MULTICULTURALISMO: DIVERSITA’ PER I PRIVI DI IDEE

Pubblichiamo un articolo di Peter Chojnowski originariamente comparso su www.sspx.org [il link all’articolo non è più funzionante, a causa di una profonda ristrutturazione del sito]. Il Dr. Peter Chojnowski è laureato in Scienze Politiche e in Filosofia presso il Christendom College. Ha ricevuto la specializzazione ed il Dottorato in Filosofia presso la Fordham University. Ha scritto molte pubblicazioni per The Angelus, rivista del Distretto americano della Fraternità Sacerdotale San Pio X, nonché per varie altre riviste, specializzandosi su S. Tommaso d’Aquino e sulla dottrina politica cattolica. Ha insegnato a New York, alla Gonzaga University e alla Immaculate Conception Academy a Post Falls, Idaho. E’ sposato, ha sei figli e vive nello Stato di Washington. Traduzione, con adattamenti, a cura di Matteo Luini.

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“La cultura occidentale deve andarsene!” L’anno è il 1988. Il luogo, il campus dell’università di Stanford. Gli ideatori di questo piccolo intelligente slogan? Pigmei aborigeni vestiti con abbigliamento tribale? Orientali con spade da samurai? Matrone indiane col sari? In realtà no.

Studenti  bianchi, arrabbiati, di classe benestante, vestiti con gli indumenti standard delle università americane: blue jeans, T-shirt dei Los Angeles Lakers, Reebok, cappelli da baseball, occhiali da sole Vuarnet e orologi Rolex. L’odiato bersaglio delle loro veementi parole? Aristotele, S. Tommaso d’Aquino ed altri “maschi bianchi morti” il cui pensiero continuava a dominare il curriculum base degli studi alla Stanford University.

Questa particolare protesta che, oltretutto, fu coronata da successo, è semplicemente un esempio di un fenomeno che, nell’ultima decade, ha attraversato e trasformato fin dalle fondamenta il contenuto dell’alta formazione negli USA. Il movimento, preminente nelle università, si chiama multiculturalismo.

Il suo obiettivo dichiarato è quello di rendere tutte le culture equipollenti agli occhi dello studente. Uno studente acquisisce questo nuovo stato di coscienza quando non considera più una cultura (o prospettiva culturale) come superiore ad un’altra cultura (o prospettiva culturale). Lo sforzo principale dei multiculturalisti è quello di indurre lo studente a vedere la propria cultura come una cultura fra tante altre, tutte ugualmente valide, e conseguentemente ad assumere una posizione mentale di “apertura” a “valori” presenti in altre culture non-europee.

Come in tutti gli sforzi egualitari, questo processo di omogeneizzazione si converte in un tentativo di “abbassare” ciò che è stato tradizionalmente considerato superiore, e di “esaltare” ciò che è normalmente stato considerato inferiore. I multiculturalisti credono di poter raggiungere questo risultato introducendo nei curriculum dei corsi che menzionano altre culture e, più significativamente, si concentrano sulle cattive strade percorse dall’uomo occidentale e cristiano nel suo tentativo di mettere in una posizione di inferiorità quelle culture non occidentali che avrebbero un valore uguale, se non superiore.

Si potrebbe pensare che i multuculturalisti rimangano frustrati nel loro tentativo di far familiarizzare lo studente con culture non occidentali “soppresse”, dato che l’universitario medio sa poco o nulla delle culture straniere e, normalmente, gliene importa perfino meno. Inoltre, un realista potrebbe vedere come un po’ ridicoli i loro sforzi per diminuire l’influenza che i grandi libri e le idee della civilizzazione occidentale fa sulle giovani menti, dato che sono passati decenni da quando i grandi lavori e le grandi idee dell’uomo occidentale cristiano potevano fare una qualsivoglia impressione sulla giovane mente americana. Cercare di convincere uno studente che Aristotele era “davvero” un “razzista” equivale a provare a convincere un ragazzino di dieci anni che la scuola di Cophenagen interpreta la Meccanica Quantistica in modo relativistico. Lui/lei semplicemente non capirebbe nulla.

