Ratzinger e i movimenti ecclesiali — Parte A

«Ecco, all’improvviso, qualcosa che nessuno aveva progettato. Ecco che lo Spirito Santo, per così dire, aveva chiesto di nuovo la parola. E in giovani uomini e in giovani donne risbocciava la fede, senza “se” né “ma”, senza sotterfugi né scappatoie, vissuta nella sua integralità come dono, come un regalo prezioso che fa vivere».

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Così Ratzinger descrive la proliferazione dei movimenti ecclesiali nei difficili anni del post-Concilio, quelli che Rahner definiva, non a torto, “l’inverno della Chiesa”.
Il pensiero del cardinale Joseph Ratzinger (J.R.) su questo argomento, sviluppato prima di diventare Benedetto XVI, è molto articolato e complesso. L’intento di questo articolo è di esporne una versione schematica e semplificata, ma sempre formalmente corretta. Tuttavia, tra gli scopi prefissi non vi è la completezza, bensì il solo desiderio di fornire gli strumenti concettuali adatti, affinché tutti possano discernere con la ragione la natura delle varie realtà ecclesiali. Per chiunque voglia approfondire il tema, la bibliografia sarà un buon punto di partenza.

Per comodità espositiva, l’articolo è strutturato in tre parti:
— Pars destruens, in cui vengono confutati i più banali errori ecclesiologici che si compiono nell’approccio teologico ai movimenti ecclesiali;
— Pars construens, in cui si specificano le caratteristiche generali di qualunque movimento;
— Osservazioni, in cui sono inserite le conseguenze dei criteri sopra adottati.

Nota Bene: Tutte le citazioni di questo articolo provengono dai libri di J.R. in bibliografia. Ho evitato, comunque, di riportare per ognuno di essi la fonte, preferendo alleggerire il testo.

A. Pars destruens

J.R. cominciò un suo celebre intervento al Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali (Roma, 1998) demolendo le categorie teologiche basate sulla dialettica dei principi, che si dimostrano del tutto insufficienti per fondare una qualsivoglia ecclesiologia, e in particolare per analizzare il complesso fenomeno dei movimenti ecclesiali. Esaminiamole (e confutiamole) una alla volta.

A1. Istituzione/Carisma
«Ma allorché si tenta di lumeggiare più a fondo le due nozioni [istituzione e carisma, ndr] al fine di addivenire a regole in base a cui precisare validamente il loro rapporto vicendevole, si profila qualcosa d’inatteso. Il concetto di “istituzione” si sbriciola fra le mani di chi provi a definirlo con rigore teologico».

L’opposizione tra questi due principi è senza dubbio la più abusata dell’ecclesiologia moderna. Ma è anche la più fragile e facilmente confutabile. Il ragionamento proposto da J.R. è tanto semplice quanto elegante.
Volendo definire con rigore il concetto di “istituzione”, si dovrà necessariamente ricorrere al sacramento dell’Ordine, in quanto è l’unico elemento strutturale permanente della Chiesa. Ma, poiché esso è un sacramento, la Chiesa non ne dispone autonomamente; anche se si realizza in secondo luogo per una chiamata della Chiesa, esso si attua in primo luogo per una chiamata di Dio, vale a dire in modo carismatico-pneumatologico. Stanti così le cose, la Chiesa non istituisce, né potrà mai istituire, dei semplici “funzionari”, ma deve attendere la chiamata di Dio al singolo uomo.
La pretesa di separare l’istituzione dal carisma nasce dalla pretesa che il sacerdozio non debba essere inteso in una prospettiva carismatica, ma come puro e semplice ministero che spetta all’istituzione conferire.

«Che la Chiesa sia non una nostra istituzione bensì l’irrompere di qualcos’altro, onde è per natura sua iuris divini, è un fatto dal quale consegue che noi non possiamo mai crearcela da noi. Vale a dire che non ci è lecito mai applicarle un criterio puramente istituzionale; vale a dire che la Chiesa è interamante se stessa solo laddove sono trascesi i criteri e le modalità delle istituzioni umane».

