Eugenia Roccella e la mantìcora assassina: una nuova lettera di Roberto Dal Bosco

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Riceviamo e pubblichiamo questa nuova lettera dall’amico Roberto Dal Bosco: data la delicatezza del tema sollevato, ovviamente è offerta a tutti coloro i quali si sentissero chiamati in causa da questa lettera un’ampia facoltà di risposta e di approfondimento.

Cari amici di Radio Spada, 

L’ultima lettera che Vi ho mandata ha creato il vespaio che sappiamo. Abbiamo visto insulti, trollismo forsennato (che bello sapere chi siano), perfino l’«ufficio stampa» della Marcia per la Vita che si dimentica di essere tale (cioè, di starsene buono e zitto e pensare alla comunicazione con i media, eseguendo gli ordini – questo fa ogni ufficio stampa che ho conosciuto in vita mia).

Sì, abbiamo visto di tutto: piagnucolamenti, minacce di querele, tentativi esterni di censurare il sito.

Non abbiamo visto l’unica risposta che dovevamo attenderci, cioè quella di Francesco Agnoli, che pure aveva dato segni di vita scrivendo a Radio Spada e rilanciando inviperito comunicati e commenti di grande surrealismo (memorabile quello di Mozzanega idolo dei medici dell’Alabama!).

Un qualche confuso barlume di risposta, per la verità, c’è stato giovedì scorso su Il Foglio, dove è andata in stampa una replica metaforica di inarrivabile pathos: una predica sui Farisei, che nella realtà dovrebbero essere il sottoscritto e, credo, quanti su Radio Spada mi hanno dato spazio ed ascolto. Nella irresistibile cavalcata omiletica, l’auto-identificazione tentata dall’autore con la figura di Cristo («i Farisei lo odiano e lo inseguono, con un solo scopo: non per ascoltarlo, per cercare di capire, ma per coglierlo in fallo») spinge il discorso non solo verso una certa blasfemia, ma anche verso una evidente megalomania certo degna di studio scientifico.

Ma va bene. Effettivamente infierire su Agnoli, che non risponde a nessuno dei 14 punti della mia lettera e si para dietro il suo esercito di anonimi fattorini trollatori, non ha a questo punto senso alcuno.

Vale la pena quindi di alzare il tiro.

Perché la signora parlamentare di cui l’Agnoli è lo specifico garzone pro-life, rappresenta un caso bizzarro assai.

Parliamo ovviamente della deputata alla quale Agnoli fa spesso da paggio, l’onorevole Eugenia Roccella.

 LA ROCCELLA INIZIA L’ERA DELL’ABORTO-MENTOS 

Come accennato nelle mie precedenti, la cosa che più sconvolge nell’ora presente è vedere come l’on. Roccella abbia firmato un documento di gravità inaudita.

Si tratta della Relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978, concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, contenente i dati preliminari dell’anno 2012 e i dati definitivi dell’anno 2011. Doc. XXXVII, n. 1, un documento licenziato il 6 marzo 2014, leggibile nel Bollettino delle giunte e commissioni Affari Sociali (XII).

Nella risoluzione approvata dalla commissione, ossia controfirmata dall’onorevole Roccella, leggiamo interessanti discorsi sull’uso della RU 486: «l‘uso della RU486, secondo i dati forniti nella Relazione, questa metodica è stata usata nel 2010 in 3.836 casi (3,3 per cento del totale delle IVG) e in 7.432 casi nel 2011 (7,3 per cento del totale). La metodica non è stata utilizzata nel 2010 in Abruzzo e in Calabria, mentre nel 2011 nelle sole Marche. La sua diffusione è comunque percentualmente disomogenea considerando la popolazione delle varie regioni». In pratica, in alcune regioni, la kill-pill non è fortunatamente ancora arrivata. Si affaccia in commissione anche una realtà inquietante: «la relazione sottolinea che la diffusione dell’approccio farmacologico del Mifepristone e prostaglandine (RU486) potrebbe aver determinato l’aumento della percentuale di interventi effettuati entro le 8 settimane di gestazione». Cioè, come risaputo, la RU486 distrugge le barriere psicologiche che separano la gestante da questo intervento irreparabile, che è comunque una operazione chirurgica. Abortire diventa facile come mangiare una mentos. È l’aborto facile, il feticidio chimico da eseguire anche nel cesso di casa. Il livello di pericolosità sociale di questa prospettiva – con la RU486 che potrebbe venire distribuita in nero su internet, nelle palestre e negli altri mercati neri, come già avviene per il Viagra o l’ormone della crescita – è massimo. La RU486 banalizza l’aborto, lo anestetizza – per la donna, ovvio: per il bambino c’è comunque la medesima morte infame.

Impedire l’entrata della RU486 nei traffici farmacologici italiani dovrebbe essere il desiderio di ogni cattolico, in ispecie i politici che tali si definiscono.

La RU486 aprirà un abisso spaventoso non solo per il mondo pro-life – che non sembra pronto ad affrontare l’impatto del feticidio chimico fai-da-te – ma per l’Italia tutta. Dopo la pillola del giorno dopo e la pillola dei cinque giorni dopo, ecco la pillola del mese dopo, la pillola dei due mesi dopo. Pensare che la mentos della morte non sarà usata come «contraccettivo d’emergenza» è semplicemente ridicolo. L’aborto-mentos aumenterà in modo esponenziale la strage degli innocenti. Bisogna essere pazzi per sostenere il contrario.

