ECCO L’ABORTO PRO-LIFE

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Cari Amici di Radio Spada,

chiedo ancora una volta ospitalità al Vostro sito per parlare della sempre più preoccupante situazione di quell’Italia che – in teoria – si dovrebbe battere per la Vita.

Domenica 23 febbraio è comparso sul noto sito cattolico La Nuova Bussola Quotidiana un articolo che potrebbe rappresentare un punto di svolta epocale nella storia del movimento pro-life italiano.

Si tratta di Mondo pro-vita: punti fermi e strategie chiare. Più che un articolo, è (lo si capisce sin dal titolo) un manifesto. Un manifesto che ha ambizioni di definire tutto il mondo pro-life italiano secondo delle categorie folli. Chi non sottosta ai diktat dell’articolo, viene detto, può considerarsi fuori dalla battaglia antiabortista.

Gli autori sono tale Renzo Puccetti, un dottore legato ad Alleanza Cattolica con qualche pretesa di leadership pro-vita non sempre corrisposta, e il domenicano Padre Giorgio M. Carbone. Ammettiamo subito che non ci è chiaro, leggendo il testo, se il Padre Carbone sappia davvero quanto ha controfirmato, essendo che in fondo al testo vi sono incluse questioni “personali” da cui il Puccetti ad occhio non riesce proprio a liberarsi.

Nel pezzo, che non pochi trovano fumoso non capendone il messaggio di fondo, si stabilisce che il mondo pro-life debba battersi per l’aborto.

Se non avete capito, se vi sembra una contraddizione folle, non siete soli.

Purtroppo questo c’è scritto e poco si può fare per convincerci del contrario. Chi si impegna per la Vita, ci viene detto, deve impegnarsi a riconoscere quanto di buono c’è nell’«abortismo umanitario», distinto dall’«abortismo libertario» invocato dalle femministe e dai radicali. La neolingua merita qui una spiegazione: «l’abortismo umanitario è definito come quella teoria che “ritiene la soppressione del nascituro un male […], ma talvolta un male necessario” ed “esige quindi (o almeno secondo logica dovrebbe esigere) un controllo da parte di terzi e una qualche sanzione per chi vi si sottragga e si procuri l’aborto senza le giustificazioni previste; tende (o dovrebbe tendere) a prevenire l’aborto aiutando in ogni modo la madre”. L’abortismo umanitario produce quindi, per definizione, un aborto condizionato».

Il lettore non si preoccupi: la novità di questa idiozia contraddittoria è molto relativa. L’«abortismo umanitario» altro non è che una riedizione dell’«aborto minimale», del mantra «la-194-è-una-buona-legge-se-completamente-applicata», del cedimento assassino in cui sono scaduti tutti, dal Movimento per la Vita di Carlo Casini, ai parlamentari e giornali cattolici, ad una buona porzione delle gerarchie ecclesiastiche. Ricordiamo infatti che la 194, legge che è costata in 35 anni un decimo della popolazione italiana, fu l’unico caso al mondo di legge abortista licenziata da un governo democristiano (per quanto ci riguarda, Andreotti ora potrebbe stare finalmente con Belzebù, quello vero).

Sì, il sempiterno refrain del cattolico tiepido: «No all’aborto, ma…».

L’operazione neolinguistico-orwelliana tentata dal Puccetti e dal Carbone è solo questa: dare all’accettazione dell’aborto presso i cattolici un nuovo nome. «Abortismo umanitario» è di per sé una contradicio in adiecto, poiché se (lo insegna ancora il Catechismo?) l’aborto è omicidio, allora questo equivale ad un «omicidio umanitario». Il dottore e il frate inneggiano all’omicidio, e ciò fa di loro degli apologeti del Male, o ancora peggio: perché di questo Male – che è, senza dubbio alcuno, il male assoluto – costoro si fanno giustificatori, preparando questa mascherata atta a dissimularne la natura infernale. In questo, l’operazione tentata dal duo è mostruosamente più pericolosa di qualsiasi attività svolta dai Radicali, in quanto questi ultimi sulla loro natura non mentono, non confondono le acque, soprattutto non possono parlare dall’interno del mondo cattolico e pro-life.

