Mario Palmaro: un uomo vero

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Qualche giorno fa, durante una lettura serale, ho incontrato un’immagine che forse può, più di molte parole, restituire lo spirito con cui mi accingo a scrivere questo modesto elogio funebre dedicato a Mario Palmaro.

Si parlava del grande dibattito avvenuto durante il Concilio Vaticano I tra il gruppo degli infallibilisti e gli oppositori alla costituzione Pastor aeternus.  Nel primo schieramento primeggiava per acutezza e spirito militante Henry Edward Manning, arcivescovo di Westminster e primate della Chiesa cattolica in Inghilterra. Dall’altro lato della barricata l’arcivescovo francese Georges Dorboy insisteva invece sull’inopportunità della promulgazione di un documento così delicato. Tra i due presto si scatenò un vera e propria guerra sul versante teologico, combattuta a colpi di dimostrazioni e confutazioni.

Qualche tempo dopo, nella primavera del 1871, Dorboy veniva ucciso dai comunardi nell’inferno della Parigi rivoluzionaria. Alla notizia della scomparsa del suo più noto contestatore, Manning non poté trattenersi dal piangere. Quando ebbe poi l’opportunità di visitare di persona la capitale francese fece di tutto per farsi condurre sul luogo dove fu fucilato. Lasciato solo, si fermò lì per qualche tempo a pregare, affidando a Dio l’anima del prelato.

Fatte le ovvie e debite proporzioni, anche il mio saluto a Mario Palmaro è quello di un avversario. Non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo di persona, ma ho inteso le sue idee attraverso libri, articoli, conferenze e le ho sempre combattute. Non condividevo la sua visione della Chiesa post-conciliare e, al contempo, il suo modo di intendere la Tradizione e il cosiddetto “tradizionalismo”. Anzi, in occasione dell’uscita di uno dei suoi ultimi libri, scritto in collaborazione con Alessandro Gnocchi – l’amico di sempre a cui va il mio più sincero e profondo cordoglio – l’ho voluto contestare apertamente, mettendo in discussione per iscritto molte delle tesi che vi erano sostenute.

Eppure in lui ho sempre ammirato il coraggio e la carità del vero cristiano. In ogni occasione, seppur ostacolato e osteggiato dai più, ha sempre avuto il coraggio di tenere alto il vessillo di Cristo, anche se questo ha voluto dire sacrificare qualcosa della sua vita, dei suoi interessi e delle personali e legittime aspirazioni. Non ne ha mai fatto un questione di  opportunismo egoistico, non si è mai fermato davanti a nessun ostacolo: per lui l’unico motore della vita era Dio e ha amato la sua Chiesa con singolare e sincera passione.

Ciò che più mi consola è pensarlo adesso in Paradiso vicino a tutti quei Santi che ha venerato e a cui si è affidato nel momento del bisogno. Ma la sua scomparsa non è avvenuta invano: il niente dell’uomo ora è diventato un tutto, pieno di quella Verità che ha difeso a spada tratta durante la sua breve vita, fino all’ultimo respiro.

Non è morto un avversario. É morto un uomo vero.

 

Luca Fumagalli

 

6 Commenti a "Mario Palmaro: un uomo vero"

  1. #Matteo   12 marzo 2014 at 7:28 am

    E’ gesto di grande onestà e generosità aver prodotto questo articolo e va riconosciuto all’autore.

    L’articolo si presta anche a questa mia riflessione che condivido:

    Nel caso dei due prelati, l’uno fu fucilato e l’altro pianse, la tesi del fucilato cadde, mentre la tesi dell’avversario e fratello nella fede ebbe promulgazione.

    Il caso di Palmaro è simile per certi versi, ma opposto per altri.

    E’ bello che Lei come avversario alle tesi di Palmaro sul Vaticano II lo ricordi con affetto e stima, ma la vostra situazione diverge poi dall’esempio, perchè Palmaro compie una critica a posteriori del Concilio ed i suoi argomenti di critica non sono orientati in senso di previsione ma in senso di bilancio. Si può ovviamente dissentire anche sulle operazioni di sintesi e di bilancio che fa Palmaro, ma onestà vuole che si opponga bilancio a bilancio e previsione a previsione.