Eppure, considerati questi punti, la Commissione Affari Sociali, che oltre alla Roccella vede fra le sue fila anche la numeraria dell’Opus Dei Paola Binetti. «impegna il governo (…) ad attivarsi affinché su tutto il territorio nazionale l’interruzione di gravidanza farmacologica sia garantita omogeneamente, nell’appropriatezza clinica».

Avete capito? La Roccella mette la firma per portare la pillola del male anche in Calabria, in Abruzzo, nelle Marche, in qualsiasi luogo per grazia di Dio questo flagello non sia giunto.

La RU486, dice la Commissione della Roccella, va garantita universalmente. Non vi deve essere un ospedale – o nel futuro prossimo una farmacia, e poco più avanti un distributore stradale di anticoncezionali – privo della pasticca assassina.

L’era dell’aborto-mentos va attuata il prima possibile.

La Roccella, la deputata «cattolica»,  ne è iniziatrice con tanto di firma. 

EUGENIA E IL GENE RADICALE

Ma chi è Eugenia Roccella? La deputata del partito scissionista NCD viene da una storia, anche a tratti sfortunata, di patriziato politico. Ma non all’interno della parte che si dovrebbe immaginare, cioè dalla DC. No, la Roccella è figlia di Franco Roccella, uno dei fondatori del Partito Radicale Italiano.

Proprio così: il padre fu iniziatore del più tremendo partito scaturito dalla Cultura della Morte – Roccella senior fu però cacciato su ordine di Pannella, che lo definì «un povero essere attorcigliato agli emolumenti»,e un protagonista di «una vita politica fallimentare e umiliante» (intervista a Panorama, 16 marzo 1986). La madre di Eugenia, la pittrice Wanda Raheli, fu invece una femminista. Appena maggiorenne, la Roccella entrò nel Movimento di liberazione delle donne – un gruppo femminista di lotta per l’aborto – e ne scala le posizioni divenendone leader.

Si dice che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Ad occhio, il vizio qui potrebbe essere stato trasmesso geneticamente, un gene che rimane latente sino al momento decisivo, dove l’abortismo sadista (massì utilizziamo ancora le categorie puccio-carboniche!) erompe dal profondo e si vuole concretizzare in atti legislativi.

La diffusione della RU486 è un sogno al quale  da leader femminista ultra-abortista la Roccella non osava neppure pensare: ora, divenuta parlamentare «cattolica», ella lo realizza.

Non è il peggiore dei paradossi che troviamo.

La persistenza del marchio radicale nella persona della Roccella non è un’ipotesi, è anzi una realtà comprovata non solo da questa ultima scorreria a favore dell’aborto-mentos, ma addirittura esibita impunemente in pubblico. Alla Camera dei Deputati, lo scorso gennaio, la Roccella si produce in una accorata commemorazione di Sergio Stanzani, uno degli ulteriori fondatori del Partito Radicale: «Signor Presidente, è difficile per me commemorare una persona come Sergio Stanzani, che, prima di essere un parlamentare, una persona pubblica, era per me prima di tutto una persona cara, come tutta la sua famiglia. Lo conoscevo da sempre, perché era un grande e fraterno amico di mio padre, Franco Roccella, e questo strettissimo rapporto nasceva dalla comune militanza nell’UGI, nell’Unione Goliardica Italiana (…) L’UGI, l’UNURI, gli organismi di rappresentanza studentesca furono la palestra di una generazione piena di un’energia che derivava dall’euforia per la ritrovata libertà, un’energia intellettuale che derivava appunto dalla fine del fascismo». Siamo quindi il Paese che ha una classe dirigente venuta dalla goliardia, una cosa buona e giusta: «dall’UGI è uscita l’élite intellettuale e politica del nostro Paese, fatta di professori universitari, di politici influenti, di professionisti di grande spessore, persone che si sono impegnate per rinnovare la cultura italiana, disincagliarla dalle secche del fascismo e liberarla dalle scorie ideologiche, aprendola ai flussi rinfrescanti ed innovativi che provenivano dall’Europa, dall’America, dal mondo». Insomma, i radicali come campioni della vera Civiltà Occidentale, perché quello che c’era prima in Italia – oltre che il fascismo, millenni di cattolicesimo – era una «secca» in cui il popolo si era arenato.

