Sono ancora buone mamme le donne di oggi?

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Su questo argomento si è interrogata recentemente una trasmissione TV. Ebbene, unanime è stato il giudizio dei partecipanti: una volta che si decidono a diventar mamme, la “qualità” delle donne di oggi non è molto diversa da quella di una volta; la musica invece cambia radicalmente quando si tratta di programmare la gravidanza: tutte, dalla manager all’alta dirigente, dall’impiegata fino all’operaia, antepongono alla maternità la carriera o anche il lavoro manuale; il bambino è l’ultimo loro pensiero, e quando finalmente ci pensano, capita spesso che l’orologio biologico non funzioni più.

Una volta non era concepibile per una ragazza non avere subito un figlio all’apparizione del primo amore. Si dava cioè la priorità alle necessità biologiche naturali per cui tutto l’essere femminile era stato creato; la maternità poteva avvenire prima o dopo gli studi superiori, al massimo dopo l’università, tanto è vero che milioni di donne si sono diplomate o laureate prima di metterci al mondo. Dunque il fattore veramente estraneo alla maternità è solo la carriera, l’emulazione del maschio; oggi non basta più il diploma o la laurea a soddisfarle, riuscire nel mondo del lavoro è diventato nel cervello delle donne una priorità, e per riuscirci non basta il diploma o la laurea, ci vuole l’impegno, la dedizione totale. Famosi sociologi e psicologi in quella trasmissione hanno addirittura sentenziato che carriera e maternità sono incompatibili e che la donna dovrebbe scegliere con coraggio l’una o l’altra, al massimo un leggero lavoro part-time.

La donna di oggi dunque ha perso la cultura della maternità. A questo si è giunti ovviamente attraverso lo sconquasso della famiglia e la de-responsabilizzazione del maschio. Una volta il matrimonio era per le donne garanzia di pane quotidiano, anche se spesso amaro per l’ingratitudine dei mariti, e questo bastava a tappare loro la bocca accettando con spirito di sacrificio tutto il male che capitava. Ma vediamo di capire attraverso quali meccanismi è avvenuto lo sfascio della famiglia. Bisogna addirittura risalire alla prima guerra mondiale, quando le donne furono strappate al loro ruolo di custodi della famiglia per metterle nelle fabbriche in nome della difesa della Patria e indirettamente della stessa Famiglia. Lì naturalmente fabbricavano i proiettili e le bombe che servivano ai maschi che giocavano alla guerra o ai poveri soldati, capri sacrificali di interessi capitalistici quindi carne da macello. A poco a poco le donne delle fabbriche si sono accorte di essere idonee e che in tal modo si potevano conquistare cultura, forza sindacale e soprattutto emancipazione. Non erano più costrette a tacere, come brave madri di famiglia, i soprusi, le violenze e le corna che subivano talvolta dai mariti; hanno quindi di gran lunga preferito chi restare nelle fabbriche e chi fare qualcosa di più: la carriera come i maschi.

I maschi però si sono terribilmente spaventati, perché ormai non avevano davanti a sé delle femmine devote, ma guerriere capaci di tenergli testa e che essi sentivano più forti di loro. Hanno cominciato allora a sentire nostalgia per il calore affettivo della Mamma e per le belle forme carnose che lo emanavano. Le nuove guerriere, magre e allampanate, non potevano certo ricordar loro le forme stabilite dalla Natura per le mamme e le spose, quindi non stimolavano più neanche la loro potenza maschile, che per sua natura si manifesta solo davanti a delle spose dolci e femminili. Era fatale che matrimoni con donne allampanate durassero poco, e a questo punto le donne potevano piangere sullo sfascio della Famiglia e forse anche rimpiangere le garanzie istituzionali  che dava loro il “Matrimonio Indissolubile”; pertanto, non si sono più sentite sicure facendo le semplici madri, la paura d’essere abbandonate con figli a carico gli ha messo ancor più voglia di emancipazione e si sono sempre più arroccate nelle fabbriche e nelle carriere. È il serpente che si mangia la coda, e l’attuale crisi economica ha reso ancora più acuto il fenomeno.

Quanto alla maternità, chi ci pensa più? È quasi un molesto dovere, giusto per mantenere la Specie, ma chi se ne frega oggi della Specie? Ci penseranno africani e cinesi, che laggiù fanno figli come i conigli. E poi anche per le donne mature c’è sempre tempo, è stagione di prestigiatori scientifici con gravidanze assistite, inseminazione in provetta, uteri in affitto, e chi più ne ha più ne metta; fare un figlio si può benissimo procrastinare alla fine della carriera, magari dopo la pensione, tanto per levarsi lo sfizio. Non c’è forse chi lo fa anche a settant’anni? E i pericoli delle gravidanze senili? Ci sono le amniocentesi, le villocentesi; e poi c’è anche l’ecografia, che ti dice in tempo se il figlio deforme è da buttare dalla Rupe Tarpea.

di Veniero Scarselli

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