L’ASSALTO DI SATANA E DEGLI ANGELI RIBELLI DURANTE LA QUARESIMA

L’ASSALTO DI SATANA E DEGLI ANGELI RIBELLI DURANTE LA QUARESIMA

Satana è il «padre della menzogna» (Gv. 8,44) e da questo spirito fraudolento derivano tutta una serie di stratagemmi che, per permissione di Dio, i diavoli usano per ingannarci e per deviare noi uomini dalla retta ragione, per confonderci, per allontanarci da Gesù e dalla Chiesa. La Tradizione ci insegna che Satana e gli altri angeli decaduti possono addirittura “occupare” temporaneamente, sempre per concessione di Dio,  il corpo di un essere umano, giovane o anziano che sia, come pure quello di un animale, ed in questo caso dobbiamo parlare di possessione diabolica; essi possono anche “impossessarsi” momentaneamente  di un edificio o di un oggetto, ed in questo caso trattasi di infestazione; ma, ancor più grave, è il caso della loro “trasfigurazione”, ovvero, è loro consentito di assumere l’aspetto di «angeli di luce», dunque di Angeli, di Santi, della Vergine Maria e di Gesù Cristo medesimo, come l’Apostolo san Paolo insegna (2Cor. 11,14; Cf. Cfr. San Michele Terrore dei demonii, Ed. Radio Spada, 2013, p. 30).

San Luigi Maria Grignion de Montfort nel suo «Trattato della vera devozione a Maria» spiega la logica astuta che si cela dietro talune “manifestazioni” diaboliche: «Il demonio, come un falsario e ingannatore sperimentato, ha già raggirato e fatto perdere tante anime con una falsa devozione alla Santa Vergine; e ogni giorno, nella sua diabolica esperienza, si dà da fare per perderne molte altre, illudendole e facendole addormentare nel peccato, con il pretesto di qualche preghiera, recitata male, e di qualche pratica esteriore da lui suggerita. Come un falsario non contraffa di solito che l’oro e l’argento e solo raramente gli altri metalli, perché non ne vale la pena, così lo spirito maligno non falsifica tante altre devozioni, ma quelle di Gesù e di Maria, cioè la devozione all’Eucaristia e quella mariana, perché queste rappresentano ciò che l’oro e l’argento sono in confronto agli altri metalli».

Il maligno, che ben conosce la natura umana macchiata dal peccato originale, sa benissimo che può colpire facendo leva sulla suggestione del soggetto, spingendo così sul sentimento del medesimo sicché, una volta “tramutatolo” in sentimentalismo, rendere l’uomo simile alla bestia, facendogli dimenticare cosa è realmente «la fede», ovvero la virtù teologale del «credere senza vedere», motivo per cui è detta anche «virtù imperfetta», visto che, raggiunta l’agognata salvezza (per grazia di Dio e per meriti nostri), l’uomo non ha più bisogno di fede, poiché vede, bensì vive di carità infinita, di amore acceso, questa sì che è la «virtù perfetta».

La carità, terrore per il maligno, «non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità» (1Cor. 13,6). La carità, che è diversa dalla semplice filantropia, in cosa consiste precisamente? Per usare le parole dell’Apostolo dell’Amore, di «colui che sembra aver svelato i segreti del Sacratissimo cuore di Gesù» (Cf. Mortalium Animos, Pio XI): «in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi» (1Gv. 5,3); è fin troppo chiaro perché Satana vuole allontanarci dalla vera carità, per renderci così servi della menzogna, del mondo, e per farci trasgredire, al pari dei selvaggi, le leggi di Dio (oggi ricordate per mezzo della Chiesa nei Comandamenti e nei Precetti).

È dunque iniziata la Quaresima (5 marzo 2014) che richiede una difficile preparazione spirituale alla morte (cui segue la risurrezione) di Nostro Signore Gesù Cristo, pertanto la schiera di angeli ribelli capitanati da Satana è, proprio adesso, particolarmente fomentata contro l’uomo col fine di turbare ancor di più, insinuando nell’uomo i terribili, peccaminosi, carnali e futili pensieri, i tanti desideri malsani sì da agevolare il vizio ed allontanarci dall’esercizio delle virtù, è il tempo della dura prova.

Satana ci induce, così, a «commettere ciò che è indegno», “dominando” il nostro intelletto e facendoci disprezzare il Creatore; si capisce chiaramente il perché dell’ammonizione di san Paolo: «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa» (Rom. 1,26-31).

Ricordiamoci, però, che nella lotta dello spirito contro la carne, dobbiamo essere armati: ecco per quale motivo la santa Chiesa ci raccoglie nei suoi templi per iniziarci alla Milizia spirituale. San Paolo ci ha già fatto conoscere i dettagli della difesa con queste parole: «Siate dunque saldi, cingendo il vostro fianco con la verità, vestiti della corazza della giustizia, avendo i piedi calzati in preparazione al Vangelo di pace. Prendete soprattutto lo scudo della fede, l’elmo della saldezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio» (Ef. 6,14-17). Il principe degli Apostoli, san Pietro, aggiunge: «Poiché dunque Cristo soffrì nella carne, anche voi armatevi degli stessi sentimenti; chi ha sofferto nel suo corpo ha rotto definitivamente col peccato» (1Pt. 4,1). Ricordandoci, oggi, la Chiesa questi apostolici insegnamenti, ne aggiunge un altro non meno eloquente, obbligandoci a risalire al giorno della prevaricazione, che rese necessario quelle lotte che stiamo per intraprendere e le espiazioni attraverso le quali dobbiamo passare (Cf. L’anno liturgico, dom Prosper Guéranger, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 463-467)

 A cura di Stanzione Marcello e Di Pietro Carlo