Elogio della casalinga

housework

 

Perché mai dedicare ogni anno una giornata alla “donna”? Quale merito può avere una persona solo per appartenere alla categoria sessuale femminile piuttosto che a quella maschile? Non va elogiata la categoria in generale, anonima, impersonale, ma la persona singola, che si distingue per particolari doti, cioè per le azioni buone che può compiere. Infatti ci sono donne brave, laboriose, eroiche, e ci sono donne cattive, perfide, profittatrici. Le elogiamo tutte? Altrettanto dicasi per l’uomo.

Contrapporre il sesso femminile a quello maschile, in pratica la donna all’uomo, come due nemici atavici, anzi, presentare la donna, come si usa fare da qualche anno, come la povera vittima dell’uomo considerato il suo aguzzino non fa altro che aumentare l’odio tra i due sessi, mentre si chiudono gli occhi sulla vera risoluzione del problema che non si vuole affrontare.  In realtà viene messo in risalto dai media solo ciò che suscita scandalo e orrore, ma si tace invece sul lavoro discreto, spesso silenzioso ma efficace di moltissime donne in tutti i settori, oltre che sulla bellezza del rapporto uomo-donna che è quello che vive la stragrande maggioranza delle coppie senza fare tanto strepito. L’uomo e la donna non sono due antagonisti in perenne battaglia tra loro per la difesa dei loro territori, ma due figure complementari sia fisicamente che psicologicamente, quindi necessarie l’uno all’altra, con ruoli diversi ma di uguale valore a tal punto che solo dall’unione intima di un uomo con una donna si può realizzare quel disegno d’amore voluto da Dio che è la famiglia e la vita.

L’aver spinto la donna a sentirsi realizzata solo liberandosi dall’uomo e dalla famiglia è stata una vera trappola per la donna, perché l’ha costretta a cercare spasmodicamente dappertutto, tranne che in famiglia, dei “luoghi” dove sentirsi realizzata, applaudita, considerata, senza mai trovarli, oppure, una volta trovati, ha scoperto che non erano poi così appetibili e gratificanti come lei immaginava e allora frustrazione si aggiunge a frustrazione, perché in molti casi la povera donna rischia di perdere lavoro e affetti famigliari, ritrovandosi in una solitudine amara che purtroppo lei stessa molte volte si è cercata.

Infatti la donna non ha ancora capito che la sua vera emancipazione non si realizza imitando l’uomo nella sua vita professionale, facendo a gara con lui nell’intento di portargli via delle “quote lavoro” in parlamento o all’università o altrove, perché non ne ha bisogno, per il semplice fatto che la donna possiede già “una marcia in più” per natura rispetto all’uomo, una “marcia” che le deriva innanzitutto dal fatto di possedere un livello di sofferenza più forte dell’uomo per cui è capace di affrontare con coraggio, decisione, intuizione e concretezza molte difficoltà trovandone anche adeguate soluzioni, mentre l’uomo si suicida per una cartella dell’esattoria o poco più.

 

Ma la “marcia in più” per eccellenza le deriva direttamente da Dio avendola destinata nientemeno che al compito di trasmettere la vita! E mentre una donna potrà anche diventare, per le sue capacità professionali che vanno sicuramente tenute in conto e valorizzate, primo ministro, o docente universitario, o astronauta o paracadutista,… per contro l’uomo non potrà mai e poi mai mettere al mondo un figlio e ancor meno allattarlo, neppure con le utopie del gender perché il DNA parla chiaro, anzi chiarissimo: o uomo o donna per tutta l’eternità. Stop. Vi pare poco questo privilegio care donne?

