Un Papa che canonizza un eretico non è Papa!

 

Un Papa che canonizza un eretico non è Papa!

 

Come quando ci sono i mondiali di calcio e tutti gli italiani si fanno allenatori, così in questi giorni, per via delle presunte canonizzazioni di K. Wojtyla e di A. Roncalli, sul web, sui giornali, in tv e nei bar si leggono e si sentono centinaia di prone e grossolane apologie ai due figuri, come pure numerose confutazioni alla teologia degli stessi, accompagnate a tratti da teorie che talvolta travalicano i limiti della retta ragione. Il presente articolo non tratta specificatamente di K. Wojtyla e di A. Roncalli, bensì esclusivamente di Magistero e canonizzazioni. La cronaca contemporanea è solo il pretesto di partenza.

Negli ambienti definiti arbitrariamente di tradizionalismo (o si è cattolici, o si è altro), ci si interroga. Ovunque si legge: Come è possibile che un vero Papa possa canonizzare due soggetti che hanno oggettivamente contribuito alla devastazione, su larga scala, della trasmissione della fede e che sono stati dei veri e propri scandalizzatori di pusilli?

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Sul sito della rivista americana «The Remnant»[1] è stato pubblicato il pezzo «The Fast-tracked Canonization: A Lamentable Lack of Prudence» di Padre Celatus. Il sito italiano «Unavox» lo ha rilanciato fornendo la sua traduzione: «La canonizzazione superveloce: una deplorevole mancanza di prudenza»[2]. Si legge: «[…] sto suggerendo che in questo caso la canonizzazione potrebbe essere più una questione di volontà permissiva di Dio che permette, invece che della volontà attiva di Dio». Prosegue: «[…] il  superveloce processo è stato spogliato di elementi tradizionali come l’Avvocato del Diavolo, i molteplici miracoli e il trascorrere di un ragionevole lasso di tempo. Ciò solleva la domanda se la Chiesa discerne correttamente la volontà attiva di Dio o se invece porta avanti la propria volontà e la propria tabella di marcia». Dopo una breve dissertazione, su Pio XII, priva di alcuna pertinenza con il contesto attuale, l’autore conclude: «[…] è proprio questa prudenza che manca nella imminente canonizzazione di Papa Giovanni Paolo II», pertanto «Il tempo e gli archivi un giorno potrebbero scagionare Papa Giovanni Paolo II, ma intanto la corsa alla canonizzazione mostra una deplorevole mancanza di prudenza».

Cosa vuol dire Padre Celatus? 1) Che Dio permetterebbe (non opponendosi) che un vero Papa canonizzi un soggetto privo degli opportuni requisititi, pertanto probabilmente dannato; 2) Che ciò può accadere perché oggigiorno la Chiesa non è prudente nell’istruttoria, nel discernimento e nello sviluppo della pratica di canonizzazione; 3) Che non si può credere che il candidato sia santo, difatti lo si condanna, tuttavia può accadere che lo studio prudente degli archivi un giorno scagioni il soggetto; 4) Dunque oggi la Chiesa canonizza un “non santo”, mentre domani, per ipotesi dell’autore, forse, gli archivi, se e quando saranno analizzati con maggior prudenza, dimostreranno che il soggetto è santo. Domanda: fino a quel punto, ovvero fino a quando la Chiesa non esaminerà prudentemente gli archivi, il cattolico medio, come me, cosa dovrebbe fare? Forse dovrebbe domandare a Padre Celatus se i santi sono santi, oppure se gli stessi non lo sono? È evidente che, visto che Padre Celatus non è Papa e non è universalmente raggiungibile (sic!), non è possibile ritenere questa ipotesi cedibile. Per di più, a prescindere dalle procedure e dai tempi, la Tradizione ed il Magistero ci insegnano che se un soggetto è santo ce lo insegna la Chiesa e non un privato cittadino, chiunque esso sia. Chi vi si contrappone risulta oltremisura ridicolo.

