“State buoni se potete” e l’anticattolicesimo zuccherato

State_buoni_se_potete_Dorelli

 

“State buoni se potete”, diretto da Luigi Magni, è una pellicola generalmente considerata dall’opinione pubblica come “cattolica”. Una di quelle pellicole, per capirci, che potrebbe riempire un pomeriggio di una nidiata di fanciulli in un cinema parrocchiale. Intendiamo per “cattolica” sia quella maggioranza che, dal periodo post-conciliare, non solo si è assuefatta all’accettazione passiva degli attacchi del mondo laicista e secolarizzato, ma che in opere di questo genere coglie una mentalità affine alla propria, sia quella minoranza variegata che conserva una “sensibilità” più tradizionale, con tutti i distinguo del caso.

Della pellicola celebre, oltre che in Italia, anche in Ungheria (per motivi a noi sconosciuti), risalta immediatamente l’atmosfera fanciullesca e zuccherosa, l’ottima interpretazione di Dorelli e dei “comprimari” – specialmente il trio di tutto rispetto Leroy, Montagnani e Adorf, e le musiche degne di nota di Branduardi. La confezione è ottima, ma cosa è in essenza questo film? Riusciamo a identificare in esso alcune gocce di veleno che lo contaminano, isolandole?

Magni (“mangiapreti” e anticlericale dichiarato), con questa operazione, non intraprese certo un discorso diverso da quello del resto della sua produzione cinematografica. Mentre con film come “In nome del Papa Re” e “Nell’anno del Signore” veniva attacca il Cattolicesimo come istituzione (la Chiesa), come qualcosa di tirannico e oppressivo, con film come “Per grazia ricevuta” (Magni co-firma la sceneggiatura) e questo, è stata la fede a essere posta sotto il suo riflettore cinico e deformante.

A differenza del Manfredi di “Per grazia ricevuta”, la cui figura è un attacco diretto alle peculiarità del Cattolicesimo (come il senso del peccato, la devozione, i santi ecc…), il San Filippo Neri interpretato da Dorelli è colui che incarna la visione che il regista ha del cristianesimo. È quella “positiva” di un cristianesimo senza dogmi e aperto al sociale, contro quella “negativa”, retrograda, burbera, marziale e oscurantista rappresentata da Sant’Ignazio di Loyola. Sono i due spiriti della Controriforma: l’Oratorio di San Filippo Neri contrapposto alla Compagnia di Gesù. Contrapposizione, che nella realtà, non ci fu per nulla.

La critica al “fanatismo” cattolico è ben palese nella canzoncina “Capitan Gesù”, le cui parole sono state scritte dal regista stesso:

Capitan Gesù, non sta lassù,
sta quaggiù a battagliar col male.
Sempre quaggiù a battagliar col male,
Gesù, mio generale!”

Chi volesse vedere nel Filippo Neri di Magni una certa attenzione alla moralità e alla purezza, si accomodi pure. Senza però dimenticare che il Santo risponde ad una prostituta che gli chiede “me la darebbe una bottarella?” “magari, sapessi come si fa”. Il cattivo gusto e la trivialità fanno capolino qui e là, come nella scena dove il Santo, con gran disinvoltura, invita i fanciulli maschi a mingere collettivamente davanti ad un pubblico di bambine rammaricate di non poter fare altrettanto, oppure nella scena in cui Leonetta rivela il suo sesso ai bambini, che volevano punire colei credevano fosse un paggetto stirandogli i testicoli. Un San Filippo che dice “mortacci tua” al padre del Principe Ricciardetto, e che contrappone la mortificazione della “ragione” ed Erasmo da Rotterdam agli Esercizi Spirituali e all’Imitazione di Cristo.

Come possono passare inosservate, ad esempio, la derisione delle visioni mistiche di Sant’Ignazio (liquidate come “allucinazioni” provocate dal digiuno dallo stesso San Filippo) e la presa in giro di S. Giovanni della Croce, presentato come uno sconnesso sconvolto? San Carlo Borromeo anticipa il “chi sono io per giudicare”, con un accenno ai “froci” e il protagonista del film addirittura si lascia andare in un “certe colpe dovrebbero essere derubricate come peccati”. Insomma Magni ci vuole presentare San Filippo come un antesignano del modernismo dal volto più umano.

A riassumere il tutto, una scena che stride davvero. Quando Cirifischio, uno dei personaggi principali, diventato bandito, viene condannato a morte, è congedato dal Santo senza una Confessione. San Filippo, poi, risponde all’ex fidanzata suora che gli chiede se Cirifischio si salverà: “Sì, tanto ci salviamo tutti”. La morte di Cirifischio è comunque edificante, perché Cirifischio è realmente pentito e quindi affronta il giusto patibolo con l’animo del giusto. La mancanza della Confessione però… Si possono fare facili confronti in merito: si pensi ad esempio che, in Cristiada, i Sacramenti, e soprattutto la Confessione, hanno un ruolo centrale nello svolgimento della storia.

Se Magni voleva fare un film anticlericale come gli altri, gli è riuscito un po’ meno bene rispetto a “In nome del papa Re”. Se si pensa poi alla boiata di Proietti su san Filippo Neri, questo almeno ha alcune parvenze di cattolicità.

