Walt Disney, cartoni animati e Massoneria [Foto e Video]

-di Davide Consonni- 19715club33hat
E’ del rapporto tra Walt Disney e l’esoterismo massonico che si vuole in questo articolo discutere. Ma non sarò io ad argomentare e disquisire circa il costante rapporto tra le produzioni della Disney e la massoneria statunitense. Saranno niente di meno che due membri stessi della massoneria a parlarci di questi rapporti e della presenza di ampi e vasti riferimenti all’esoterismo massonico all’interno delle produzioni Disney. Infatti, qui di seguito riporterò per intero una tavola massonica (elaborato scritto che gli iniziati leggono in loggia durante i lavori rituali) che tratta proprio del tema sopra accennato. Il titolo di questa tavola massonica è “La massoneria nelle opere di Walt Disney”, il cui autore è l’anonimo Fr. E. D., iniziato alla loggia Hocma n° 182 di Trapani. Successivamente ad aver riportato la suddetta tavola massonica, riporterò per intero anche un articolo apparso sul sito Ritosimbolico.net ad opera del massone Giovanni Lombardo, per dovere di cronaca va rammentato che il Lombardo fu colui che denunziò il Gran Maestro Gustavo Raffi, come potete leggere QUI. L’articolo di Giovanni Lombardi, massone ribelle, ovviamente tratta dei rapporti tra l’esoterismo massonico e le opere di Walt Disney.

Giusto per metterci anche del mio in questo articolo, vi invito a visitare il sito ufficiale del Disney Club 33, un club privato con sede nel parco divertimenti di Disneyland riservato ai finanziatori della Disney. QUI il sito ufficiale e QUI la pagina Wikipedia. Ritengo inutile argomentare il fatto che nel mondo, anche in Italia, esistano decine di associazioni para massoniche il cui nome è “Club 33″, le quali, beninteso, non hanno nulla a che fare con la Disney. Cercare per credere.


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Qui di seguito il link alla tavola massonica: http://www.hochma182.com/walt.pdf

Qui di seguito il link del sito della loggia Hocma n° 182 di Trapani: http://www.hochma182.com/eventi.html

Qui di seguito l’articolo di Giovanni Lombardi: http://www.ritosimbolico.net/studi2/studi2_08.html

Prima di procedere con l’esposizione dei sopracitati documenti massonici e articoli ritengo doveroso proporre delle coordinate biografiche utili ad inquadrare la controversa figura di Walter Elias Disney. Walter Disney non fu mai iniziato alla massoneria, documenti che provino la sua iniziazione sono stati a lungo cercati ma invano. Ciò che invece è certo che Walter Disney fu iniziato all’Ordine DeMolay, un’istituzione dimostratamente para massonica viste e considerate le strette connessioni e collaborazioni che nei decenni sono intercorse tra i due ordini.

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La devozione di Walter Elias Disney per il DeMolay è oltremodo evidente da questa sua celebre dichiarazione:
“Mi sento molto obbligato e grato verso l’ordine DeMolay per la parte importante che ha avuto nella mia vita. I suoi precetti sono stati inestimabili nel prendere decisioni , nell’affrontare i dilemmi e le crisi. DeMolay è sinonimo di tutto ciò che è bene per la famiglia e per il nostro paese. Mi sento un privilegiato per aver fatto parte dell’ordine DeMolay”  [Fonte: Cartoon e massoneria, Ippolito Spadafora, Edizioni ETS, 2014, p. 172]

Inoltre è possibile citare una famosa lettera che Disney indirizzò ai giovani dell’ordine DeMolay dell’Acacia Chapter in Stuart, oggi questa lettera è conservata nel Disney History Institute. In questa lettera, la quale può essere interamente letta a pagina 172-173 del testo “Cartoon e massoneria” di Ippolito Spadafora, Disney scrive in merito alla sua iniziazione all’ordine DeMolay ed in merito ai valori esoterici che grazie a codesta iniziazione sono stati introdotti nella sua vita e quindi nel suo operato, continua ribadendo il suo orgoglio nel ricoprire la carica di Legionario d’onore considerando il fatto che fu uno dei primi giovani ad essere iniziato all’Ordine DeMolay appena sorto e nato nella città statunitense Kansas City nel 1919.

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Qui di seguito riporto per intero il testo della tavola massonica sopracitata:

“La Massoneria nelle opere di Walt Disney-

Walt Disney ha sicuramente aderito alla Massoneria agli inizi degli anni ‘20, anche se non esiste alcun documento che provi la sua appartenenza ad un’Obbedienza, se non all’Ordine DeMolay, un Ordine che negli Stati Uniti si può considerare l’anticamera della Massoneria, in quanto finalizzato ad avvicinare i giovani tra i 12 ed i 21 anni alla Massoneria, nel quale Disney fu iniziato nel Capitolo “Mather” nel 1923; ad esso, ad esempio, aderì Bill Clinton e l’Ordine ha una rappresentanza anche in Italia.. Tuttavia egli non ha mai nemmeno smentito la sua appartenenza; e la testimonianza inconfutabile di essere un Fratello si ha nelle sue stesse opere – sia i disegni che i film o le produzioni televisive – in cui numerosissimi sono i riferimenti ai principi ed alla simbologia massonica. La prima testimonianza massonica nelle strip di Walt Disney risale al 1938 con il titolo “Mickey Mouse Chapter”; pubblicata proprio su l’ “International DeMolay Cordon”, il bollettino ufficiale dell’Ordine, propone Topolino che, assieme ad alcuni amici, tra cui Orazio, fonda egli stesso una “Chapter”, cioè una Loggia; della striscia però rimangono solo 3 tavole: la prima è proprio la Fondazione della Loggia, le altre due si svolgono durante una Tornata. Ma nelle strisce di Walt Disney spesso compaiono chiari simboli massonici, quali Squadra e Compasso oppure il Pentacolo, spesso in bella vista, talvolta più defilati; Squadra e compasso sono chiaramente visibili in una strip di Topolino del 19 febbraio 2002. Ma le stesse “Giovani Marmotte” a cui appartengono i nipotini di Paperino Qui, Quo, Qua, hanno una struttura più massonica che da Boys Scout, con a capo un Gran Mogol (normalmente chiamato G.M., come Gran Maestro; ricordiamo, in ogni caso, che anche i Boys Scout sono stati fondati da Baden Powell, anch’egli Massone). Ma dove Walt Disney ha lasciato più marcata la sua impronta massonica è stata la sua produzione cinematografica, sia nei film d’animazione che in quelli a tecnica mista; ricordiamo che Walt Disney dava indicazioni ben precise sulla sceneggiatura dei film, e controllava i disegni dei suoi operatori fotogramma per fotogramma prima di dare il via libera; nessun simbolo poteva nascere senza un suo ordine e la sua approvazione.

Tra i suoi cortometraggi, nel 1959 “Paperino nel mondo della matematica” è un vero e proprio manifesto della cultura massonica ed esoterica: in esso Paperino viene iniziato in una Accademia Pitagorica, e lì gli vengono spiegati i simboli della numerologia, nonché i segreti della geometria e della matematica ed i loro rapporti “magici” con la musica e l’architettura; i segreti del Pentacolo ed i segreti del suo rapporto con la Sezione Aurea; un bambino non ne può non rimanere affascinato ed incuriosito, e da adulto probabilmente farà di tutto farà di tutto per avvicinarsi a questa “visione diversa” delle scienze esatte. Ovviamente, è nei film che troviamo le maggiori tracce: tal di là dei buoni sentimenti – che sono caratteristici delle produzioni per l’infanzia – tutti hanno come fil rouge l’iniziazione ad una nuova vita, l’abbandono dei vecchi valori materiali per risorgere ad una nuova vita, fatta di valori più alti. Fin dal suo primo lungometraggio – “Biancaneve e i sette nani” (1937) – Biancaneve muore (per la Regina e per tutti è morta, uccisa dal cacciatore) per rinascere in una nuova comunità composta da sette Fratelli; e lo fa dopo avere superato tre prove: un corso d’acqua, un turbinio di vento, gli occhi di fuoco delle belve: vi entra al buio, e tutto sembra terribile; ma poi arriva la luce (del giorno) e l’ambiente diventa confortevole ed ospitale. Anche Cenerentola (1950) muore come serva e rinasce come Principessa quando abbandona i metalli, cioè perde la scarpina di cristallo. Ed è superfluo sottolineare i valori massonici di cui sono intrisi film come “Alice nel Paese delle Meraviglie” (1951) – il labirinto, la scacchiera, lo specchio – o “Le avventure di Peter Pan” (1953) – gli eterni valori dell’Isola che non c’è -, “Pinocchio” (1940), “La spada nella roccia” (1963), che riporta il mito di Camelot, Re Artù e Mago Merlino, e dove il giovane Artù muore e rinasce Cavaliere dopo essere stato trasformato in scoiattolo (terra), pesce (acqua) e uccello (aria). Fortemente simbolico è “La Bella Addormentata nel bosco”; qui il Principe fa letteralmente ritornare alla vita Rosaspina grazie alle Tre Fatine – Tre Luci – che materialmente non intervengono nella rinascita, ma forniscono al Principe i mezzi per compiere l’atto (una “spada di verità” e uno “scudo di virtù”). Ma altri riferimenti li troviamo in “La Bella e la Bestia” (1991) ed in maniera lapalissiana in “Alla ricerca di Nemo” (2003), dove l’iniziazione alla Massoneria viene raccontata in maniera palese.

Un’intera tavola meriterebbe “Mary Poppins” (1964); possiamo solo citare le colonne che adornano l’ingresso della (sola) casa in cui arriva Mary Poppins con il vento dell’Est (Oriente), la “medicina” di sapore diverso secondo i gusti dei bambini, la “parola” – Supercalifragilisticespiralidoso – che ti introduce in un mondo “diverso”, l’iniziazione di Banks che, con un preciso rituale e per mezzo della parola magica, muore come essere legato ai metalli per rinascere con nuovi valori, come padre, come marito e soprattutto come “uomo”. Ma anche in Televisione Walt Disney non manca di lanciare messaggi di origine massonica: tra il 1957 ed il 1959 produce 78 episodi di Zorro, della cui origine massonica si è molto parlato: massone era l’autore del personaggio – Johnston Mc-Culley -, alchimista era il reale personaggio storico che lo aveva ispirato – Guillèn Lombardo de Quzman – condannato a morte dal Tribunale dell’Inquisizione come eretico; ed infine il 4° Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato – Maestro Segreto – ha come divisa il mantello nero e come lettera simbolica la “Z”; e se non bastasse, Zorro è accompagnato da un servitore (apprendista) che non può non rispettare l’obbligo del silenzio: infatti è muto.