«Di quel gruppo – prosegue commossa la Roccella in questo lisergico amarcord di storia radicale, – mio padre insieme ad altri fu il teorico (…): “Goliardia è cultura e intelligenza” (…) “Non l’unità delle forze laiche, ma l’unità laica delle forze”. (…) Laicità come approccio libero, non ideologico, alla conoscenza». Sono frasi che abbiamo già sentito: avete presente? Sostituite la parola «lacità» con la parola «massoneria» e capirete a cosa alludo: «la massoneria come metodo di conoscenza» «la massoneria come metodo di ricerca» «la massoneria come metodo di investigazione» etc. questo mantra lo troverete declinato dai grembiulini in ogni modo, pur sempre identico a quello dei goliardi assassini lodati dalla Roccella, i quali provenivano tutti quasi certamente dal milieu libero-muratorio (la pazza passione di Pannella per Aurelio Peccei viene, ad occhio, dalla contiguità con il sottomondo dei cappuccetti). Infatti è inutile nascondersi chi fosse Stanzani: «per capirsi, Sergio, che non era solo un laico, ma anche fortemente anticlericale e un po’ “mangiapreti»”, come si diceva allora, non si sottrasse però alla richiesta di essere mio padrino di battesimo». Eccezionale, il padrino non credente mangiapreti e abortista ci mancava. Immaginiamo l’aspetto proprio «goliardico» che può avere una cerimonia del genere, dato che per ammissione della deputata, nessuno in famiglia era credente, solo una zia.

Pane al pane, mica possiamo scordarci di leccare un po’ anche i vivi: «mi è impossibile commemorare Sergio senza ricordare anche i suoi amici, alcuni ormai scomparsi, altri ancora in vita, da Marco Pannella a Franco Roccella, a Gino Roghi, a Sergio Castriota e tanti altri». Ecco poi un’altra lacrimuccia per qualcuno che scalò la satrapia delle aziende di Stato: «per tutti era, oltre che Sergino, l’ingegnere, e da ingegnere fece il suo cammino professionale, raggiungendo livelli apicali di grande responsabilità in un’azienda pubblica come Finmeccanica», senza però dimenticarci la realtà di questo coccodrillo proferito da labbra cattoliche: «per tutta la vita Sergio è stato prima di tutto (…) e sempre, fino alla fine, un radicale». Un’orgogliosa rivendicazione, la cui saliva non può tornare a lambire il Giacinto detto Marco: Stanzani radicale «lo era quando Pannella raccolse l’eredità del vecchio partito di Pannunzio ed iniziò a trasformarlo profondamente, adeguandolo alla ventata di nuovo che veniva dai movimenti alternativi e non violenti americani. Lo è stato quando, ormai malato e costretto sulla sedia a rotelle, ha continuato a frequentare le riunioni di partito, ad occuparsi di politica, a seguire Marco Pannella nella sua avventura personale e pubblica. Ha condiviso battaglie antiche e nuove, accettando metodi di lotta molto lontani dal suo carattere, da quelli che appartenevano alla sua formazione ed al suo stile personale, ma la passione e le convinzioni hanno sempre avuto la meglio anche su eventuali riserve».

Insomma, la Roccella si esalta per quest’uomo che ha lottato per il feticidio, per l’uccisione dei vecchi e dei malati, per la distruzioni degli embrioni a scopi scientifici, per le droghe, per la perversione del creato finanche quando si è trovato in sedie a rotelle. Infermo sì, ma attaccato al sedere di Pannella. Bisogna esserne fieri. E magari pregare per questa povera anima, sì.

Eugenia piano piano si smaschera completamente, facendo partire un tosto panegirico del Partito Radicale in toto: «la sua storia, la sua vita è legata in modo indissolubile a quella dello stesso partito che ha contribuito a costruire, un partito laico e libertario, che ha svolto un ruolo fondamentale non solo nell’ambito dei diritti civili, in particolare negli anni Settanta».

Avete letto bene, sì: diritti civili, anni Settanta. Traducendo: aborto e divorzio. Queste le principali battaglie radicali. La padroncina di Francesco Agnoli le sta rivendicando in Parlamento.

L’eccezione radicale, la furiosa lotta di questo manipolo di diavoli contro la morale cattolica provoca nella deputata della RU486 una grande nostalgia: il PR «nonostante sia sempre stato un piccolo partito, un partito che però ha mantenuto sempre, in fondo, quella caratteristica di gruppo di amici e di sodali che aveva all’inizio (…) mai è diventato un partito come gli altri». Infine ecco infilata la perla dell’inevitabile mortaccio intellettuale pedofilo: «ricordo l’invito di Pasolini, che come testamento ha lasciato proprio al Partito Radicale la frase: “Continuate ad essere diversi, continuate a scandalizzare”».

No, cari amici, queste non sono parole di trenta anni fa, di venti , dieci, cinque anni fa.

Sono parole, protocollate dal Parlamento, pronunziate alla Camera 3 mesi fa.

Questa è la ex-radicale Eugenia Roccella. Ex?

ROCCELLA, PANNELLA E I MILIONI A RADIO NECROCULTURA

Altri ragguagli sulla strana identità politica della Roccella ce li offre Danilo Quinto nel suo libro Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede&Cultura, Verona), un libro peraltro fortemente voluto da Francesco Agnoli (i paradossi «cattolici» qui non finiscono mai). Per la Roccella il dialogo tra radicali e cristiani non va in alcun modo demonizzato. In fondo le posizione dei cattolici e dei pannelliani, per esempio sul tema dell’eutanasia, secondo lei convergono: «Ai radicali, dai quali molto ci divide, vanno però riconosciuti la trasparenza e il coraggio delle proprie opinioni – dichiara la Roccella il 18 aprile 2011 – spesso infatti dietro la dura opposizione al disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) che andrà presto in aula alla Camera, ci sono posizioni simili» (p.27.28).

