Roberto Dal Bosco a Radio Spada. Risposte alle polemiche

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Da R.D.B. riceviamo e pubblichiamo. 

Cari amici di Radio Spada,

dopo svariato tempo, l’organizzatore del convegno alla Regina Apostolorum Francesco Agnoli ha, pur nella sua maniera contorta e sempre più farneticante, finalmente detto la sua anche sul Vostro sito.

In realtà, egli non ha risposto proprio a nulla: ha evaso gran parte del discorso, seminando la sua replica di mezze-bugie e di menzogne intere, nonché di bassezze morali che hanno colpito molti osservatori. Ammetto di averlo criticato con veemenza – questa, per chi non se ne è accorto, è una battaglia – ma ogni colpo riguardava il piano ideologico, politico, sempre con argomenti fattuali (e link) alla mano. Per Agnoli purtroppo non è così: il Francesco è scaduto, come è diventato evidente nel caso della replica all’avv.Elisabetta Frezza, sul piano personale più infimo.

È stato triste vedere come questo uomo, un tempo affidabile combattente per la vita, sia passato a piegare se non ad inventare fatti e cose per raggiungere il suo scopo: che è uno solo, alla fine, e cioè portare il blocco pro-life ad accettare quanto più possibile la 194, seguendo magari un ordine venuto da qualcuno più importante di lui, magari qualcuno con lo zucchetto, visto che spesso di queste telefonate hot con la Curia l’Agnoli si è pubblicamente vantato.

Era chiaro che per disattivare il fronte dei senza-compromessi, serviva uno con un pedigree pro-life impeccabile (subito esibito, come avevo previsto nella scorsa lettera), un’insospettabile leva del mondo tradizionalista, un organizzatore che infiltrasse del tutto il Convegno pre-marcia con «cattolici» abortisti, «cattolici» per il controllo delle nascite come Mozzanega e Assuntina Morresi, anzi, come la chiama lui, l’«amica Assuntina», la membra del ridicolo Comitato Nazionale di Bioetica che porterà al convegno il codazzo mediatico di Avvenire.

Tenterò qui di dare un elenco numerato di quanto dico, per la gioia delle truppe cammellate agnoliane che ora con fake, troll e sockpuppet  infestano i commenti anche su Radio Spada.

Una nota: Agnoli mi definisce «esperto in calunnia», forse però voleva dire «ingiuria» o «diffamazione». Se ritiene che io qui lo stia diffamando, l’Agnoli potrà denunziarmi – certo non difettano i giuristi nella sua famiglia. Dopo tante querele subite, potrebbe essere l’occasione per sperimentare cosa si provi dall’altra parte della barricata, come querelante. Se questo non è il caso, dovrebbe tacere ed attenersi ai fatti: perché quanto sto per dire si riferisce solo a cose concrete, pubbliche.

1) Come dicevo sopra, è stucchevole (ma inevitabile)  l’esibizione del pedigree mio padre, mio zio…»), che è l’arma attrattiva principale del nome di Agnoli, l’esca con cui si vuole che  il branco pro-vita duro e puro venga deviato verso la nuova svolta dell’«abortismo umanitario», che altro non è se non il mantra della «194 buona legge se pienamente applicata» ripetuto dall’«amica Assuntina» Morresi, formula magica del compromesso recentemente rivista anche su Avvenire per il lancio di coriandoli nei confronti dell’osceno progetto di legge spagnolo Gallardón («La legge Gallardon – dal nome del ministro della Giustizia firmatario della riforma – è diventata oggetto di critiche che non vedono la sostanza: la legge, infatti, tornerà a somigliare alla nostra 194. Non certo un neo-proibizionismo, dunque, come asseriscono i detrattori…», queste le incredibili parole del quotidiano dei vescovi).

In pratica, il disinnesco del mondo pro-life italiano, troppo «divisivo» per l’ansia di stabilità della Chiesa Italiana e dell’incipiente soggetto politico neodemocristiano.

La pace bioetica deve regnare: e questo costi pure 6 milioni di morti. Mi consola sapere che ci sono persone che non lo accetteranno mai.