Questa apologia di strage, cioè la difesa della 194, è dichiarata con forza: «L’aborto sancito dalla legge 194 è un abortismo umanitario. È anche questa una verità. La donna non può abortire oltre il limite di sopravvivenza del feto al di fuori dell’utero materno. La donna non può abortire recandosi dal suo ginecologo di fiducia, la donna non può rifiutarsi di ascoltare le eventuali alternative che il medico è tenuto a presentarle prima di rilasciarle il documento e tranne i casi in cui l’aborto segue la procedura cosiddetta d’urgenza, la donna è tenuta ad attendere 7 giorni dal momento del rilascio del documento, prima di potere abortire (88,4% dei casi nell’ultimo anno)». Il carattere umanitario di questo processo è chiaro a tutti: si dice alla madre che potrà uccidere suo figlio solo dopo 7 giorni e solo dopo averle detto che ha delle alternative (quali? Le si dice, tipo, «non uccidere»?). La follia galoppa: pensate all’omicidio umanitario in versione adulta. «Voglio uccidere Pinco Pallo». La buona legge 194 “pienamente applicata” non mi vieta di farlo: aspetta 7 giorni, durante i quali ti consigliamo delle alternative (!?!), poi se proprio vuoi va pure e squartalo, succhiane via i pezzi con l’aspiratore e getta il tutto nella spazzatura.

Se non lo avete ancora capito, quello che sta andando in onda qui è piuttosto allarmante: una nuova OPA morale dell’abortismo su quella parte del mondo pro-life che mai si è voluto piegare al compromesso, alla dottrina del male minore, che non si è mai mossa dall’idea che riguardo la 194 non vi sia altra cosa da fare se non la totale ed incondizionata abolizione.

Il geniale duo di filosofi dell’assassinio umanitario, infatti, avverte che potrebbe essersi spinto un po’ in là, e pre-sente che qualche sopracciglio possa qui alzarsi. «Attenzione, qualcuno con la mente poco lucida potrebbe essere tentato dall’interpretare quanto affermiamo come cedimento al compromesso con l’aborto, una concessione a compiere il male minore. Chi lo sostiene ha ragione a ricordare che se si vuole compiere un atto virtuoso e quindi eticamente lecito non si potrà mai scegliere il male minore, in quanto male minore. Ma ha torto quando volesse applicarlo al nostro caso perché amputa la dottrina cattolica. Sant’Alfonso, dottore della Chiesa e patrono dei teologi moralisti, lo specifica chiaramente: “tra due mali non se ne può scegliere nessuno”. Insieme a questo Sant’Alfonso dice: “è lecito persuadere a compiere il minor male se l’altro è già determinato a compierne uno più grande. Il motivo è che allora colui che persuade non cerca il male, ma il bene, cioè l’elezione del male minore”».

Chiaro, dimenticarci di Sant’Alfonso è amputare la dottrina cattolica. «Troveremmo ridicolo ancorché blasfemo annoverare [Sant’Alfonso] fra i compromessi al male». Insomma ci pare di capire che è Iddio stesso a volere il compromesso, e senza Sant’Alfonso e questa sua nebbiosa lettura non esisterebbe la Chiesa Cattolica. Accidenti: a questo punto mi sa che ci toccherà anche rivalutare la posizione di San Tommaso l’Aquinate sull’anima che non viene infusa al momento del concepimento: vorremo qui dirlo a bassa voce, perché magari Puccetti e Carbone poi il prossimo articolo-manifesto lo titolano «San Tommaso protettore della 194», come da sempre fa l’antinatalista del Corriere Giovanni Sartori.

Il compromesso, la tara genetica che il mondo cattolico italiano – ecclesiastico o democristiano che sia – si porta indefinitamente addosso dalle macerie del dopoguerra, è qui reso appettibile persino da una teologia – quella di Sant’Alfonso – il cui rifiuto ci renderebbe automaticamente «ridicoli e blasfemi».

Inutile dire che blasfemi e soprattutto ridicoli siano invece i due propalatori del genocidio umanitario, che corredano la spiegazione con l’immancabile statistica americana e con una contorta metafora scientifica («L’abortismo umanitario è assimilabile a quello che in medicina è conosciuto come una molecola che si comporta da agonista parziale del recettore») come ricorrente negli scritti del Puccetti, che così può sventolare sotto il naso del lettore la sua laurea in medicina («Lo spieghiamo per i non medici…»).

