L’emblema della Repubblica Italiana disegnato da un massone

-di Davide Consonni-

L’emblema della Repubblica Italiana (comunemente chiamato Stellone) è l’emblema identificativo dell’Italia Repubblicana. È stato adottato ufficialmente il 5 maggio del 1948, col decreto legislativo nº 535.

La genesi dell’emblema inizia nell’ottobre del 1946, quando il Governo De Gasperi II, primo governo repubblicno del Paese, decise di istituire una commissione, presieduta da Ivanoe Bonomi (anch’egli massone, come ricorda Aldo Mola in: Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 1992, pag. 496),  per la creazione di un simbolo identificativo della neonata repubblica iataliana, in sostituzione dell’ormai obsoleto Stemma del Regno d’Italia. Venne quindi bandito un concorso nazionale aperto a tutti i cittadini, a tema libero, con pochi vincoli alle proposte: bando assoluto ai simboli di partito, e utilizzo della Stella d’Italia, «ispirazione dal senso della terra e dei comuni» (quest’ultima già presente sullo Stemma del Regno dal 1870 al 1890)). Per le cinque opere ritenute migliori era previsto un premio di 10 000 lire.

341 candidati risposero al concorso, inviando 637 bozzetti in bianco e nero. I cinque ritenuti migliori superarono la selezione, e qui la Commissione invitò gli autori a presentare ulteriori nuove proposte, basate su un tema preciso: «una cinta turrita che abbia forma di corona» racchiusa da una ghirlanda di frasche, con in basso la rappresentazione del mare, in alto la Stella d’Italia, e l’inserimento delle parole “Unità” e “Libertà”. Stavolta la Commissione premiò la proposta di Paolo Paschetto: l’artista fu ricompensato con ulteriori 50 000 lire, e soprattutto venne incaricato di disegnare la versione definitiva dell’emblema.

L’emblema uscito vincitore dal concorso non ottenne però riscontri favorevoli (venne definito una «tinozza»). Fu quindi istituita una nuova Commissione, che bandì radiofonicamente un secondo concorso; questa volta l’orientamento fu quello di privilegiare degli elementi legati all’idea del lavoro. Ancora una volta risultò vincitore Paolo Paschetto, la cui proposta venne però ampiamente rivisitata dalla Commissione: risultato finale fu una stella bianca a cinque punte simmetriche centrata su una ruota dentata, simbolo del lavoro e del progresso, e circondata da un ramo di ulivo e una frasca di quercia Dopo essere stato approvato dall’Assemblea Costuente il 31 gennaio 1948, e dopo la decisione finale sui colori, il 5 maggio successivo il Presidente della Repubblica Enrico de Nicola ratificò la scelta firmando il decreto legislativo nº 535, dando così alla Repubblica il suo nuovo emblema.

Ma chi era questo Paolo Paschetto che vinse per ben due volte il concorso indetto dalla Commissione incaricata?  Paolo Paschetto, di famiglia valdese, nacque il 12 febbraio 1885 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove è morto il 9 marzo 1963. Si diplomò all’Istituto di Belle Arti di Roma. Nessuno fa mistero che Paschetto fosse un massone dichiarato, anche Mola, importante e celeberrimo storico della massoneria italiana lo certifica come massone.
Mola inoltre, di lui scrisse: ” Aveva amici fidati nella prima commissione. Di confessione valdese, autore di affreschi nella sala del ministro della Pubblica istruzione e delle vetrate del tempio valdese a Roma, è da ricordare anche perché Benito Mussolini ne pubblicò alcune incisioni nel proprio libello anticlericale Hus il veridico, ora ristampato da Arktos di Carmagnola. A quel tempo Mussolini faceva il libero pensatore, l’ateo dichiarato e l’anticlericale, e il valdese Paschetto gli dava corda. L’importante era sparare a zero contro la Chiesa di Roma. Paschetto, o chi per lui, valeva comunque più di chi ne approvò il bozzetto. Possibile che De Gasperi non abbia capito che, a differenza dello scudo sabaudo, lo stemma della repubblica svanirebbe nel bianco del Tricolore? Possibile non abbia percepito che quell’accozzaglia di simboli possono certo accontentare alcuni, ma che, stella a parte, non comunicano nulla?”
Per chi volesse leggere l’articolo intero in cui Mola critica il simbolo della Repubblica cliccare qui.

Per concludere, visto e riscontrato l’anticlericalismo di Paschetto, ritengo doveroso segnalare che il Paschetto fu anche autore del simbolo adottato dalle Assemblee di Dio italiane, come potete verificare qui: http://www.lanuovavia.org/massoneria/text/54ed2693(massoneria_smascherata)-38.html
Qui: http://nicolaiannazzo.org/2012/12/18/
e qui: http://giacintobutindaro.org/2013/05/17/stemma-delle-adi-sparito-da-wikipedia-lartista-massone/

Per chi volesse approfondire il legame tra le Assemblee di Dio italiane con la massoneria, clicchi qui: http://giacintobutindaro.org/2012/12/25/lombra-della-massoneria-sulle-assemblee-di-dio-in-italia-adi-parte-10/