2) Qui inizia il caso Puccetti. Da come scrive Agnoli, Puccetti parrebbe un consulente tecnico stabile dei GpV: a quanto ci consta, egli invece potrebbe avere estemporaneamente redatto al massimo degli studi per conto di singoli membri dell’associazione – magari pure per l’energico presidente Amato – perché a quanto assicura l’avv. Frezza nessuna collaborazione stabile di Puccetti è transitata per il direttivo GpV.

Di mio posso solo aggiungere che seguo con passione l’attività dei Giuristi da quando mi diedero una mano per una minicampagna mediatica contro l’on. Michela Marzano (campagna della quale, per ragioni che ancora oggi stento a comprendere, proprio Puccetti ad un certo punto cercò di accreditarsi con un articolo sulla Bussola, uno strano segno di territorio come quelli dei cani sulle automobili appena parcheggiate). Una ricerca Google mirata al solo sito dei GpV [site:giuristiperlavita.org puccetti] fa uscire la bellezza di quattro risultati: uno è la locandina di un convegno scientifico di una associazione piemontese, uno è il  flyer dello stesso convegno, uno è un articolo del GpV Tommaso Scandroglio in Rassegna Stampa, infine c’è quel bizzarro documento in inglese utilizzato da Agnoli per asserire il ruolo centrale dell’amico Puccetti nelle cose dei Giuristi per la Vita. La malizia è, interessata: Puccetti (che non sappiamo se lo faccia per ordine di scuderia, la scuderia con l’uccellone nero) è il principale socio di Agnoli nella sua sterzata verso la 194 e il Movimento per la Vita, indi per cui bisogna pomparlo, gonfiarlo a più non posso e con curricula fantasiosi e con articoli in ogni dove – quanti su Il Foglio! Almeno però non si parla di Gauss e delle «pompe a vuoto». Ma Agnoli-Münchhausen mica si ferma qui,

3) Parimenti, è falso che Mozzanega tenga «audizioni per aiutare i Giuristi per la Vita».

Lo è perché sostenuto da un membro del direttivo e perché, come avete visto, su questa menzogna Agnoli nemmeno tenta una difesa.

Fugge dall’accusa, completamente. Mentre nel caso di Puccetti si tratta di una sorta di appropriazione indebita, il mendacio qui è totale.

Chiariamo una cosa: il lettore, che avrà visto la lettera di Mozzanega con le sue idee sull’inabrogabilità della 194, sulla contraccezione, sulla «sessualità responsabile» etc. si chiederà perché mai poi Agnoli lo difenda (guardate il commento di incredibile leccaggio a nome “Francesco”, dove si complimenta del fatto che anche i medici pro-life dell’Alabama citano gli studi mozzaneghiani: peccato che questo studio sia quello condotto con il suo collega di reparto feticida seriale Erich Cosmi, come già riportato in una mia lettera a Radio Spada).

Perché mai Agnoli fa questa fatica per tenerselo stretto ed invitarlo al convegno?

Semplice: Mozzanega è nel direttivo del Movimento per la Vita. L’ente para-ecclesiale che dovrebbe combattere l’aborto ma non lo fa, perché in fondo la 194 gli è sempre andata bene, così come gli piace la legge 40, e via con altre «morbidezze» che ben poco hanno di pro-life (e di cattolico).

Proprio contro l’inconcludente mollezza del Movimento per la Vita  è stata creata la Marcia per la Vita.

Ora, l’arrivo dell’MpV Mozzanega alla Marcia rappresenta un piccolo passo verso la fine del dissidio, la siglatura della nuova pax bioetica: i «194 buona legge» che entrano laddove i cartelli erano, fino all’anno scorso «194: 6 milioni di morti».

È la «normalizzazione» della Marcia per la Vita. È il fine oramai dichiarato nel manifesto di apologia del feticidio «umanitario» di Carbone&Puccetti, riconfermato ad pompam da Agnoli.

È la centonovantaquattrizzazione della massa pro-life.

Il motivo per cui il povero Agnoli suda sette camicie per difendersi il Mozzanega, inventandosi pure incarichi inesistenti, è questo e solo questo.

4) Come mi conferma infatti una fonte all’interno di Verità e Vita, è falso anche che Mozzanega abbia avuto in qualche modo a che fare con l’associazione, come sostenuto da Agnoli-Münchhausen nella sua irresistibile escalation di curricula immaginari.

