Contrassegni sicuri da riconoscere in noi il santo amor di Dio

Contrassegni sicuri da riconoscere in noi il santo amor di Dio

(- 900 -) L’amor divino nelle scritture si paragona al fuoco. Il Signore, per dichiararci nel Vangelo(1), che egli era venuto in terra a portare il santo amore divino, si esprime col dire, che era venuto in terra a portar fuoco: Ignem veni mittere in terram: e Dio stesso, nell’Apocalisse c. 3. 13., persuade all’anima di provvedersi d’oro infocato: Suadeo tibi, io ti persuado, o anima, emere aurum ignitum, a provvederti di oro infocato, cioè di s. amore.

Or il fuoco ha queste due proprietà; resiste ai contrarj, vale a dire, a’ venti e a’ soffi, e anzi che smorzarsi con loro, si accresce, ed è operativo: se è fuoco, vuol operare. Ecco però due contrassegni sicuri da riconoscere in noi il s. amore di Dio; opere e pazienza.

Operiamo noi sempre per il nostro Dio, almeno per mezzo di una retta intenzione di fare in ogni cosa la sua divina volontà, d’incontrare in tutto il suo divino beneplacito? Soffriamo noi volentieri per lui ogni cosa a noi avversa, povertà, tribolazioni, infermità, ed altro? anzi che discostarci da lui per tali cose, a lui più ci accostiamo? Noi abbiamo il s. amore di Dio: il nostro amore è fuoco che opera, che resiste a’ contrarj: altrimenti no; il nostro amore verso Dio non sarà vero, sarà falso: sarà amore di lingua, non sarà amore di cuore. Contro ciò che ci avvisa ancor s. Giovanni nella sua epist. 2. c. 3. 13. Filioli mei (vedete che espressioni appunto di carità), figliuoli miei, non diligamus verbo neque lingua, non amiamo colle parole, e colla lingua, sed opere et veritate, ma coll’opere e realtà.

Si non operatur, dice s. Gregorio(2), se non opera, amor non est, non è amore. E G. Cristo(3): Qui habet mandata mea, et servat ea; chi custodisce (– 901 -) i miei comandamenti e gli osserva con esattezza, ille est qui diligit me, quello mi ama. E di più s. Agostino, Omnia saeva et immania, tutte le cose più amare e più crude, prorsus facilius, et fere nulla efficit amor, assai facili e quasi da nulla le rende l’amore. Sicché, se noi operiamo sempre nel modo detto per il nostro Dio, se custodiamo i comandamenti divini, se gli osserviamo con esattezza, e coi comandamenti divini vengono ancora quei di s. chiesa, gli obblighi del nostro stato, ed ogni proprio dovere: se superiamo con generosità, e ancor con allegrezza, per il nostro Dio ogni cosa a noi contraria, benché più dispiacevole, noi abbiamo il s. amore di Dio. Il nostro amore è fuoco che opera, che resiste a’ contrarj: altrimenti no, il nostro amore verso Dio non sarà vero, sarà falso; sarà amore di lingua, non sarà amore di cuore. Filioli mei, non diligamus verbo neque lingua, sed opere et veritate.

Veniamo a qualche sperimento più pratico. Viene il caso di fare quel guadagno, ma è ingiusto; viene l’occasione di prendersi quella soddisfazione, ma è illecita. Vi danno pena i doveri del vostro stato, vi annoiano le fatiche del vostro impiego. E voi, per il vostro Dio non curate quel guadagno, rinunziate al piacere, tutto fate, tutto eseguite: voi avete il s. amore di Dio: il vostro amore è fuoco che opera; altrimenti no, il vostro amore verso Dio non sarà vero, sarà falso, sarà amore di lingua, non sarà amore di cuore. Filioli mei, non diligamus verbo, atque lingua, sed opere et veritate.