Ridicoli e letteralmente vicini al versante della blasfemia, i due incredibili bioeticisti lo sono anche per la scelta dei loro numi ispiratori. «In un testo del 1976, Abortismo libertario e sadismo, il professor Luigi Lombardi Vallauri distingue tra aborto (…) e abortismo (…). All’interno dell’abortismo sono delineati tre filoni, l’abortismo libertario, umanitario e totalitario». Apprendiamo dunque che tutto il pistolotto descritto qui sopra, l’abortismo umanitario etc., provengono dalla penna del Lombardi Vallauri. Ora, per chi non lo conoscesse, il Lombardi Vallauri è un caso speciale, un caso umano. Cugino del gesuita direttore della sala stampa vaticana Padre Federico Lombardi, il Luigi (classe 1936) è professore di Filosofia del diritto dal 1976 al 1998 all’Università Cattolica di Milano, dove inizia ad interessarsi fra le altre cose, di mistica orientale e della tutela giuridica dei diritti degli animali (divenendo addirittura vegano). Lombardi conduce via via una sempre più accesa lotta contro i dogmi cattolici. In particolare, non gli piace l’Inferno, che sarebbe una pena « incostituzionale [in quanto] nessun atto per quanto grave può meritare una pena eterna [e perché] è contraria ai princìpi più avanzati del diritto, e specificamente del diritto influenzato dal cristianesimo, una pena che in nessun modo tenda alla rieducazione/riabilitazione del condannato». Che dire, un avvocato del diavolo strictu sensu. Il nostro prosegue con dichiarazioni di apostasia totale, arrivando a teorizzare, oramai posseduto dai demòni orientali, «il Gange dell’umanità in cui si gettava come affluente il Tevere del cattolicesimo romano» («L’Europa, violati i diritti del professore “eretico” escluso dalla cattolica», Il Corriere della Sera, 21 ottobre 2009) . La religione cattolica, in breve, è un ramo inferiore di quella hindu, buddista et similia. Il tutto dalla cattedra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I giudici ecclesiastici, dopo anni di sopportazione, lo cacciano, «per rispetto della verità, del bene degli studenti e di quello del­l’Università». Le sue posizioni, stabilisce la Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica, sono «nettamente contrarie al­la dottrina cattolica». Lui, che evidentemente non ha trovato la pace interiore promessa dai culti orientali e dalla sua «mistica laica» del «Dio che emoziona», trascina la Cattolica in tribunale e perfino davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, che nel 2009 stabilisce che i giudici ecclesiastici hanno privato del diritto di libera espressione il professore blasfemo, il quale tutto tronfietto decide di infierire sull’Università e persino sul Papato: «quando i giudici ecclesiastici mi hanno cacciato fuori dall’Università Cattolica non riuscivano a formulare l’accusa ed io ho detto: “Ve la do io, il papa è quasi infallibile nell’errare”».

Ecco, la teoria dell’«abortismo umanitario», che secondo Puccetti e Carbone dovremmo abbracciare, viene da qui. Da un blasfemo vero, da un pazzo, da un apostata, da un eretico, da un nemico della Chiesa, da un traditore.

La questione del tradimento a questo punto diventa importante per capire questa la folle mossa di questo manifesto neoabortista. Puccetti è tra gli organizzatori del Convegno all’Ateneo Regina Apostolorum che precede di un giorno la Marcia per la Vita. Una manifestazione, quest’ultima, che si basa sulla assoluta mancanza di compromessi: è forse per tale motivo che quest’anno il Convegno è stato di fatto disglobato dalla Marcia, al punto che non potrà esibirne il logo.

A suscitare scandalo in molti attivisti fu la lineup di oratori scelti da Puccetti insieme al’altro organizzatore, Francesco Agnoli. Fra di essi vi sono elementi del Movimento per la Vita (che negli anni scorsi neppure potevano affacciarsi alla manifestazione senza ingenerare polemiche roventi) come Bruno Mozzanega, le cui posizioni bioetiche sono diluite in un miscuglio tossico, come avviene in tutti i casi dei membri del MpV: Mozzanega è contro l’aborto ma orgogliosamente a favore della contraccezione e del “sesso responsabile”. Ci sono poi altri segni interessanti, come il poker ciellino formato dall’eurodeputato Luca Volontè, dal direttore di Tempi Luigi Amicone con la sua articolista Benedetta Frigerio (assai impegnati, ultimamente, nello sdoganamento di Dolce&Gabbana presso i il mondo cattolico) e infine da Riccardo Cascioli direttore della Nuova Bussola Quotidiana, il sito che ospita questo manifesto dell’omicidio umanitario. Essendo che Cascioli ha ricevuto alcune lettere di protesta dopo la pubblicazione della perla di Puccetti&Carbone, compresa anche quella del sottoscritto che è stato collaboratore della Bussola, capiamo meglio cosa ci faccia sul palco del Convegno del 3 maggio. Ci spieghiamo anche perché si sia dimenticato di rispondere a chi ha protestato, ponendo incontrovertibilmente la Bussola su questa nuova linea cripto-abortista «umanitaria». Nessun dibattito, sembra dire Cascioli, si può aprire su questo tema, perché la linea è decisa: i cattolici devono diventare «abortisti umanitari», e guai a chi si mette di mezzo.

