a corrompersi ed a venire meno. Anche presso gli stessi Ebrei si introdusse la poligamia,arrivando perfino al ripudio quando -Mosè, “a cagione della durezza del loro cuore” (Mt 19,8), «dato benignamente la facoltà dei ripudi, fu aperta la strada al divorzio». Presso i popoli pagani, poi, gli storici attestano una «corruttela e depravazione» incredibili, con un particolare disprezzo per la dignità della donna. Molti popoli consideravano lecito e normale l’adulterio del marito, le mogli equiparate a merci. Il diritto romano considerava la moglie come i figli, ossia proprietà del marito, in balia dell’autorità assoluta del pater familias che arrivava fino al diritto di vita e di morte.
Gesù Cristo venne a restaurare il disegno originario di Dio: «L’arcano consiglio della sapienza divina, che il Salvatore degli uomini Gesù Cristo doveva compiere sulla terra, mirava appunto a questo: che Egli, per sé ed in sé, rinnovasse prodigiosamente il mondo, quasi consunto della vecchiaia…. Infatti, allorché Cristo Signore cominciò ad eseguire il mandato che gli aveva dato il Padre, subito comunicò a tutte le cose una nuova forma e bellezza,dileguandone ogni squallore.»
Nostro Signore prescrisse, inoltre, che tale «società coniugale» – rafforzata dalla celeste grazia – generasse figli alla Chiesa, «concittadini dei Santi e domestici di Dio» (Ef 2,19).
Da questa prescrizione nasce l’avversione dei nemici della fede e del genere umano verso il matrimonio cristiano, giacché esso – se vissuto fedelmente – genera nuovi figli di Dio.

I nemici del Matrimonio

Nella seconda parte dell’enciclica, Leone XIII affronta a viso aperto l’attacco rivolto dai «partigiani di Satana» al matrimonio quale vincolo sacro ed indissolubile.
Individua la causa principale di tale avversione nel peccato luciferino per eccellenza, ossia la superbia, l’orgoglio degli uomini che traviati da false filosofie e corrotti dai vizi «soffrono soprattutto nello stare soggetti e nell’obbedire; pertanto operano a più non posso perché non solo ciascun uomo, ma le famiglie e tutta l’umana società disprezzino i comandi di Dio. Siccome però la fonte e l’origine della famiglia e della società umana sono riposte nel matrimonio, non possono in alcun modo sopportare che esso sia sottoposto alla giurisdizione della Chiesa».
Condanna perciò il divorzio quale medicina peggiore della malattia stessa, e lo fa senza ambiguità di sorta, elencando le disastrose conseguenze di questa «piaga», che ha ferito le società che ne hanno fatto «uso».
«..Si diminuisce la mutua benevolenza; si danno pericolosi eccitamenti alla infedeltà; si reca pregiudizio al benessere e all’educazione dei figli; si offre occasione allo scioglimento delle comunità domestiche; si diffondono i semi delle discordie tra le famiglie; si diminuisce e si abbassa la dignità delle donne, le quali, dopo aver servito alla libidine degli uomini, corrono il rischio di rimanere abbandonate. E poiché per distruggere le famiglie e abbattere la potenza dei regni niente ha maggior forza che la corruzione dei costumi, è opportuno conoscere che contro la prosperità delle famiglie e delle nazioni sono funestissimi i divorzi, i quali nascono da depravate consuetudini e, come attesta l’esperienza, aprono l’adito ad una sempre maggiore corruzione del costume pubblico e privato. E questi mali appariranno anche più gravi se si considera che non vi sarà mai alcun freno tanto potente che valga a contenere la licenza entro certi e prestabiliti confini, una volta che sia stata concessa la facoltà dei divorzi. È grande la forza degli esempi; maggiore quella delle passioni. Per tali eccitamenti avverrà certamente che la sfrenata voglia dei divorzi, serpeggiando ogni dì più largamente, invaderà l’animo di moltissimi, simile a morbo che si sparge per contagio, o come torrente che, rotti gli argini, trabocca».