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Il sito «Catholic Family News»[3] ha pubblicato l’intervista allo storico Roberto De Mattei, «The “Canonizations”: CFN interviews Professor Roberto de Mattei», presto tradotta in italiano e ripresentata su «ConcilioVaticanoSecondo.it»[4], su «Corrispondenza Romana»[5] e su «Riscossa Cristiana»[6] con il titolo: «Le canonizzazioni del 27 aprile sono infallibili? Intervista al prof. Roberto de Mattei». Secondo il noto studioso di cose di Chiesa, punto di riferimento di alcuni gruppi ecclesiali legati al mondo della tradizione, «[…] la canonizzazione di Giovanni XXIII è un atto solenne del Sovrano Pontefice, che promana dalla suprema autorità della Chiesa e che va accolto con il dovuto rispetto, ma non è una sentenza  in sé stessa infallibile. Per usare un linguaggio teologico, è una dottrina non de tenenda fidei, ma de pietate fidei. Non essendo la canonizzazione un dogma di fede, non esiste per i cattolici un positivo obbligo di prestarvi assenso». Conclude: «L’esercizio della ragione, suffragato da un’accurata ricognizione dei fatti, dimostra con tutta evidenza che il pontificato di Giovanni XXIII non è stato di vantaggio alla Chiesa. Se dovessi ammettere che Papa Roncalli abbia esercitato in modo eroico le virtù svolgendo il suo ruolo di Pontefice minerei alla base i presupposti razionali della mia fede».

Secondo lo stimato storico prof. De Mattei, ebbene, Roncalli fu eterodosso, dunque la Chiesa può tranquillamente canonizzare un non santo. La Chiesa ed il Pontefice non godrebbero di alcuna infallibilità nella canonizzazione ed il popolano non deve affatto credervi, disobbedendo ordinariamente e disseminando tali convinzioni all’attenzione dei pusilli. Sinceramente, in anni ed anni di studio approfondito della teologia (di quella fondamentale in seminario), del Magistero e dell’apologetica (poi), non ho mai studiato nulla di simile. Anche in questo caso, quindi, il cattolico medio, come posso esserlo io, dovrebbe fidarsi di un laico che insegna su internet (ed altrove) e non del Vicario di Cristo in terra che insegna dalla Suprema Cattedra. È evidente, come nel caso di Padre Celatus, che il prof. De Mattei, sebbene colto e stimato storico, ancora non è stato designato al papato, dunque non è possibile ritenere questa ipotesi cedibile.

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Secondo «Dici»[7], Organo di informazione della FSSPX, con l’editoriale «Doutes sur la canonisation de Jean XXIII et de Jean-Paul II», tradotto da «Unavox»[8] e ripubblicato col titolo «Dubbii sulla canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II», quali sono i profondi dubbii che gravano sulla validità della beatificazione di Giovanni Paolo II? «La rapidità inaudita con cui ci si è affrettati ad istruire il processo, ed anche i fatti comprovati che hanno tristemente contrassegnato il suo pontificato, ma soprattutto l’“umanesimo” espresso dall’unità fondamentale del pensiero e dell’azione di Karol Wojtyla.  Tali dubbii rimangono inalterati in occasione dell’annuncio della sua canonizzazione, tanto più che nessuna autorità romana ha potuto o voluto rispondere ad essi». Prosegue: «I gravi problemi sollevati dalla beatificazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, le difficoltà che oggi implica la loro canonizzazione, obbligano ad interrogarsi sulla fondatezza delle beatificazioni e delle canonizzazioni effettuate a partire dal Concilio Vaticano II secondo una procedura nuova e con dei criterii inediti». Quindi: « Senza pretendere di esprimere una parola definitiva sulla questione (che è cosa riservata a Dio) quanto meno si possono sollevare tre difficoltà principali, sufficienti a rendere dubbia la fondatezza delle nuove beatificazioni e canonizzazioni. Le prime due che mettono in discussione l’infallibilità e la sicurezza di questi atti. La terza, che chiama in causa la loro stessa definizione. Prima difficoltà: l’insufficienza della procedura […].Seconda difficoltà: il collegialismo […]. Terza difficoltà: la virtù eroica [….]». Conclude: «Tre serie ragioni autorizzano il fedele cattolico e dubitare della fondatezza delle nuove beatificazioni e canonizzazioni. Si è davvero certi che nell’intenzione dei papi che hanno compiuto queste canonizzazioni di nuovo genere, la virtù eroica sia la stessa che era per i loro predecessori fino al Vaticano II?».