 

di Willy Bruschi e Stefano Andreozzi

18 Commenti a "“State buoni se potete” e l’anticattolicesimo zuccherato"

  1. #massimo trevia   29 marzo 2014 at 3:02 pm

    allora,meglio perché più oneste certe scollacciate commedie ambientate a quell’epoca con le contadinotte discinte che amoreggiano nel fienile!!!!!! è come quando vedo certe pseudo-cantanti sacre che si sentono sicure di “portare Cristo”…..allora,meglio(anche se non sono un suo fans….)rihanna!è più gnocca!

  2. #roberto   29 marzo 2014 at 4:32 pm

    Concordo, tuttavia se invece di Magni l’avesse fatto un ”cattolico adulto” sarebbe stato…. perfino peggio. Infatti le recenti messinscene sulla figura di Filippo Neri sono inguardabili. La verità è che il santo fondatore dell’oratorio fu un grande mistico, che per la preghiera interiore, pubblica e segreta, che lo univa al SS. Cuore di Gesù vide il proprio dilatarsi fino a spezzare il torace. Il suo ”spirito sociale”, allegro e disinvolto, mai irriverente con la gerarchia, non veniva che di conseguenza al Suo Amore fissato sul Cuore luminoso e fiammeggiante del Verbo incarnato. Lo Spirito Santo non muta la natura creata, che del resto ha nel Verbo la sua ragion d’essere, ma trafigura, eleva, nobilita, e rende ciascuno unico nel suo carisma. Nel percorso di conversione, purificazione, perfezione, verso la santità e l’unione con Dio. Evidentemente Magni ha provato ” a star buono ” ma in questo aspetto non ha potutto esserlo, mancandogli l’essenziale, ciò che l’arte e la scienza, lo ”spirito” umani, neppure sfiorano, pur col loro miglior dispiegarsi. Senza anelito alla trascendenza, senza l’abbandono umile al dono della Grazia, la stessa bellezza naturale resta sempre offuscata da un’ombra, sottintende un ”fine interessato”, malgrado le cose più grandi dell’uomo e le più meravigliose della natura…tolto Dio… tutto il resto è vanità….

  3. #Pietro   31 marzo 2014 at 8:27 am

    Cosa non va nel Filippo Neri interpretato da Gigi Proietti? Sarebbe gradito un elelnco di incongruenze secondo il dotto discernimento di vossignori cattolici di provata fede! E’ una richiesta seria.. poiché io nella mia “ignoranza” non colgo le anomalie! Vi ringrazio anticipatamente..

    • #Matteo   1 aprile 2014 at 10:01 am

      Ma lei dunque non è cattolico di provata fede?

      Se lo è se li cerchi da sé, se non lo è che li vuole sapere a fare ?

    • #vittorinof   19 settembre 2014 at 9:14 pm

      Cattolico o non cattolico, “State buoni se potete” è un capolavoro, “Preferisco il paradiso” è roba tirata via buona solo per una fiction di RAIUNO. Con tutto il rispetto per Gigi Proietti.

  4. #Matteo   1 aprile 2014 at 9:59 am

    Che Magni non sia certo apologeta cattolico e che le sue pellicole siano in realtà finalizzate
    a mettere in cattiva luce la Chiesa quale istituzione umana e divina dovrebbe essere chiaro a tutti, ma mi rendo conto che non lo è.

    Per quello poi che riguarda la canzoncina manca la parte migliore riguardo la feccia luterana ed il popolo giudio. Una canzoncina che se non ci avesse pensato lui, si doveva inventare, questo in effetti è il più chiaro merito di questo film di Magni.

    • #Willy   4 aprile 2014 at 11:56 am

      Mi fa piacere caro Matteo che tu conosca Magni. Mi ha fatto piacere vedere dai commenti che molti cattolici hanno capito la vera essenza del film. Peccato che ancora qualcuno si lascia incantare dalla sua stucchevole mielosita’.

  5. #Pietro   1 aprile 2014 at 12:30 pm

    Riformulo.. a prescindere dalla mia cattolicità, chi sarebbe così gentile da illustrarmi gli elementi non cattolici nel film su Filippo Neri interpretato da Proietti!? Ringrazio anticipatamente.

