Perché non si può essere pro life e pro 194

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Spade saranno sguainate per dimostrare che l’erba è verde in estate” G.K. Chesterton.

Premessa 1) – Per chi difende la Vita nascente, ogni aborto, in quanto soppressione di un essere umano, è un omicidio che distrugge una vita e rende infelice chi quella vita ha concepito.

Premessa 2) – Se l’aborto è un omicidio, non può essere tollerata una norma che lo consenta, poiché ciò comporterebbe riconoscere che esiste un valore giuridico superiore a quello della Vita umana; sostanzialmente, che esistono casi un cui uccidere è cosa lecita.

Nessuna delle due premesse alla nostra riflessione dovrebbe essere in discussione nel mondo pro life; dalle due premesse deriva coerentemente che non si può essere difensori integrali della vita e della donna e contemporaneamente asserire la necessità storica e giuridica di una legge che permetta e finanzi l’aborto.

Tuttavia, da qualche tempo nel mondo prolife si legittimano ed anzi si fanno proprie posizioni tolleranti o addirittura plaudenti alla 194/78 o all’aborto legale tout court. Vengono così serenamente arruolate persone che ritengono che “la 194 non sarà mai abolita né sarà mai possibile modificarla[1]; oppure ancora che la 194 sia “una buona legge, una delle migliori del mondo[2]; o magari che “la 194 può essere virtualmente cancellata, nel momento in cui la si rispetta e la si applica, e la si sottrae al tradimento delle sue premesse di “tutela sociale della maternità[3].

Il culmine di questa deriva è stato raggiunto dal Presidente del Movimento per la Vita, On.le Carlo Casini, il quale dichiarava al Foglio del 24 maggio 2007: “Sentiamo la necessità di creare le condizioni nella società per ricorrere all’aborto solo come ultima istanza, che da eccezione sta diventando la regola per molte donne. Una serie di dati raccolti negli ultimi anni dimostra come la legge 194 non sia sbagliata, ma in molti casi solo disattesa o valutata in modo banale da alcuni medici”. Solo su segnalazione del Comitato Verità e Vita, Casini si trovò a correggere il tiro in una “Lettera al Direttore” dello stesso quotidiano, il quale però rispose seccamente che il giornalista non aveva fatto altro che trascrivere quanto il Presidente aveva dichiarato. Più recentemente, alla trasmissione radiofonica “La Zanzara” del 20 luglio 2012, lo stesso Casini ha dichiarato che l’aborto, anche ove fosse illegale, dovrebbe comunque essere “tollerato”, come il consumo di stupefacenti per uso personale. 

Queste posizioni, espresse solo trent’anni fa, sarebbero state considerate inaccettabili in un’ottica di difesa integrale della Vita; oggi ci si convive tranquillamente, ed anzi alcuni ne fanno una orgogliosa rivendicazione, come se fossero le sole vie possibili per salvare vite umane dal moloch dell’aborto volontario.

Sono idee pro choice, e non pro Vita. Chi le porta avanti prende atto della legalizzazione e della sovvenzione dell’aborto come un fenomeno ineludibile se non addirittura positivo, e scinde l’impegno culturale e sociale da quello sul piano legislativo. L’aborto viene dunque riportato ad una dimensione privata: io posso tentare un’azione di informazione e sensibilizzazione per scoraggiare la singola gestante dal ricorrere all’ivg, ma non posso fare altrettanto nei confronti della società e dell’ordinamento

Ma perché non posso?

Il problema è tutto qui. Questo tipo di approccio porta a scindere irreversibilmente ed immotivatamente l’azione graduale da quella integrale, quando è invece evidente che le due possono e devono convivere. Io posso gradualmente attaccare la legge 194 puntando chiaramente ad una sua integrale abolizione, che ricacci l’aborto legale tra gli orrori della storia del diritto, a fianco alla regolazione del commercio degli schiavi, alla schiavitù per debiti, all’interdizione delle donne.

Questa assurda dicotomia diviene presto antinomia: chi tenta di proporre una difesa integrale della Vita anche in termini di fermo rigetto di ogni liceizzazione dell’aborto viene tacciato di velleitarismo controproducente, di essere una sorta di ottuso duro e puro che non si rende conto che insistendo per ottenere il massimo, alla fine, rovina tutto.

