Cloro al clero: delirii ecclesiali di qua e di là dall’Atlantico

I Vescovi britannici rassicurano i deputati cattolici: appoggiare il “matrimonio” omosessuale non impedirà loro di accedere alla Comunione.

La Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles ha in questa settimana rassicurato i deputati cattolici che “non è in programma” di rifiutare loro la Comunione all’indomani del voto favorevole alla legge sul “matrimonio gay”, entrata in vigore martedì. Greg Pope, che coordina i rapporti della Conferenza con il Parlamento (ed è un ex deputato laburista), ha scritto ai parlamentari garantendo loro che le sanzioni canoniche previste per i “peccatori pubblici” e richiamate poco tempo fa dal Vescovo di Portsmouth, Philip Egan, non saranno loro applicate.

La lettera è stata inviata con il pieno supporto dei Vescovi inglesi. Greg Pope è stato scelto come “ponte” tra la Chiesa Cattolica britannica e il Parlamento nonostante egli abbia costantemente, testardamente votato in palese opposizione al Magistero morale della Chiesa: ha infatti sostenuto l’aborto, la contraccezione artificiale e l’adozione da parte di coppie omosessuali. Dulcis in fundo, Greg Pope è stato anche nominato direttore del Catholic Education Service, col benestare di Malcolm McMahon, Arcivescovo di Liverpool.

Il Vescovo Philip Egan aveva invece ricordato, in un’intervista su LifeSiteNews, che la negazione dell’Eucaristia ai pubblici peccatori ai sensi del Canone 915 CJC è “un atto di misericordia” e un rimedio “medicinale”: “se una persona non agisce in comunione con la Chiesa Cattolica… è giusto allora che non riceva la Comunione”, aveva detto il prelato, che aveva concluso, in risposta ad ogni possibile obiezione: “nessuno è obbligato ad essere Cattolico. Non è la ‘mia’ verità, è la verità di Dio. Bisogna sperare che queste persone siano incoraggiate a cercare la comunione col Signore, nella verità, pentendosi di essersi perdute”.

Il Cardinal Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ha insistito con forza sull'”obbligo” di rifiutare la Comunione a chi pubblicamente si opponga agli insegnamenti morali cattolici: il problema è appunto il c.d. enforcement, ossia tutti quei Vescovi – la maggioranza – che si rifiutano di applicare il Canone. Mentre il tema è molto “caldo” negli Stati Uniti, Egan l’ha portato per la prima volta alla ribalta nel Regno Unito.

Conor Burns, parlamentare cattolico di Portsmouth che ha votato a favore della legge sul same-sex marriage, ha dichiarato al Telegraph che il messaggio del suo Vescovo è stato per lui “una tragedia”: “ora nella mia Diocesi mi sento un po’ meno gradito di quanto mi sentissi un paio di settimane fa”. Sul Tablet, rivista “cattolica dissidente”, Burns ha rimproverato Egan di poca coerenza con il programma di Papa Francesco: “questo Vescovo non ha capito che abbiamo un nuovo buon pastore, che predica un messaggio autenticamente cristiano di inclusività, amore, tolleranza e perdono”.

Sul Tablet sono altresì apparse le dichiarazioni del deputato laburista Siobhain McDonagh: “la più parte dei Cattolici guarderebbe con orrore all’esclusione di qualcuno dalla Comunione per il solo fatto di aver votato a sostegno di Cattolici omosessuali, o di donne cattoliche che vogliono il diritto di scegliere” (!!!).

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Ma il Card. Nichols sostiene l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole?

In mezzo al timore generale che, in caso di vittoria elettorale l’anno prossimo, un governo laburista non perda tempo a prevedere per legge l’educazione sessuale come materia d’insegnamento obbligatorio nelle scuole, la posizione dell’Arcivescovo di Westminster, il Cardinale Vincent Nichols, si pone all’attenzione dei commentatori.

Un esponente della House of Lords ha informato il Parlamento che rappresentanti del Catholic Education Service han preso parte a un gruppo di “esperti” designati dal governo, che ha raggiunto il consenso sulla necessità di un’educazione sessuale e relazionale obbligatoria. Sempre dalla House of Lords, in gennaio Lord Knight aveva menzionato le sue “ottime conversazioni con Nichols” su tale tema, e aveva plaudito alla sua creazione a Cardinale.

La prima legge sul tema era stata proposta nel 2010: non era previsto il diritto dei genitori di sottrarre i figli ai corsi di educazione sessuale e ogni scuola statale, anche se cattolica, era obbligata a preparare un programma di educazione sessuale per i bambini tra i 5 e i 16 anni, comprendente la promozione dell’aborto, della contraccezione e delle relazioni omosessuali.

Queste clausole erano poi state espunte dopo pugnaci campagne dei gruppi prolife e dopo che tre Vescovi cattolici, un centinaio di preti e altrettanti presidi e insegnanti avevano firmato una lettera di protesta pubblicata sul Daily Telegraph. Ci sono, però, forti preoccupazioni che un simile progetto possa riemergere con i laburisti al governo.