Il testo di Quinto diviene sconvolgente quando racconta di quando la Roccella con una nutrita schiera di altri parlamentari «cattolici» votò per finanziare con milioni di euro Radio Radicale. Ma come, lei che è figlia di un uomo che fu distrutto da Pannella, un uomo che dal pervertito leader radicale fu umiliato e perfino accusato di mafia, vota per regalare dieci milioni di euro per Radio Radicale? I paradossi del cattolicesimo abortista non finiscono davvero mai.

Racconta Quinto: «La chiamai quando seppi che anche lei aveva firmato l’appello a favore dei soldi pubblici da elargire a Radio Radicale. “Ho scritto un articolo per La Bussola Quotidiana, raccontando quello che hai fatto insieme a tanti cattolici” le dissi. “Me l’ha chiesto un amico al quale non potevo dire no” mi rispose. “Proprio agli amici si deve dire di no, a volte, altrimenti che valore ha l’amicizia?” replicai. “Sono sicuro che tuo padre si sta-rà rivoltando nella tomba» aggiunsi. “Mi dispiace di averlo fatto” disse. Qualche giorno dopo mi chiamò Assuntina Morresi [sì, proprio Lei, la «cattolica» pro-194 che parlerà al Convegno di Agnoli: è tutto un unico, tiepido humus, ndr] “Non me l‟aspettavo da te quest’attacco a Eugenia”, affermò risentita e irata. “Non è un attacco. È il racconto della verità. Trovi scandaloso dire la verità? Un cattolico non può sostenere i radicali”»(p.100-101).

L’«amico» Pannella chiede all Roccella qualche milione di euro. La simpatia radicale della Roccella deve essere immane, visto che nemmeno l’onore del padre morto le impedisce di fornire all’emittente della Cultura della Morte di Stato i milioni che servono a Pannella per divertirsi. Radio Necrocultura vive grazie al voto cattolico: da non credere.

La Roccella pare in nessun modo volersi mettere di traverso alla Necrocultura di cui i suoi ex-compagni radicali sono i primi untori in Italia. Anzi, non solo non vi va fatta opposizione: bisogna altresì versarvi il soldo pubblico, così che dall’antro della sua psicopatologia Pannella possa continuare a urlare di aborto, di riduzione della popolazione terrestre, di droghe, di tutto l’armamentario alla Aurelio Peccei di cui l’Italia cattolica ha così tanto bisogno.

Vi sembra paradossale che la Roccella sia considerata «cattolica»?

Chiedeteglielo. Forse non sapete che ella, oltre all’ovvio palco garantitole dalla Manif, è usa venire alla Marcia per la Vita. Chi verrà ce l’avrà lì a portata. E potrà dirle de visu quello che pensa.

«LA 194 È UNA BUONA LEGGE»

Sul quotidiano Libero di venerdì 4 gennaio 2008, Eugenia Roccella dichiara testualmente che «Rispetto ad altre leggi internazionali, la 194 è una buona legge, che parte, non a caso, proprio dalla tutela della maternità. È una legge che non afferma mai l`aborto come un diritto (…) Non è eugenetica. Secondo me la questione non è abolire o rifare la legge, ma non tradirla, non trasformarla in un feticcio vuoto, una legge intoccabile a parole e invece violata, disapplicata e stravolta nella prassi quotidiana».

La Roccella è quindi, ufficialmente, un’abortista. La 194 non la abolirebbe, non la rifarebbe – quello che bisogna fare è – dice davvero – essergli fedeli.

Sorvoliamo sul fatto che la 194 non sia una legge eugenetica: quando morirà, la Roccella forse potrà incontrare le anime delle migliaia di bambini down sterminati dalla 194. Sorvoliamo anche sul fatto che l’aborto tramite la 194 non sia recepito come diritto: la signora probabilmente quando diceva questa fesseria era drogata.

Cedo volentieri la parola a Mario Palmaro – l’eroe pro-vita recentemente scomparso che secondo la triade del feticidio carciofato Puccetti-Carbone-Agnoli era un fautore dell’abortismo «umanitario» – che trattò proprio codeste affermazioni della Roccella nel comunicato n.36 del Comitato Verità e Vita: «è evidente che simili affermazioni, soprattutto se pronunciate da personalità elette a punti di riferimento del mondo cattolico e della galassia pro-life (Eugenia Roccella è editorialista di Avvenire e dell’Osservatore Romano), disorientano grandemente l’opinione pubblica. Di fronte a questo pauroso sbandamento delle coscienze, e alla confusione alimentata da questi giudizi, sentiamo il dovere di riaffermare con forza alcuni punti fermi: 1. Il diritto di aborto (…) 2. Una legge abortista. Il giudizio morale negativo sulla legge abortista italiana risulta anche dai seguenti elementi: a) l’aberrante facoltà attribuita alla libertà della donna di decidere in termini unicamente individualistici, al di fuori e contro ogni responsabilità verso il “diritto “ del nascituro; b) l’individualismo esasperato che ispira la legge abortista risulta ancor più grave dal fatto di essere riconosciuto dallo Stato (…).3. Non possiamo rassegnarci. Perciò ogni convinto difensore dell’uomo, ogni comunità di accoglienza, non può rassegnarsi di fronte ad una legge che tradisce così profondamente i valori su cui tutto l’ordinamento giuridico poggia. (…) 4. L’aborto legale è intollerabile. L’applicazione del principio della tolleranza civile all’aborto legalizzato è illegittima e inaccettabile perché lo Stato non è la fonte originaria dei diritti nativi ed inalienabili della persona, né il creatore e l’arbitro assoluto di questi stessi diritti. 5. L’aborto legale minaccia l’intero sistema giuridico. 6. Il compito di ogni politico di buona volontà. Il compito di ogni politico di buona volontà non è quello di “far applicare una legge ingiusta”, ma di richiamare, con coraggio e con metodi democratici, il dovere di rispettare la vita umana sin dal suo inizio, denunciando di conseguenza l’iniquità della legge abortista. Il buon politico ha il dovere di operare una lettura critica dell’attuale normativa sull’aborto: senza trascurare i limitatissimi elementi positivi, si dovranno rilevare le profonde contraddizioni che essa presenta con la Costituzione e all’interno dei suoi stessi articoli».