La maternità con le dolcissime peculiarità che comporta: allattamento, svezzamento, profusione di amore tra madre e neonato, ecc. fa talmente parte della natura femminile (a parte le scelte di verginità per il Regno dei Cieli che non sono affatto scomparse e che sono segno di una maternità spirituale feconda) che, se si arriva a toccare la quarantina senza aver ancora formato una famiglia e messo al mondo almeno un figlio, pur avendo avuto onori, gratificazioni e lodi da tutti, si diventa inquiete, insoddisfatte, insopportabili, nella ricerca di “qualunque” mezzo, lecito o illecito, che ti faccia sperimentare quella “marcia in più”, quella della maternità, prima che sia troppo tardi e che tutto l’apparato si arrugginisca per sempre! E qui entrano in gioco, purtroppo, anche decisioni affrettate e inopportune sulla scelta del marito o del compagno con cui fare un figlio che di solito è solo la donna, poi a pagare.

E anche se adesso molte donne reclamano un figlio per il loro egoismo, sganciato perfino dalla presenza di un marito che disturba i loro progetti, tuttavia nella maggioranza dei casi la donna capisce che la maternità chiama in causa direttamente la famiglia, secondo il disegno di Dio, cioè un uomo con cui condividere la vita e quella dei nascituri, e una casa dove vivere questo amore che non è la sede dell’ufficio, o della scuola, o del parlamento, tanto meno dell’ospedale… ma solo quella casa particolare che serve a custodire il “nido d’amore” che è la famiglia. Sì! proprio nido d’amore anche se questa espressione anacronistica fa ridere al giorno d’oggi col disprezzo che esiste per la famiglia. Ma questo “nido” è indispensabile per vivere, anzi per sopravvivere, perché è un nido speciale, dove ci si aiuta, ci si perdona, ci si incoraggia, si litiga anche se occorre, ma si supera tutto perché ci si ama veramente, spiritualmente, e anche sessualmente, solo tra marito e moglie, secondo il disegno di Dio, l’unico garante della nostra felicità.

Se lo Stato assegnasse alla donna che sceglie liberamente di lavorare in famiglia, un congruo assegno mensile per ogni figlio, moltissime donne sceglierebbero di tornare ad essere, come una volta, le “regine” della loro casa, dove possono organizzarsi come meglio credono, senza obbedire al capo-ufficio, entrano ed escono quando vogliono, portano i figli in palestra e vanno dal parrucchiere con calma, mantenendo tutti i contatti relazionali senza nevrosi, soprattutto con marito e figli. In tal modo avremmo anche risolto buona parte del problema della disoccupazione.

Cara donna, sii felice di essere donna soprattutto perché Dio ti ha dato una “marcia in più” che è la tua femminilità legata alla maternità e alla tua possibilità di trasformare il tuo lavoro di casalinga, di per sé umile e silenzioso, in oro prezioso da distribuire ai tuoi stretti famigliari e a tutti quelli che fanno corona attorno al tuo “nido d’amore” e che trovano in esso gioia, serenità e voglia di ritornarci presto.

di Patrizia Stella

12 Commenti a "Elogio della casalinga"

  1. #Maurizio Muscas (@kasparroist)   8 marzo 2014 at 9:19 am

    Patrizia , santa subito!

    Rispondi
  2. #Andrea   8 marzo 2014 at 1:59 pm

    Complimenti e grazie, non mi vergogno a dire che mi sono emozionato.
    Lei forse non ha idea di cosa si insegna all’Università nelle lezioni di Sociologia del lavoro, di Sociologia dei sistemi di welfare, di Diritto delle pari opportunità e non discriminazione.
    Niente di più lontano da queste sue belle parole. Parole che dovrebbero essere nella bocca e nella mente di tutti.
    Chi possiede i media e chi gestisce gli insegnamenti nell’intero sistema scolastico-educativo sa bene come si crescono dei cittadini laici, moderni, secolarizzati, anticlericali. Stiamo cadendo nel precipizio, e in questi ultimi tempi l’accelerazione è anche molto superiore. Si vede che la Società è proprio ben più manovrabile che in passato.
    Grazie e saluti.