Anche in questo caso, come nei due precedenti, sebbene adesso (qui) siano compendiate le opinioni di vari autori, come per esempio quella del “cavallo di battaglia”[9] Don Jean-Michel Gleize (professore di ecclesiologia al seminario di Ecône), il popolano (es. io, mia nonna, la zia, il nipotino, ecc…) non dovrebbe fidarsi del Vicario di Cristo in terra, disobbedendogli con costanza, mentre dovrebbe fidarsi del redattore capo di «Dici». Dunque, stando a questa logica, gli atti ufficiali della Chiesa cattolica non sarebbero più pubblicati negli «A.A.S.», bensì su «Dici». Invito tutti i lettori, universalmente, a contattare «Dici» e Don Jean-Michel Gleize ogni qualvolta il Pontefice si esprime, così da sapere se questi fa bene o se sbaglia. Guai a non conoscere questi signori di periferia, verrebbe da dire, altrimenti come si fa a discernere il bene dal male? Si capisce l’inconcludenza pure di questo breve articoletto perché: 1) né «Dici» è l’organo ufficiale della Sala Stampa Vaticana; 2) né gli autori dello scritto sono Papi. Pertanto non è possibile ritenere questa ipotesi cedibile.

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Sempre il nostro stimato e loquace Don Michel Gleize, calca la mano sul sito italiano della FSSPX, editoriale «Le nuove canonizzazioni obbligano in coscienza tutti i fedeli cattolici?»[10]. Dopo una dissertazione dal sapore amaro dell’arbitrio e della prossimità allo scisma, es. «[…] le nuove canonizzazioni non obblig(a)no in coscienza; quindi, almeno agli occhi della Fraternità San Pio X, le nuove canonizzazioni non obbligano in coscienza», Don Michel Gleize ammette e nega più volte nello scritto alcuni concetti, es. «[…] la persona storica iscritta nel catalogo dei santi è veramente santa, ha ottenuto la beatitudine eterna e richiede un culto da parte di tutta la Chiesa […]», ma poi «[…] una misura di prudenza sul piano propriamente liturgico […] suppone, indirettamente, un giudizio circostanziato espresso non certo su tutte la nuove canonizzazioni ma [solo, NdR] su quelle che presentano una difficoltà evidente […]». Il succo è sempre lo stesso: «[…] dopo le riforme post-conciliari, l’atto della canonizzazione non si presenta più chiaramente come un atto di Magistero supremo del Sommo Pontefice».

A si? Invece un atto di Magistero supremo del Sommo Pontefice è sempre un atto di Magistero supremo del Sommo Pontefice, e questo che lo dice la Chiesa. Non stiamo mica giocando a scala quaranta, dove si tengono le carte buone e si scartano le cattive. Nuovamente per Don Michel Gleize, ogni qualvolta il Vicario di Cristo in terra promulga un atto di Magistero supremo e la Chiesa lo divulga (mezzo Organo di stampa ufficiale), noi popolani dovremmo necessariamente contattare il sacerdote in questione, colto e benedetto da Dio, o chi per lui, leggere le sue riviste provinciali, per ottenere approvazione o diniego. Davanti ad affermazioni simili, davvero inaccettabili, anche soggetti probabilmente agnostici[11], come Bergoglio, si sentono autorizzati a scrivere: «[condanno, NdR] […] il neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri […]»[12]. Qualcuno dovrebbe riferire a Don Michel Gleize (ed a chi lo magnifica) che il Papa non è lui e che la Chiesa universale “se ne frega” nel suo privato punto di vista, e tutto il mondo (pusilli inclusi) guarda a Roma, così come è sempre stato da 2.000 anni a questa parte, quindi non sarà certo lui a cambiare la Tradizione e la dottrina.

