AMICI DI PONTIFEX: COMMENTANO O DISTORCONO? LOTTA ALLE ERESIE O AL PERSONAGGIO?

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Ah, bei tempi quelli in cui il Papa parlava e nessuno aveva l’ardire di cambiare una virgola o una “acca” dai Suoi discorsi!

E ora, invece?

Il Papa parla, tanti interpretano, troppi modificano.

Il primo a farne le spese fu Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Pace: i giornalisti titolarono le più grandi testate nazionali con frasi mai dette dal Pontefice e riempirono colonne cartacee di fandonie.
La cosa non cambia con Francesco che, giorno dopo giorno, sta sperimentando in prima persona il potere diabolico delle malelingue, quello stesso che più volte lui ha denunciato.
Ma più sconvolgente è che mentre nel caso di Ratzinger il mondo cattolico si indignó, stringendosi attorno al proprio Pastore, questa volta  è proprio il mondo cattolico, o meglio, una parte del mondo cattolico a compiere queste distorsioni delle parole pontificie.

Cosa?!?,vi starete chiedendo.

Avete sentito bene! E non è un Pesce d’Aprile… Giurin giurello!

Abbiate solo un minuto di pazienza!

Sin da quando  si è insediato sul trono di Pietro, Jorge Mario Bergoglio ha abituato la Chiesa intera a delle giornaliere brevi omelie nella Domus Sanctae Martae, dove -ahimè- risiede.
Quest’oggi [2 aprile] il Papa ha commentato, con il suo solito modo da “preticciolo di periferia”, il Vangelo di oggi (quello del paralitico risanato), rinvenendo nelle Sacre Pagine due delle malattie fisiche e spirituali del nostro tempo su cui  -secondo il Papa- «ci fa bene riflettere un po’»: l’accidia dei cristiani ed il formalismo.
Il Pontefice si è abbandonato ad una condanna di tutti quei cristiani che «hanno un atteggiamento paralizzante nei confronti dello zelo apostolico»: con la scusa di essere andati a Messa, quelli evitano di dare la Testimonianza alla Luce, che è Cristo, e di battersi per Lui. E di questi giorni non è poi così raro trovarne!
Quanti cattolici oggi si ribellano quando, ad esempio, si propone di togliere il crocifisso dalle aule pubbliche? Quanti cattolici dicono fior di rosari ma poi sono «anestetizzati», freddi e gelidi di fronte ad un fratello in difficoltà? Ben pochi in entrambe le possibilità purtroppo!
Lungi dal considerare il cristianesimo come filantropismo, la dottrina cattolica ha da sempre sostenuto l’importanza della testimonianza, che si può dare con le parole, ma anche con i gesti.
L’amore di Dio non va mai separato dall’amore ai fratelli, che si dimostra anche e soprattutto con la testimonianza della Verità.
D’altronde Gesù stesso recita nel Vangelo come non disgiunti «Ama il Signore Tuo Dio con tutta la tua mente, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze» e «Ama il prossimo tuo come te stesso….». Condurre gli altri alla Salvezza è uno dei compiti primari del cristiano: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» dice il Signore. Anche San Paolo scrisse: «Tradidi quod et accepi».
Una fede che ha come scopo solamente la propria salvezza dell’anima, escludendo l’orizzonte dello zelo apostolico, non è la fede cattolica. Questo è ovvio ed è un ragionamento che non fa una piega.
Dunque il Papa dice che la Messa si riduce a formalismo se disgiunta dallo zelo apostolico. In altre parole, andare a Messa non fa di noi necessariamente degli ottimi cristiani: “santificare le feste” è uno dei primi comandamenti ma non ci esenta dal rispettare gli altri e, quindi, dalla Testimonianza!
Di fronte a questo ragionamento sensato, il fantasmagorico gruppo di “Amici di Pontifex”  titola un post sul noto social network Facebook “Il Papa: chi va a messa tutte le domeniche? Un accidioso”.
A questo punto c’è da chiedersi: ma l’autore del post, Bruno Volpe, ha compreso quello che il Papa ha effettivamente detto? Io direi proprio di no.
Piuttosto, egli sposta il discorso su un altro orizzonte: in questo mondo secolarizzato, già andare a Messa è un buon segno.
Al che mi chiedo: Bruno Volpe vuole una generazione di cristiani mediocri solo perché il mondo è secolarizzato o vuole che si raggiunga la santità auspicata dal Vangelo? E la santità si raggiunge andando a Messa e portando quotidianamente la «novità di Cristo» agli altri. Non si dà prova dell’Amore verso Dio esclusivamente con la partecipazione ai riti, ma anche con la Testimonianza ai fratelli. E i frequenti “battibecchi” tra Cristo e gli Scribi nel Vangelo sono eloquenti in tal senso.
Di questa faccenda la cosa più grave, al di là dei singoli contenuti, rimane che “Amici di Pontifex” non dimostra così di voler combattere le  ambiguità spesso pronunciate dal Pontefice, che potrebbero apparire eresie, bensì vuole attaccare il personaggio, quello stesso personaggio che rimane sempre il Papa, solo perché senza piviale, dalmatica, triregno o trono pontificio.
L’assenza di simili importanti segni della Tradizione costituisce uno svilimento dell’autorità papale: questo non lo si metta in dubbio! Ma si vuole combattere le distorsioni della fede o solo il personaggio?
Questo è deturpare il volto della Chiesa, Sposa di Cristo, e facilitare le divisioni nel Corpo Mistico del Figlio di Dio, già ridotto a brandelli nell’unità per la presenza di sedevacantisti, lefebvriani, tradizionalisti cum e sub Petro e progressisti!
Riconoscere gli usuali eccessi del Papa non ci può esonerare dal riconoscere gli eccessi di simili voci, che contribuiscono spesso alla cattiva fama della corrente tradizionalista della Chiesa!

di Gianluca Di Pietro

 

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