    Rispondi
  3. #Alvise   9 marzo 2014 at 2:08 am

    Che due scatole sta storia del femminicidio !!! Ringraziamo le comari del sabato e del mainstream per questa trovata mediatica montata ad arte che serve solo ad inasprire l’odio delle donne verso gli uomini e a presentare questi ultimi come tutti cattivi, tiranni e omicidi (e a distruggere ancora una volta la famiglia tradizionale). Fortunatamente la stragrande maggioranza di essi sa essere amorevole e protettiva verso la propria compagna e mai si sognerebbe di torcerle un solo capello. Le statistiche reali inoltre dicono che sono molti di più gli uomini uccisi da una donna o donne uccise da altre donne, ma di questo è tabù parlarne. Ogni violenza è sempre da condannare, ma i casi vanno inquadrati nella loro singolarità, senza estrapolarne poi realtà false.
    Tornando all’articolo abbastanza condivisibile di Patrizia Stella che stimo moltissimo… Purtroppo noto una certa impronta femminista. Io non generalizzerei sul fatto che tutti gli uomini si suicidino per qualche cambialetta o cartella esattoriale. Chi ha fatto questo gesto estremo sicuramente aveva una situazione di sofferenza da molto tempo e, pur condannando sempre e comunque tale gesto, non lo caccerei nell’articolo per sottolineare una certa presunta codardia insita in tutti gli uomini, come non darei per scontato che qualsiasi donna sappia affrontare molteplici difficoltà con coraggio, determinazione, concretezza. Dipende da persona a persona e da carattere a carattere. Ogniqualvolta si parla di queste tematiche si fa sempre di tutta l’erba un fascio. Per il resto è lodevole che Patrizia, da donna, riconosca lo scempio fatto dalla mentalità femminista che dal 68 a oggi ha incoraggiato la donna nella ribellione vero l’uomo e verso proprio ruolo naturale.

    Rispondi
  4. #mario palmieri   9 marzo 2014 at 8:53 pm

    ed il Feticidio a mezzo aborto lo hanno operato gli uomini o le donne (punto interrogativo); girano in Italia 5milioni di donne assassine ma di queso in TV non si parla: non è politically cottect.(Da vandeano36)

    Rispondi
  5. #Matteo   10 marzo 2014 at 11:17 am

    Ottimo articolo proprio perché scritto da una Donna con la D maiuscola.

    Invito l’autrice a diffonderlo nel mondo femminile come e meglio che può, perché
    seppure mirabile e coerente molto spesso quando è un uomo a far leggere un articolo così ad una donna, questa subito si mette sulla difensiva.

    La soluzione che Lei prospetta sarebbe veramente validissima, ma non troverà nessuna donna nel governo a perorarla e nessun media a sdoganarla, vero pure è che non ci furono e non ci sono molte donne che per tale soluzione si siano spese ed anche quando l’assegno ci sarebbe (vedi assegno di maternità) la maggior parte delle donne preferiscono tornare al lavoro e lasciare i figli al nido e non è questione di soldi perché detratti i soldi del nido, della baby sitter, della macchina, dei vestiti, del parrucchiere etc.. e tutti i costi che deve sostenere una donna che lavora in termini di tempo e denaro, sarebbe certo più conveniente restare in maternità il più a lungo possibile, ma questo non avviene quasi mai.

    La tragedia che vive oggi la famiglia è in gran parte cagionata dalla truffa subita dalla donna, truffa che lei stessa s’è adoperata ad apparecchiarsi meglio.

    Debbo convenire con la scrittrice Ida Magli, che si rammaricava così:

    “Ho speso buona parte della mia vita a difendere le donne, poi però mi sono accorta che la maggior parte di esse erano stupide e non capivano che le difendevo”.

    Complimenti per l’articolo.