5) Il convegno patavino di cui parla Agnoli fu organizzato dall’associazione «In Punto di Vita» – di cui fu socia fondatrice Elisabetta Frezza – che lo chiamò come invitato.

Che Agnoli faccia discendere anche questo convegno – come qualsiasi altra cosa della vita della signora padovana, magari pure la cresima e il diploma di laurea – al suo «aiuto», dimostra quella sorta di paternalismo pro-vita suo tipico per il quale a lui si deve tutto quello che si muove sotto il cielo dell’anti-abortismo italiano. Chi ha l’età ricorderà l’imitazione che Gianfranco D’Angelo faceva di Pippo Baudo a Drive In: «Raffaella Carrà, l’ho inventata ioooo» «Lorella Cuccarini, l’ho inventata ioooo» «La televisione, l’ho inventata ioooo» «L’Italia, l’ho inventata ioooo» e via così, Pippo aveva inventato tutto quando. Ecco, Francesco Agnoli è un po’ così: il Pippo Baudo del mondo pro-life italiano. Anche laddove non c’entra nulla, lui sente di avere un diritto di paternità: «Il mondo pro-life italiano, l’ho inventato iooooo». In quest’ora di dibattito pare volerlo urlare più forte che mai. Lasciamoglielo fare, limitandoci a correggerlo quando si produce in fantasie troppo spinte.

6) È assolutamente tragico il passaggio in cui Agnoli liscia i suoi parlamentari di riferimento, indicando «quello che si sta facendo ora in parlamento, da parte di alcuni deputati e tecnici cattolici, di fronte agli attacchi della sinistra e dei grillini all’obiezione di coscienza e per l’introduzione della Ru 486, gradatamente, nelle farmacie». Qui siamo al colmo. Come ho già detto, Eugenia Roccella – padroncina parlamentare per cui Agnoli premastica il materiale – è firmataria come membro di Commissione Parlamentare Affari Sociali di un documento che domanda «l’omogenea distribuzione su tutto il territorio nazionale» della pillola abortiva. Chi non ci creda può leggere qui, allego il documento in PDF, in particolare il finale, pagina 5. La Roccella, che in passato aveva finto una «resistenza simbolica» contro la pillola assassina, ora vuole diffonderla in tutta Italia.

Ricordo anche che il distributore della RU486 nella Provincia Autonoma di residenza di Agnoli, Lorenzo Dellai, è associato al NCD per le Europee, dove è giunto anche l’UDC di Pierferdi: è l’orgia del grande centro, dove la politica è una cosa sporca da fare tutti insieme (sto citando una vecchia satira di Neri Marcorè), un’orgia che di «cattolico» o «pro-life» non può avere nulla. Forse però qualcuno vuole partecipare e divertirvisi. Chissà.

7) Piccola nota terminologica: Agnoli usa nel suo testo la parola «dialogare». Ebbene, sorprende un po’, perché sappiamo come la «filosofia del dialogo», la mistica del pavimento a scacchi neri e bianchi, sia un caposaldo della Massoneria e della sua lingua. Sapendo delle eccezionali ricerche anti-massoniche del padre Carlo Alberto Agnoli (cui vanno il mio perenne rispetto e la mia totale ammirazione) ci chiediamo come mai il figlio non preferisca usare qualche altro termine.

8) Apprendiamo che la Morresi per Agnoli è in realtà «l’amica Assuntina». Siamo lieti che sboccino affetti sinceri nel mondo pseudo-cattolico, ma al di là di questo ci chiediamo davvero come si possa difendere – ed invitare perfino ad un convegno in teoria pro-life – la signora Morresi, che insulta chiunque non ritenga come lei che la «194 è una buona legge». La Morresi, che assicura Agnoli al convegno parlerà di uteri in affitto (e se qualche birichino dal pubblico le chiedesse: «Signora Morresi cosa pensa della 194?»), siede nel Comitato Nazionale di Bioetica assieme a Carlo Flamigni – personaggio che Francesco ha ben presente – e cioè il ginecologo bolognese che nei primi anni Ottanta sperimentò con successo il primo tentativo di ectogenesi, ossia di sviluppo embrionale umano in utero artificiale extracorporeo. Non risulta che la Morresi abbia mai chiesto a questo mostro di dimettersi, o abbia lasciato la stanza in polemica con il Frankenstein a capotavola. Del resto, il suo recente squillo di tromba su Avvenire per il decennale della legge 40 – altra legge stragista fortemente voluta dal MpV, dalla CEI e dalle forze politiche parademocristiane di cui ora Agnoli è galoppino – non lasciano dubbi sull’amoralità dell’«amica Assuntina».