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Posto che qui nessuno mette in discussione il Magistero della Chiesa per ascoltare l’opinione personale e singolare di Don Michel Gleize, come non si discute sulla possibile buona fede del soggetto e/o sulla bontà della sua persona, si rende opportuna una richiesta impellente: stimato sacerdote e dottore, ci fornisca i suoi recapiti, per cortesia. Mi permetto di usare del sarcasmo non per mancar di rispetto ad un consacrato, bensì perché questi, dopo i precedenti, insiste e sfodera una doppietta :1) «Giovanni Paolo II: un nuovo santo per la Chiesa?»[13]; 2) «Giovanni Paolo II può essere canonizzato?»[14]. Nel primo scritto si legge: «[…] la canonizzazione di Giovanni Paolo II sarà davvero una novità, ma contestabile da chi vuol restare unito alla Tradizione della Chiesa». Nel secondo: «[…] nessun Papa può decidere di canonizzare chi non è santo. Se lo facesse, un tale atto potrà rivestire l’ingannevole apparenza di una canonizzazione ma non ingannerà coloro che lasceranno che l’insegnamento costante, rappresentato da tutte le canonizzazioni compiute in conformità con il pensiero della Chiesa, illumini la retta ragione; in particolare tutti i santi martiri, vittime delle persecuzioni scismatiche, eretiche, giudaiche o idolatre, sono la condanna sempre attuale all’ecumenismo professato dal Papa polacco».

Vorrei ricordare al dotto Don Michel Gleize che: 1) lui non è Papa; 2) un vero Papa non può canonizzare un dannato oppure un presunto tale e/o uno scandalizzatore di popoli; 3) chi vuol restare unito alla Tradizione della Chiesa DEVE insegnare innanzitutto che un vero Papa NON può canonizzare un dannato, altrimenti NON resta unito alla Tradizione, poiché la Tradizione dice questo; 4) se un sedente “canonizza” un dannato o cade in eresia pertinace e notoria, questi dimostra di essere stato spogliato da Cristo della Potestà di Giurisdizione, pertanto automaticamente il cattolico (consapevole ed informato) capirebbe che il sedente ha vacato la Sede. Ciò non lo dico certo io, ma lo insegnano san Bellarmino[15], sant’Alfonso[16], i canonisti esemplari Wernz e Vidal[17], Papa Innocenzo III[18],  Papa Paolo IV[19] e tanti altri! Nel mio testo «Apologia del Papato», in pubblicazione con EffediEffe, cito decine e decine di autori (Papi, Dottori, Santi, teologi e canonisti) che confermano questo sacrosanto principio.

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Ora, ciò detto (e con enorme dolore), vorrei far presente ai lettori che TUTTI gli articoli su elencati NON presentano una sola citazione di Magistero (inerente). Un normale studioso di teologia cattolica, forte anche degli insegnamenti della «Humani Generis» di Pio XII, capirebbe che stiamo parlando di private e malconce opinioni e non di Magistero della Chiesa.

La verità. è che, secondo la Chiesa, il solenne annuncio di canonizzazione di un soggetto è sempre una dichiarazione dalla Cattedra (sempre di autentico Magistero) che attesta la santità di un candidato deceduto, garantisce l’ortodossia di fede del soggetto, esalta le sue virtù eroiche, certifica che certamente il defunto è in Paradiso, propone ed impone alla Chiesa universale il giusto culto che gli si deve, quando e come previsto.

Come capiamo che la dichiarazione è certamente dalla Cattedra, pertanto implica l’infallibilità promessa (nella canonizzazione è teologia comune) da Gesù Cristo alla Chiesa universale (quindi a san Pietro ed i suoi successori)?