Concludeva Palmaro: «La 194 è una legge gravemente ingiusta. Lo è in maniera assoluta e intrinseca. La 194 è stata voluta dalla cultura abortista, difesa dalla cultura abortista, e ha ottenuto una perfetta coerenza tra obiettivi e risultati: i 5 milioni di bambini uccisi in nome di quella legge non sono stati un incidente di percorso, ma una tragica conseguenza del principio di autodeterminazione della donna. Alle vittime innocenti va aggiunto quell’autentico disastro educativo e culturale che è sotto i nostri occhi. Al punto che in questi giorni anche alcuni di coloro che stanno (o dovrebbero stare) dalla parte della vita affermano che “l’ultima decisione sulla vita del concepito deve comunque sempre spettare alla donna”. Che è, in estrema sintesi, la summa ideologica dell’abortismo di sempre». Ecco, qui la matrice femminista della Roccella ci aiuta a capire meglio da dove venga questa strana tolleranza della «convertita» «cattolica» verso la 194, tolleranza che come abbiamo visto diviene lode vera e propria.

Per mettere i puntini sulle «i» rispetto alle recenti polemiche sul pensiero di Palmaro e sull’apertura alle «componenti umanitarie» della 194 (con l’indegna trappola del carciofo per sopramercato) riportiamo anche il finale del comunicato: «il senso di realtà ci dice che anche una sola vita innocente salvata ha un valore incommensurabile. Per questo motivo, Verità e Vita approva ogni azione che aiuti concretamente la vita a nascere, pur in vigenza di una legge omicida. Ma il prezzo per questa attività di “salvataggio” non può consistere nel colpevole e complice silenzio sulla legge abortista, o addirittura nella trasformazione della condanna sulla legge 194 in un giudizio benevolo. Se durante la follia nazista ci avessero dato la possibilità di metterci fuori dai cancelli di Auschwitz per salvare qualche vita umana, sarebbe stato nostro dovere farlo. Ma non avremmo mai potuto trasformare il nostro giudizio su quel luogo di orrore, magari affermando che – tutto sommato – “nel loro genere quei lager erano i migliori al mondo”».

Sono parole di lucidità adamantina alle quali nulla ho da aggiungere.

La Roccella, volenteroso kapò del lager 194, a questi quesiti magari risponderà quando la incontreremo alla Marcia, tra i cartelli con su scritto «194: 6 milioni di morti». Che per lei quei sei milioni di assassinii siano «i migliori del mondo»? 

IL GENIO DELLA LAMPADA DI EUGENIA

La pagina di Wikipedia della Roccella è con evidenza scritta da lei o da qualche suo collaboratore (Agnoli stesso?). Sono molti i punti che risultano infatti «senza fonte».

Per esempio, quando tratteggia la sua fuga dai radicali «colpevoli, a suo dire, di ricadute anti-individuali nel loro individualismo e di sponsorizzare un’idea di libertà senza limiti che non fa altro che ottenere un’illibertà assoluta.[senza fonte]».

A differenza di altre pagine wikipediane dei politici, questa è densissima e ricca di osservazioni sul suo processo di «conversione»: «si allontana per vent’anni dalla politica attiva per occuparsi della famiglia (due figli, una zia e i suoi genitori). Ha maturato quindi un cambiamento profondo, pur mantenendo molto della sua formazione culturale. Dal femminismo, ad esempio, e dall’idea della centralità del materno e del corpo per l’identità femminile, derivano l’interesse per la biopolitica e per le trasformazioni introdotte dalle biotecnologie in materia di procreazione. È diventata editorialista del quotidiano Avvenire e ha collaborato con Il Foglio, con Il Giornale e con la rivista bimestrale di cultura politica Ideazione. Su queste testate si è principalmente occupata di problematiche relative alla bioetica». La deputata è come una Mantìcora, la bestia mitologica con corpo leonino, testa umana e coda di scorpione: nel nostro caso un po’ cattolica,  un po’ femminista,  un po’ «biopolitica».