Ma Walt Disney non si è limitato ad inviare messaggi simbolicamente massonici: ha firmato massonicamente il suo film forse più esplicito: “L’Apprendista Stregone”; in questo film, Topolino è convinto di potersi appropriare delle arti magiche anche senza l’aiuto dello Stregone (il Maestro); ma combina solo caos, finche non interviene lo Stregone (il Maestro) a mettere ordine. E sapete come si chiama lo Stregone ? si chiama YEN SID !
Leggetelo al rovescio: DISNEY !

Alla Gloria del G.A.D.U. Fr. E. D.”

Qui di seguito potete leggere il suddetto articolo del massone Giovanni Lombardi:

“Quando ho appreso che anche il celebre Walt Disney apparteneva alla nostra Famiglia confesso di avere provato un senso di stupore e pure di gioia: avevo finalmente trovato la giustificazione del sentimento di gratificazione provata da ragazzo – e mai del tutto scomparsa – quando leggevo le sue storie, i cui personaggi ho sempre considerato come esseri veri, reali e a me vicini. Da adulto, in compagnia delle mie bambine, ho spesso rivisitato le sue opere cinematografiche più famose, che oggi considero a ragione vere e proprie “tavole architettoniche”, essendo peraltro del tutto accidentale, e d’importanza affatto secondaria, la circostanza che esse siano tramandate attraverso il linguaggio ‘mitico’ e mediante lo strumento del cartone animato.

Di queste opere, la più famosa è senz’altro Biancaneve e i sette Nani, ma anche le altre, quali La Bella Addormentata nel Bosco, Cenerentola, Dumbo, La Sirenetta, per citare soltanto le più famose, si svolgono attraverso un comune filo conduttore: la sconfitta del Male e l’affermazione dell’Amore. A tanto il protagonista arriva attraverso una vera e propria iniziazione, nella duplice accezione di ingresso in una comunità esoterica, nonché di trasformazione dell’Io per effetto di una rinascita spirituale che si verifica a seguito di varie vicissitudini, o prove iniziatiche. La vicenda di Biancaneve è paradigmatica: la ragazza è costretta dalla malvagia matrigna ad abbandonare la casa paterna, simbolo dei valori pertinenti alla vita vissuta fino ad allora, e a trovare rifugio in un bosco fitto ed oscuro, che ricorda così da vicino il gabinetto di riflessione. Dopo aver superato un corso d’acqua, resistito a un turbinìo di vento e vinta infine la paura suscitata dalla visione degli occhi degli animali, occhi fosforescenti simili a fiamme lampeggianti, la fanciulla giunge presso una capanna, la casa dei nani. Rammento che nella lingua tedesca hütte significa tanto capanna, rifugio, quanto loggia, e ciò non è casuale: invito voi tutti, carissimi Fratelli, a riflettere quante volte nella Storia la loggia massonica è stata l’ultimo rifugio per idealisti, eretici o scismatici, colti e incliti, disparati e disperati, accomunati tutti dall’essere perseguitati dal Potere.

A costoro la Massoneria ha generosamente aperto le porte dei suoi templi, chiedendogli non già da dove venissero, ma piuttosto dove volessero andare. In questa capanna accade un fatto apparentemente banale ma in realtà importante: Biancaneve, anziché lasciarsi sopraffare da un ambiente nuovo e, probabilmente, ostile, lo esplora e fa amicizia con gli animali del bosco, che vede adesso, alla luce del giorno, in una dimensione totalmente nuova da quella, erronea e terrifica, della sera precedente. Si parva licet… questo episodio mi fa venire in mente l’insegnamento di Platone, secondo il quale l’iniziato deve essere, anzitutto, “desideroso di conoscere”, e anche di Dante, esaltatore della curiosità di Ulisse, mosso a varcare i confini dell’ignoto per soddisfare il proprio desiderio di “virtude e conoscenza”. Ma non basta. In uno slancio di generosità la fanciulla decide di pulire la casa dei nani, mettendo al lavoro pure gli animaletti di cui è frattanto diventata amica. Sottolineo questo episodio perché esalta sia il valore dell’amicizia fra i diversi che l’importanza del lavoro in comune.