Questo severo giudizio riguardante l’attenzione culturale del giovane universitario americano è, comunque, supportato da solide statistiche. Secondo quelle raccolte da Lynne Cheney, presidente del National Endowement for Humanities, è possibile laurearsi nel 37% dei college americani senza aver mai seguito un corso di storia, nel 45% senza aver mai studiato letteratura inglese o americana, nel 62% senza aver mai seguito filosofia, nel 77% senza studiare una lingua straniera.  Cheney ricorda anche come sia oramai “estramemente raro” trovare studenti con un piano di studi incentrato sulla civilizzazione occidentale, anche nelle principali università e nei college d’élite della Ivy league. Non solo l’universitario medio è inadatto e decisamente non interessato ad una tale “consapevolezza” culturale espansa, ma gli stessi propagandisti del multiculturalismo, le facoltà universitarie, sono certamente disinteressati a qualsiasi serio studio sulle idee, sulle abitudini, sui costumi che formano il contenuto sia della cultura cristiana occidentale che di quella non cristiana.

Sono diventato intensamente consapevole di questa situazione mentre insegnavo a New York. In quegli anni, la sola manifestazione visuale  dell’idea multiculturale che stava pervadendo le aule era che certi studenti neri maschi indossavano “vestiti africani” che assomigliavano un poco ad un “completo alla Nehru”. Che Jawaharlal Nehru fosse un leader nazionalista indiano pare non fosse venuto in mente a questi devoti del romanticismo neo-africano.

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I professori  più proni all’ “idea multiculturale” non mostravano alcun interesse a scoprire la realtà filosofica, teologica e sociale di altre culture. In effetti, dalla mia esperienza, posso dire che, generalmente parlando, i “multiculturalisti”, sia professori che studenti, erano gli insegnanti più sgraditi da quegli studenti che erano di origine non europea. Naturalmente, come la maggior parte delle persone capisce, nelle scuole statunitensi questo vuol dire Orientali. Normalmente gli orientali mantenevano relazioni strette coi conservatori, sia studenti che professori, bianchi che ancora resistevano, come una minoranza assediata nei campus. Se, dunque, l’impegno di base dei multiculturalisti non è quello di “illuminare” i loro studenti a riguardo del vero contenuto delle culture non cristiane, qual è la natura delle loro attività?

E’ quella di attaccare e denigrare l’eredità culturale del Cristianesimo e  di svilire tutto ciò che è collegato ad esso. Questo svilimento diventa perfino palese razzismo, razzismo diretto contro persone di origine europea. Mi riferisco qui alla ben pubblicizzata visita al mio campus newyorchese del dottor Leonard Jeffries. Il Dr. Jeffries, presidente dell’ Afro-American Studies Departement al City College di New York, è ben conosciuto per la sua affermazione secondo la quale i bianchi sono biologicamente inferiori ai neri. Dinesh D’Souza, nel suo libro Illiberal education: the politics of race and sex on campus, cita il giornale del college The campus:

“Lo studioso afro-americano Leonard Jeffries afferma che i bianchi sono biologicamente inferiori ai neri… Adottando una prospettiva evoluzionistica, Jeffries ha detto alla sua classe che i bianchi soffrono di un’ inadeguata quantità di melanina, il che li rende inabili a funzionare efficacemetne come altri gruppi. Una ragione per al quale i bianchi hanno causato così tante atrocità e crimini, afferma Jeffries, è che l’Età Glaciale ha causato la deformazione dei geni dei bianchi, mentre i neri vennero migliorati dal ‘sistema di valori del sole’ “.

Non ci furono proteste per la visita del dr. Jeffries. Inoltre, non si può fare a meno di credere che eventuali proteste contro la sua visita sarebbero state classificate come “razziste”. La popolarità del dr. Jeffries al tempo (1991) è dimostrata dal fatto che gli venne chiesto di collaborare alla stesura di un curriculum multiculturale per tutte le scuole pubbliche di New York.

Ci sono molte conseguenze pratiche della visione ideologica multiculturalista anti-europea . Nella loro spinta a implementare la matematica astrazione dell’uguaglianza, gli amministratori dei college hanno iniziato un programma di “azioni positive” (affirmative actions) nelle quali i professori vengono assunti e gli studenti ammessi non perché essi siano i più qualificati ma perché donne, neri, ispanici o “nativi americani”.  E’ interessante notare come gli orientali beneficino raramente di questi programmi  di “azioni positive”. Probabilmente perché non sono clienti della Sinistra americana.