Giova a questo punto ricordare che Leone XIII elenca ragioni di diritto naturale e di retta ragione per motivare l’opposizione al divorzio.
Questo perchè basta la retta ragione, libera dalle passioni e ideologie, per ammettere l’indissolubilità del matrimonio (che è impressa nella natura umana da Dio), infatti personaggi tutt’altro che cristiani hanno difeso tale vincolo seguendo soltanto il diritto naturale; e a tal proposito ricordo le parole del Bentham, tanto per fare un esempio: « il matrimonio perpetuo è il più naturale,il più consono ai bisogni ed alle condizioni della famiglia, il più favorevole agli uomini individui.»
L’indissolubilità ci differenzia dagli animali, altrimenti i nostri rapporti sarebbero i medesimi che avvengono tra conigli o gatti, sarebbe assurdo e degradante promettere amore a scadenza, procreare figli basando il proprio rapporto soltanto su una passione e sentimento momentaneo,  scomparso il quale tutto finisce e si passa al prossimo soggetto con il quale sfogare i propri istinti e quindi egoismi.
Soltanto chi è accecato dalle passioni e/o dalle ideologie contrasta questa verità che è alla base di ogni sana società, dal momento che essa è formata da famiglie e da queste dipende il proprio destino; non occorre infatti essere dei geni per capire che l’indissolubilità del matrimonio è legge naturale, che assicura stabilità ma prima di tutto protezione ed educazione alla prole, quindi al futuro della patria.
Il problema, oggi, è che i tentativi (di allora) di desacralizzare il matrimonio sono realtà, sono entrati a far parte (anni orsono) della mentalità di massa, ed i risultati del sondaggio di cui parlavamo all’inizio, sono la triste conferma che quest’idea è comune anche a chi si professa cattolico.
Qui la responsabilità è totalmente del clero, che da decenni a questa parte si è aperto al mondo e chiuso alla Verità, formando «cattolici» di questo tipo, in balia dello spirito mondano e delle passioni promosse a libertà…
Reso il connubio un fatto solamente umano, un contratto da cui si può recedere quando si vuole, rimosso il timore di Dio, diventa inutile sacrificarsi per il coniuge, troppo pesante sopportare gli altrui difetti, perdonare l’altro… tutto diventa inutile quando ci viene presentata la medicina miracolosa(divorzio), che nella realtà è ancor peggiore della malattia stessa.
Possiamo paragonare il divorzio alla chemioterapia, la quale distrugge apparentemente il male ma veramente tutte le difese dell’organismo; così il divorzio toglie il «fastidio» tra la coppia, non risolve il problema ma semmai lo accresce e distrugge a sua volta l’intero tessuto sociale privando la società della sua cellula base ovvero la famiglia.
Diventa fondamentale istruire di nuovo le persone, laici e sacerdoti, circa la vera natura del matrimonio, poiché da questo, rettamente inteso e vissuto, nasceranno le nuove famiglie: speranza per la Restaurazione dell’ordine cristiano, il quale appronterà la vera pace in esse e quindi nella società intera. Ricordo a tal proposito le parole di Sant’Agostino circa la vera pace: «la pace di tutte le cose è la tranquillità dell’ordine» e l’ordine «è la disposizione di realtà uguali e disuguali, ciascuna al suo posto».
Infatti per avere santi matrimoni e quindi famiglie cattoliche «basta» ricordare ed attuare le parole di Gesù nel Vangelo di San Giovanni: « sine Me nihil potestis facere» (Gv 15).
Quindi per ritrovare l’ordine dobbiamo rimettere le cose al suo posto originario; tornare a Dio, come creature pentite delle nostre colpe, costruire le nostre famiglie sul matrimonio come Egli ha stabilito, l’uomo torni ad essere il «duce» della famiglia inteso come capo e protettore di essa, la donna al suo ruolo di madre e educatrice di nuovi figli (di Dio) e vedremo la società rinnovata nel giro di pochi anni.
Tutto ciò, consapevoli che le sètte – già condannate da Leone XIII e da molti altri pontefici – continuano la loro lotta contro il genere umano, altresì intensificando i loro attacchi proprio verso la famiglia quale fulcro della società, in modo particolare verso quella cristiana quale specchio della Sacra Famiglia, quindi riflesso di Dio, loro nemico, al quale hanno giurato guerra pur consapevoli della loro sconfitta finale.

 Le famiglie che intendono affrontare questa battaglia hanno una grande arma, il Santo Rosario, che, come ci ha ricordato la veggente di Fatima suor Lucia: « Non c’è problema, vi dico, per quanto difficile, che non possa essere risolto dalla recita del Santo Rosario….solo così affretterete l’ora del trionfo del Cuore immacolato della Madonna sul mondo…Mai come oggi, il mondo ha bisogno del vostro Rosario. Ricordate che sulla terra vi sono coscienze prive della luce della fede, peccatori da convertire, atei da strappare a Satana, infelici da soccorrere, giovani disoccupati, famiglie nel bivio morale, anime da strappare all’inferno..»
Recitiamolo in famiglia e facciamolo recitare alle altre di nostra conoscenza, e ben presto raccoglieremo i frutti sperati.

Conclusione

Dobbiamo, quindi, rimanere fedeli a Gesù Cristo che rese il matrimonio «Sacramento grande» (Ef 5,32), e resistere ai continui attacchi a tale dono di Dio; offensive che intendono sovvertire l’ordine naturale voluto da Egli stesso (ripetizione del non serviam luciferino) ed attaccare finanche il legame indissolubile che lega Cristo alla sua Sposa, la Santa Chiesa Cattolica che resta tale poiché santo è il suo fondatore.
Concludo questa riflessione con le medesime parole del Sommo Pontefice Leone XIII: 

«Voglia dunque Iddio che, quanto più essi hanno d’importanza e di autorità, tanto più trovino in ogni parte animi docili e pronti ad obbedire. Per la qual cosa, con supplici ed umili preghiere tutti uniti imploriamo l’aiuto della Beata Maria Vergine Immacolata che, rafforzate le menti alla obbedienza della fede, si mostri madre e soccorritrice degli uomini. Né con minore calore supplichiamo i Principi degli Apostoli Pietro e Paolo, vincitori della superstizione, seminatori della verità, affinché proteggano con il più costante patrocinio il genere umano insidiato dall’inondazione dei rinascenti errori.»

Sancte Joseph, Almae Familiae praeses, ora pro nobis!

 

 

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