Questi temi sono evidentemente cari al Fr. Disney, dal momento che li ritroviamo in quasi tutte le sue opere. Esemplare è, a tal riguardo, la vicenda dell’elefantino Dumbo, schernito dai suoi stessi consimili perché afflitto da due orecchie abnormi, mostruose: ebbene, sarà un topo – questa bestia, nella realtà, è invisa agli elefanti – a rassicurarlo e infondergli il coraggio necessario per affrontare le difficoltà della vita. E, guarda caso, le figure da cui il protagonista riceve aiuto sono quasi sempre le creature più umili, volendo così sottolineare la perenne antinomia fra Essere e Divenire: i valori del mondo della Manifestazione sono profondamente diversi da quelli del mondo dell’Essere e chi è ‘ultimo’ nell’uno sovente è ‘primo’ nell’altro. La disponibilità ad accettare il prossimo, ancorché diverso e quindi lontano dai propri modelli paradigmatici, a rimettersi in discussione, è condizione necessaria ma non ancora sufficiente perché l’opera di catarsi possa dirsi compiuta: occorre superare varie prove, che riecheggiano molto da vicino le “prove” iniziatiche che ciascuno di noi ha subito prima di essere proclamato “fratello”. Sfacciatamente simili a quelle massoniche sono le prove che dovrà affrontare il giovane Artù nella Spada nella Roccia: accompagnato dal Mago Merlino, sarà trasformato dapprima in scoiattolo, poi in pesce, quindi in uccello. Supererà così la prova di terra, di acqua e di aria prima di affrontare l’ultima, la più impegnativa, quella del fuoco, nella fattispecie, tirare la spada magica fuori dalla roccia in cui era incagliata.

Ci avevano provato in tanti, cavalieri e non, ed il suo cimentarsi è giudicato follia: ma, talvolta, solo un “puro folle” può arrivare ai recessi negati invece alla razionalità farisaica e conformista. La spada è un simbolo ‘assiale’, riecheggia cioè l’axis mundi, il filo a piombo del Grande Architetto che mette in comunicazione fra loro gli stati molteplici dell’Essere, microcosmo e macrocosmo, ma è anche un simbolo solare perché riflette la Luce: emblematica è a tal proposito la scena del combattimento fra il principe e il drago nella Bella Addormentata nel Bosco. Le fate, tre come le Luci, hanno appena liberato dai ceppi il giovane principe, affinché a sua volta egli liberi Rosaspina dal sortilegio della strega. La quale, nel tentativo di fermare il giovane, si trasforma in un drago fiammeggiante. Per gli studiosi di psicoanalisi il riferimento è chiarissimo: “vincere il drago” è infatti l’equivalente di “scavare oscure e profonde prigioni al vizio”, lottare cioè contro noi stessi per liberare il proprio Io dalle tensioni e dalle passioni che lo ancorano alla materialità cagionandogli frustrazioni e sofferenze. Le fate non possono più aiutare attivamente il Nostro, ma solo assisterlo in forma totemica; tuttavia gli offrono, prima del combattimento, una “spada di verità” e uno “scudo di virtù”. Al momento di colpire la bestia la spada si illumina, riflettendo una luce abbagliante, quindi, vinto il drago, esaurisce la sua funzione e perde così tutto il suo splendore, ritornando ad essere un semplice oggetto privo di qualsivoglia valore. Personalmente ho ravvisato in questa scena anche un’esortazione a considerare i ‘metalli’ per quello che sono: uno strumento, un aiuto per l’uomo, del quale però egli può e deve fare a meno se realizza che gli sono d’intoppo per la sua crescita spirituale. Ricordate il Discorso della Montagna? Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.

Ma cosa vuol dire essere poveri di spirito? Difettare forse di spiritualità? Se però così fosse, come si potrebbe aspirare al Regno dei Cieli? Osservo che nel testo greco la locuzione di spirito è tradotta tò pnéumati, cioè è espressa con il caso del dativo-ablativo, che è, per antonomasia, il caso corrispondente al complemento di causa efficiente. Credo allora che si possa – e si debba – tradurre: beati coloro che, deliberatamente, hanno optato per la semplicità, che per libera scelta hanno privilegiato la dimensione dell’Essere piuttosto che quella dell’Avere, e ancora, che se chiamati a posizioni di responsabilità, si sforzano di lavorare per il perfezionamento che prelude all’elevazione di quella porzione di umanità, più o meno grande, destinataria del loro servizio. Questo tema è sviluppato assai chiaramente nella Sirenetta. Il vecchio Re del Mare aveva ceduto alla strega il suo tridente d’oro – simbolo della regalità, del potere indissolubilmente legato alla saggezza, alla luce – barattandolo con la vita della figlia. In quel preciso istante tutte le creature marine sono trasformate in vermi. Dopo che la strega sarà stata uccisa dal principe Erik, l’umano innamoratosi della sirena Ariel, il tridente, lasciato cadere dalla strega moribonda, torna ai piedi del vecchio re che, impugnatolo, ritrova le antiche fattezze, e assieme a lui tutti i suoi sudditi. Se da ciò possiamo ricavare un insegnamento, mi pare che esso sia il seguente: la Luce, intesa anche come potestà di comando, non può essere affidata a mani che non sono degne di riceverla, e di tanto ognuno di noi dovrebbe ricordarsi in tutte le occasioni della vita, anche e soprattutto in quelle ‘profane’. Alla fine sarà poi proprio il re Tritone, dapprima così diffidente verso gli umani, a trasformare in donna la sirenetta sua figlia e concederla in sposa al principe, rammentandoci così che amare una creatura non significa tenerla perennemente legata a sé, bensì favorire l’armonioso sviluppo della sua personalità per metterla in condizione di scegliere con cognizione di causa.

