Agnoli risponde a Radio Spada. Dibattito sul mondo prolife italiano

Qui l’ultima lettera di Dal Bosco da noi pubblicata, che ha in larga parte originato questo dibattito.

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Ringrazio Massimo del suo articolo, interessante e garbato e delle sue precisazioni rispetto ad altri articoli. Rispondo in poche righe perché temo che si finisca per arrotolarsi nelle parole e per fare filologia accademica.

La mia contrarietà alla legge 194 è abbastanza nota. Non solo per le vicende giudiziarie (i processi subiti), la storia familiare (il padre che ha proposto per primo il referendum abrogativo nel 1979 e lo zio che ha scritto il massimale nel 1981), gli scritti vari, ma anche per il fatto di aver fondato la marcia per la vita, che nelle 3 edizioni passate, ha sempre avuto un linguaggio chiaro e netto. Non ho visto nessun giornale equivocare le nostre posizioni.

Quanto agli articoli incriminati, quando Massimo scrive: “Se dunque si vuole attaccare la legge 194, se si vuole mettere fuori legge l’aborto, non è dal presunto abortismo umanitario che si deve partire”, sfonda una porta aperta. Sia perché ho scritto chiaramente – come pure hanno fatto gli amici Puccetti e Carbone (con una storia, una competenza, un ruolo nel mondo pro life ben più importante del mio: chi le scrive le relazioni tecniche per i Giuristi per la vita? Chi fa le battaglie decisive sul codice deontologico medico ecc.? In Italia c’è un nome su tutti, in questo campo: Renzo Puccetti)-, che l’abortismo umanitario “è l’abortismo ipocrita di chi ci spiegò che la legge 194 in verità altro non sarebbe servita che a salvare le donne uccise dal clandestino, in pochi e ben determinati casi”; sia perché tutto l’articolo sostiene che vi sono “più obiettivi” da perseguire insieme.

Uno, il primo, il più importante è proprio l’abolizione della legge 194! Lo abbiamo detto e ridetto in mille modi, senza mai dire che per farlo si debba “partire dal presunto abortismo umanitario”. Sarebbe una affermazione del tutto sciocca.

“Più obiettivi”, però, perché accanto a questo, il principale, ve n’è un secondo: il salvataggio di quante più singole vite possibile, da effettuare mentre la legge 194, nostro malgrado, esiste; da effettuare nonostante la legge 194, usando tutti i pertugi che essa concede. Lottare per l’abolizione della legge e nello stesso tempo utilizzare i pochi paletti che ci sono nella legge e cercare di ampliarli, per salvare le singole vite, ora come ora, oggi come oggi, è, come ha scritto Marisa Orecchia, in un articolo inutilmente polemico, quello che i Cav migliori fanno da sempre (“Da sempre la politica del carciofo è la strategia prevalente attuata dai volontari per la vita che per sottrarre bambini all’aborto si sono impegnati in ogni direzione, cercando di aggregare attorno all’obiettivo di contrastare l’aborto, persone, associazioni, costruendo case di accoglienza, inventando telefoni di pronto soccorso, istituendo progetti per sostegno economico e via dicendo”, vedi Riscossa Cristiana) . E’ quello che fanno, con successo gli americani: lottano contro la sentenza assassina, senza se e senza ma, e nel contempo salvano qualche bambino con l’assistenza e chiudendo le cliniche che fanno la più piccola infrazione della legge.

E’ quello che si sta facendo ora in parlamento, da parte di alcuni deputati e tecnici cattolici, di fronte agli attacchi della sinistra e dei grillini all’obiezione di coscienza e per l’introduzione della Ru 486, gradatamente, nelle farmacie. Impedire la demolizione dell’obiezione di coscienza, e impedire l’arrivo in farmacia della pillola abortiva, con relativo, inevitabile, incremento degli aborti, non significa certo lodare o apprezzare la legge 194, benché sia tramite essa, ora come ora, non potendo fare altro, non avendo altre armi, che questa singola e momentanea battaglia si può vincere. La legge 194 infatti prevede l’obiezione di coscienza e prevede l’ospedalizzazione dell’aborto. In battaglia ci si difende e si attacca. Si fanno entrambe le cose.