A2. Cristologia/Pneumatologia
«A questo proposito è giusto dire che si deve far distinzione fra Cristo e Pneuma. Per contro, come non è consentito trattare le tre Persone nella Trinità come una comunione di tre dèi, ma le si deve intendere come un unico Dio nella relativa triade delle Persone, così anche la distinzione fra Cristo e Spirito è corretta solo se grazie alla loro diversità riusciamo a meglio intendere la loro unità».

I fautori di questo tipo di dialettica sono soliti argomentare che i sacramenti si collocano nella linea cristologica, a cui si affianca nella storia la linea pneumatologica. In altre parole, con l’Incarnazione Gesù ha fondato una Chiesa, basata sui sacramenti, mentre lo Spirito ne ha fondata un’altra, più “spirituale”.
J.R. spiega che il concetto di “successione apostolica” nella Chiesa non significa indipendenza dallo Spirito, quindi la contrapposizione è soltanto apparente:

«Esattamente il contrario: il vincolo con la linea della successio significa che il ministero sacramentale non è mai a nostra disposizione, ma deve esser dato sempre e di continuo dallo Spirito, essendo per l’appunto quel Sacramento-Spirito che non possiamo farci da noi, porre in atto da noi».

A3. Gerarchia/Profezia
«Oggi vi è chi, rifacendosi all’interpretazione scritturistica di Lutero nella dialettica fra Legge e Vangelo, contrappone volentieri la linea cultico-sacerdotale a quella profetica nella storia della salvezza. Alla seconda sarebbero da ascrivere i movimenti».

Questa dialettica è estremamente sgangherata e decadente. In primo luogo, la Legge ha carattere di promessa: solo perché tale, Cristo ha potuto adempierla e, adempiendola, al tempo stesso superarla (non abolirla, come ci ricorda Lui stesso). In secondo luogo, nemmeno i profeti biblici hanno mai abolito la Torah, anzi, hanno sempre cercato di valorizzarne il vero senso, contrastando gli abusi del popolo. In terzo luogo, la missione profetica è sempre conferita a persone singole mai fissata in un ceto o in uno status particolare. Concludendo:

«La Chiesa è edificata non dialetticamente, bensì organicamente. Di vero, quindi, c’è solo che si danno in essa funzioni diverse e che Dio suscita incessantemente uomini profetici – siano essi laici o religiosi, oppure anche vescovi e preti – i quali le lanciano quell’appello che nel corso normale dell’istituzione non attingerebbe la forza necessaria».

George P.

 

Link alla seconda parte

 


Bibliografia

Ratzinger J., Nuove irruzioni delle Spirito. I movimenti della Chiesa, Edizioni San Paolo, 2006
Ratzinger J., Messori V., Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline, 1985
Ratzinger J., Maier H., Democratizzazione della Chiesa. Possibilità e limiti, Editrice Queriniana, 2005
Ratzinger J., Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio, San Paolo, 2001

Clemens J., I movimenti ecclesiali e le nuove comunità nel pensiero del cardinale Joseph Ratzinger, articolo disponibile su http://php.fabriano-matelica.chiesacattolica.it/std/2009-01-28_Clemens.pdf

Cordes P.J., Benedetto XVI ispira i nuovi movimenti e le realtà ecclesiali, Libreria Editrice Vaticana, 2012

2 Commenti a "Ratzinger e i movimenti ecclesiali — Parte A"

  1. #angheran   18 marzo 2014 at 7:43 am

    La famosa Chiesa di Pietro opposta alla Chiesa di Giovanni, secondo la visione movimentista.
    Ratzinger non è stato mai amato dai movimenti perchè mirava a correggere questi strafalcioni.
    Per piacere al mondo occorre invece strizzare l’occhio alle dicotomie luterane.

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