Ci sia infine permessa un’ultima considerazione, sulla magia. L’argomento meriterebbe uno studio più approfondito, ma non è questo il momento per una trattazione esauriente. Mi limiterò, perciò, a un breve accenno sul tema, sperando che le seguenti riflessioni siano di stimolo a chi voglia approfondirlo. Dal latino magis – di più, maggiormente – magus è, in ambito esoterico, colui che lavora alla trasformazione del proprio io interiore, non già chi si avvale dei poteri segreti della Natura per trasformare bastoni in serpenti e suscitare ammirazione fra gli increduli, come faceva Simon Mago. Per gli alchimisti, la trasmutazione del piombo in oro era essenzialmente simbolica: in realtà essi miravano a un’altra metamorfosi, ben più impegnativa ma tanto più feconda: il disvelamento del divino che è in ciascuno di noi. Chi riesce in questa impresa consegue la Bellezza nell’accezione archetipa del termine. Così la Sirenetta, oppure la stessa Biancaneve, a trasformazione avvenuta, estasiate dalla bellezza che le circonda, provano una gioia prima sconosciuta, laddove Grimilde, la malvagia regina che, accecata dall’invidia, prepara la mela avvelenata con la quale uccidere Biancaneve, è costretta a perdere la propria bellezza esteriore e a diventare una vecchia deforme e ributtante sol per sperare di riuscire nell’impresa. Siamo così giunti alla fine della pellicola e, con essa, delle nostre riflessioni. Resta da esaminare il tema della trasformazione, o meglio, più specificamente, della rinascita, eloquentemente descritto inBiancaneve. La fanciulla, in sonno, dunque in condizione di profanità, è adagiata in una bara di cristallo e di oro, simboli alchemici, rispettivamente, di purezza e di eternità. Nani e bestie la piangono, accomunati dal dolore. La risveglierà il Principe, con un bacio di Vero Amore, e insieme si dirigeranno a ‘oriente’ dove si staglia, confusa fra le nubi, una costruzione dai caratteri non ben definiti, dunque ‘imperfetta’, ma dalla quale ogni spettatore si sente nondimeno attratto, affascinato dal suo fulgore di Luce.”

Non soddisfatto delle argomentazioni fin’ora portate ritengo doveroso proporre altri esempi di come la cartoonistica moderna sia permeata di esoterismo massonico, passo a citare esempi forse più concreti di quelli fin qui esposti. E’ di esempi fin troppo espliciti che sto per scrivere. Partiamo con il primo:

E’ una serie di cortometraggi animati muti il cui protagonista è Bobby Bumps, prodotti dalla Bray Productions dal 1915 al 1925, di proprietà della Paramount Pictures.
La puntata che ci interessa fu pubblicata nel 1916 col titolo “Bobby Bumps apre una Loggia” [Bobby Bumps starts a Lodge],
qui di seguito il video del 1916: http://www.youtube.com/watch?v=A7N-ilRAR04

Qui la locandina della puntata “massonica”:

La trama vede protagonista Bobby nel convincere un amichetto ad iniziarsi nella sua Loggia, gli regala un grembiule e lo benda per l’iniziazione, proprio come prevede la ritualità massonica.

L’amico di Bobby non ci sta ad iniziarsi nella sua loggia, fugge per la campagna e la foresta inseguito dal massone Bobby. Giunti ad un dirupo l’amico di Bobby viene attaccato da un orso. Bobby salva l’amico solo a condizione ch’egli dopo s’inizi alla sua loggia massonica:



Alla fine i due amici vengono iniziati insieme alla massoneria, infatti la ritualità massonica prevede un periodo di cecità iniziatica anteposto all’iniziazione vera e propria:

Passiamo ora al secondo esempio d’inizio 900, s’intitola Bimbo’s Initiation [iniziazione di Bimbo] ed è del 1930.

Qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=RFrBG4xyaF8

Il cartone animato è davvero molto scuro e bizzarro, ma basta una minima conoscenza del simbolismo massonico per rendersi conto che il cartone è tutto sulle società segrete e le tribolazioni che un iniziato deve passare per essere accettato.

All’inizio del cartone animato, Bimbo (un nome azzeccato per un non-iniziato?) cammina lungo la strada senza curarsi di ciò che accade attorno a lui. Improvvisamente, Bimbo cade in un tombino/trappola, tanto che è lo stesso Topolino a intrappolarlo all’interno mettendo un enorme lucchetto.
Strano come questo personaggio sia il reclutatore che porta all’iniziazione Bimbo.

Bimbo si trova nella tana sotterranea di una strana società segreta composta da uomini mascherati con le candele in testa (che simboleggia l’illuminazione?).
Uno gli chiede: “Vuoi essere un membro? Vuoi essere un membro?”. Quando Bimbo risponde “NO!”, viene mandato in delle camere che richiamano le varie prove che vengono imposte ai nuovi iniziati nelle reali società segrete.