    Rispondi
  6. #Flo   14 giugno 2014 at 5:37 pm

    chiedo scusa ma non condivido tutto l’articolo. La donna infatti non e’ mai stata segregata a casa nell’unico svolgimento domestico ma ha sempre lavorato dando un importante servizio alla societa’. Ci sono state infatti nel medioevo donne copiste miniaturiste artiste di arazzi trobairitz ossia donne trovatore la cui massima esponente era Beatrice Contessa di Dia ci sono state sempre nel medioevo donne medico anche importanti come Trotula presso la scuola medica salernitana i cui trattati hanno influenzato molto la medicina successiva. Proprio nel medioevo la donna ha goduto del massimo splendore considerata e rispettata dalla societa’ quasi come modello angelico vedi il dolce stil novo o i poemi cavallereschi era spesso almeno nell’area aristocatica piu’ colta degli uomini. Ci sono state regine di grande importanza che hanno regnato su vasti ed importanti territori come Eleonora d’Aquitania Bianca di Castiglia Matilde di Canossa. E ancora troviamo donne nei lavori rurali nella pastorizia come viene citata nel canto “la pastorella” del trovatore Marcabru oppure donne che coltivano la terra che tessevano ecc. I ruoli della donna sono stati infiniti. Ci sono stati persino ordini cavallereschi femminili nel medioevo donne che sono state al seguito dei mariti nelle crociate.
    Il ruolo della donna non e’ mai stato confinato alla realta domestica ma e’ sempre stata partecipe della societa’. Per cui ritengo sia un falso mito quello della donna segregata al solo ruolo domestico. La realta’ era un’altra.
    Il problema di fondo ma e’ solo mia opinione e’ il benessere materiale della societa’ di oggi che ha portato ai vizi ma questo all’interno di tutta la societa’ non solo una categoria e il vizio ha allontanato dalla Fede portando man mano alla scristianizzazione della societa’ stessa procurando un vuoto che non si puo riempire se non con la Fede stessa determinando una sorta di vortice un vuoto che crea un altro vuoto pagandone drammatiche conseguenze.

    Rispondi
  7. #Adamo Laura   23 febbraio 2016 at 5:36 pm

    Complimenti per l’articolo!

    Rispondi
  8. #Silvano Borruso   23 febbraio 2016 at 6:08 pm

    Certamente, vaglielo a dire. Chi le ha femminicidiate? 130 bruti allo stato brado, trascurati e negletti da chi? Da madri, o spose, che andavano a “realizzarsi” facendo le stupidaggini che fanno gli uomini invece di domare gli istinti belluini dei maschi di casa. Le femminicidiate non potranno rispondere, gli autori dei 130 femminicidi si.
    Silvano Borruso

    Rispondi
  9. #Maria   23 febbraio 2016 at 11:40 pm

    Io ho sempre lavorato per la mia famiglia.Non ho mai sentito il bisogno di un lavoro fuori casa. Mi sono goduta marito e figli .Ho realizzato nello stesso tempo cose a me piacevoli.
    Mi sono sempre sentita libera nel mio dovere di moglie e di madre.Il Signore ci ha sempre accompagnati in un cammino di fede.Dopo tanti anni di matrimonio posso ben dire che è stata un esperienza fruttuosa e per questo ringrazio il Buon Dio.

    Però, penso ad altre situazione ben diverse dalla mia.Donne costrette a lavorare, come nella maggioranza,oppure donne che scelgono di lavorare anche fuori casa.
    È difficile dare un ruolo ad una donna.Una donna si spende fino al proprio limite per ogni cosa.Riesce in contemporanea portare avanti dieci lavori.Deve essere sempre propositiva per se stessa e per i famigliari.E’ un punto di riferimenti per insegnamenti e consigli ai figli. Non deve mai sembrare stanca anche se spesso lo è. Ma guai a farla piangere… Non sa difendersi,diventa fragile, perde la sua autonomia di donna,il suo entusiasmo si sente inutile, e tutto, va a trasformarsi………

    Rispondi
    • #Alessio   24 febbraio 2016 at 12:23 pm

      Finalmente un bel commento, sciura! Specialmente la prima parte, che è davvero bella!
      Magari avessi sempre commentato così, ma adesso che hai cominciato non smettere più.

      Rispondi

Rispondi