Ratzinger e i movimenti ecclesiali — Parte B

Papa Francesco celebra messa di Pentecoste a San Pietro

Link alla prima parte

B. Pars construens
Eliminate queste fandonie da fanta-teologia, J.R. mostra in più occasioni di prediligere una prospettiva storica dei movimenti nella Chiesa, senza rimanere imbrigliato in categorie dannose come quelle sopra. Non riproporremo qui i suoi argomenti, ma ne trarremo le giuste conclusioni, ovvero procederemo ad una catalogazione dei criteri fondanti di qualunque realtà ecclesiale che desidera definirsi movimento.

B0. Ispirazione divina
«Quanto il Nuovo Testamento scrive a proposito dei carismi che apparvero come segni visibili della venuta dello Spirito, non è più soltanto storia antica, finita per sempre: questa storia ridiventa oggi fremente di attualità».

Criterio fondamentale per ogni movimento è l’ispirazione divina. Esso deve nascere dall’irruzione dello Spirito Santo nella storia umana. Dal punto di vista operativo questo criterio non è di alcun aiuto, perché molti sono i ciarlatani che affermano di essere stati ispirati. La conseguenza più notevole di questo primo punto è però la seguente:

B0a. Carisma fondazionale (esistenza del Fondatore)
«I movimenti nascono per lo più da una personalità carismatica guida».

Anche se la nascita di un movimento è dovuta alla spontanea iniziativa dello Spirito, è noto che Esso predilige strumenti umani per le sue opere. La maggior parte (se non tutti) i movimenti nascono, dal punto di vista umano, da una persona con un forte e peculiare carisma, che offre la sua vita al Signore per la fondazione di ciò che percepisce attraverso la grazia.
Il carisma donato al Fondatore è unico e irripetibile; esso costituisce un tesoro cui i membri del movimento e la Chiesa intera possono attingere con profondi benefici spirituali.

B1. Integrità di fede
«Il criterio essenziale è già emerso del tutto spontaneamente: è il radicamento nella fede della Chiesa».

Anche questo criterio è ovvio: un movimento che intende essere cattolico deve primariamente condividere la fede cattolica. Si osserva però che molti pseudo-movimenti intendono questo termine in modo particolarmente elastico. Di fronte a costoro, oltre che un approfondito studio del concetto di depositum fidei, può essere d’aiuto il lemma Cum Petro (B1+2). Questo criterio è definito essenziale perché, in mancanza di esso, il movimento degenera (C3).

B2. Apostolicità
«La collocazione, il luogo dei movimenti nella Chiesa è l’Apostolicità [maiuscolo mio]».

Il termine Apostolicità è una parola-contenitore. Esso può essere sciolto in:

B2a. Vita apostolica
«Rinuncia a proprietà, a discendenza, a imporre la propria idea di Chiesa, cioè obbedienza nella sequela di Cristo, sono state considerate in ogni epoca gli elementi essenziali della vita apostolica, che naturalmente non possono valere in identico modo per tutti coloro che hanno parte in un movimento».

Com’è ovvio, questi elementi vanno applicati al proprio stato. Il padre di famiglia non lascerà tutti i suoi beni né andrà a rinchiudersi in un monastero, però nemmeno vivrà nel lusso sfarzoso. Ma pur potendo le modalità cambiare, un cristiano dovrà sempre rapportarsi a queste linee-guida nella propria vita. Da notare che il desiderio di imporre la propria idea di Chiesa conduce ad alcuni problemi, esaminati tra le Patologie (C2).

B2b. Azione apostolica
«Vita apostolica chiama azione apostolica. Al primo posto – ancora una volta in modalità diverse – sta l’annuncio del Vangelo: l’elemento missionario».

Chi cerca di seguire Cristo in tutta la sua vita non può esimersi dal compito di portarLo a tutti quelli che incontra. In gioco c’è non solo la diffusione del Vangelo, ma anche la pericolosa sterilità di un cristianesimo divenuto tiepido e insipido.

B1+2. Cum Petro
«Dal momento che la fede è una sola per tutta la Chiesa, ed è anzi essa a produrne l’unità, alla fede apostolica è necessariamente vincolato il desiderio di unità, la volontà di stare nella comunità viva di tutta la Chiesa, per dirla più concretamente possibile: di stare con i successori degli apostoli e col successore di Pietro».

La potenza argomentativa di J.R. viene esaltata in modo magistrale da questo lemma. Poiché l’Integrità di fede è indispensabile, e lo stesso dicasi per l’Apostolicità, la logica conseguenza è che non può esistere movimento che non stia col Papa. Ma la stessa cosa può essere riformulata in maniera più forte, dicendo che il Papa è un collante necessario per tutti i movimenti:

«In sintesi, potremmo affermare addirittura che il primato del successore di Pietro esiste al fine di garantire queste componenti essenziali della vita ecclesiale e connetterle ordinatamente con le strutture delle Chiese locali».

Dal punto di vista pratico, il Cum Petro è una spia di segnalazione molto importante: poiché, come detto, deriva dalla combinazione dell’Integrità di fede (B1) e dell’Apostolicità (B2), se esso manca significa che almeno uno dei due è assente (oppure carente).

B3. Sviluppo parallelo
«Il divenire comunità, il costruire la comunità non esclude, anzi esige la dimensione della persona».

Se la vita dei singoli membri del movimento non è stata segnata dall’incontro con la persona di Cristo, allora ogni sforzo comunitario, anche rettamente inteso e guidato, non potrà dare i frutti sperati.
In altre parole: è inutile darsi da fare come “organizzazione” senza una continua tensione verso lo sviluppo delle proprie capacità umane, in particolare nelle virtù e nella preghiera.

B4. Parità
«Non è lecito che s’instauri un certo atteggiamento di superiorità intellettuale per cui si bolli come fondamentalismo lo zelo di persone animate dallo Spirito Santo e la loro candida fede nella Parola di Dio, e non si consenta nient’altro che un modo di credere per il quale il “se” e il “ma” sono più importanti della sostanza di quanto si dice di credere».

Questo criterio ha sostanzialmente due facce: da un lato un membro non può essere ritenuto un “fanatico” solo perché ha scelto una strada diversa (e, molto spesso, più ardua), dall’altra egli non può ritenere se stesso un “super-cattolico”, disprezzando le devozioni popolari o i carismi diversi dal proprio. Sussiste dunque una completa parità tra i membri dei movimenti e i fedeli che non fanno parte di alcun movimento; una parità intellettuale e spirituale.

George P.

 

Link alla terza parte

 


Bibliografia

Ratzinger J., Nuove irruzioni delle Spirito. I movimenti della Chiesa, Edizioni San Paolo, 2006
Ratzinger J., Messori V., Rapporto sulla fede, Edizioni Paoline, 1985
Ratzinger J., Maier H., Democratizzazione della Chiesa. Possibilità e limiti, Editrice Queriniana, 2005
Ratzinger J., Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio, San Paolo, 2001

Clemens J., I movimenti ecclesiali e le nuove comunità nel pensiero del cardinale Joseph Ratzinger, articolo disponibile su http://php.fabriano-matelica.chiesacattolica.it/std/2009-01-28_Clemens.pdf

Cordes P.J., Benedetto XVI ispira i nuovi movimenti e le realtà ecclesiali, Libreria Editrice Vaticana, 2012

Rispondi