Questo ignorare sistematicamente le qualifiche accademiche, insieme alla proliferazione di corsi “d’attacco” anti-occidentali (es: “le donne nella letteratura africana in francese”, “Politiche dell’autobiografia nera”) ha dato come risultato un precipitoso declino negli standard e nei risultati accademici. Non ci si può aspettare nient’altro, del resto, se gli studenti e i docenti non sono scelti in base alla qualità delle loro menti. In un’indagine del 1989 su 5000 docenti universitari, fatta dalla Canergie Foundation for the Advancement of Teaching, si parlava di una “diminuzione generalizzata degli standard accademici nelle loro [dei professori intervistati] istituzioni“. Questo declino era solo parzialmente mascherato da un’uguamente “generalizzata inflazione dei voti“. Inoltre, un’indagine dei piani di studio di 25000 studenti, fatta dal professor Zemsky dell’University of Pennsylvania, ha mostrato un ampio disinteresse per i corsi di matematica e scienze specialmente al livello avanzato, e una generale “mancanza di profondità e struttura” in ciò che gli universitari apprendono.

C’è qualcosa, comunque, che i multiculturalisti possono sfruttare per i loro fini. E’ l’endemico relativismo e l’istintivo egualitarismo che caratterizza la visione morale di quasi tutti gli studenti americani. Non credo che il mio attribuire tale egualitarismo e relativismo a “tutti gli studenti americani” sia esagerato o estremo. Questo stesso giudizio è stato inciso nella psiche contemporanea delle università statunitensi dal libro del prof. Allan Bloom, The closing of the American mind. Sfortunatamente, ho addirittura scoperto che quando si incontra uno studente con qualche tipo di fede religiosa, lui/lei non tenta mai di difendere o sostenere l’intrinseca verità e validità universale delle dottrine che crede, ma invece si acccontenta di dire “questo è ciò che credo io” e “altre persone credono in altre cose”. Di conseguenza, non si può mai sapere chi ha ragione e chi ha torto. Allora la virtù fondamentale diventa la “tolleranza”. “Tolleranza”, si badi, di tutti tranne che degli “intolleranti” (cioè quei Cristiani che si rifiutano di riconoscere la premessa base, cioè che tutte le idee sono ugualmente valide come “credenze personali”).

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Relativismo ed uguaglianza

Comunque è l’idea dell’ “uguaglianza”, che tutto pervade, ad aprire ai multiculturalisti le porte mentali dei giovani americani. Dato che è stato loro detto, fin dai primi anni, che l’obiettivo di tutta la storia umana è l’applicazione dell’astrazione matematica dell’ “uguaglianza” alla realtà concreta dell’uomo e delle società umane, non sembrerà strano che persone giovani, e meno giovani, possano così rapidamente accettare l’idea che tutte le culture sono ugualmente valide, e che se c’è una cultura che predomina dev’essere “livellata” mentre le altre devono essere esaltate.

Se cerchiamo le radici filosofiche del multiculturalismo, ne troviamo l’origine fra coloro che mescolavano i concetti di “uguaglianza” e di “relativismo della verità”. Il Prof. Allan Bloom si riferisce a costoro come alla Sinistra Nietzschiana. Negli USA, si potrebbero chiamare la Nuova Sinistra degli anni 1960. Friedrich Nietzsche era un filosofo tedesco del secolo scorso che scoprì il concetto di “valore” o Werte. Secondo Nitezsche, tutti i “valori”, cioè ciò che è considerato importante, varia da nazione a nazione, da secolo a secolo, e da cultura a cultura. Inoltre, i “valori” sono semplicemente la proiezione della “volontà di potenza” di un popolo. Ciò che aumenta il loro potere e la loro forza è “valido” e “buono”. Ciò che indebolisce il loro potere è “cattivo”.

E’ con Nietzsche che negli anni 1880 troviamo la nascita del relativismo culturale e storico (ossia la posizione filosofica che afferma che la verità e i valori sono dipendenti dal tempo e dalla cultura in cui si vive). Se tutto questo è vero la cultura occidentale cristiana non è nient’altro che maschi bianchi europei intenti a solidificare il loro potere, formando una cultura che ritrae i loro valori particolari come ideali. I “valori” qui non hanno alcuna validità universale o intrinseca valenza. E’ interessante notare che Nietzsche, famoso per la sua affermazione “Dio è morto“, affermava che tutti i valori sono relativi, proprio perché non c’è Dio. Se Dio esistesse, sarebbe Lui a fornire a tutte le verità un loro valore intrinseco e una validità universale.