Ma torniamo al Convegno del Regina Apostolorum. Il nome che fa più scandalo, tra chi parlerà dalla cattedra, è certamente quello di Assuntina Morresi. Sì, proprio lei: la principessa della teoria della «194 buona legge». L’infaticabile difensora di ogni compromesso di sangue, compreso quello della legge 40 (recentemente ha dato su Avvenire, che ovviamente la pubblica felice, uno spettacolo nauseante, lanciando coriandoli per il decennale di questa ulteriore legge stragista). Il Convegno del 3 maggio di quest’anno – a cui partecipa anche un sacerdote popolare come don Maurizio Botta, che porterà tanti ragazzi – si chiamerà «Dai una chance ad ogni vita». La presenza della Morresi (e non solo della Morresi) indurrebbe a modificare leggermente il titolo: «Dai 194 chance ad ogni aborto».

Tutto torna, la Morresi, abortista conclamata, viene legittimata al Convegno organizzato da Puccetti, che ora prepara il terreno scrivendo della bontà  irrinunciabile dell’«abortismo umanitario». Insomma, il tentativo di infiltrazione nel blocco antiabortista duro e puro è in stadio avanzato. E vabbè. Lo abbiamo detto, sono casi umani. Il caso di Puccetti è davvero speciale, in fondo simile a quello del suo maestro Lombardi Vallauri. In un ulteriore articolo scritto sulla Bussola qualche settimana prima («La pillola è abortiva, anche se la sua scheda lo nega»), il nostro celebrava uno studio sulla abortività della pillola del giorno dopo citando studi in materia che attestano scientificamente il danno esiziale arrecato dal farmaco maledetto. Con la sua solita boria professorale, il Puccetti si vantava che «la schiera di quanti la pensano come me, Mozzanega e Cosmi è piuttosto lunghetta». Mozzanega (il dottore anticoncezionalista del MpV di cui abbiamo parlato sopra, invitato ovviamente al Convegno) è autore infatti di un importante studio sul tema con il suo collega ginecologo patavino Erich Cosmi. E qui, ogni buon pro-life veneto salta sulla sedia. Considerato l’aborto un omicidio, e considerato che Cosmi era un non-obbiettore del reparto di ostetricia dell’Università di Padova, possiamo dire tranquillamente che dalla nostra prospettiva si tratta di un feticida seriale, quel tipo di personaggio contro il quale si deve scagliare ogni persona che abbia minimamente a cuore la difesa della vita umana. Per Puccetti, evidentemente, non è così: lo cita nel suo articolo senza spiegare chi è, e così quando un cattolico padovano (poniamo: una ragazza pentita del proprio aborto) apre la Bussola, si ritrova nominato – senza nessuna avvertenza – l’esecutore materiale dell’omicidio di tanti nascituri veneti.

In pratica, non solo l’abortismo della Morresi entra al Convegno del Regina Apostolorum, ma alle  porte si intravede in lontananza persino l’aborto vero e proprio, il feticidio materiale praticato dal Cosmi, che lavora con l’oratore Mozzanega (il quale si vede non ha niente da rimproverare al collega assassino, no) e viene citato tranquillamente dall’ampolloso Puccetti nei suoi articoli.

Il suo caso, ripeto, è speciale. Essendo ancora, per qualche motivo non facilmente spiegabile, legato alla Marcia per la Vita, c’è da pensare che la sua posizione di partenza fosse un’altra, e cioè il totale rifiuto di ogni contiguità con l’aborto e la sua legge. Qualcosa deve essere cambiato. Forse qualcuno gli ha fatto una proposta, forse si è reso conto che la carriera dentro le istituzioni cattoliche e paracattoliche ufficiali, in Italia, non la puoi fare se non baci la pantofola della 194. Quindi il suo potrebbe essere un processo lento, omeopatico, forse persino inconsapevole, di tradimento. Quando qualcuno sta per tradire – notava Carl Gustav Jung un secolo fa in Trasformazioni e Simboli della Libido  – manda segnali da tutte le parti. Lo psicanalista svizzero notava il caso descritto da Anatole France dell’abate Oegger, che si interessa morbosamente della storia di Giuda, per poi capire che in realtà sta preparando la sua apostasia (da cattolico finisce per abbracciare la Chiesa spiritista di Swedenborg).

