Monsignor Umberto Benigni: esemplarità e attualità cattolica

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“Se fossi per virtù ciò che sono in filosofìa non avrei timore di essere giudicato, ma mi affido alla divina misericordia…vita boiaccia!”. Questa, la chiosa di una lettera di Mons. Umberto Benigni ad un suo amico sacerdote di Perugia. Personaggio notevole Umberto Benigni, nato a Perugia nel 1862, tratteggiato con grande precisione da Don Francesco Ricossa sabato 1 Marzo a Roma, uomo d’altri tempi si direbbe oggi, un energumeno dell’ortodossìa, lucido e caustico, poliedrico e risoluto. San Pio X ebbe un braccio destro nella battaglia contro il modernismo, “sintesi di tutte le eresìe”, nemico interno da stanare nella consapevolezza che gli errori si combattono sì con la teoria, ma anche con la “pratica”. Un nemico insidioso, spergiuro e irriducibile, fortemente determinato ad infiltrarsi nelle viscere della Chiesa, va combattuto con gli uomini giusti. Come sacerdote, Umberto Benigni ebbe chiara la Misso della Chiesa, come fattore della civiltà cristiana da edificare, riedificare e difendere ma sempre con realismo. Il realismo di Mons. Umberto Benigni, contro l’utopismo del suo allievo sbandato Buonaiuti, che stava per lasciare il seminario quando gli disse con durezza: “La storia umana è un conato di vomito che si cura con la Inquisizione”. Peccato che Buonaiuti, il capo dei modernisti, invece pensò di terminare il seminario. Mons. “Maligni” per i suoi avversari, era da loro stimato e temuto perché come professore usava rigore negli studi ecclesiastici, senza sconti, senza voler edulcorare o simulare scomode realtà piegandole alla pur sacrosanta battaglia. Come storico, Mons. Benigni ci lascia la sua monumentale Storia Sociale della Chiesa, autentico ed insuperato capolavoro (incompleto perché il Signore lo chiamò prima che finisse a scriverlo) sulla influenza economica, sociale e culturale della Chiesa dai suoi albori fino al XVI Secolo. Lo Storico inaugurò la prima Rivista di Sociologìa e Storia Cattolica. I suoi avversari speravano potesse intrupparsi con loro, nella puerile speranza che un rigoroso professore pronto alla revisione storica come metodo di sfida per la Verità, fosse disposto come loro a sostenere anche una revisione della fede stessa. Sacerdote, Professore ma anche Giornalista, Mons. Umberto Benigni organizzò e diresse giornali come L’Eco d’Italia e La Voce della Verità, solidissimi in dottrina ma con pochi lettori. La Santa Sede finanziava la buona stampa ma occorreva raggiungere platee più vaste, quelle che raggiungevano i giornali “catto-liberali” e così il Giornalista inventò agenzie stampa come La Corrispondenza di Roma, la prima Sala Stampa Vaticana così da dare direttamente ai primi “vaticanisti” sia le informazioni della Segreteria di Stato che quelle estere, tramite i suoi collaboratori sparsi ovunque. Le idee del cattolicesimo intransigente iniziarono così a diffondersi influenzando svariati ambienti. Anche con Benedetto XV fondò l’agenzìa Fede e Ragione. Mons. Umberto Benigni è stato uno dei massimi esperti studiosi di giudaismo e massoneria, contribuendo a viso aperto e con grande conoscenza a smascherarne i piani anticattolici, non solo come studioso ma anche come uomo d’azione: infiltrando i suoi agenti nelle logge, anche quelle teosofiche. La Pascendi Domenici Gregis (  ) di San Pio X del 1907 fu magnifico ed ancora attualissimo strumento dottrinale contro il modernismo, al quale seguì un necessario strumento pratico: il Sodalitium Pianum sorto più o meno contemporaneamente (consultabile su:  http://www.casasanpiox.it/visualizza_docs.asp?id=65  ). Il Sodalitium Pianum fu un “servizio informazioni” voluto da Papa Sarto, uno strumento segreto di “controspionaggio” a servizio dello Stato Vaticano. Mons. Umberto Benigni diresse il Sodalitium Pianum dopo che il Papa e Merry del Val, tramite l’inconsapevole Gasparri che poi fu allontanato per lasciargli via libera, lo fecero entrare in Curia. Gasparri si oppose alla beatificazione di Pio X proprio perché Papa Sarto aveva favorito il cattolicesimo integrale di Monsignore e il progetto del Sodalitium Pianum. Se il modernismo era segreto alle autorità vaticane, perché si nascondeva come filiera internazionale, occorreva una struttura che operasse con le medesime modalità per poterlo combattere: fu così che Monsignore scoprì Ernesto Buonaiuti e Roncalli, trovando documenti inequivocabili. Emblematico il caso di don Primo Vannutelli, amico e riferimento di G.B. Montini, che ebbe a scrivere di non aver mai avuto la fede ma di voler rimanere “dentro” la Chiesa per influenzarla. Purtroppo molti eretici scoperti, godevano di protezioni ai piani più alti, come avvenne anche negli Anni Cinquanta quando l’opera contro il neo-modernismo di Pio XII, veniva disinnescata: i settarii infatti non si facevano problemi a prestare il Giuramento Antimodernista, come autentici marrani indifferenti all’ Ottavo Comandamento. Dopo la morte di San Pio X il Sodalitium Pianum proseguì fino a quando i nemici modernisti, con un colpo basso e calunnioso, ne prepararono lo scioglimento nel 1921. I tedeschi dopo una soffiata, perquisirono l’archivio di un avvocato belga accusato dai modernisti di essere una spia assieme a Mons Benigni. La debolezza operativa di Benedetto XV, nonostante Mons. Benigni esibì le referenze di Papa Sarto che dimostravano come il Sodalitium Pianum fosse “segreto” agli avversari ma non al Papa, decretò lo scioglimento del Sodalitium Pianum. Pio XII riabilitò Mons. Umberto Benigni, la “spìa”, proprio perché l’opera del Sodalitium Pianum si dimostrò rilevante ai fini della beatificazione di Pio X, con buona pace del Cardinal Gasparri. Monsignore comunque durante il Fascismo, continuò a lottare contro i nemici criptati della “setta verde”, della “internazionale bianca”, del “vitello d’oro”, della “mano nera” e del “lupo rosso”. Critico del “fascismo-movimento”, pensò di fare col Regime quello che il Regime voleva fare con la Chiesa: usarlo ed in parte vi riuscì in chiave anti-massonica, anti-democristiana ed anti-comunista. Morì nel 1934 e al suo funerale presenziarono solo due sacerdoti, tanto aveva messo in apprensione il clero con la sua attività. Quel clero che lentamente si apriva all’apostasìa e al compromesso con il Mondo.

Figura unica nel suo genere, Mons Umberto Benigni seppe essere erudito professore, storico, sociologo, sacerdote, giornalista e agente segreto al servizio della Sposa di Cristo, in obbedienza al Vicario. Un personaggio troppo importante, per essere oggi ricordato ed onorato come meriterebbe, perché potrebbe diventare un esempio pericoloso per i nipotini dei suoi nemici. Se ne facciano una ragione però, l’esempio rimane. Vita boiaccia!

Pietro Ferrari