Cabala e gnosi vs Risurrezione – seconda parte

Sindone

 

di Alessandro Pini

 

“Gesù è il Cristo? Se è così allora l’ebraismo cade. Se non è così, allora, il cristianesimo sbaglia.”

Chi è il fondamentalista, nemico dell’ecumenismo conciliare, che ha osato pronunciare queste parole?Tranquilli, si tratta di Jacob Neusner professore di storia e teologia dell’ebraismo presso il “Bard College” di New York, ordinato rabbino presso il “Jewish Theological Seminary” e considerato il più grande specialista vivente della letteratura rabbinica antica, citato anche da Benedetto XVI nel suo libro “Gesù di Nazareth”.

Perchè questa citazione di un rabbino, proprio adesso? Il motivo è abbastanza semplice ed intuitivo per chi ha letto la prima parte di questo articolo; l’era post-conciliare è stata caratterizzata dall’ecumenismo sfrenato e dall’amicizia “ebraico-cristiana”, resa possibile soltanto con la contaminazione della dottrina cattolica da parte dello gnosticismo ebraico e quindi dal tradimento, apostasia dei membri della Chiesa Cattolica. I fedeli si sono (purtroppo) abituati oramai alle visite alle sinagoghe, ai pranzi tra Pontefici e rabbini, libri scritti a quattro mani, baci e abbracci…; in questo contesto, le parole del rabbino Neusner ci ricordano che tutto ciò si basa sulla menzogna, perchè Gesù è il Cristo, è Dio, quindi “l’ebraismo cade” e con sè tutto il cattolicesimo giudaizzante degli ultimi decenni.

Dispiace non trovar di meglio che la frase di un rabbino per dimostrare l’inconciliabilità tra le due religioni, ma i tempi sono nefasti e dobbiamo accontentarci di quel che passa il convento. Giova comunque ricordare l’emblematica conversione dell’ex rabbino capo della comunità ebraica di Roma -Eugenio Zolli- il quale giunse a scrivere queste parole (che rimarcano ancora una volta la grande menzogna del cattolicesimo gnostico e giudaizzante forgiato dalla cabala ebraica) : “Il Cristo è il Messia; il Messia è Dio; quindi il Cristo è Dio”.

Che Gesù è il Cristo lo attestano già le centinaia di profezie contenute nell’Antico Testamento, infatti possiamo affermare che di una sola persona della terra la storia è stata scritta prima e dopo la sua vita e questa è Nostro Signore, il quale fu annunciato secoli e millenni prima della sua Incarnazione e con precisione progressiva ne venne descritta la venuta, la missione, i miracoli, la sua morte e risurrezione.
Già questo dovrebbe bastarci per riconoscere in Gesù il Messia promesso, ma siccome sappiamo quanto lavorano i Suoi nemici per negarne la divinità, ci concentreremo sul miracolo dei miracoli, la Risurrezione, evento unico e diverso da tutti gli altri poichè compiuto dopo la sua morte e quindi nessuno può accusare Gesù di essere un abile manipolatore… (anche da morto).

Inoltre dimostrare la realtà storica di questo evento significa togliere ogni motivo di credibilità all’eresia gnostica che ha contagiato la cristianità dell’epoca moderna (modernista), che deforma questo miracolo in evento simbolico che rappresenterebbe soltanto la resurrezione spirituale dell’anima gnostica, disincarnata dopo essere stata iniziata ai Misteri della Luce.

Il racconto della morte e della resurrezione di Cristo va dunque letto in chiave simbolica. Cristo rappresenta lo gnostico che nel momento della morte fisica ha raggiunto quello che i Manichei chiamavano il “Parinirvana”: questa è la dottrina gnostica, la stessa di esegeti quali Ravasi e l’ormai defunto Martini.

 

DAL TIMORE ALL’ARDORE.. COSA E’ SUCCESSO?

“Come mai i seguaci di Gesù, e in particolare il gruppo di Pietro, furono capaci di superare la terribile delusione, lo scandalo della croce,approdando anzi ad un’offensiva vittoriosa? Come mai un profeta le cui predizioni non si erano avverate (secondo le errate attesse messianiche-politiche) è potuto diventare il punto di partenza della più grande religione del mondo? Intere generazioni di storici si sono poste queste domande e continueranno a porsele..”

Milan Machovec, cecoslovacco, studioso di storia delle religioni e marxista ateo.