Questo manifesto dell’aborto pro-life – che in pratica dice «se non vuoi un po’ di aborto non puoi combattere per la vita» – si conclude con un’altra excusatio non petita ed un’accento personale: «non è ammissibile l’ignoranza di chi scambia l’alleato impegnato in un settore differente come un colluso col nemico semplicemente perché non spara contro lo stesso obiettivo. Le reclute e i sottufficiali che non lo hanno ancora capito è bene che riconoscano di non essere ancora pronti al combattimento, perché possono fare grandi danni; se si ostinano è giusto ed opportuno che siano privati dell’arma della tastiera del computer e vengano rimandati al centro addestramento (se mai ne hanno fatto uno). Se invece è un ufficiale, quantunque pluridecorato, è bene che impari in fretta la lezione perché la posta in gioco, la vita di tanti innocenti, è troppo alta per lasciarla in mano ai Guido di Lusignano». Possiamo immaginare a chi si riferisca qui il testo, ma crediamo che il problema proprio l’opposto: è a Puccetti e Carbone che dovrebbero essere revocate non solo le tastiere, ma anche i titoli (può uno che ha fatto il giuramento di Ippocrate votarsi all’omicidio umanitario? Può un sacerdote di Santa Romana Chiesa controfirmare una compromissione con l’assassinio di innocenti?). È drammatico pensare che ci siano nel Cattolicesimo italiano tali personaggi. Sappiamo però che in effetti nei nostri ospedali i dottori assassini sono quasi la norma, e di sacerdoti strani in giro ce ne stanno tanti: c’è Don Mazzi, c’è Don Spritz, c’è Don Bruno Maggioni, il parroco di Limbiate che balla le canzoni dei Ricchi e Poveri sull’altare. Forse ho sbagliato ad intendere il pensiero di Padre Carbone, ma il caso di un prete che benedice l’ «omicidio umanitario» dei bambini mi pare, fra tutti quelli citati, il più grave.

E questo perché ritengo che non vada effettuato nessun compromesso, nessun contatto con Belzebul, Erode e il loro Inferno.

Roberto Dal Bosco

NOTA: Pubblichiamo la lettera che l’amico R. D. B. ci ha inviato sulla difficile situazione del movimento pro-life italiano. I toni sono appassionati e polemici, come accade quando ci si confronta in modo acceso su un tema che sta molto a cuore. Vorremo che la presa posizione di R. D. B., la quale non coincide con le personali sensibilità di tutti i nostri collaboratori, non fosse vista come una dichiarazione di guerra, ma come uno spunto di dibattito per tutti gli interessati, ai quali sin d’ora rivolgiamo l’invito a rispondere, scrivendoci.

13 Commenti a "ECCO L’ABORTO PRO-LIFE"

  1. #andrea   12 marzo 2014 at 4:05 pm

    Su Introvigne tanti hanno già sottolineato a chi è vicino.
    Su gran parte degli articoli de La Nuova Bussola Quotidiana è molto facile prendere una precisa posizione. Mi riferisco agli articoli sulla politica interna, sulla politica estera, sull’Iran, sul Libano, ed altro.
    Quello spazio ha precisi obiettivi di fondo: condurre a tratti buone battaglie, ma ad altri preponderanti e maggioritari tratti battaglie svianti, facendo leva sui buoni sentimenti dei cattolici per convogliarli su nemici che, caso strano, sono sempre i nemici dell’unica democrazia mediorientale, portando così a difendere gli amici dell’unica democrazia mediorientale.
    Di conseguenza, questa presa di posizione descritta nell’articolo, se genuinamente riportata, confermerebbe queste linee di fondo di tutta l’attività de LaNuovaBQ

  2. #"celodurismo" pro life?   12 marzo 2014 at 6:22 pm

    Sinceramente non capisco questo articolo di Dal Bosco che trovo semplicemente assurdo. Grida allo scandalo ma dove sta lo scadalo? Ma ha letto bene l’articolo sulla Nuova Bussola? Dove in che punto Puccetti dice di essere favorevole all’aborto? Dice soltanto che pur essendo TUTTI CONTRARI SEMPRE E COMUNQUE AD OGNI TIPO DI ABORTO, in questa situazione in cui siamo oggi dobbiamo lottare OLTRE CHE per abolire la legge 194 e rendere illegale l’omicidio dei bambini nel grembo materno, anche per cercare di farla diventare sempre meno peggio. Cioè: dato che concretamente NON POSSO rendere illegale l’aborto, cerco ALMENO di rendere l’aborto un po’ più difficile. L’obiettivo a lungo termine è lo stesso, solo che se nel frattempo si uccide anche solo un bambino in meno è tutto di guadagnato. Stare sulla soglia e continuare a dire “l’aborto è omicidio” ma non muovere un dito per cercare di cambiare la legge rendendola anche solo un po’ più restrittiva mi pare follia. E’ la logica del tanto peggio tanto meglio. ma non è una logica cattolica. Quindi, ripeto, non capisco dove sta il problema. Magari qualcuno sarà in grado di spiegarmelo, perché io proprio non lo vedo.
    E questo senza voler difendere la Nuova Bussola o il dottor Puccetti o il frate che non conosco. ma parlando solo dell’articolo in questione. Se sbaglio e mi dimostrate dove sbaglio, farò ammenda.
    Qui il link all’articolo in questione:
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-mondo-pro-vitapunti-fermie-strategie-chiare-8510.htm