«Credo di poter dire – afferma con sicumera il galoppino – che senza di lei e alcune altre persone sotto il governo Letta avremmo visto altri cedimenti importanti» peccato che non ci dica cosa ha fatto, ma questo è un classico agnolico, «io che ho i contatti in alto so una cosa che tu non sai». In realtà, è la millanteria del bulletto del parco giochi, quello che se gli sali sulla giostra «chiamo mio cugino che è più grande e fa karate», anche quando, di fatto, il cugino non esiste. Assicuriamo al lettore che la Morresi non è tanto grande e come esperta di karate ad occhio non vale un granché.

9) L’Agnoli sostiene ad un certo punto che avrebbe potuto chiamare chi scrive a parlare degli uteri in affitto, il tema della Morresi. Mamma mia ne sarei stato davvero onorato, tuttavia anche questa è una piccola falsità, perché mai e poi mai avrebbe invitato me a parlare dell’argomento, in quanto il convegno serve solo come trampolino per i catto-VIP che fanno un determinato gioco politico: una passerella, per politici e personaggi di qualche rilievo, così come è la Manif, così come sono tutte le iniziative neodemocristiane finto-spontanee, di cui Agnoli è insigne druido. La riprova la potete trovare senza tanti sforzi in una trasmissione di Radio Maria di domenica 4 agosto 2013: ore 21, Tavola rotonda a tema «l’utero in affitto», conduttore Pippo Baudo, pardon, scusate, Francesco Agnoli, ospiti per via telefonica Roberto Dal Bosco e Francesca Romana Poleggi. Durante un discorso su utero in affitto e utero artificiale vengo interrotto dall’Agnoli-Baudo: «scusate, abbiamo in collegamento l’onorevole Giovanardi». L’onorevole infatti attacca a concionare, ma con mia somma sorpresa non parla né di gravidanza surrogata né di altro: un discorso di politica, che c’entra poco o nulla.

Ebbene sì, un marchettone para-elettorale su Radio Maria, una domenica di agosto, per svariati minuti.

Questo piccolo episodio è una plastica dimostrazione del motivo per cui è falso che Agnoli abbia mai pensato di chiamare a parlare me invece che la più politicamente preziosa (senza di lei sarebbe la catastrofe!) Assuntina Morresi.

Se comunque Agnoli mi vuole come relatore sul tema al convegno al posto dell’«amica Assuntina» cui fa il marchettone, non ha che da dirlo: eccomi qui, arrivo subito, nome e cognome, così magari oltre a parlare della surrogacy – tema cui mi interessai per conto di Francesco prima di sapere che il Comitato che stava creando divenisse una passerella per la Roccella e la Morresi e la Olimpia Tarzia – posso dire quello che penso dalla cattedra anche su qualche altro ospite del convegno: Bruno Mozzanega, Luca Volontè, Riccardo Cascioli, Benedetta Frigerio, Luigi Amicone, Renzo Puccetti, Francesco Agnoli. Ah, bello sognare ad occhi aperti… Ringrazio comunque Francesco per aver svelato l’identità dietro ad alcuni miei pseudonimi (Bob De Silva, Silvano Roberti… Erano difficili da indovinare), atto da vero galantuomo. Degli pseudonimi di Agnoli (mi disse tanto tempo fa: «usiamoli a più non posso, come i radicali, così sembriamo di più» – qualche suo/a adepto/a che trolla con fake fra i commenti di Radio Spada deve averlo preso proprio sul serio), io invece non dirò nulla, e ci mancherebbe. Una persona d’onore non ci pensa nemmeno.

10) Agnoli assicura che «il convegno del 3 sarà bellissimo come quelli passati, e chiarissimo nel suo messaggio». Per il messaggio chiaro ci scoppia già da ridere, ed anche un po’ sulla «bellezza» dei convegni passati alla Regina Apostolorum: partenze in ritardi siderali, moderatori persi per strada, interventi sballati, proiezioni disfunzionanti, premiazioni bislacche, messe rinviate, buffet più cari di un happy hour milanese. Dicono a Napoli: «ogni scarrafone…».