A un certo punto, quando si trova nella stanza in cui ha i piedi incollati al pavimento e una candela sta bruciando la corda che tiene sopra la sua testa un pannello pieno di spunzoni, Bimbo è indotto a pensare che sarebbe morto. Le esperienze pre-morte hanno fatto parte delle iniziazioni alle società segrete fin dall’antichità.

Nella prova della “Porta del Mistero”, (scena in cui si trova di fronte a 4 porte) Bimbo affronta importanti simboli associati a società segrete: Skull & Bones e il numero 13.
Dietro la porta della Skull & Bones c’è uno specchio, dunque aprendola si trova di fronte a sé stesso.
<<La cerimonia di iniziazione al primo grado prevede una domanda fatta al profano nella quale si chiede:
” Talora foste accettato nella Loggia, riconoscerebbe colui che fino ad oggi ha ritenuto come suo nemico come fratello?”
Alla risposta positiva seguirà questa affermazione:
“Adesso vi mostreremo chi è il vostro peggior nemico”.
Tolta la benda, gli si offrirà la sua immagine riflessa nello specchio.>>
Dietro la porta numero 13 invece trova uno scheletro che parla al telefono. Il numero 13 è anche legato ai tarocchi con la carta della morte di cui il significato principale è relativo al cambiamento. Può essere interpretato come il mondo materiale in contatto con l’aldilà.
Inoltre il numero tredici nella numerologia esoterica indica la rottura dell’armonia, incarnando il disordine. Infatti, è il numero che con l’aggiunta di una unita al dodici, interrompe la ciclicità, obbligando ad una trasformazione radicale. Il significato del tredici è negativo, infatti è detto aritmico, rompendo la legge dell’equilibrio e della continuità.

Bimbo, dopo essere riuscito a prendere la bicicletta, entra in una stanza dal pavimento massonico, nella quale al centro vi è una piscina piena d’acqua.
Quando apre la porta per uscire dalla stanza, scopre che dietro ce n’è un’altra. Continua fino a che non ha aperto altre 7 porte. Anche il 7 è un numero esoterico molto importante. Il numero sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico. Considerato fin dall’antichità un simbolo magico e religioso della perfezione, perché era legato al compiersi del ciclo lunare.

Durante le sue prove terrificanti, Bimbo impara a conoscere la natura illusoria del mondo materiale, un concetto fondamentale comunicato nelle iniziazioni occulte.

Mentre scappa nel corridoio con delle lame dentate che si chiudono dietro di lui, ad un certo punto si trova con il cuore in mano. Questa simbologia è ricorrente nella massoneria e nella fase d’iniziazione alla massoneria l’iniziato deve dire:
«che il mio cuore venga strappato se tradisco i segreti»

Dopo che Bimbo si è rifiutato ripetutamente di diventare membro della massoneria, viene sedotto da Betty Boop, che gli fa capire che se accetterà, avrà successo e donne. A quel punto Bimbo accetta di buon grado.

Questi appena esposti sono solamente due degli esempi più lampanti d’iniziazione massonica presente nei cartoni animati d’inizio secolo. Non sembra esserci motivo per stupirsi del fatto che con il passare degli anni la simbologia e i riferimenti esoterici siano sempre più presenti nell’industria culturale per giovani e giovanissimi.

 

 

4 Commenti a "Walt Disney, cartoni animati e Massoneria [Foto e Video]"

  1. #Gaetano Barbella   13 giugno 2014 at 3:37 pm

    Un curioso “Graal della Spugna” americano, dobbiamo crederlo?
    Che il mondo dei cartoni animati sia un magnifico filone sfruttato dalla massoneria o da ordini similari, non fa meraviglia, perché è quanto di meglio per diffondere le loro filosofie misteriche per disporle in chiave essoterica e così esercitare il potere sulle masse.
    Ed è risaputo che non c’è favola del passato che non abbia avuto radici esoteriche e non farebbe meraviglia che per un cartone animato che spopola del momento – mettiamo –, SpongeBob SquarePants, immaginare – almeno questo – che i loro autori non vi abbiano fatto qualche pensierino. Ciò non toglie che per le strane “coincidenze significative” (vedi la “sincronicità” di Carl Jung) non vi trovi appoggio l’esoterismo, di qui ecco che compare un simbolico essere tale da lasciare di stucco qualsiasi studioso di simili fenomeni. Le cose di questa star dei fumetti valicano il senso della curiosità al punto da indurre molti suoi fans persino a domandarsi sulla religione da lui professata.
    Come appena accennato l’unica via per rispondere a questa domanda è trovare dei nessi esoterici, sulla via del simbolo e dei segni, cui si potrebbe rimandare il nostro SpongeBob SquarePants di matrice americana. Perciò tento questa scalata partendo dalle peculiarità che sembra mostrare di sé e vediamo come.