  3. #algophagitis   12 marzo 2014 at 8:54 pm

    Il problema è che si veicolano implicitamente l’ abortismo “debole” e il compromesso. Un conto è agire con furbizia, altro è arrivare ad abbracciare ideologie pro aborto. Se si trattasse solo di una strategia complementare e contemporanea a quella dell’ abolizione allora sarebbe già diverso. Se invece diventa la chiave interpretativa totale, la guida teorica allora è disastroso. Già adottare l’ aggettivo “umanitario” conferisce una sfumatura positiva.
    Inoltre la maggior parte delle persone è mediamente pro 194 (o indifferente), mentre le minoranze sono antiaborto e abortisti forti. Puntare al ribasso verso il centro non può fare altro che spingere gli antiabortisti “puri” all’ abortismo moderato.

  4. #Matteo   13 marzo 2014 at 9:08 am

    Dal Bosco ha ragione, non so se la nuova bussola quotidiana né se alleanza cattolica prese in senso complessivo convengono sul senso dell’articolo di puccetti/carbone, ma la posizione ivi espressa apre all’aborto quale via plausibile e umanitaria, è il metodo già abbondantemente utilizzato su infinite altre questioni, quali tra le prime il divorzio, la contraccezione, etc.. etc.. ora tocca all’aborto, sarà anche questo un altro campo in cui sconfinerà la “misericordina” ideologica e acattolica da tempo inoculata a dosi massicce nel corpo della chiesa. Il “cattolicesimo maturo” ovvero l’apostasia modernista e di compromesso ha deciso di abbattere anche questo baluardo (uno degli ultimi) la desistenza della chiesa oramai stà diventato totalizzante e la buona battaglia stà trasformandosi in via completa in sozzo compromesso. O si torna ad una seria e severa restaurazione o la chiesa cattolica così come è stata finora (e non è che stesse in salute) presto sarà devastata.

  5. #"celodurismo" pro life?   13 marzo 2014 at 1:27 pm

    In astratto sono d’accordo con algophagitis, ma nel particolare dell’articolo motivo dello scandalo no. non capisco dove si torvi un’apertura all’aborto in quello scritto. me la si indichi. Quanto al termine “umanitario” è chiaro che è da usare con le pinze – e meglio da non usarlo proprio in questo contesto – ma lì è chiaro che lo usano facendo riferimento al testo del prof. Lombardi Vallauri che gli da questa definizione: “Nello stesso testo l’abortismo umanitario è definito come quella teoria che «ritiene la soppressione del nascituro un male […], ma talvolta un male necessario» ed «esige quindi (o almeno secondo logica dovrebbe esigere) un controllo da parte di terzi e una qualche sanzione per chi vi si sottragga e si procuri l’aborto senza le giustificazioni previste; tende (o dovrebbe tendere) a prevenire l’aborto aiutando in ogni modo la madre». L’abortismo umanitario produce quindi, per definizione, un aborto condizionato.” Ma si fa riferimento ad una teoria, NON SI DICE CHE SI E’ D’ACCORDO CON QUELLA TEORIA. tanto è vero che ripetono che: “Certamente la soluzione capitale, cioè l’abrogazione totale della legge 194, è il nostro obiettivo.” e riguardo alle così dette parti di “aborto umanitario” nella 194 dicono questo: “Non si tratta di parti buone, non esistono parti buone in una legge abortista, ma esistono parti che opportunamente interpretate consentono di ostacolare la più micidiale macchina di sterminio nella storia dell’umanità. Anche un solo granello di sabbia messo negli ingranaggi della macchina abortista, significa salvare vite umane.” Io in questo non ci vedo niente di male … che poi all’interno del vasto mondo pro-life ci siano componenti che sostanzialmente sono abortiste è verissimo e nessuno lo nega. Ma dire che in questo articolo – perchè di questo si sta parlando – “la posizione ivi espressa apre all’aborto quale via plausibile e umanitaria” come fa Matteo, è semplicemente falso. E qui non mi interessa sapere se poi il dott. Puccetti fa magari aborti clandestini in casa, io sto parlando dell’articolo in questione. E se le parole hanno ancora un senso, in quell’articolo non si dice da nessuna parte che “apre all’aborto quale via plausibile” non è corretto. E’ un errore. Punto. Io in quell’articolo rinvengo proprio quella “strategia complementare e contemporanea a quella dell’ abolizione” di cui parla algophagitis perché quella è espressa chiaramente. Nulla di più.