Se gli ideali e le idee che hanno guidato l’uomo occidentale fin dall’avvento di Nostro Signore Gesù Cristo sono solamente “giochi di potere” di una élite governante, le forze della Rivoluzione cercheranno di conquistare questa cittadella dell’oppressione nel nome di coloro che sono stati precedentemente sfruttati. Tutti i multiculturalisti che ho incontrato, sentito, o letto sono di sinistra (ossia tifosi ideologici della rivoluzione egualitaria iniziata a Parigi nel 1789). Questo loro essere di sinistra si esprime in vari modi. Lo “stile di vita” omosessuale combatte per l’uguglianza contro il dominio e l’ “oppressione” dell’eterosessualità, le donne combattono contro gli uomini, i neri contro i bianchi. Questo aspetto da “guerra sociale” del multicultiralismo è stato promosso da studiosi intellettualmente vicini alla Scuola di Francoforte marxista. Questi pensatori che hanno “ispirato” gli studenti radicali degli anni ’60 e i professori degli anni ’90 hanno tessuto assieme le idee del relativismo, dell’ uguaglianza e della “lotta di classe”. Ciò che propugnavano era semplice. Nelle parole di uno dei maggiori rappresentanti della New Left, Theodore Adorno, bisogna “negare l’ideologia dominante“.

L’ideologia dominante che credono di dover abbattere è composta da nient’altro che da dogmi, idee, costumi, abitudini, strutture sociali e norme morali contenute nel concetto e nella realtà storica del Cristianesimo. In fondo, è questo ciò che stanno perseguendo. Inoltre è il residuo di tutto questo che stanno eliminando con successo dalle menti dela gioventù americana. Se passi tutto l’anno accademico a studiare “Film sulla religione popolare in Perù”, “Parole Reggae” e “Poesia Rastafariana”, non manterrai a lungo il contatto con le verità fondamentali della civiltà Cristiana. O con la realtà tout cour!

Controrivoluzione versus Controcultura

Possiamo salvare e nutrire nelle menti umane contemporanee la cultura tradizionale, che i multiculturalisti stanno così abilmente cercando di distruggere? Credo che si possa. C’è un problema, tuttavia. Lo stesso fatto che dobbiamo pensare a come mantenere e nutrire la vera cultura vuol dire che l’abbiamo già persa in larga parte. Dato che la cultura è come una “seconda natura”, dover consciamente aggrapparcisi vuol dire che non la si possiede come si dovrebbe. La ragione per la quale la cultura dev’essere posseduta come una “seconda natura” si basa sul fatto che la cultura è il modo in cui un essere umano risponde alla verità dell’ordine. Un’anima acculturata è un’anima la cui risposta all’ordine è naturale ed istintiva. L’anima acculturata è un’anima che può apprezzare la raffinata ampiezza e la profondità dell’ordine, e può anche dare un esatto valore all’essere.

Tali precise risposte alla specificità ed alla raffinatezza della realtà sono normalmente il risultato di un’eredità tramandata da generazione a generazione, come un deposito di verità, attitudini ed adattamenti a tale realtà. Questa eredità non è una banale “informazione comportamentale”. E’ la silenziosa comunicazione spirituale fra generazioni. Dice: “fai così e sarai nel giusto”.

Cosa si può fare, allora, per formare una nuova generazione, immune al multiculturalismo, immersa nelle fresche fonti della cultura cattolica – che tra l’altro è la forma autentica della cultura “occidentale”? La prima cosa da ricordare in proposito è anche la più fondamentale. La vera “cultura” è, all’origine, ciò che circonda il “culto”. Il vero “culto” ha, naturalmente,  nel suo cuore un atto di sacrificio a Dio. Una cultura organica dunque, e non artificialmente creata, si sviluppa partendo dalla risposta dell’uomo alla realtà di questo atto di sacrificio. Le forme di cultura più primordiali quindi sono azioni, comportamenti, atteggiamenti e forme d’arte che circondano e costituiscono la nostra partecipazione all’atto di sacrificio.