Di scarrafone, comunque, si tratta.

11) Come collaboratore del MEVD (dove fui introdotto proprio dall’Agnoli) mi sento di negare che l’avv. Frezza di abbia «giudicato e catalogato come un vigliacco e un ignavo» il presidente del MEVD Alberto Zelger. Arrivai poco dopo che ci fu una polemica – a quanto mi dicono tutti accesa ma assolutamente civile – innescata dall’idea agnoliana di aderire con il MEVD all’iniziativa del Movimento per la Vita «Uno di Noi» con una lettera ad Avvenire, cosa a cui ls Frezza era contraria. Non ricordo rapporti in nessuna maniera tesi tra l’avv. Frezza e il Presidente Zelger:, il MEVD in seguito organizzò con Famiglia Domani un grande convegno sul Gender a Verona e a presentare la sessione del mattino, dopo i saluti di Zelger, fu proprio Elisabetta Frezza. Francesco Agnoli, comunque sia, ha anche lui una storia di dimissioni dal MEVD un po’ ruvida che magari andrebbe raccontata. Già… Anche il successivo vicepresidente ha recentemente rassegnato le dimissioni.

12) C’è poi una lunga serie di questioni totalmente evase da Agnoli, che sono quelle di cui avevo trattato nella mia precedente lettera a Radio Spada. L’articolo-cuscinetto di Micaletti, purtroppo, non ha aiutato, permettendo ad Agnoli di sgusciare via. Per esempio, c’è la manipolazione del pensiero di Mario Palmaro, che ci ha appena lasciati, già stigmatizzata da Marisa Orecchia di Federvita Piemonte e Verità e Vita, in un articolo da Agnoli definito «inutilmente polemico». A quanto ci pare di capire, tale oscena manipolazione vuole continuare. Con la figura di Palmaro – strano che non lo dica mai! – nell’ultimo anno Agnoli ebbe dissidi concreti, come sanno gli iscritti al newsgroup degli attivisti della Marcia per la Vita. Questi dissidi, protrattisi fino a poche settimane fa, a quanto ci consta non sono stati risolti: ecco, vedere che, ora che è morto, in bocca Francesco ha sempre il nome di Palmaro, fa un po’ effetto.

13) Del caso Frankenstein-Dellai, da me più volte sottoposto ad Agnoli ai tempi in cui ci si parlava ma strananente da questi mai approfondito (lo sbolognò dicendomi di passarlo alla Bussola) il nostro non dice una parola. L’altra sera il TG2 esultava perché a Nuova York è stato sintetizzato il primo cromosoma artificiale: è un grande passo per l’uomo, sospirava baldanzoso il genetista Edoardo Boncinelli. Il servizio informava che si tratta di questa disciplina di confine chiamata «Biologia Sintetica». La stessa che grazie a Dellai viene operata, con i soldi del contribuente, fuori dalla casa trentina del bioeticista di razza Francesco Agnoli, che purtroppo però pensa al Mendel Day. Ce ne facciamo una ragione, va bene, del resto è cosa nota che Dellai piace da pazzi a certi vescovi, magari gli stessi di cui Agnoli millanta quelle lunghe telefonate bollenti che vogliono ridisegnare il cattolicesimo italiota.

14) La cosa che ritengo più grave (e vale anche nel caso del soffice Micaletti) è che non ci si degni di commentare l’argomento centrale della mia accusa: l’aborto di Stato è ben peggiore dell’aborto con Planned Parenthood.

Sì, l’aborto di Stato produce più morti di quanti ne produrrebbe la soluzione privata con Planned Parenthood. Ho cercato di dimostrarlo puntualmente. L’aborto gratuito e nelle salde e sicure strutture pubbliche non può che aumentare il numero delle persone che si affidano alla tragedia della IVG.

L’aborto di Stato, che ora Agnoli difende con le unghie e con i denti, di fatto impedisce anche la creazione di un vero movimento di protesta pro-life, un movimento che non si limiti alla distribuzione di pannolini, alle conferenze, le marcette.

L’aborto di Stato rende poi illeggittimo lo Stato, lo trasforma nello Stato-Moloch, e al contempo pone l’aborto sotto la tutela statale, una parte della Cosa Pubblica la cui demolizione potrebbe essere presa come un attentato all’ordinamento tutto.