    • #jeannedarc   13 marzo 2014 at 2:36 pm

      RadioSpada è ovviamente aperta ai contributi/risposte di chiunque, che se organici potranno essere pubblicati sotto forma di articolo

      • #"celodurismo" pro life?   13 marzo 2014 at 3:01 pm

        Non era mia intenzione criticare Radio Spada per aver pubblicato l’articolo,anzi! Bisogna discutere e discutere fa bene. In questo senso contesto quello che in questo articolo si dice e non contesto Dal Bosco o Matteo o gli altri che hanno commentato. Facevo solamente notare che si dice che l’articolo dice una cosa quando ne dice un’altra. Ora, può capitare a tutti di sbagliare, ma siccome le accuse mosse sono molto pesanti andrebbero dimostrate e suffragate da riferimenti chiari, precisi e circostanziati. Altrimenti è meglio non dirle certe cose. Dire: “la posizione ivi espressa apre all’aborto quale via plausibile e umanitaria” e non dimostrarlo con nessuna citazione presa dall’articolo medesimo è tanto che dire il Concilio Vaticano II è in continuità con la Tradizione della Chiesa o definire il libro di De Mattei sul Concilio “pamphlettame anticonciliare”. Il problema non sono le affermazioni. Sono le argomentazioni. Abbiamo il cervello, dobbiamo usarlo. Io sono disponibilissimo a dire “ho preso un granchio, avete ragione l’articolo sponsorizza l’aborto.” ma, viva Dio, me lo si deve dimostrare! Non mi si può dire “è così perché l’ha detto papa Francesco che è tanto buono e caro e non sa dire le bugie” altrimenti diventiamo come don Cantoni e Introvigne e, sinceramente, sarebbe un triste destino 🙂

    • #algophagitis   13 marzo 2014 at 3:17 pm

      Il problema è che il testo non è un’ entità astratta, ma si deve misurare con il lettore e con il contesto. L’ articolo in questione facilmente si inserisce in quel filone di abortismo moderato molto presente, in cui “la tattica si mangia la verità”. Le varie dichiarazioni per “difendere” la legge 194 (per impedirne un’ estensione), in assenza di ulteriori precisazioni, e nel contesto di una cultura in cui essere totalmente antiaborto è una cosa “assurda”, sono facilmente interpretabili come “la 194 va bene, l’ aborto è giusto in qualche caso”. La strategia qui proposta va effettuata, ma non propagandata, perchè si rischia la confusione. I fautori di questa strategia oltretutto ai media non potranno mai dire “vogliamo abolire l’ aborto e il primo passo è questo”, dovranno dire “la legge è così, non come vogliono i libertari, applichiamo tutta la legge, valorizziamone tutte le parti”. Il rischio è anche che, per apparire coerenti, tali operatori in questo settore della trincea dovranno stigmatizzare o prendere le distanze dal nucleo abolizionista.
      Per quel poco che ne so io c’è già una grande divisione nel mondo “pro life” e gli abolizionisti sono abbastanza emarginati dalla società. La parte “moderata” invece si propone quasi sempre come portavoce, come nucleo centrale, mentre dovrebbe essere una parte di supporto, di frontiera. La questione è molto complicata, in sostanza secondo me non serve un fronte moderato ampio, che alla fine difende la situazione attuale e giustifica implicitamente, magari senza volerlo, l’ abortismo condizionato. Serve incrementare il fronte abolizionsta.

      • #ilariapisa   20 marzo 2014 at 11:02 am

        apprezzo molto i Vostri commenti e mi piacerebbe che si trasformassero in risposte da pubblicare, per potenziare il dibattito e rendere fecondo il confronto.

  6. #"celodurismo" pro life?   13 marzo 2014 at 4:43 pm

    Su questo sono d’accordo. Infatti la tecnica di cui sopra può e deve essere utilizzata non tanto sui media ma in tribunale ed in parlamento [qualcosa come i Giuristi per la Vita di Amato]. Sono anche d’accordo che dando troppa importanza ed enfasi a questa tecnica si finisce per spingersi oltre e non sapere più che si lotta per abolire l’aborto e non per renderlo “più umano”. L’esempio che mi viene spontaneo è il mondo pro-life U.S.A. dove, appunto, sono molto bravi ad andare in tribunale ed obbligare le cliniche abortive a chiudere ma molto meno a spiegare che “l’aborto in quanto omicidio è sempre sbagliato”. Risultato: più della metà dei cittadini U.S.A. si dicono “pro-life” ma poi se rimangono incinta le ragazzine vanno ad abortire … e in questo senso posso anche essere d’accordo sulla critica di qualche giorno fa all’idea di Marcia per la Vita come panacea a tutti i mali [ma non con le critiche alla Marcia per la Vita di Roma I e II e di Desenzano che, per quel che ho potuto vedere avendovi partecipato, erano chiaramente abolizioniste. Quest’anno non so …]. Cosa in se giustissima, ma deve essere chiaro per cosa si marcia. Altrimenti si finisce come negli USA dove erano in non so quanti a marciare, quasi tutti cattolici, ma poi andando a sentire cosa avevano da dire per esempio su “pillola del giorno dopo” etc. c’era da mettersi le mani nei capelli … però, appunto, bisogna capirsi e spiegarsi. Un conto è il contesto e un conto è definire l’articolo “manifesto dell’omicidio umanitario” cosa oggettivamente non vera.