    Quello che vizia quasi sempre il discorso dei “conciliaristi” (termine brutto e troppo generico almeno come quello di “tradizionalisti”) è appunto il voler proporre una previsione come se fosse un bilancio, il conciliarista (mi si passi ripeto il termine) è uno che da 40 anni continua a menarla con la necessità che il concilio venga applicato, venga compreso, venga attualizzato,
    e non si rende conto che per questo ferrovecchio era già tempo di bilanci (disastrosi) e di archiviazione una ventina di anni fa. Il “tradizionalismo” di Palmaro è attuale, coevo, pragmatico, trova riscontro nei fatti passati e presenti, non ha bisogno di azzardare previsioni perchè stima ed elenca chiaramente i risultati, il conciliarismo nella sue varie declinazioni invece continua a sognare una realtà che non fu che non è e che non sarà, e su questa previsione perenne e chimerica continua a incartarsi da decenni pretendendo di proporre un
    desiderio come se fosse un risultato, ripeto: una previsione come un bilancio

    C’è molta più speranza nel tradizionalismo di Palmaro che auspica per la chiesa la necessaria restaurazione dopo il disastro post-conciliare innegabile che nella sconsolante e mortificante “sognatoria” ad oltranza dei conciliaristi che più continua più appare patetica.

    Dico questo con rispetto e parimenti con sincerità.

    Io sinceramente sono con Palmaro perchè ai sogni debbo preferire i doveri, ai desideri
    debbo anteporre i fatti.

    Saluti e stima a Lei e viva Palmaro.

    • #Giacomo Margotti   12 marzo 2014 at 3:58 pm

      Mi scusi, quindi se ho capito bene lei crede che Fumagalli sia un conciliarista. Ottimo…

  2. #guelfonero   12 marzo 2014 at 8:23 pm

    L’equivoco c’è in effetti: Luca Fumagalli è sedevacantista, quindi diciamo che in parte condivide l’analisi dei sintomi portata da Palmaro ma non ne condivide la diagnosi finale.

  3. #Matteo   13 marzo 2014 at 9:28 am

    Eppure mi pare d’essere stato chiaro. Io non ho scritto che Fumagalli è “conciliarista”, né ho scritto che Fumagalli sia uno che sostiene le tesi del concilio, dico invece che l’esempio che porta è poco attinente e circostanzio la affermazione.

    In merito alla posizioni anche sedevacantiste sul concilio non mi nascondo e chiarisco:
    il mio intervento non vuole esporre critica alla posizione di Fumagalli
    sul concilio, (anche perchè non è in argomento) ma a prescindere dall’esempio nell’articolo, quel che si vuole esprimere è
    una adesione al pragmatismo coerente di Palmaro discostandosi invece
    da tesi quali il conciliarsimo ideologico e onirico come pure dal sedevacantismo
    semplicistico ed aprioristico che si fonda su spesso su aporie ampiamente irrisolte ed allo stato attuale insolvibili (questo sempre a mio parere ovvio).

    Il sedevacantismo parte da una critica al concilio di tipo previsionale e continua oggi in buona sostanza a motivarsi così, mentre dovrebbe a mio avviso abbandonare questa forma di arroccamento inutile e per certi versi indifendibile e passare ad una posizione ribadisco
    “di bilancio”. Non è mi si comprenda una critica orientata alla denigrazione bensì
    alla edificazione ed al superamento di una empasse da cui il sedevacantismo potrebbe liberarsi evolevendo in una realtà culturale morale e confessionale assi più incisiva.
    Sempre a mio modestissimo avviso.
    Sono trascorsi 40 anni e il disastro derivato dal concilio è sotto gli occhi di tutti, non c’è bisogno di continuare a dire: l’avevamo detto, c’è bisogno di dire: vedete che disastro?
    In tal senso lodo il pragmatismo di Palmaro, che trovo più coerente in termini formali
    e più incisivo in termini di penetrazione.

    Non faccio una questione quindi di “diagnosi” ma di “clinica” volendo mutuare termini medici.

    Ancora saluti e stima all’autore e ai commentatori.

  4. #Simone Petrus Basileus   14 marzo 2014 at 7:53 am

    Bravo Luca….Ottimerrimo articolo

  5. #guelfonero   14 marzo 2014 at 11:01 am

    http://forum.termometropolitico.it/187456-l-apologo-dello-specchio-una-risposta-gnocchi-e-palmaro-sul-sedevacantismo.html

    Senza polemica ma per completezza di informazione, riporto anche l’Apologo dello Specchio sulle vecchie polemiche tra noi e Palmaro.

    Piergiorgio Seveso