    SpongeBob è una spugna la cui forma è dettata dal pantalone a sua volta di forma quadrata. Questo è il punto di partenza n.1;
    n.2, è un bravo ragazzo;
    n.3, la sua casa è a forma di ananas;
    n.4, e questo conta molto in esoterismo, SpongeBob non si separa mai dall’amico Patrick Stella che è una stella marina;
    n.5, è significativa, sempre per ragioni esoteriche, la presenza del Re Nettuno al quale viene rubata la corona;
    n.6, SpongBob e Patrick Stella si propongono di trovarla a costo di gravi pericoli;
    n.7, dulcis in fundo, il mondo in cui si svolge la vita di questo cartone & c. è il mare, giusto l’elemento caro agli esoteristi, il mondo astrale che gli ermetisti chiamano “mare”, ma è simbolicamente anche una pietra e con diversi altri nomi.

    Detto tutto questo, ora si va ai riscontri per trovarvi i nessi esoterici-religiosi e li troviamo nel cristianesimo.
    La spugna è il primo simbolo che è parte integrante dello scenario della crocifissione di Gesù sul calvario. Riporto di seguito il trafiletto interessato tratto dal Vangelo di Giovanni 19,25-27:
    « Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò. ».
    Dunque occorre dire che l’aceto offerto dai soldati romani, probabilmente era una bevanda in uso nell’antica Roma che, per via della sua economicità, era diffusa presso il popolo ed i legionari.
    Quando a Gesù, agonizzante sulla croce, venne offerto aceto dai soldati romani, probabilmente si trattava di questa bevanda che si chiamava posca [http://it.wikipedia.org/wiki/Posca].
    Di conseguenza il gesto dell’offerta a Gesù di questa bevanda indurrebbe a ritenere che essi abbiano compiuto un atto misericordioso e non un accanimento nei suoi confronti.
    Ecco il primo chiaro riferimento a SpongeBob in quanto ha il corpo fatto di spugna, appunto. Non solo, ma l’altro fatto, ossia che la spugna sia imbevuta della bevanda dissetante ed economica, ci riporta all’ultima cena di Gesù con gli apostoli allorché Gesù istituì il rito centrale della Santa Messa. La spugna in questa ottica diventa una sorta di calice, ovvero un sacro Graal!
    In quanto alla Chiesa istituita da Gesù, simboleggiata per mezzo di una pietra, e ben evidente ancora il riferimento alla conformazione corporea e dei pantaloni di SpongeBob simile ad un parallelepipedo in evidente accostamento alla “pietra scartata dai costruttori”, altro simbolo di Gesù Cristo. Ma la “pietra” è anche simbolo della Chiesa di Cristo.
    E poi occorre rilevare che il gesto della spugna imbevuta di aceto ha coinciso con l’ultimo momento in vita di Gesù, perché subito dopo esalò l’ultimo respiro e morì. Quasi a preconizzare un occulto passaggio di “consegne” per rimandare appunto a SpongeBob un successivo intervento nel mondo che sarà dopo alla sua fine (si badi però, che SongeBob è solo un simbolo, anche se è paradossale concepire una simile concezione).
    Poi va analizzato un altro versetto evangelico che precede quello già citato e che è questo (Giov. 19, 23-24):
    « I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. »
    Ora è interessante rilevare un simbolo assai significativo. Le vesti di Cristo che i soldati romani divisero per quattro, possono benissimo rappresentare i pantaloni quadrati di SpongeBob e la tunica all’indumento destinato al Re Nettuno simile ad un Dio che non avrà più bisogno della corona potendo ottenere l’aureola come quella dei santi e di Gesù stesso. Naturalmente gli esegeti della Chiesa di Gesù non se ne abbiano se ho spinto sino a tal punto il significato sul mistero delle vesti di Gesù spartite fra i soldati romani. Ma si tratta di un adattamento di animazione di cartoni che hanno la funzione di servire da metafora con possibili ipotesi di eventuali progetti salvifici divini. Giusto perché è stato promessa la vita eterna ai buoni e retti da Gesù Cristo, su un’altra terra in cui non ci sarà il “mare”. Nell’Apocalisse di Giovanni, Ap.21,1 viene detto:
    « Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. ».
    È possibile interpretare il termine “mare” come riferimento al mondo astrale in stretta relazione col corpo astrale facente parte della costituzione occulta dell’uomo. È più che comprensibile che i “risorti”, meritevoli della vita eterna, ossia coloro che hanno condotta una vita perfetta, non abbiano più bisogno del corpo astrale oltre al resto inferiore che servono per la rigenerazione vitale.
    Resta un ultimo segno e simbolo relativo a SpongeBob, quello che riguarda la sua casa a forma di ananas. Questo frutto esotico, ci ricorda la pigna degli abeti, con dentro i pinoli e il passo è breve per trovarne tanti corrispondenti simboli, che prevalentemente sono di origine pagana, ossia del tempo prima dell’avvento della religione di Gesù.
    La pigna è un simbolo che ripercorre molto spesso l’architettura romana e che è rimasto infiltrato anche nel simbolismo cristiano. Il significato più chiaro che possiamo trovare è quello che la associa allo “0”, quindi all’uovo cosmico, alla nascita, al principio. Così come l’uovo è anche simbolo dell’anima, è facile trovare la pigna nei vecchi cimiteri, o sui cancelli di ingresso delle ville patrizie. Non meraviglia perciò scoprire una bella pigna in marmo proprio in un cortile del Vaticano che va sotto il suo nome. Ecco giusto un significavo legame con la casa di SpongeBob destinato alla missione che sappiamo.
    E veniamo al simbolo riservato a Patrick Stella, l’amico inseparabile di SpongeBob. Egli è una stella marina di cui il numero cinque può benissimo legarsi ai cinque pezzi di stoffa delle vesti di Gesù. Inoltre sappiamo della stella che servì ai tre re magi per arrivare a Betlemme per adorare il Bambino Gesù, come dire dov’è Patrick Stella là si trova SpongeBob.
    Resta la sorpresa di vedere, il nostro SpongeBob & C. sulla “nuova terra” preconizzata nell’Apocalisse. Di qui « la nuova avventura per la spugna di mare più celebre al mondo! Ecco il primo teaser poster italiano di Spongebob – Fuori dall’acqua, il film in 3D che uscirà a Natale 2014 e pronto a divertire il pubblico di tutto il mondo con le avventure di SpongeBob, Gary, Squiddy e Patrick ».
    Si tratta di una frase che ricorre sul web in questi giorni.
    E per concludere in favore di SpongeBob SquarePants vale il significato comune del gesto di “gettare la spugna” che è come dichiararsi vinto, ma la stessa cosa si può dire della “Pietra scartata dai costruttori”. E allora, noi che ormai sappiamo quanto sia prezioso SpongeBob, simile ad una singolare “pietra”, vogliamo fare come i “cattivi costruttori” al tempo di Gesù?
    Resta da dimostrare la fondatezza della concezione graalica della spugna imbevuta di aceto offerta al Gesù morente sulla croce. Nulla di tanto difficile perché è un’ipotesi sostenuta nel libro “Il Graal. Re Artù, i Cavalieri del Parsifal”. Edizione 1996 DEMETRA Srl. Riporto questo trafiletto che ne parla:
    .
    Prima di concludere, è saggio fare una considerazione sulla valenza religiosa della spugna imbevuta di aceto offerta a Gesù morente. Sta di fatto che la Chiesa di Roma non dà alcun peso a questo fatto, quasi a supporre che non fu un gesto di misericordia dei soldati romani verso il Signore. E se così, veramente, fosse, il cartone SpongeBob SquarePants diventa una mistificazione esoterica…
    In quanto alla fondatezza delle mie “immaginazioni” sul conto di SpongeBob SquarePants, può essere che gli autori di questo cartone, in realtà, non abbiano mai pensato ad una messa in scena esoterica in merito, tuttavia, per le misteriose e imperscrutabili vie del mistero, vi si è disposto l’azione di forze combinate di un mondo parallelo (di natura astrale) che ha agito con le delicate leve di una sorta di “entanglement quantistico” (o correlazione quantistica). Si tratta di un fenomeno quantistico, privo di analogo classico, in cui ogni stato quantico di un insieme di due o più sistemi fisici dipende dallo stato di ciascun sistema, anche se essi sono spazialmente separati. Viene a volte reso in italiano con il termine “non-separabilità”.
    Esso implica la presenza di correlazioni a distanza tra le quantità fisiche osservabili dei sistemi coinvolti, determinando il carattere non locale della teoria.
    Il termine “entanglement” (letteralmente in inglese groviglio, intreccio) fu introdotto nel 1935 da Erwin Schrödinger, in una recensione del famoso articolo sul paradosso EPR. [http://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement_quantistico]
    Essotericamente l’entaglement ha la sua base culturale nella psicologia e nella fisica quantistica, e esotericamente risiede tutto in un fare occulto su cui si fondano le basi delle scienze ermetiche-alchemiche.