La risposta, l’unica seria e ragionevole la troviamo nel Nuovo Testamento, in molti passi la si può riconoscere,ma citerò per il momento soltanto il Preambolo degli Atti degli apostoli: “Ai quali (apostoli) Egli, dopo la sua passione, si diè a veder vivo con prove manifeste della sua risurrezione, apparendo ad essi durante quaranta giorni, e ragionando del regno di Dio.” Ora, da sempre i nemici della Verità tentano di distruggere questo fatto storico realmente accaduto quasi duemila anni fa, alcuni pur di contrastarlo sono andati contro la ragione stessa, elencando le ipotesi più disparate (o disperate), ma non trovando alcuna ragionevole risposta alle domande del marxista Machovec ; infatti come è possibile che dal fallimento di un uomo, dalla sua uccisione infamante, da un nucleo di poveri, traditori ed impauriti seguaci dello stesso sia potuta nascere la “più grande religione del mondo”, come questi abbiano potuto conquistare il mondo se non con l’azione diretta di Dio?

D’ora in avanti sarà esposta la ragione per cui gli apostoli da traditori e codardi si trasformarono in intrepidi messaggeri della dottrina di Gesù, sfidando apertamente i propri nemici e sigillando la propria testimonianza con le torture prima e la morte dopo.

Partiamo dal presupposto che per dimostrarne la resurrezione dobbiamo offrire due certezze; la VERA morte e la NUOVA VERA vita. Per dare queste certezze al lettore dobbiamo affidarci come in un vero processo ai testimoni e chiedersi perciò se essi sono attendibili e degni di fede; ma questo è dimostrato fin troppo facilmente dal fatto che essi sigillarono la loro testimonianza con il sangue ed essa è stata raccolta nei quattro Vangeli canonici; dato che“nessun libro dell’antichità è stato trasmesso con tanta accuratezza, abbondanza e antichità di manoscritti come il Nuovo Testamento” (Thiel), risulta evidente che Gesù morì davvero come i Vangeli -veri e propri reportage- affermano, tramite appunto la testimonianza di chi c’era e vide.

Anche i nemici della Religione hanno ammesso l’autenticità dei Vangeli,a tal proposito cito questa sincera affermazione del Rousseau:

“Diremo noi che la storia del Vangelo è inventata a capriccio? Amico mio, non s’inventa così, ed i fatti di Socrate, di cui nessuno dubita, sono meno provati di quelli di Gesù Cristo. In sostanza si allontana la difficoltà ma non si distrugge… Autori giudei non avrebbero mai e poi mai trovato nè questo stile nè questa morale, e il Vangelo ha caratteri di verità sì grandi, sì stupendi, sì inimitabili, che l’inventore sarebbe assai più ammirabile di un eroe”.

Qualora (PER ASSURDO) le testimonianze degli apostoli non le ritenessimo valide, dovremmo comunque esaminare quella dei Giudei, che, se avessero avuto il minimo dubbio non avrebbero messo le sentinelle al sepolcro e certamente avrebbero provveduto a finirLo o comunque a smascherare tale “imbroglio” fin dal principio, anzichè corrompere le guardie per diffondere la calunnia del trafugamento della salma da parte degli apostoli ( Mt 28, 12-15).

Ricordiamo inoltre che nè il Sinedrio, nè i rabbini, nè i sofisti romani o greci si sognarono mai di dire che Gesù non era morto e questo perchè la Sua Passione e morte avvenne sotto gli occhi del popolo, tutti poterono constatare le crudeltà da Lui subite e raccontate dai quattro evangelisti.

Sempre dai Vangeli possiamo ricavare la testimonianza di altre persone, tra le quali; Giuseppe di Arimatea, i soldati addetti al supplizio, le pie donne che ebbero nelle loro mani il cadavere per l’imbalsamazione e quella dei cosìddetti clavatores -soldati addetti allo spezzamento delle gambe dei crocefissi, per finirli- i quali fecero il loro lavoro con i due ladroni a fianco di Gesù, ma evitarono ciò al Signore soltanto perchè era già morto.

Appurato quindi il fatto della vera morte di Gesù, non resta che accertarne la vera “nuova” vita, come tra l’altro aveva predetto (Mt17,22-23) e come testimoniano i Vangeli fin dall’inizio della predicazione cristiana.

… dalle tenebre
La diva spoglia uscita,
Mise il possente anelito
Della seconda vita.

(Manzoni, La Pentecoste)

 

SEPOLCRO VUOTO ED APPARIZIONI- DUE SEGNI STORICI DELLA RESURRREZIONE

Abbiamo già visto come possiamo fidarci del racconto evangelico, quindi proseguiamo la nostra ricerca attraverso proprio la testimonianza data dagli apostoli nel Vangelo, redatto quando ancora i testimoni, i nemici, i sacerdoti del sinedrio erano in vita, come lo stesso Renan ammise: “la famiglia sadducea di Anna, colui che aveva avuto una parte di primo piano nella condanna, conserva a lungo il pontificato e, più potente che mai, non cessa di fare guerra accanita alla famiglia ed ai discepoli di Gesù”.