Più. Viene all’improviso quella tribolazione, si suscita all’improviso quella lite, da cui tutto il vostro dipende, si perde all’improviso quella persona che era tutta la vostra speranza, tutto il vostro sostegno? Voi tutto con prontezza al Signore offerite, tutto portate ancor con giubilo? Voi avete il s. amor di Dio. Il vostro amore è fuoco che resiste ai contrarj: altrimenti no, il vostro amore verso Dio non sarà vero, sarà falso, sarà amore di lingua, non sarà amore di cuore: Filioli mei, non diligamus verbo, neque lingua, sed opere et veritate.

Oh quanto però più sicuro contrassegno di amore è il soffrire che l’operare: poiché coll’operare, chi ama s’impiega in grazia della persona amata, e però è segno che l’ama; ma chi soffre, non si cura nemmeno di sé in grazia di quella; e però è segno che l’ama di più.

E a questo contrassegno singolarmente volle Dio provare il grande amore verso di lui nel s. Giobbe.

Un grande amante di Dio fu certamente il s. Giobbe: ma quando si mostrò veramente tale? Forse quando si vedeva d’intorno una numerosa figliolanza? Quando nuotava nell’abbondanza d’ogni bene? Quando si ritrovava in istato perfetto di sua salute? Sì, anche allora; poiché anche allora tutto riconosceva da Dio, a lui ne dava grazie, offeriva sacrifizj, attendeva ai suoi doveri col dare santi avvisi ai suoi figliuoli, col pregare continuamente per loro, acciocché co’ peccati non offendessero mai il loro Signore: Ne forte peccaverint filii mei(1). Ma il suo amore verso Dio lo mostrò veramente grande, quando Dio appunto per provare questo suo grande amore verso di lui, lo spogliò in un punto di tutti i suoi beni: gli fece morire in un punto tutti i suoi figli: (– 902 -) lo privò in un punto affatto della sua salute, e lo ridusse tutto piaghe a spremersi da tutte le sue membra sopra un mondezzaro, con un coccio, la marcia, e a tutti questi così orrendi infortunj, in tutte queste così inaudite afflizioni, altro mai non ripete, se non che con invitta e sempre più che memorabil pazienza: il Signore mi avea dati tutti questi beni, il Signore me gli ha tolti: Dominus dedit, Dominus abstulit. Si è fatto come è piaciuto al Signore. Sicut Domino placuit, ita factum est. Sia benedetto il suo s. nome. Sit nomen Domini benedictum(1).

Ma che il s. Giobbe! G.Cristo medesimo, nell’andare alla passione, disse agli Apostoli(2): Apostoli miei, acciocché conosca il mondo che io amo mio Padre, via su andiamo: Ut cognoscat mundus, quia diligo Patrem, surgite eamus. Ecco, ecco il più sicuro ed incontrastabil contrassegno del vero amor di Dio pazienza, pazienza; soffrire volentieri qualunque cosa per lui.

Sono poi celebri i detti e i fatti de’ santi su questo punto.

S. Teresa; o patire, o morire: s. Maria Maddalena de’ Pazzi; patire e non morire: s. Giovanni della Croce; soffrire e tacere.

I santi martiri “sfidavano” i carnefici a tormentarli, sfidavano le fiere a divorarli.

S. Liduina soffrì volentieri una penosa infermità di 33. anni. S. Francesca Romana soffrì volentieri l’esiglio ingiusto del marito, e il confiscamento di tutti i beni di casa; e s. Giovanni della Croce già detto soffrì volentieri una dura carcerazione di nove mesi con mille altri incomodi e patimenti.

Ecco, ecco il più sicuro ed incontrastabile contrassegno del vero amore di Dio, pazienza, pazienza: soffrire, soffrire volentieri qualunque cosa per lui.

Ed oh felice, ed oh beato chiunque che a questi due così sicuri contrassegni, opere e pazienza, fare e soffrire per il gran Dio, riconoscerà in se stesso il s. amore di Dio.