    Gaetano Barbella
    http://www.webalice.it/gbarbella/

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  2. #Gaetano Barbella   13 giugno 2014 at 3:48 pm

    Mi sono accorto che manca qualcosa, vedi “Riporto questo trafiletto che ne parla”:
    <>.

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    • #Gaetano Barbella   13 giugno 2014 at 3:51 pm

      Manca questa frase, vedi “Riporto questo trafiletto che ne parla: <>.

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  3. #Gaetano Barbella   13 giugno 2014 at 3:53 pm

    Per Antonello da Piacenza la preziosa reliquia sarebbe consistita in una coppa di onice; per Arculfo in un calice d’argento a due manici, contenente la spugna con cui venne dato da bere l’aceto a Gesù sulla croce. Beda il venerabile (675-735) ribadisce l’informazione registrata da Adamanno, compreso il fatto che il recipiente avrebbe avuto la capità di un ‘sestario gallico’. Secondo alcuni studiosi si potrebbe individuare in questi dettagli l’origine della valenza eucaristica nella successiva simbologia del Graal, perché la forma e la capienza del vaso «lo rendevano molto simile ai ‘grandi calici ministeriali’ di cui si serviva nei primi secoli del Cristianesimo per distribuire l’Eucarestia alla moltitudine dei fedeli » (L. Charbonneau-Lassay). Ma, all’arrivo dei Crociati, questo vaso non si trovava più a Gerusalemme e forse qualcuno riteneva che potesse essere confluito nel patrimonio straordinario di reliquie conservate a Bisanzio (vedi pp. 46-47).

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