Avrebbero facilmente potuto sbugiardare Pietro ed i suoi, mostrando il cadavere putrefatto nella tomba e così chiudere definitivamente la vicenda, ma non l’hanno fatto… perchè?

Possiamo dimostare la realtà della Resurrezione di Gesù Cristo dai segni (tracce storiche) lasciati da tale miracolo;

• il sepolcro vuoto
• le apparizioni ( questa traccia è facilmente riscontrabile nei Vangeli, per cui ne tralascio l’esposizione).

 

Il sepolcro vuoto

Giovanni cap.20: “(Maria di Magdala) corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro… [il discepolo che Gesù amava] chinatosi, scorse le fasce distese, ma non entrò. Giunge intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entra nel sepolcro e contempla le fasce distese e il sudario che era sul capo di lui, non disteso con le fasce, ma al contrario avvolto in una posizione unica… et vidit et credidit.”

Citando questo capitolo del Vangelo di San Giovanni ho utilizzato la (giusta) traduzione del sacerdote Antonio Persili, il quale provò sulla propria pelle il nuovo corso dell’esegesi modernista di carattere gnostico, come le parole dell’amico don E. Innocenti testimoniano: “Don Persili mi raccontò, sempre durante questo primo incontro, che si era recato all’Istituto Biblico di Roma per presentare questa sua traduzione, avere conferme o suggerimenti, ma che fu deriso dai Gesuiti, professori in quell’Istituto: gli dissero, infatti, che la cosa non era importante, che quello che contava era la fede nella risurrezione di Cristo e che questa derivava dall’elaborazione della primitiva comunità cristiana della predicazione di Cristo.”

Nonostante il tradimento dei novelli Giuda, la realtà non cambia, Giovanni l’Evangelista vide e credette perchè ai suoi occhi si presentò una scena davvero incredibile: vide le tele nella stessa maniera con le quali furono disposte per la sepoltura di Gesù, mancava soltanto il corpo, come se tali teli conservassero la figura del cadavere. Perciò San Giovanni vide e credette, risultava chiaro che nessuno poteva aver sottratto il corpo del Signore lasciando intatte le tele ed il sudario distese in quella posizione innaturale, un intervento sovrannaturale aveva sottratto quel corpo dalla nicchia del sepolcro… Giovanni davanti al sepolcro non fece nessun salto mistico, egli vide e descrisse nel suo Vangelo la prima traccia storica della resurrezione.

Questa accurata descrizione delle tracce, lasciate nel sepolcro dalla risurrezione di Gesù, demolisce in un sol colpo tutte le teorie, che negano la possibilità di dimostrare storicamente e scientificamente il fatto della risurrezione. Non è più possibile affermare che la risurrezione di Gesù è solo un mistero di fede, ma si deve proclamare che è un fatto storico.

“La risurrezione, dunque, non è un mito, come affermano Bultmann ed i suoi seguaci; non è neanche soltanto un mistero di fede, come affermano tanti teologi cattolici; ma un vero e proprio fatto storico e scientifico, che può essere studiato e perfino ricostruito, come tutti i fenomeni che accadono in questo mondo.”

(Don A. Persili)

Ironia della sorte, nel secolo della Scienza e della tecnica usata contro l’uomo e contro Dio, proprio essa ci conferma la verità raccontata nei Vangeli e trasmessaci fedelmente dalla Chiesa Cattolica; infatti gli scienziati che hanno studiato la Sindone -e continuano a farlo- sono giunti, grazie alle più sofisticate tecnologie, ad alcune certezze veramente grandiose ed autenticamente fondamentali per l’uomo moderno, le quali confermano in maniera impressionante il racconto evangelico di San Giovanni.

La medicina legale afferma che quel lenzuolo ha sicuramente avvolto il corpo di un uomo crocifisso, gli scienziati americani dello Sturp e quelli italiani dell’Enea sono giunti alla conclusione che “Mancano segni di putrefazione in corrispondenza degli orifizi, che si manifestano dopo circa 40 ore dalla morte. Di conseguenza, l’immagine non dipende dai gas di putrefazione e il cadavere non rimase nel lenzuolo per più due giorni”.