Nella sua bibliografia, tra titoli come Dopo il femminismo, Contro il cristianesimo. L’ONU e l’Unione Europea come nuova ideologia, e soprattutto il recente La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486, (scritto con la fida Assuntina Morresi, in una cornice di doppiezza che quindi si quadruplica) fa capolino l’interessante esordio letterario, vergato a quattro mani assieme alla decana radicale Adele Faccio: Aborto, facciamolo da noi (Napoleone editore, 1975), un manualetto che inneggia a quello che avete capito voi: «La semplicità  del metodo Karman è veramente rivoluzionaria e ne consente l’apprendimento da parte di chiunque, come è avvenuto non solo in Francia (MLAC, Choisir) ma in Cina, per esempio, in cui le statistiche danno una percentuale di complicazioni più bassa tra gli aborti praticati da personale paramedico che tra quelli praticati da medici veri e propri; o in America, dove Karman (che non è medico) ha messo su delle Free-Clinics in cui praticano soprattutto donne che hanno già  abortito, e che non hanno alcuna esperienza medico-sanitaria». L’aborto selvaggio, l’aborto fai-da-te, l’aborto per tutti, l’aborto di massa, l’aborto per dilettanti.  «Dopo un corso di qualche mese sono in grado di eseguire perfettamente un’aspirazione e di effettuare anche una visita pelvica prima per accertarsi che non vi siano complicazioni, lasciando ai medici solo i casi rischiosi. Karman stesso afferma che raggiunto un certo grado di competenza tecnica, la qualità  personali servono più del bersaglio accademico». Per chi non lo sapesse il metodo Karman consiste nell’aspirare via il feto dal grembo materno attraverso una cannula con un una pompa molto più potente di una comune aspirapolvere: quello che rimane del bambino karmanizzato è solo un ammasso sanguinante, una rivoltante poltiglia di essere umano. Il Karman era il piatto servito a 11.000 pazienti in quella Villa fuori Firenze dove operava impunita la compagna della Roccella, l’ex ministro genocida Emma Bonino. «Il metodo Karman è decisamente migliore di tutti gli altri metodi di interruzione di gravidanza compreso il raschiamento: è semplice, rapido (tutto l’intervento non dura più di un quarto d’ora), il materiale è tutto di plastica, con la punta tonda, non si raschia la mucosa uterina, non si danneggia l’utero, si dilata il collo dell’utero di poco (mai più di otto millimetri), non c’è il rischio di perforazione, non c’è bisogno di anestesia; e questo oltre ad eliminare i rischi dell’anestesia rende anche inutile il ricovero in ospedale». Qui non può non risuonare il ricovero in ospedale che presto sarà reso inutile della RU486 di cui il mese scorso la Roccella-«convertita» ha impegnato il governo per la «omogenea distribuzione» sul piano nazionale. 

L’abortismo della giovane Roccella non ancora «convertita» a seguito dell’espulsione del padre dai Radicali, è un abortismo mistico, a tratti consapevolmente satanico: «di streghe ne hanno fatto morire a migliaia, a migliaia. Torturate, fatte a pezzi, costrette a subire ridicoli umilianti tragici processi. L’ultimo rogo era stato allestito nel gennaio 1975, a Firenze. Chi lo aveva preparato? Sempre i soliti: gli ispiratori erano Fanfani e il cardinale Florit, con la sua predica domenicale di incitamento alla “caccia”, il sicario il missino Pisanò, il braccio secolare il sostituto procuratore Casini. La strega: Adele Faccio». Il riferimento alla stregoneria è palpabile, e si configura come attacco diabolico alla donna così come pensata da Dio:«si spaventeranno. Ci diranno che siamo delle mammane. Bene: è ora anche di ribaltare il senso di tutti questi insulti rivolti alle donne in quanto tali. Puttana, lesbica, ora anche mammana. Puttana è la donna costretta a fare da contraltare a quell’altra povera venduta dell’ “onesta”, della moglie che si vende a un solo uomo e a cui vengono offerte misere gratificazioni in cambio. Lesbica è la donna che non accetta di essere mezzo riproduttivo (e in quanto tale “riprovevole”) che vuole scegliere con chi fare l’amore (e in quanto tale diversa-diabolica se chi sceglie ha il suo sesso). Mammana è la donna che usa il suo sapere antico, tramandando, purtroppo inagibile perché privo di garanzie di sicurezza, in “aiuto” alle donne; è l’unica ad avere assicurato in questi secoli la libertà , rischiosa quanto si vuole, ma libertà, di abortire».

Per questo passato di stregoneria radicale non risulta, a quanto ci consta, nessun cospargimento del capo di cenere. La storia di conversione della Roccella, se c’è, non sembra essere passata per il pentimento pubblico di queste mostruosità; invece, oltre alla simpatia milionaria per Pannella, questo vissuto nel Partito della Morte – come abbiamo visto nel caso dell’elogio funebre di Stanzani – è ancora guardato dalla Roccella con una punta di saudade.

Tornando su Wikipedia, il resto della pagina è un peana alla sua attività pro-life: un florilegio di dichiarazioni in cui difende la famiglia, il matrimonio, Eluana Englaro, Silvio Berlusconi, tutti.

Una paladina dei principi non-negoziabili.