Qualche politico pro-life, o almeno qualche attivista, prima o poi avrebbe dovuto porsi il problema. È chiaro che nessuno se lo vuole porre, perché la privatizzazione dell’aborto – per quanto anche questo un orrido compromesso – sarebbe di fatto qualcosa di «divisivo», qualcosa che interrompe la pax bioetica. Le forze abortiste, fiutato che la quantità di sangue tributata ogni anno potrebbe diminuire drasticamente, darebbero battaglia, e questo la neodemocristianeria di cui Agnoli è ora bubbone superficiale mica lo vuole, e nemmeno molti zucchetti-Don Abbondio.

Insomma, si può parlare della disglobazione dell’aborto dagli ospedali, invece che dei «paletti» (parola oggetto a suo tempo di tanti dei lazzi di Palmaro)? Si può pensare di cambiare i termini del compromesso? Si può desiderare quantomeno uno stato in cui le proprie tasse non finiscano a finanziari i sacrifici umani?

Su questo tema Agnoli sgattaiola a via fischiettosamente, non prova nemmeno ad imbastire una qualche risposta, deve tornare subito alla carica con l’«aborto umanitario», i buoni «paletti della 194», il «feticidio carciofato». Il grande capo pro-vita, il Pippo Baudo del mondo pro-life italico, vuole giuocare con i «paletti», brandirli, prometterne di nuovi, farci numeri da giocoleria: paletto dell’obiezione, paletto dei 7 giorni, paletto dei 3 mesi, tutti che volano da una mano all’altra, e qualcuno del pubblico si può pure far suggestionare da questo giullare, senza pensare che mentre si esibisce muore un decimo della popolazione italiana, torturata, frullata e gettata via, ora perfino assassinata chimicamente dalla madre nel cesso di casa, con buona pace della Roccella e della Morresi e delle loro ridicole, inesistenti battaglie.

L’unico paletto che deve interessare qui, è quello che pianteremo nel cuore del vampiro dell’aborto, uccidendolo una volta per tutte.

Miei cari amici,

Vorrei dire molto altro, ma – come sempre – ho già messo sul piatto tanta roba, troppa.

Un ultimo ricordo però ci sta: riunione degli attivisti della Marcia per la Vita, Bologna, un sabato di dicembre 2013. Dopo nemmeno un quarto d’ora di riunione, Agnoli si alza e se ne va praticamente senza salutare, con la fida Giulia Tanel (sì, quella che presenta gli incontri trentini del supposto arci-nemico di Agnoli on. Carlo Casini) a seguirlo subito. Dove stavano andando? Non lo dissero. Lo abbiamo saputo poi da altri conoscenti: andavano ad un convegno del NCD a Verona.

Non è difficile capire, tra la Marcia e la politica neodemocristiana, cosa conti di più per loro.

Vi ringrazio dell’ospitalità.

 

Roberto Dal Bosco

NOTA: I toni sono appassionati e polemici, come accade quando ci si confronta in modo acceso su un tema che sta molto a cuore. Vorremo che la presa posizione di R. D. B., la quale non coincide con le personali sensibilità di tutti i nostri collaboratori, fosse vista come elemento di dibattito per tutti gli interessati, ai quali sin d’ora rivolgiamo il consueto invito a rispondere, scrivendoci.

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15 Commenti a "Roberto Dal Bosco a Radio Spada. Risposte alle polemiche"

  1. #Matteo   1 aprile 2014 at 8:01 pm

    Applauso a scena aperta per Dal Bosco.

    Rispondi
  2. #Alba   2 aprile 2014 at 6:01 am

    Insisto. Secondo me Dal Bosco non capisce quello che legge… o meglio legge … come i Testimoni di Geova leggono la Bibbia…
    E mentre all’interno dei prolife, della Manif e delle Sentinelle divampano le polemiche e si creano odi e spaccature, il Nemico avanza, vince e se la ride..
    PS
    “illegittimo” si scrive con una g sola

    Rispondi
  3. #Petrus   2 aprile 2014 at 6:28 am

    Che Radio Spada non si debba accollare responsabilità di ciò che scrive Dal Bosco è, con tutto il rispetto, un’amenità.
    Sia sul piano giuridico, sia soprattutto su quello morale.
    A parte il fatto che credo che Dal Bosco non possa assolutamente vantare alcun titolo di dott., neppure in lauree secondarie, se offrire una tribuna ad un oratore già palesatosi “furiosus” equivale a non accollarsi alcuna responsabilità, vuol dire che qui abbiamo perso il senso delle cose.