Sotto le macchie di sangue non c’è immagine. Questo significa che le tracce di sangue si sono depositate prima dell’immagine, quindi si formò in un momento successivo alla deposizione del cadavere. Inoltre tutte le macchie di sangue hanno contorni ben definiti, senza sbavature, e questa osservazione è compatibile con l’ipotesi che il cadavere non fu asportato dal lenzuolo. Riporto schematicamente alcuni dei risultati dell’indagine scientifica condotta dagli scienziati dell’ Enea, Centro di Frascati, uno dei maggiori centri di ricerca a livello nazionale ed internazionale dedicato allo studio e allo sviluppo nei campi della fusione nucleare, delle sorgenti laser e degli acceleratori di particelle:

– La Scienza non è ancora in grado di spiegare come si sia formata l’immagine corporea della Sindone
– L’ipotesi di un falsario medievale non è ragionevole
– La radiazione laser è uno strumento adatto a studiare in dettaglio i processi fisici e chimici che potrebbero essere alla base dell’immagine corporea della Sindone, indipendentemente dalla sorgente di radiazione (o energia) che può aver generato questa immagine
– L’immagine sindonica presenta alcune caratteristiche che non si è ancora riusciti a riprodurre. Ad esempio, la sfumatura dell’immagine è dovuta ad una diversa concentrazione di fibrille colorate gialle alternate a fibrille non colorate
– Impulsi di luce VUV della durata di alcuni nanosecondi sono capaci di colorare soltanto la parte più esterna del tessuto di lino, che è una delle caratteristiche dell’immagine sindonica più difficili da replicare, riprodurre la stessa tonalità di colore e l’assenza di fluorescenza
– Non ci sono incompatibilità con la teoria (elaborata dallo scienziato Jackson) del corpo emettente luce: la luce VUV è compatibile con l’assenza di immagini laterali del corpo sulla Sindone, perché i fotoni VUV vengono assorbiti dall’aria e non riescono a colorare il lino quando è distante (come nel caso dei fianchi)
– La potenza totale della radiazione VUV richiesta per colorare istantaneamente la superficie di un lino corrispondente ad un corpo umano di statura media, è pari a 34mila miliardi di Watt, e non può essere riprodotta da nessuna sorgente di luce VUV costruita fino ad oggi (le più potenti reperibili sul mercato arrivano ad alcuni miliardi di Watt).

Praticamente possiamo affermare che la scienza ci garantisce e spiega ciò che successe nel sepolcro e conferma la testimonianza di San Giovanni sulle tracce lasciate dalla risurrezione di Gesù, il cui corpo sprigionò una fortissima luce ( ancora irriproducibile..) che irradiò il telo, imprimendo l’ immagine del Salvatore su quel sacro telo che ancora oggi possiamo venerare.

E’ stupefacente come l’Infinita Sapienza agisca nella storia umana; nei secoli della ribellione dell’uomo verso Dio, dell’ateismo universale, Egli ci dona questa grande reliquia come antidoto alla menzogna ed all’incredulità di massa; proprio noi uomini di questo tempo possiamo infatti «apprezzare» in pieno ciò che quel telo rappresenta, soltanto noi con la tecnica moderna possiamo infatti decifrare i lmessaggio racchiuso in quel lenzuolo.

Messaggio di speranza ma anche di responsabilità, poichè quel telo certifica le sofferenze patite da Gesù per noi, il sangue versato per la nostra salvezza ed infine la sua Vittoria sulla morte e sui Suoi nemici, che nonostante le prove della sua divinità continuano a disprezzarle attaccando la Chiesa ed i suoi fedeli.

Gesù è risorto, i Vangeli raccontano fatti accaduti realmente e chiunque afferma il contrario si pone contro la ragione e quindi contro Dio stesso, autore della medesima. Egli apparve agli apostoli ed addirittura a 500 persone, si fece toccare e mangiò con loro, essi hanno creduto perchè hanno visto e toccato, quindi Gesù è il Messia, la seconda persona della SS.Trinità, adesso non resta che attuare le logiche conseguenze peraltro previste dal rabbino Neusner.

A noi uomini del terzo millennio non resta che seguire quella Luce che impresse la figura di Cristo sul sacro telo della Sindone, essa è di origine divina, Gesù stesso si definì Luce del mondo ed aggiunse che chi non cammina con Lui, è nelle tenebre e perciò destinato alla morte (Gv 8, 12).