Quanto alla parte dedicata più esplicitamente al sottoscritto, l’accusa è semplice: ho invitato al convegno pre-marcia Assuntina Morresi e Bruno Mozzanega. Il punto, è chiaro, è tutto qui. Dati questi inviti, butterei a mare la chiarezza di sempre. Sono semplificazioni. Come semplificazioni sono i giudizi trancianti ed ingiusti riguardo due persone degne di grande rispetto, ignorando la maggior parte delle loro battaglie e inchiodandoli a definizioni in buona parte eccessive del loro pensiero. In primo luogo si dimenticano le lotte che conducono ogni giorno, non solo a parole, su vari fronti (almeno dal 1981, visto che entrambi sono stati attivi nella lotta referendaria contro la legge 194). In secondo luogo, evidentemente un convegno in cui 2 relatori su 30 non avessero una visuale al cento per cento compatibile con la nostra sull’aborto, non danno la linea alla marcia né al convegno. Devo ricordare la partecipazione di Mozzanega a convegni di Federvita Piemonte e Comitato Verità e Vita? Oppure il suo essere stato organizzatore di un famoso convegno all’Università di Padova (alla cui gestazione collaborai in qualche modo), in cui parlarono Mozzanega stesso, io, Mario Palmaro e Cinzia Baccaglini? Fu un convegno storico, in un’aula universitaria, organizzata da un professore che sa bene cosa significhi, per la sua carriera, dire certe cose in università. Oppure vogliamo ricordare le sue audizioni per aiutare i Giuristi per la Vita a comprendere il problema della contraccezione d’emergenza? Gli elogi da questi ricevuti? Condanniamo tutti come complici? Come inquinatori dell’ortodossia pro life?

Non credo che dialogare, se così si può dire, con persone che non condividono al 100 per cento ogni posizione sia un delitto.

Tanto più che nessuno delle due persone citate parlerà di aborto. Mozzanega parlerà di contraccezione abortiva: non solo è il più grande esperto in Italia sul tema, ma è anche quello che quasi in solitudine ha combattuto e combatte al riguardo. Sia da un punto di vista scientifico che politico (in quanto chi fa la battaglia in parlamento si giova dei suoi studi e delle sue audizioni). Dove si parla di contraccezione abortiva in Italia c’è un nome, per competenza e per chiara opposizione (espressa anche nelle aule d’università): Bruno Mozzanega.

Quanto all’amica Assuntina, con cui in passato abbiamo anche discusso apertamente, è una donna che si batte tutti i giorni su mille campi, non solo con articoli, ma anche in vari altri modi. Con generosità, coraggio, competenza, e risultati molto concreti in sede politica (sia a difesa dell’obiezione di coscienza, che per evitare la Ru 486 in day hospital e poi in farmacia ecc.). Credo di poter dire che senza di lei e alcune altre persone sotto il governo Letta avremmo visto altri cedimenti importanti.

Detto questo, anche lei parlerà d’altro: di uteri in affitto. Di ideologia del gender. Avrei potuto chiamare anche l’esperto in audiovisivi, calunnie e anatemi, ma sapevo, per averglielo chiesto già in passato, che su questi temi pericolosi preferisce non esprimersi. Per prudenza… Così troverete, nel web, sul tema suoi contributi molto interessanti (da me richiestigli), ma rigidamente sotto pseudonimo: Bob de Silva, Silvano Roberti ecc…

Insomma, niente paura: il convegno del 3 sarà bellissimo come quelli passati, e chiarissimo nel suo messaggio. Al Regina Apostolurum ci sarà, come negli anni scorsi, il meglio della bioetica italiana (io no, stiano tranquilli i preoccupati… non ho mai parlato, neppure negli anni precedenti, perché non ho la stoffa e la competenza degli altri invitati). Del resto, se l’albero si vede dai frutti, in 3 anni sono nati marcia, Giuristi per la Vita e Notizie Pro vita. 

 

di Francesco Agnoli

2 Commenti a "Agnoli risponde a Radio Spada. Dibattito sul mondo prolife italiano"

  1. #Elisabetta Frezza   29 marzo 2014 at 4:48 pm

    Ai Giuristi per la Vita non risulta che Puccetti scriva “le relazioni tecniche per i Giuristi per la Vita” nè che Mozzanega tenga “audizioni per aiutare i Giuristi per la Vita” ricevendone gli elogi.

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    • #Vittorio Baldini   9 maggio 2014 at 11:03 pm

      Piuttosto ci risulta che alla forsennata stesura di insulse provocazioni di Dal Bosco, Agnoli abbia risposto con garbo e pertinenza. E alla quale risposta sono seguiti ulteriori entrate a gamba tesa e spasmodici parallelismi con Baudo.
      Tipico fare di chi sta perdendo. Ci mediti sopra, ne avrebbe da insegnare anche a quelli de Il Manifesto…

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