La persona che abbiamo descritto qui sopra – non solo l’abortista-mistica delle battaglia degli anni Settanta di cui ha ancora oggi nostalgia, ma anche la deputata NCD abortista modello 194 e filo-radicale che vedremo alla Marcia – pare neanche per sogno avvicinabile all’immagine che la Roccella vuole vendere di sé, cioè quella di gentile crociata dei princìpi cattolici.

Ebbene, tutto questo paradosso una spiegazione da qualche parte deve averlo.

La risposta che ci si può dare è che a proteggerla ci sia un angelo custode, o qualcosa ancora di più solerte a crearle materialmente palchi e articoli di lode, candidature e perenne rispetto dei residui di Cattolicesimo presenti nel Paese. Secondo alcuni, il genio della lampada di Eugenia è principalmente uno: il Cardinale Camillo Ruini.

Conoscete la storia della «dottrina Ruini». L’ex presidente della CEI reagì allo spappolamento della DC immaginando di gestire la diaspora dei sopravvissuti come una operazione di infiltrazione in tutti i partiti. Ex democristiani finiti nel PPI, CCD, CCD, UDR, UDEUR, CDU, e poi in Forza Italia, in AN, Margherita, PDS, DS, PD, PDL, Scelta Civica insomma in tutti le trasformazioni del teatrino politico italiota.

Con l’irreversibile tramonto di Berlusconi, Ruini deve essere corso ai ripari. Con l’operazione chiamata Todi, la CEI suggellò un patto con i banchieri e certi potentati industriali, oltre che con il demi-monde catto-umanitario di Riccardi e di Sant’Egidio. Ne venne fuori il partito di Monti – dove il più cattolico era Dellai che importa la RU486 nel Trentino – che però poi nessuno alle elezioni votò.

È stato a questo punto che Ruini deve aver capito che la reversione della sua dottrina (i cattolici annacquati in tutti i partiti) doveva essere totale: tutti i «cattolici» (parimenti annacquati, «adulti») in un solo partito. Per questa nuova realtà politica di agglutinazione democristiana, serviva una base di partenza: fu preparata facendo scindere PDL e ottenendo il NCD, che già dalla sigla pare una della lunga serie di quelle citate sopra. Lo scrissi a Radio Spada ai tempi dei coriandoli per la legge Gallardón  per l’osceno caso della Manif Italia, ora la cosa si realizza davvero: la grande ammucchiata di centro risucchia tutto – ecco che alle Europee, il NCD include i fuorisciti di SC che seguono Dellai, ed è pure fatta la pace con Pierferdi Casini (torna la vecchia satira di Neri Marcorè: «vieni anche tu nel grande centro. La politica è una cosa sporca, facciamola insieme»).

Insomma, sono le prove generali per il ritorno di un unico «partito dei cattolici». Il ritorno della DC, con tutta la serqua di compromessi assassini della bisogna.

La radicale Roccella è solo uno dei soldatini attivi su questo fronte. È semplicemente qualcuno a cui il porporato lungimirante avrà detto: «tu sei Eugenia, e su questa Roccella fonderò il mio partito».

L’invenzione del fenomeno Roccella di fatto non è antica. Dopo la fase giovanile dei manuali per l’aborto domestico, l’unico picco di carriera degno di nota fu il referendum del 2005 sulla legge 40, per il quale scrisse varie articoli a favore della linea dei vescovi. Ce la ritrovammo così  portavoce del Family Day con il sindacalista Savino Pezzotta: la signora qualche gancio in alto in Curia pareva avercelo. Fu quindi eletta per la prima volta tra le fila berlusconiane nel 2008. È facile comprendere quali poteri rappresentasse la Roccella all’interno del partito del Cavaliere, non ancora caduto in disgrazia.

Il Family Day – ho già parlato anche di questo a suo tempo – le è per forza rimasto nel cuore. A lei come a tutti i suoi compagni del nuovo blob neodemocristiano. Sul palco della Manif Italia ovviamente la Roccella ha parlato – e ci mancherebbe, ad una abortista dichiarata non si nega mai il microfono.

Il comizio-Manif roccelliano, così come quello di una enorme porzione di altri contributori della manifestazione finto-spontanea organizzata da Luca Volontè, fu contraddistinto da numerose e reiterate invocazioni di «un nuovo Family Day». Un nuovo catto-evento di massa, con magari i sindacati, le ACLI e chissà quali altre realtà ad organizzare i pullman, una mega-manifestazione che avrebbe giocoforza come necessaria conseguenza lo spolpamento integrale della Marcia per la Vita. Il gregge pro-vita viene deviato dai pazzi senza compromessi della Marcia, verso i placidi pascoli della pax bioetica, dove «la 194 è una buona legge» e sugli obiettori si può discutere in Parlamento.

La Manif, le Sentinelle, la bozza del nuovo agognato Family Day sono tutte trappole sottese da questo Grande Gioco ruiniano. I vescovi vogliono addomesticare il dissenso cattolico, perché, in effetti, loro una Chiesa militante non sanno né come funzioni né cosa sia.

La Roccella è solo un effetto collaterale di questo disegno pusillanime e infame, tentato dagli zucchetti che non hanno più alcun rispetto per la Dottrina, né contatto con la realtà e né infine – e questo è tragico – responsabilità verso le anime del loro popolo,.