    Rispondi
    • #jeannedarc   3 aprile 2014 at 3:59 pm

      la posizione del nostro sito è stata chiarita più e più volte. chiunque si senta leso può – come ovvio – procedere per le vie che ritiene più idonee. al momento noi preferiamo quelle del confronto aperto ed onesto.

      Rispondi
  4. #LucioR   2 aprile 2014 at 7:49 am

    Si ospitano e si rilanciano diffamazioni e insulti gratuiti, menzogne incredibili, e poi si dice che questa è informazione? Rileggetevi il vangelo: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna”

    Rispondi
    • #jeannedarc   3 aprile 2014 at 4:00 pm

      gli interventi di RDB ospitano e hanno ospitato anche contenuti, e il dibattito coi diretti interessati si è poi svolto (salvo sfortunate eccezioni) su quelli.

      Rispondi
  5. #Antonio Diano   2 aprile 2014 at 11:15 am

    Io credo che la gravità (concettuale, in figura o in rebus che sia vedremo) delle vicende recate qui da Dal Bosco, perfettamente coerenti, come abbiamo riportato in http://www.agerecontra.it qualche settimana fa riproducendo un altro articolo di Dal Bosco (questa supra è una controreplica), con quanto anche chi scrive ha potuto osservare personalmente nei “passaggi” di collocazione politica di Francesco, parimenti suo amico ai tempi della FSSPX, vale a dire dalla Fr. stessa all’aera CL e papalina (mi riferisco ovviamente a Wojtyla e Ratzinger, impostori per me e per altri, papi “conservatori” per F. and Co.), non possa in alcun modo esimere da un attento, particolareggiato e ineludibile confronto (e, se serve, come sembra serva, scontro) nel merito del j’accuse dalboschiano. Poiché la militanza ciellina di Francesco appare già come una granitica testimonianza a sfavore, e a prescendere dalle vicende e dai rapporti tra singole persone e gruppi, dovrebbe essere chiaro a tutti che il fatto per cui l’adesione a qualsiasi progetto neo-centrista di “aborto umanitario” (e di quello che significa nel contesto dell’intera discussione) sia reale o meno è il CENTRO assoluto del discorso che stiamo affrontando qui. Se tale politica esista o no e se, appunto, il nostro vi aderisca in qualche modo e in qualche misura. QUESTO E NON ALTRO dovrebbe chiarire Agnoli, e non altro – per quanto capisco – gli viene chiesto. Chiarisca queste contestazioni, le altre interessano meno, a mio avviso. Non ho modo di verificare i dettagli di quanto afferma Dal Bosco (nondimeno gli do la massima fiducia); quel che è certo è che se le sue affermazioni rispondono a verità SOTTO LO SPECIFICO RIGUARDO che abbiamo circoscritto supra, il fatto è (o sarebbe, ce lo dica Agnoli) talmente grave da coinvolgere direttamente il fatto omicidiario e la putredine di un pro life sub specie pro choice (come l’ho definito altrove), filo 194 rinormata dalla curia, e via luciferinamente dicendo. A Francesco chiedo quindi di rispondere AD ARGUMENTUM a quanto detto, che è la sostanza degli scritti di Dal Bosco e, al postutto, l’unico serio motivo della loro importanza. Sì sì, no no. Questo si vuol chiedere. A questo si risponda. A Dal Bosco dico (per quel che può valere e interessare il mio commento) che non m’interessa se sia dott. prof. cav. f. di p. o altro; lo invito a perseverare nella denuncia di derive mostruopse nell’ambiente pro life, recandocene la più ampia documentazione possibile. Dopodiché i cattolici decideranno. Le cassandre dell’unità a tutti i costi, quelle che si sfregolano tutte insieme nel difendere una presunta ‘controinformazione’ à la page (ossimoro purtroppo inarginabile in certi milieux cdd. tradizionalisti), vadano a baciare i piedi ai vari Cardinali Ravasi che favoriscono il “dialogo” con i fautori dell’eutanasia, oppure (giacché alternative non ce ne sono) si associno ai cattolici che combattono peccati diabolicamente mostruosi, anche se non soprattutto se nascosti sotto panni radical-chic o “conservatori” dalla coda nera.
    Antonio Diano – Venezia

