Ritorna il denaro a Palmar de Troya

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Nuove entrate economiche smentiscono le voci sulla scomparsa della setta. “Papa” Gregorio XVIII si fa vedere con molta frequenza per le strade di Utrera, specialmente mentre è affaccendato in numerose operazioni bancarie.

Se nel Vaticano convivono due papi cattolici, a Palmar de Troya sopravvive un gruppo cristiano che raggiunse molta fama all’epoca del papato di Gregorio XVII, al secolo Clemente Domínguez Gómez. Dopo la sua morte nel 2005, e dopo quella del suo successore Pietro II (Manuel Alonso Corral) nel 2011, è stata la volta di Sergio María Jesús Hernández, ribattezzato come Gregorio XVIII, un murciano di Mula che aveva scalato la gerarchia palmariana nel giro di pochi anni, fino a essere indicato come “papa” dal suo predecessore. Durante il 1968 e 1969, nel distretto di Utrera (Siviglia), migliaia di fedeli iniziarono ad avere visioni mariane, sperimentarono il miracolo della “danza del sole”, furono inebriati dall’odore di rose inesistenti, rimasero asciutti sotto la pioggia, ecc., in un movimento di fede sfrenata che mise in agitazione l’intero paese. Il punto di svolta fu però l’ordinazione episcopale di Clemente Domínguez Gómez da parte dell’arcivescovo vietnamita Mons. Pierre Martin Ngô Đình Thục, fratello del presidente Ngô Đình Diệm, nel 1976. Due anni dopo, alla morte di Paolo VI, Clemente si autoproclamò “papa”.

Definire questo gruppusculo come cristiano non è un eccesso, ma è, semplicemente, la qualifica religiosa che gli riconobbe il Ministero spagnolo della Giustizia, quando, negli anni ’80, legalizzò la Chiesa di Palmar de Troya. Questa fu una decisione chiave, perché salvò dalla rovina il gruppo capeggiato allora da Gregorio XVII, grazie al vantaggioso trattamento fiscale che così ottenne. Di lì in poi, la vita economica della chiesa andalusa è stata caratterizzata da alti e bassi. Coloro che in passato, più di una volta, hanno pensato che il folcloristico scisma sivigliano avesse le ore contate, osservano oggi le impalcature per il rifacimento della gigantesca basilica che presidia una collina del distretto utrerano, visibile da buona parte della pianura del territorio. Il denaro torna a fluire nelle casseforti della setta, grazie anche ai contributi di nuovi fedeli “conquistati” in Germania.

I movimenti finanziari di Palmar de Troya non sono un gran segreto, nonostante la setta utilizzi una vecchia tecnica di realtà a essa simili, che ha assicurato e continua ad assicurare buoni risultati da sempre. L’ennesima dimostrazione di ciò, sono stati i milioni di euro riscossi in questi anni da un altro “fenomeno religioso”, la veggente madrilena Luz Amparo Cuevas. La scenografia è sempre la stessa: l’apparizione divina in prossimità di una pianta (un frassino a Madrid, un lentisco a Siviglia), un pozzo d’acqua santa per poterla vendere e poter contare su un ingente flusso di cassa in entrata; messaggi divini all’analfabeta veggente dalla religiosità pressoché elementare, presunti miracoli… Questa scenografía convince i fedeli a compiere, oltre alle donazioni puntuali, anche un’azione che determina l’acquisizione di ingenti cifre da parte della setta: i testamenti dei devoti vengono cambiati così che l’intero lascito sia a favore del gruppo religioso. L’organizzazione ci riesce con facilità, specialmente fra gli anziani che vivono i loro ultimi anni dentro le residenze costruite a tale scopo. Questa è la chiave. L’attenzione nei confronti degli anziani indirizza la loro influenzabile volontà affinché restino sotto la protezione dell’associazione con a capo Gregorio XVIII. Così succede a Palmar e in tutti i movimenti scaturiti da fenomeni simili di preveggenze, come quello della Luz Amparo.