Tutto l’oro del mondo, in paragone d’un picciol grado di s. amore di Dio, non è più che una tenuissima arena(3). Omne aurum in comparatione illius arena est exigua: anzi tutte le ricchezze del mondo, in paragone di un picciol grado di santo amore di Dio, non sono più che un nulla, così dice il savio nella Scrittura(4). Divitias nihil esse duxi in comparatione illius.

Ma che tutto l’oro del mondo, o tutte le ricchezze del mondo! Neppur tutti li doni soprannaturali più grandi contan nulla senza il s. amore di Dio. Così parla il s. apostolo Paolo(5) che tanto ne possedeva di s. amore di Dio, e però tanto bene ne conosceva il suo pregio.

Se io avessi, diceva egli, il dono di tutte le lingue, e parlassi non solo con tutti i linguaggi degli uomini, ma ancora con quel linguaggio mirabile, col quale parlano gli angeli fra di loro; Si linguis hominum loquar et angelorum; e non avessi il s. amore a Dio, charitatem autem non habeam; io non sarei più di un cembalo, che non accorda; Factus sum velut aes sonans, aut cymbalum tinniens.

Se io avessi il più alto dono di profezia, tanto che penetrassi profondamente i misteri più astrusi; Si habuero prophetiam, et noverim mysteria omnia; (– 903 -) se avessi il dono di tutte le scienze, e un dono così grande di fede, che trasportassi le montagne da un luogo all’altro; Si habuero omnem scientiam, et omnem fidem, ita ut montes transferam; e non avessi il s. amor di Dio; caritatem autem non habeam; io sono un niente; Nihil sum.

E la bella virtù della carità del s. amor di Dio è quella virtù regina delle altre che regna e regnerà in eterno.

La fede dopo morte avrà il suo premio perché vedrà quel che ha creduto; ma la virtù della fede in paradiso non vi sarà.

La speranza dopo morte avrà il suo premio, perché possederà quel che ha sperato; ma la virtù della speranza in paradiso non vi sarà.

La carità, l’amore verso Dio dopo morte avrà il suo premio e regnerà in eterno, perché con immensa beatitudine seguirà ad amare in eterno quel Dio che avrà amato qui in terra.

Oh pure felice però! oh pure beato chiunque ai due così sicuri contrassegni di opere e di pazienza, di fare e di soffrire volentieri per il suo Dio, potrà in sé riconoscere il s. e vero amor di Dio!

Amiamo dunque tutti, amiamo tutti e ciascuno nel modo e nella forma già detta, il nostro Dio. In ogni nostra operazione il nostro Dio abbiamo innanzi agli occhi, seguendo sempre in ogni nostra azione la sua divina volontà, il suo divino beneplacito, e non solo con sofferenza, ma ancor con gioia portiamo tutto ciò che contrario sia al nostro amor proprio e all’umana nostra sensibilità.

Per questo solo ed unico fine di amare il nostro Dio, noi siamo stati da Dio creati e messi al mondo.

In seguir quest’unico e solo fine noi poniamo in questo mondo ogni nostra cura, ogni nostra sollecitudine.

Del solo suo s. amore noi solamente facciamo conto; il solo suo s. amore a lui spesso con istanza chiediamo: Amorem tui solum; il solo vostro amore, o Signore (tutti diciamo spesso, e ciascuno) il solo vostro santo amore, o Signore, colla vostra s. grazia donateci: Amorem tui solum cum gratia tua mihi dones; e son ricco abbastanza; Et dives sum satis; né altro più da voi richiedo; Nec aliud quidpiam ultra posco: come di continuo supplicava quel gran santo tanto innamorato di Dio, il gran s. Ignazio.

Tratto da: sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Contrassegni sicuri da riconoscere in noi il santo amor di Dio

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note del Liguori:
1 Luc. 12. 49.
2 Hom. 80. in evang.
3 Io. 14. 21.
1 Iob. 1. 5.
1 Iob. 1. 21.
2 Io. 14. 31.
3 Sap. 7. 9.
4 Ibid. 8.
5 1. Cor. 13.

 

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