I grandi contatti episcopali millantati da Agnoli, mi dicono, sono in realtà solo quelli della Roccella. Solo la confusa classe dirigente vescovile italiana – quella che dà la comunione a Luxuria – poteva credere nella Mantìcora Roccella: un essere ibrido un po’ radicale, un po’ femminista, un po’ cattolica. 

La Mantìcora non si fa grandi problemi a continuare il grande sacrificio umano verso mostri ancora maggiori: la difesa della 194, cioè dello Stato-Moloch, è il tributo ad un demone più grande, un demone di cui in gioventù la Roccella fu pure convinta concubina.

Tutto quanto ho raccontato Francesco Agnoli, che della Mantìcora Eugenia è solo il tuttofare  bioetico, avendo curato il libro di Quinto, lo ha ben presente, cionondimeno serve la Roccella con grande dedizione, per esempio, con il comitato «Di mamme ce ne è una sola» (espressione sgrammaticata che è una canzone del cattolicissimo Guccini: colpo di genio di chi ha scelto il nome). La vassalla ufficiale del roccellismo, Assuntina Morresi, ovviamente parlerà al Convegno al Regina Apostolorum, il grande evento in preparazione della Marcia targato Francesco Agnoli: «Dai una chance ad ogni vita», lo hanno chiamato. «Dai 194 chance ad ogni aborto» sarebbe in realtà un nome più veritiero. 

Non so se vi andrà anche la stessa Roccella. Certo, immagino che vorrà partecipare alla Marcia, come gli altri anni. Cioè, sarà fisicamente tra la gente, magari senza scorta (l’anno scorso Carlo Casini, infilatosi alla Marcia, pareva avercela, ma forse era solo una casuale torma di energumeni che passavano di lì).

Alla March for Life di Washington di quest’anno ho visto una cosa che mi ha molto impressionato. Quando la Marcia finisce, innanzi alla Corte Suprema, la gente si riversa in tutti gli edifici circostanti, creando file chilometriche: sono gli uffici di deputati e senatori. Il popolo pro-life, con o senza appuntamento, li strema andando a battere i pugni sui loro tavoli: «sei il senatore del mio distretto… perché non stai facendo nulla per l’aborto? Perché hai approvato questa legge? Perché in quell’altro caso ha fatto quella cosa? Perché hai votato l’Obamacare? Qui le cose non vanno, senatore. Se non mi dai qualche segno di essere per la vita, io ti tolgo il voto». È una titanica operazione di lobbying di massa che sfonda i timpani – e gli uffici – dei democraticamente eletti di Capitol Hill.

Ebbene, chiedo a chi sta ora leggendo di fare lo stesso con Eugenia Roccella quando la vedrà alla Marcia. Fermatela, parlatele. Chiedetele le ragioni di tutto quanto ho scritto qui sopra. Chiedetele dell’aborto-mentos, della RU486, chiedetele dei milioni di euro ai radicali, chiedetele della sua difesa ad oltranza della «194 buona legge». Chiedete.

Fatelo con gentilezza, fatelo pacatamente, noi non siamo grillini.

Ma fatelo.  Sappiamo tutti cosa c’è in gioco qui.

C’è il futuro del nostro Paese. Ci sono i milioni di morti innocenti del futuro prossimo, quelli magari espulsi nel WC di casa grazie alla RU486 «omogeneamente distribuita sul territorio nazionale».

E c’è in gioco anche il decoro del Cattolicesimo politico italiano, oramai ridotto a farsi rappresentare da individui che erano, e rimangono, abortisti radicali.

Ho detto.

Roberto Dal Bosco

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5 Commenti a "Eugenia Roccella e la mantìcora assassina: una nuova lettera di Roberto Dal Bosco"

  1. #rosy1957   7 aprile 2014 at 5:16 pm

    e’ noto quanto sia pericolosa la RU486. E fa molto pensare come queste” paladine delle donne” siano le prime a manomettere, violare, intossicare, avvelenare, ammazzare le donne- cosi’ imparano ad essere andate ” a uomini “?
    Certo, ci sono troppi obiettori, quindi diffondiamo la RU. Cosi potremo fare a meno dei medici, oltrettutto solitamente maschi. Femminismo, lesbismo, qbortismo, tout se tient.
    Rosa

  2. #MS2550   8 aprile 2014 at 7:30 am

    Forse il mio sarà un giudizio imperfetto e parziale ma mi baso sempre sullo sguardo del soggetto: vedere bene la foto…prima di leggere l’ articolo l’ ho vista bene e non mi ha fatto una buona impressione il “cipiglio” che dimostra spocchia ed alta considerazione di se…mmmhh… “no buono” (lo stesso che riscontro in un’ altra donna in politica: la Boldrini).
    Dio ce ne liberi!

  3. #Matteo   9 aprile 2014 at 10:17 pm

    Ancora applausi a Dal Bosco.

  4. #mardunolbo   20 maggio 2014 at 8:25 pm

    Grazie Dal Bosco ! dire la verità costa di questi tempi, ma apre gli occhi a tanti ingenui, me compreso !

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