Non diamo retta perciò ai Suoi nemici che fregandosene della promessa di Cristo “Portae inferi non praevalebunt” hanno tentato di distruggerla dall’interno, contaminandola con l’antica eresia gnostica, la quale continua a negare la SS. Trinità e la divinità di Gesù Cristo per instaurare «La fraternità tra tutti i popoli e la comunione di tutti con Israele, che è il centro verso cui devono tendere, per riunirsi, tutte le religioni» (E. Benamozegh, rabbino cabalista). Lavoriamo per far riconoscere la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo sulle Nazioni ed i popoli, anche se essi lo hanno bandito dalla società insultando il Suo Santissimo Nome, smascheriamo la dottrina che si cela dietro questo delitto, poichè ciò è avvenuto da quando la Rivoluzione ha preso il posto della Rivelazione ed il popolo quello di Dio, proprio in conformità al rovesciamento cabalistico ed ai contenuti del Talmud.

Resistiamo dunque alla «religione dell’uomo che si fa Dio», al cristianesimo gnostico che sostituisce il culto dell’uomo alla vera Religione rivelata, perchè esso si fonda sulla menzogna ed è perciò destino alla sconfitta; esso sostiene che la nostra salvezza consiste nel ridiventare Dio, noi proclamiamo senza mezzi termini che essa si otterrà soltanto con il ritorno a Dio, impegnamoci quindi a seguire Colui che solo si è detto «Via,Verità e Vita».

Chiediamo alla Madre di Dio la sua stessa fede, la forza dei martiri, la loro santa intransigenza ed infine la sua protezione affinchè possiamo veramente combattere come figli della Luce, contro le tenebre che distinguono questi nostri tempi, seguendo il piccolo resto che intende porsi veramente al servizio di Dio e della vera Chiesa.

Concludo questo -fin troppo lungo- «studio» con una bellissima preghiera di Giovanni Papini (Preghiera a Cristo):

«Abbiamo bisogno di te, di te solo, e di nessun altro…Tutti hanno bisogno di te, anche quelli che non lo sanno, e quelli che non lo sanno, assai più di quelli che sanno. (…) Sei venuto, la prima volta, per salvare; nascesti per salvare; parlasti per salvare: ti facesti crocifiggere per salvare: la tua arte, la tua opera, la tua missione, la tua vita è di salvare. E noi abbiamo oggi, in questi giorni grigi e maligni, in questi anni che sono un condensamento, un accrescimento incomparabile d’orrore e dolore, abbiamo bisogno, senza ritardi, d’esser salvati! (…) In nessun tempo, di quanti ne ricordiamo, l’abbiettezza è stata così abbietta e l’arsura così ardente. La terra è un inferno illuminato dalla condiscendenza del sole. Ma gli uomini sono attutati in una pegola di sterco temperato nel pianto, dalla quale si levano, talvolta, frenetici e sfigurati, per buttarsi nel bollor vermiglio del sangue, con la speranza di lavarsi. Da poco sono usciti da uno di questi feroci lavacri e son tornati, dopo l’immensa decimazione, nel comun brago escrementizio. (…) Noi ti preghiamo, dunque, Cristo, noi, i rinnegatori, i colpevoli, i nati fuori di tempo, noi che ci rammentiamo ancora di te, e ci sforziamo di viver con te, ma sempre troppo lontani da te, noi, gli ultimi, i disperati, i reduci dai peripli e dai precipizi, noi ti preghiamo che tu ritorni ancora una volta fra gli uomini che ti uccisero, fra gli uomini che seguitano a ucciderti, per ridare a tutti noi, assassini nel buio, la luce della vita vera. Più d’una volta sei apparso, dopo la Resurrezione, ai viventi. A quelli che credevan d’odiarti, a quelli , che ti avrebbero amato anche se tu non fossi figliolo di Dio, hai mostrato il tuo viso ed hai parlato con la tua voce.

Mai come oggi il tuo messaggio è stato necessario e mai come oggi fu dimenticato o spregiato. Il Regno di Satana è giunto ormai alla piena maturazione e la salvezza che tutti cercano brancolando non può esser che nel tuo Regno. (…) La grande esperienza volge alla fine. Gli uomini, allontanandosi dall’Evangelo, hanno trovato la desolazione e la morte. Più d’una promessa e d’una minaccia s’è avverata. Ormai non abbiamo, noi disperati, che la speranza d’un tuo ritorno. Se non vieni a destare i dormenti accovati nella belletta puzzante del nostro inferno, è segno che il castigo ti sembra ancor troppo corto e leggero per il nostro tradimento e che non vuoi mutare l’ordine delle tue leggi. E sia la tua volontà ora e sempre, in cielo e sulla terra.

Ma noi, gli ultimi, ti aspettiamo. Ti aspetteremo ogni giorno, a dispetto della nostra indegnità e d’ogni impossibile. E tutto l’amore che potremo torchiare dai nostri cuori devastati sarà per te, Crocifisso, che fosti tormentato per amor nostro e ora ci tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore.»

[Clicca qui per leggere la prima parte]
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