  6. #roberto   4 aprile 2014 at 3:40 pm

    Caro amico Pietro, entrambi i film sono anzitutto sviluppati in una mentalità, un’etat d’exprit,direbbero oltralpe, a-cattolico, cioè guardare al mondo, altro che ”paradiso, paradiso”, poi contengono imprecisioni storiche fondamentali che stravolgono la realtà dei fatti, la loro cronologia, e soprattutto l’importanza e l’essenziale rispetto all’accessorio od addirittura all’inesistente e l’inventato di sana pianta. L’Oratorio nasce da un’esperienza di laici tutti figli della borghesia e nobiltà del tempo, giovani ma anche di media età, i fanciulli e le masse di orfani di strada è q uestione di pura fantasia . Diversamente S. Filippo si adoperò con malati e poveri in maniera forte quanto discreta, ma in modo del tutto indipendente dall’esperienza oratoriana cge era di preghiera liturgica, lettura della Scrittura di brani dei Padri. Come sacerdote, il che vuol dire nella seconda parte della sua vita, Filippo fu un confessore alla Curato d’Ars. , fatto con cura e nei confessionali o comunque dignitosamente, non alla carlona come si vuol appena velatamente far credere. Inoltre passava da solo o comunitariamente ore ed ore in preghiera, spesso di notte, le devozioni cui più si dedicava erano l’Adorazione delle 40 ore e la processione delle sette chiese. Pur nella giovialità della predicazione spesso la sua preghiera, soprattutto davanti al Crocifisso, si mutava in pianto.
    Nei cinque gradi del cammino cristiano della Confraternita v’è il timor di Dio ”lo stato timoroso”, cui segue il ”medecaroso”, di ammalato, penitente in cura, il terzo di ”amoroso”, che è dell’amicizia che genera un fine e generoso affetto, il quarto lo chiama ”paternoso” che è dell’amore filiale, il quinto è ”desponsato” che è dei coniugi che si uniscono è sono una sola cosa. In questo vediamo quanto Teresa di Gesù e Giovanni della Croce sui contemporanei che non ebbe a conoscereavessero una spiritualità affine alla sua pur maturata al chiuso del monastero o del convento. Filippo ebbe ottimi rapporti diretti con Ignazio da Loyola e per vie epistolari e non con molti altri santi del suo tempo. Perfino conl’estatica s. Caterina de’ Ricci di cui era del resto conterraneo. Padri spirituali remoti erano Cassiano e Benedetto, e per il suo stesso discernimento ebbe un valore determinante un padre cistercense. Ecco un suo motto ripetuto negli incontri oratoriani che fa mal deglutire i cattolici adulti e delle ”figurine” preconfezionate: innamoratevi dell’obbedienza santa, e questa vada avanti a tutte le cose.
    La sua rinuncia, tuttavia quasi ottantenne, alla berretta cardinalizia, certamente non può essere letta come un contrasto tra chiesa istituzione rigida, repressiva e depressiva, e la sua ”chiesa di movimento”. Quest o puzza di ideologico, e per essere cosa bugiarda ed ostentata vistosamente forzando i fatti, puzza anche… di zolfo. Il papa infatti che più lo stimò fu quel Clemente VIII che lo aveva accanto quotidianamente più dei suoi cardinali, al punto il card. Aldobrandini, discepolo a sua volta di Padre Filippo all’elezione di Papa Clemente affermò ”Filippo è salito al trono di Pietro”. Credo che un film buono sulla figura di questo grande santo, non dico cattolicamente all’altezza ma anche solo attento ai fatti storici debba ancora essere pensato. Ma non è mai troppo tardi! (Fonti utilizzate: Antonio Cistellini ”San Filippo Neri”)

    • #Willy   4 aprile 2014 at 3:57 pm

      Roberto ti ringrazio per questo intervento che disintegra la distorta visione “magniana” del Santo che qualcuno in altra sede ha difeso a spada tratta.

    • #vittorinof   19 settembre 2014 at 9:33 pm

      Commento istruttivo e piacevole ma da sceneggiatore non mi sento di fare una colpa a Luigi Magni per aver rappresentato S. Filippo Neri in questo modo. Dopotutto neanche Mozart era il bambinone schizzofrenico che vediamo in “Amadeus”, ma l’importante è che, pur passando attraverso i filtri che un’opera cinematografica impone per forza di cose, si riesca a trasmettere l’idea di base del personaggio allo spettatore. E credo che “State buoni se potete” (come anche “Amadeus” riesca nell’intento).

  7. #Pietro   6 aprile 2014 at 4:38 pm

    La ringrazio molto, è stato assai esuriente 😉

  8. #gabrielemarketing   3 giugno 2014 at 12:00 am

    Dissento. Sant’Ignazio è un personaggio totalmente positivo nel film in questione.

    • #Willy   10 giugno 2014 at 1:41 am

      Non è assolutamente vero. Sant’Ignazio e la sua spiritualita’ vengono messi in ridicolo come ben ho evidenziato nell’articolo.

      • #Giuseppe   5 gennaio 2016 at 2:30 am

        Devo dissentire anche io. Ugualmente ho visto il film e sono rimasto colpito positivamente dalla rappresentazione di Sant’Ignazio. L’unica frase del film che mi ha lasciato perplesso è stata proprio la negazione della ragione da parte del Filippo Neri (rappresentato), come parte integrante della vita cattolica.

  9. #Luca   25 giugno 2014 at 6:14 pm

    Io ho visto il film senza “pregiudizi” e devo dire che sono rimasto colpito in positivo dalla figura di Sant’Ignazio.
    Vorrei sapere se qualcuno sa l’origine della canzone “Capitan Gesù” musicata e adattata da Branduardi perché mi interesserebbe.

    Grazie.

    • #vittorinof   19 settembre 2014 at 9:26 pm

      Per quel che ne so io, il testo è originale di Luigi Magni.

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