    • #Matteo   14 marzo 2014 at 8:19 am

      Le dimostro dati alla mano e proprio partendo dall’articolo che ha ragione del bosco a definirlo “manifesto dell’omicidio umanitario”.

      Invece di citare infatti quello che vi è scritto basta evidenziare quello che manca.

      Nell’articolo si elencano i compiti che il movimento deve fare propri e si afferma che
      deve adoperarsi per ridurre lo spazio all’aborto libertario e ad aumentare la componente umanitaria a cui la legge 194 fa riferimento (ovvero all’aborto umanitario di cui tratta sia l’articolo che la legge).

      Aggiungo che tra i compiti elencati manca del tutto l’impegno a contrastare l’aborto umanitario
      definito male minore e condannato in incipit ma poi sdoganato mutuando persino gli insegnamenti di Sant’Alfonso.

      ecco il passo dell’articolo:

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      “Inseriamo questa dottrina nel nostro ambito. Indurre lo Stato e le strutture abortiste a rispettare la componente abortista umanitaria posta dalla legge ed agire perché le condizioni di abortismo umanitario siano massimizzate dalle autorità significa agire secondo l’etica di sant’Alfonso che troveremmo ridicolo ancorché blasfemo annoverare fra i compromessi al male”
      —————————

      Come si vede l’articolo ritiene cosa buona indurre lo stato a rispettare (e non a rigettare)
      la componente abortista umanitaria, ritiene inoltre compito del movimento agire perchè le condizioni dell’abortismo umanitario siano massimizzate.

      La blasfemia qui non è certo in Sant’Alfonso ma in chi lo strumetalizza per affermare tali abomini.

      In tal senso ritengo assolutamente appropriata la definizione di Dal Bosco
      ed assolutamente ipocrita ed insostenibile la posizione dei Puccetti/Carbone.

      Nell’articolo è evidente che manca del tutto qualunque auspicato impegno a contrastare
      l’abortismo umanitario (che è abominio) anzi se ne perora il sostegno e la massimizzazione.

      O si è CONTRO l’aborto (umanitario o libertario è questione di lana caprina) oppure non lo si è
      e siccome questo è tempo di ipocrisia e di relativismo indifferentista è ovvio che poi accade quello che Lei denuncia e la cito:”Risultato: più della metà dei cittadini U.S.A. si dicono “pro-life” ma poi se rimangono incinta le ragazzine vanno ad abortire … ”

      Proprio questo è il guaio e proprio questo vogliono fare questi signori coi loro manifesti, non lo dico io o Dal Bosco, ma come vede lo dicono loro.

      Fare finta che queste evidenze non vi siano nell’articolo è operazione priva di onestà intellettuale, l’articolo dice quello che dice (cose indecenti) e non dice quello che non dice
      (indecentemente tace).

      Questo è quanto.

      Saluti a lettori e commentatori e rinnovata stima a Dal Bosco.

  7. #Vittorio Baldini   4 aprile 2014 at 11:00 am

    Dal Bosco, ovvero un intreccio di discorsi da sciogliere. Un articolo innanzitutto scorretto, steso unicamente per appagarsi da rancori personali, e condito al meglio per far vedere che è scrittore. Ma è davvero scrittore?

  8. #Diego   21 gennaio 2017 at 12:04 am

    Dal Bosco ha ragione da vendere: l’aborto “umanitario” è omicidio volontario né più né meno dell’uccisione volontaria di un bambino / una bambina di 7 anni (piaccia o non piaccia a Vittorio Baldini).
    In ogni caso il Magistero si è già infallibilmente espresso sull’aborto: NON è MAI LECITO, IN NESSUN CASO.
    L’aborto “umanitario” esiste tanto quanto esiste lo stupro “umanitario” e solo delle menti bacate e accecate da Satana possono credere che esistano casi in cui l’aborto sia lecito!
    Su Puccetti e “padre” Carbone caliamo un triplo velo pietoso, compreso il paragone con ciò che disse Sant’Alfonso (che solo un “teologo” luterano di quart’ordine potrebbe associarlo all’aborto) e la fregnaccia della molecola che si comporta da agonista parziale del recettore (nel caso dell’aborto serve un forte antagonista recettoriale, altroché un agonista parziale).