Ora, la Chiesa Cattolica insegna che i genitori sono i primi educatori dei propri figli e sono responsabili anche della loro educazione alla sessualità, che deve essere condotta in maniera appropriata alla loro età e maturità. Il Pontificio Consiglio sulla Famiglia nel 1995 ha pubblicato un documento in cui afferma che il periodo dell’infanzia che va dai 5 anni fino alla pubertà è un’età di “innocenza, serenità e quiete” che non va “mai turbata da informazioni non necessarie sul sesso”, capaci di mettere in serio pericolo lo sviluppo psicologico e spirituale del bambino.

Che cosa c’entra il Card. Nichols in tutto questo? Nel 2010 egli (al tempo Arcivescovo di Birmingham) appoggiò il Children Schools and Families Bill, come pubblicamente affermato dall’allora competente Ministro Ed Balls; ad una radio locale, rilasciò la “rassicurante” dichiarazione che l’educazione sessuale e relazionale nelle scuole cattoliche sarebbe stata presentata in modo coerente con gli insegnamenti della morale cattolica. Peccato che Ed Balls affermasse che, approvato quel disegno di legge, anche nelle scuole cattoliche si sarebbe dovuto promuovere l’aborto e insegnare che l’omosessualità è “normale e moralmente neutra”. Non era infatti contemplata alcuna sorta di “obiezione di coscienza” per questi corsi. Tanto per cambiare, si faceva appello alla “promozione dell’eguaglianza”, alla “accettazione della diversità”; bontà loro, le scuole confessionali erano “libere di esprimere le proprie visioni etico-religiose”, ma non potevano suggerire agli studenti che tali visioni fossero le uniche giuste.

Mentre era alla Diocesi di Birmingham, Nichols stesso aveva introdotto un programma di educazione sessuale nella sua area pastorale, che includeva illustrazioni di uomini e donne nudi e che era diretto a bambini sotto gli 11 anni. I fondi erano stati forniti dalla Teenage Pregnancy Unit, agenzia governativa (dal nome abbastanza eloquente).

LifeSiteNews ha contattato il Card. Nichols per chiarimenti, ma non ha ottenuto risposta.

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Un Vescovo argentino fa battezzare la figlia di una coppia gay “sposata”, e la Presidente ne sarà la madrina

Karina Villarroel e Soledad Ortiz saranno la prima coppia lesbica “sposata” la cui bimba riceverà il Battesimo (cattolico), nella giornata di oggi, nella Cattedrale di Cordoba. La Presidente dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, che si era battuta per l’approvazione del “matrimonio” omosessuale nel 2010, ha accettato di fare da madrina.

“Abbiamo parlato con l’Arcivescovo Ñáñez e ci ha detto che non c’è problema a battezzare nostra figlia nella Cattedrale“, ha dichiarato la Villarroel ad un giornale locale, La Voz del Interior. In Diocesi si è detto che un simile Battesimo “sarebbe molto più arduo da celebrare, se oggi Bergoglio non fosse Papa”.

Nel settembre 2012, infatti, l’allora Vescovo di Buenos Aires aveva ordinato ai preti di amministrare il Sacramento del Battesimo a tutti i bambini, anche se figli di madri single o comunque concepiti in situazioni irregolari, e aveva messo i chierici in guardia dall’essere ipocriti o dal rischiare di allontanare le persone dalla salvezza.

Il Codice di Diritto Canonico, però, stabilisce che la condizione per il Battesimo di un bambino è la fondata speranza che il piccolo sia cresciuto secondo un’educazione cattolica: in mancanza di una simile prospettiva, il Battesimo va rinviato e i genitori resi edotti sulla motivazione (Can. 868, § 1).

In questo caso, le dichiarazioni della coppia lesbica non sono propriamente incoraggianti. “Proveniamo da famiglie cattoliche, ma non andiamo spesso in chiesa”, ha detto la Villaroel, “mamma” non biologica della bambina. “Noi vogliamo battezzarla, poi la piccola deciderà che cosa fare, secondo il suo cuore”.

Pare comunque che l’Arcivescovo Carlos Ñañez abbia dato “speciali istruzioni” a p. Carlos Varas per la registrazione di questo Battesimo, in particolare invitandolo ad essere cauto nella scelta dei padrini. Chissà poi quale delle due donne sarà indicata come “madre” della bambina, sul certificato di Battesimo: c’è stato un precedente (settembre 2013) presso gli anglicani, quando il pastore che aveva celebrato il Battesimo del “figlio” di una coppia lesbo, il rev. George Gebauer, aveva rifiutato di registrare entrambe le donne come “madri” sul certificato, proponendo di indicare l’altra come semplice “madrina”. Risultato, una pubblica riprensione del pastore e la registrazione ufficiosa di entrambe le donne come “madri” da parte della Church of England.

LifeSiteNews ha contattato l’Arcidiocesi di Cordoba per chiarimenti sulla vicenda, ma non ha ottenuto risposta.

 

a cura di Ilaria Pisa

[fonte: LifeSiteNews]

 

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2 Commenti a "Cloro al clero: delirii ecclesiali di qua e di là dall’Atlantico"

  1. #susanna rolli   18 aprile 2014 at 10:42 pm

    i preti modernisti e non mariani sono la rovina della chiesa.. ma la Madre della chiesa ci ha pensato Lei a “risvegliare la fede” -quella vera- a Medjugorje..altro che bluff, è stata _ ed è tuttora _ la salvezza della chiesa!, non ci vuole un’ondata di Spirito SAnto per capirlo, ne basta una gocciolina…

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