Ma cosa rovina, poi? Rovina un mercanteggiamento col male che ha sì l’apparenza di una guerra di trincea, ma che in realtà non ha quale obiettivo l’espugnare il fortino nemico (ossia il presidio legale dell’ivg), ma al più difendere la propria terra e guadagnare qualche metro sperando che gli attaccanti non sferrino un’ennesima devastante offensiva. E parla uno – perdonate il riferimento personale – che ha conseguito il master in Bioetica all’Università Cattolica con una tesina sulle possibili modifiche dalla 194 in chiave pro Vita: questo a sottolineare che sono fermamente convinto che un approccio erosivo della 194 si possa e si debba attuare, ma con il chiaro obiettivo del crollo della legge stessa. Ci sarebbe moltissimo da fare ed è incomprensibile che tale azione progressiva sia vista come alternativa ed anzi in contrapposizione alla dichiarata intenzione di eliminare l’aborto legale dall’ordinamento. E’ incomprensibile elidere a priori dagli obiettivi l’abolizione della 194, perché è una legge omicida che oltretutto rende infelici le madri ed i padri, un orrore che genera orrore col quale è ripugnante pensare di dover convivere.

E’ difficile sperare di eradicare l’aborto dalla storia di questo Paese e di questo mondo se si lasciano intonse (o si toccano appena) le leggi che lo consentono, non fosse altro che per l’impatto di pedagogia sociale che innegabilmente hanno la legalizzazione e pubblica sovvenzione dell’ivg.

Se ci chiediamo perché i cattolici ed in generale i prolife da anni giocano di rimessa, dopo la sortita sfortunata e coraggiosa del referendum sulla 194, non possiamo fare a meno di considerare questo fenomeno: se ci sentiamo sempre all’inseguimento non è solo perché i nostri avversari sono bravi a fuggire in avanti, ma anche perché siamo noi che scegliamo di partire qualche metro indietro. E più continua la corsa, più la distanza si allunga.

Non si tratta qui di discutere le intenzioni di chi ritiene che la lotta all’ivg e 194 possano convivere e che anzi la prima passi per la seconda; non si tratta di dare la patente di prolife ad alcuni e toglierla ad altri; non si tratta di rinnegare il contributo che chi si è battuto e si batte su questa linea ha portato alla causa della Vita; si tratta però di prendere atto che è una linea di corto respiro, che nell’ottenere qualcosa lascia sul campo molto altro. Questa linea non può che rivelarsi alla lunga fallimentare anche sul piano culturale che pure apparentemente predilige, perché è immediata la contraddizione logica – prima che etica e giuridica – nel sostenere un netto “NO” all’aborto sul piano personale e simultaneamente predicare la necessità di una legge che l’aborto consenta e finanzi.

Non può continuare così, così non si va lontano.

In un momento storico in cui il Presidente della CEI dà l’Eucaristia a Valdimir Luxuria, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia si dichiara a favore di alcuni diritti per le coppie gay[4] ed il Papa dichiara serenamente di non essere uno specialista negli argomenti bioetici[5], è imperativo alzare il livello delle istanze pro Vita perché questa è la sola ed unica via per uscire dalle sabbie mobili in cui siamo invischiati. Come nelle sabbie mobili, più ci si muove e più si va a fondo; e come nelle sabbie mobili, l’unico modo di salvarsi e camminare con passi decisi all’indietro, per ritornare sulla terra solida ed abbandonare il cammino infido.

Massimo Micaletti


[1] Bruna Mozzanega in http://radiospada.org/2014/03/dibattito-sul-mondo-prolife-italiano-ci-scrive-il-prof-bruno-mozzanega/

[2] Dichiarazioni di Assuntina Morresi apparse il 29 novembre sul numero 48 della settimanale cattolico Tempi, in un’intervista che reca un titolo che non lascia spazio all’immaginazione: “Salvate la 194 dagli abortisti”.

[3] Giuliano Ferrara in http://www.ilfoglio.it/soloqui/337

[4] http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/unioni-gay-mons-paglia-in-contrasto-con-la-dottrina-della-fede/

[5] http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350737

 

 

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2 Commenti a "Perché non si può essere pro life e pro 194"

  1. #Matteo   3 aprile 2014 at 8:00 pm

    Bravissimo… tenere duro… non alla 194, legge omicida che tutela assassini e mandanti.

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