OVS, la blasfemia che non t’aspetti

Sabato sera, verso le 19. In giro al centro commerciale, entro all’Oviesse perché le bimbe all’unisono esigono “unagonnarosaconminnioppurehellokitty”, tutto sommato il vestiario costituisce richiesta accoglibile con buona frequenza e l’Oviesse è proprio davanti a me (in assenza della Moglie, le strategie divengono anche più basiche del solito). Girando per i reparti, la mia attenzione viene colta da uno stender con diverse magliette, molte spiritose ritraggono i soldati imperiali di Guerre stellari in situazioni assurde come ad esempio l’autostop. Carine.

Nello stesso stender, però, trovo una t-shirt che francamente mi lascia di sasso per un paio di secondi, che è poi quella che riporto in foto, nella quale la Vergine viene ritratta con un paio di cuffie stereo. Segnatamente, si tratta di una blasfema variazione dell’immagine della Madonna di Guadalupe immagine esposta nel Santuario e che ha origine miracolosa perché apparsa prodigiosamente sul mantello del contadino Juan Diego Cuauhtlatoatzin nel 1531. Per giunta, la Madonna è circondata da quattro cuori spinati che però dalla sommità, come fossero bottiglie, gettano liquido chiaro (potrebbe essere rum, dato il tono… latino dell’ensemble) o emanano una fiammella bianca, e non quella rossa che è propria dell’immagine religiosa. Tutto il quadro parrebbe evocare un fantomatico locale o un immaginario quartiere (“los seis barrios” significa “i sei quartieri”) dove si fa buona musica, tanto buona che persino la Vergine l’ascolterebbe in cuffia.

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Ora, dobbiamo preoccuparci? Sì. Perché magliette blasfeme purtroppo ogni tanto se ne vedono e se ne vendono, sul web, in qualche negozietto metal o di volgari souvenir o oggettistica da tre lire, ma mai era accaduto che roba del genere arrivasse sugli scaffali della più grande catena d’abbigliamento italiana, dal taglio per giunta decisamente familiare e non “ribbelle” alla Benetton.

E’ stato fatto – giustamente – un gran rumore attorno alla partecipazione del cantante Rufus Wainwright a Sanremo, ed i cattolici si fanno sentire pure nelle altre occasioni in cui la sedicente arte si prende notevoli libertà dalla religione e dal rispetto per offendere la Fede cattolica (mai la religione ebraica, mai la religione musulmana, mai la nomenklatura cinese, chissà perché…); ma quei casi lì sono diversi perché ormai ci si è quasi rassegnati alla blasfemia nella sedicente arte. E poi erano, sono e restano casi limite, isolati: in fin dei conti, chi lo conosceva Rufus Wainwright? Chi ne aveva mai visto un concerto? Chi è mai andato o vorrebbe andare a quella piéce teatrale in cui il tizio che monologa, già che c’è, getta escrementi al volto di Gesù? Era come se quei “mostri” stessero nei loro recinti, in zone malfamate della cultura, comunque lontane, in cui bene o male si poteva evitare di andare.

Ma all’Oviesse ci vanno tutti, o quasi. Ci vanno famiglie, ragazzi di tutte le età, è un posto per tutti, non un’alcova per isterici deliri pseudoculturali. Così, la blasfemia ora è in vendita a basso prezzo, condita da colori simpatici ed evocative parole ispaniche. Magari uno manco ci fa caso e la compra al figlio quindicenne. E se non ci fa caso, forse, è perché manco la conosce, la Madonna di Guadalupe.

Questo tipo di messaggi è sempre stato veicolato così, serenamente e diffusivamente, senza clamore: mentre i (pochi) cattolici all’erta tengono gli occhi sull’ultima trasmissione televisiva o sull’ultimo libro di Augias o di Oddifreddi, tranquillamente e massivamente le magliette con la Madonna con le cuffie arrivano nel primo gruppo italiano per vendite d’abbigliamento uomo donna bambino. Vien da fare un parallelismo con quel che accade col lavaggio del cervello dulla gender theory: mentre tutti temono una colpo di mano dai soliti Scalfarotto, Vendola o Luxuria, qualche ignoto funzionario del Ministero zitto zitto rivede i programmi scolastici ed infila genitore 1 e genitore 2 persino nei moduli informatici per l’iscrizione alle elementari.

Che si può fare? Semplice: finché quelle magliette saranno in vendita da Oviesse, non si compra più da Oviesse. Ci sono altri negozi di abbigliamento a prezzi popolari che fanno cose carine per bambini e adulti, e non prendono in giro la Vergine Maria. Se poi mandiamo una email ad Oviesse, è pure meglio.

 

di Massimo Micaletti

Un commento a "OVS, la blasfemia che non t’aspetti"

  1. #desnos   4 marzo 2014 at 11:53 pm

    spiegare che questo si chiama illuminismo