Grazie a questo ritrovato benessere economico, i palmariani possono tirare un sospiro di sollievo. Dell’imponente basilica eretta sulla collina di Utrera si può ora apprezzare la collocazione di nuove tegole colorate e, in generale, il miglioramento dei grandi campanili, opera infinita che permette alla chiesa palmariana di continuare a domandare lasciti e donazioni con il fine di portare a termine i lavori entro qualche anno. Tuttavia qualcosa si muove dal punto di vista economico, su una linea eterodossa che non è per nulla la solita di questo gruppo settario.

Gregorio XVIII, un Papa “nella strada”

Il terzo “papa” di Palmar ha impresso una svolta evidente alla sua chiesa. Gregorio XVIII, al secolo padre Sergio María, si fa vedere con molta frequenza per le strade di Utrera, alle prese, soprattutto, con frequenti operazioni bancarie. Già questo fatto è singolare, perché mai in passato i suoi predecessori, né il sivigliano Clemente Domínguez, nè il pacense Manuel Alonso, sono usciti dalle fortezze dorate della collina di Utrera. Invece Sergio Maria appare spesso in strada, vestito con una semplice tonaca, senza alcuna ostentazione, come uno dei tanti sacerdoti, vescovi e cardinali che tuttora quelli di Palmar conservano sparsi per il mondo, in particolare in Germania, Francia, Irlanda e Sudamerica. La tesi che spiega questo comportamento parrebbe giustificata della proverbiale intelligenza di Sergio Maria, pari forse solo al suo carattere rigoroso. Gregorio XVIII vorrebbe attenuare di molto la componente apocalittica, estremista di destra e antiromana della chiesa palmariana, che da sempre fu il carattere distintivo di questo scisma e del suo Ordine dei carmelitani del Santo Volto, per far sì che il movimento simpatizzi piuttosto con gli altri movimenti ecclesiali cattolici sensibili alla tradizione, che incontrano ormai il favore del nuovo “pubblico di fedeli”. Imprimere questo cambiamento molto pragmatico allo scopo della sopravvivenza economica non sembra una cattiva idea.

Altri gruppi con similari impostazioni teologiche (messa in latino, separazione dei sessi, apologia del dolore fisico, obbedienza cieca, donazioni obbligatorie), come l’Opus Dei o i Legionari di Cristo, hanno guadagnato la loro fetta di potere e di credito nella società grazie ai Papi di Roma, alle volte favorevoli a queste tesi rigoriste. Se quella di Palmar potesse accodarsi allo stesso modo alle altre congregazioni, accostandosi quindi a Roma, potrebbe trarne sicuri vantaggi, nonostante certamente Francesco non sembri prediligere particolarmente certi gruppi integralisti. Quando il distretto di Palmar porterà a termine la pratica per distaccarsi da Utrera, senza dubbio la sua attrazione principale sarà la gigantesca basilica di questa setta. Se i turisti si vestiranno “correttamente”, in special modo le donne, potranno entrare e visitare la sua spettacolare sfilza di cristi e vergini, e pregare i molti santi dichiarati dal papa Clemente: da Franco a José Antonio, da Cristoforo Colombo a Carrero Blanco.

[tradotto e parzialmente adattato da http://www.andalucesdiario.es/ciudadanxs/vuelven-las-obras-y-el-dinero-a-la-iglesia-del-palmar-de-troya/]

2 Commenti a "Ritorna il denaro a Palmar de Troya"

  1. #Stefano   22 gennaio 2015 at 1:11 am

    La Chiesa Cattolica Apostolica Palmariana è la Chiesa voluta da Lucifero come dice l’apocalisse deve venire l’anticristo infati lui il Gregorio XVIII è i suoi predecessorri sono stati scelti da Lucifero perchè lucifero lo hanno visto mascherato da Gesù e la Madonna dove gli ha detto di fondare una contro chiesa

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  2. #cattlica   21 aprile 2016 at 8:41 pm

    gli anticristi sono parecchi oggi ma il capo deve stare a Roma a rigor di logica:capus mundi?

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