In concordanza con questa visione, la cultura non è l’espressione di stati di coscienza interni da parte dell’uomo, come è stato suggerito da Papa Giovanni Paolo II nel corso della sua carriera filosofica. Invece è la risposta dell’uomo ad una realtà oggettiva al di fuori di sé, che non dipende per nulla dal suo volere, ma dal volere di Dio. La cultura vera ed autentica, in opposizione alla “cultura” che sorge da concetti e bisogni puramente umani, è una risposta adeguata al carattere specifico del Santo Sacrificio. La vera cultura dev’essere in ultima analisi basata sulla rivelazione di Dio in una forma di culto che sia per Lui accettabile, e che sia una risposta adeguata alla specificità della Natura Divina.

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La prima cosa che bisogna fare per ricostruire una cultura che ha, palesamente, abbandonato i cuori e le menti delle persone, è mettere dentro i giovani cuori un intima conoscenza dei ritmi e dei valori inerenti nel Santo Sacrificio della Messa. Questo significa coltivare le occasioni, quali cerimonie e feste, che danno alle menti umane, dipendenti come sono dalla percezione fisica, il segreto intimo dei misteri che si celebrano. La cultura può essere riottenuta solo quando l’immaginazione individuale e collettiva è posta sotto il giogo del Bello, anzi del Vero e del Bello.

Dopo l’iniziale conquista dell’immaginazione, la coltivazione dell’anima deve estendersi all’intelletto. Alla fine, l’intelletto dovrà difendere questa visione del Buono, del Vero, del Bello. La via più perfetta per coltivare l’intelletto è di impegnarlo con la meditazione sulle verità filosofiche e teologiche riguardanti il Santo Sacrificio. Con questo, l’intelletto, l’immaginazione, e la sensazione possono essere saldate insieme per formare un tutto organico, una prospettiva unificata sul mondo. Una tale prospettiva unica, armata con degli argomenti intellettuali, può facilmente opporsi ai flaccidi e inconsistenti concetti proposti dai multiculturalisti.

Infine, coloro che vogliono possedere e coltivare una cultura Cattolica, devono identificarsi con coloro che l’hanno posseduta e coltivata in passato. Dato che la cultura dev’essere una “seconda natura”  per la mente, dev’essere stabilita un’affinità di immaginazione e di intelletto, o una connaturalità con le vite dei nostri predecessori nella Fede e la nostra vita interiore. Dobbiamo “simpatizzare con” i giganti sulle cui spalle ci troviamo. Credo che un tale progetto possa essere realizzato nelle famiglie, in piccole comunità, e nelle scuole dedicate alla Fede Cattolica integrale. Dobbiamo sapere che cosa significa essere Cattolici.

Dobbiamo essere Cattolici, di nuovo, senza vergogna.

3 Commenti a "MULTICULTURALISMO: DIVERSITA’ PER I PRIVI DI IDEE"

  1. #Matteo   10 marzo 2014 at 11:22 am

    Grazie per questa traduzione preziosa.

  2. #bbruno   19 febbraio 2017 at 6:51 pm

    …e di qui si capisce come per questa specie di americano per effetto di ibridismo d’importazione , Bergoglio, dico- ma la stessa cosa vale per tutti i suoi predecessori in legame ‘concilii’, non possa esistere nessuna verrità, ma solo un come-ti-pare, e che lo stesso cristianesimo, inteso come fede cristiana, non sia altro che un valore – un dei tanti Werte – prodotto da un certo popolo in un certo periodo di tempo, e che ora bisogna distruggere perché intralcia il bisogno universale di egualitarismo, che non piò darsi senza relativismo; peggio, perché incarna, in quanto ‘valore’, la volontà di potenza dell’ ‘occidente’. È sempre la famosa triade all’opera: quella della Liberté ègalitè come portano alla FRATERNITÉ! Tanto all’opera che i suoi sacerdoti sono riusciti a collocare nel “luogo santo” stesso (per dirla con Leone XIII) le loro squallide ed efficienti MARIONETTE!

    Grazie per l’articolo, veramente illuminante! Tolta la Croce, crolla tutto!

  3. #bbruno   19 febbraio 2017 at 9:07 pm

    correggo la battitura: “È sempre la famosa triade all’opera: quella della LIBERTÉ ÉGALITÉ come vie alla FRATERNITÉ! “…