    Rispondi
  6. #Toni   2 aprile 2014 at 2:14 pm

    Vedo che sul vostro sito pubblicizzate con un lungo articolo il convegno di Civitella del Tronto, con la presenza autorevole del prof de Mattei. Visto che date patenti di ortodossia a tutti sapete che de mattei é membro di una setta, la tfp, per la quale rimando al libro di Carlo Alberto Agnoli e Paolo Taufer “Tfp la maschera e il volto”? Lo sapete che era il consigliere di Gianfranco Fini , il quale sull’aborto e sui temi bioetici in genere ha qualche problema in piú di Bruno Mozzanega o della Morresi? Che il vostro si recava a downing street, nella sede della finanza massonica qui il link che dovrebbe piacervi http://www.facebook.com/notes/don-ugo-carandino/lisola-che-non-c%C3%A8/10150764321755723-insieme con Gianfranco Fini. Che il de Mattei scriveva, fino a poco fa, per il riformista di Polito, quotidiano radical schic, in sostegno a Toni Blair, colui che ha fatto la legge sulla fecondazione assistita più permessiva d’Europa e che ha dato il via libera alla clonazione degli embrioni umani? E che c’azzecca, mi direte, con il post di cui si discute? C’azzecca, perché il vostro dal Bosco era a Civitella a quel medesimo Convegno. Possiamo processare dal Bosco o anche voi di radio spada, per le sue frequentazioni sospette, anche se oggi molto gettonate nell’ ambiente della tradizione? Se vale la logica, seguendo i ragionamenti dalboschiani, Agnoli é abortista perché frequenta Mozzanega e Morresi, de Mattei non é cattolico, e il fatto di essere membro della Tfp e consigliere di Fini qualche dubbio lo suscita realmente, dal Bosco é fan di Fini, per la proprietá transitiva, in quanto frequenta de Mattei . E non mi potrá neanche smentire visto che la fonte delle notizie é quel Carlo Alberto Agnoli cui lui giura eterna stima.

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  7. #algophagitis   2 aprile 2014 at 6:55 pm

    La critica di Dal Bosco (anche con i toni forti) non è finalizzata ad attaccare le singole persone e a dividere il mondo pro life danneggiandolo. Al contrario, credo, è finalizzata a fare scandalo per denunciare una deriva ideologica (o un rischio di scivolamento) verso posizioni aberranti. Dovrebbe servire inoltre a fare chiarezza, a far dichiarare apertamente le posizioni, a distinguere tra abortisti moderati, criptoabortisti e pro life che adoperano una precisa strategia ma sono ortodossi.
    La polemica serve inoltre per smuovere quella palude che porta tranquillità ma favorisce compromessi, smussa posizioni pure e perciò considerate “estreme”. La polemica è per fare riaffermare una forte opposizione antiabortista, per abbandonare la deriva verso un mondo pro life edulcorato, che non è di scandalo per il mondo, che si ritaglia un settore comodo, che si accontenta di poco, che mette in ombra chi lotta apertamente per l’ eliminazione della 194.

    Ammetto però che i toni forti e la concentrazione sui singoli personaggi se da una parte rendono più “concreto” il dibattito, dall’altra possono distogliere dagli argomenti centrali e in parte possono esagerare certe posizioni.

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    • #Antonio Diano   3 aprile 2014 at 11:37 am

      Molto equilibrato, algophagitis. condivisibile.

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  8. #Matteo   3 aprile 2014 at 8:08 pm

    Le repliche e critiche a Dal Bosco sono talmente ridicole che gli hanno fatto un favore…

    Vai Roberto… continua così!!!!

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  9. #Vittorio Baldini   9 maggio 2014 at 11:10 pm

    Solo una forsennata stesura di insulse provocazioni di Dal Bosco a un Agnoli che ha risposto con garbo e pertinenza. Solo ulteriori entrate a gamba tesa, tipico di chi sta perdendo. Ci mediti sopra, ne avrebbe da insegnare anche a quelli de Il Manifesto…

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