1) il Pontefice usa la Cattedra; 2) si esprime solennemente come Vicario di Cristo e Capo della Chiesa e non come dottore privato; 3) la sentenza non è riformabile, mai ed in nessun caso; 4) il pronunciamento è universale; 5) sentenzia che un culto diocesano, non universalmente vincolante poiché locale, diventa universale pertanto vincolante; 6) garantisce che emulando il santo, con l’aiuto della Grazia, ci si può salvare; 7) garantisce che l’intercessione del santo è “utile” per presentare le nostre preghiere presso Dio; 8) prevede l’esplicita invocazione dello Spirito Santo nella verità; 9) attesta la santità del soggetto agli occhi di Dio e non la veridicità di una particolare cronaca o storia che lo riguarda; 10) la dichiarazione esplicitamente presenta le proposizioni che contraddistinguono il carattere infallibile del pronunciamento; 11) il Pontefice manifesta inequivocabilmente l’intenzione di canonizzare una persona deceduta, non un archivio, un atto o una procedura; 12) egli si fa, dunque, garante presso l’uomo di una Sentenza già divina; 13) il fedele, ma anche l’esempio del prelato di campagna, non è tenuto a conoscere le procedure di canonizzazione, mentre è obbligato, pena embrione di scisma, a tenere il giusto culto che si deve al santo, nella totale e filiale obbedienza alla Chiesa ed al Papa; 14) la sentenza implica l’infallibilità della Chiesa e non la peccabilità di un archivista; 15) la Chiesa non canonizza e non presta culto a dannati. Ecc ecc ecc…

Conclusione. Gli articoli qui brevemente commentati, scritti probabilmente da persone in buona fede, presentano una teologia NON nota alla Chiesa, né mai approvata dalla Chiesa, difatti gli autori NON citano MAI il Magistero della Chiesa, né tanto meno l’opinione integrale dei Dottori, riguardante precisamente le canonizzazioni, il culto, la comunione dei santi e l’obbedienza. Essi rilanciano solo alcune personali opinioni private, usate strumentalmente, per di più contro i pronunciamenti di Magistero.

Nei seguenti scritti, invece, si cita parte del Magistero della Chiesa che riguarda le canonizzazioni. Si legga: 1) SULL’INFALLIBILITÀ NELLA CANONIZZAZIONE; 2) LA CANONIZZAZIONE DEI SANTI, QUANDO «CIVILTÀ CATTOLICA» ERA CATTOLICA!; 3) SAN TOMMASO, SANT’ALFONSO, LA CHIESA: L’INFALLIBILITÀ NELLA CANONIZZAZIONE; 4) Per chi non ha dimestichezza con la lettura è disponibile anche il seguente video molto semplice:

 

Morale. Un Papa che dovesse canonizzare un eretico, o uno scismatico, o un apostata, o uno scandalizzatore di pusilli, o un infedele, ecc… sarebbe sempre e certamente un NON-Papa poiché, data la fallacia della sua sentenza declaratoria dalla Cattedra (che invece sarebbe dovuta essere infallibilmente assistita), dimostrerebbe di aver perso il Primato di Giurisdizione, dunque il cattolico, pienamente consapevole ed informato, sarebbe moralmente tenuto a constatare la vacanza della Sede, con tutto ciò che ne consegue. Non sono note alla teologia cattolica (alla Tradizione ed al Magistero) altre teorie. Chiedo sinceramente scusa agli amici, tanti, della FSSPX e di altre Organizzazioni vicine alla Tradizione, ma davanti a determinate anti-tradizionali ed innovative invenzioni teologiche non posso tacere!

Pubblicazione a cura di Carlo Di Pietro (clicca qui per leggere altri studi pubblicati)

Note:
[1] http://remnantnewspaper.com/web/index.php/articles/item/562-the-fast-tracked-canonization-a-lamentable-lack-of-prudence
[2] http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV795_Celatus_Canonizzazione_superveloce.html
[3] http://www.cfnews.org/page88/files/6f68a916ecfd1824ca26cf802db0c2fc-217.html
[4] http://www.conciliovaticanosecondo.it/articoli/le-canonizzazioni-del-27-aprile-sono-infallibili-intervista-al-prof-roberto-de-mattei/
[5] http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/le-canonizzazioni-del-27-aprile-sono-infallibili-intervista-al-prof-roberto-de-mattei/
[6] http://www.riscossacristiana.it/le-canonizzazioni-del-27-aprile-sono-infallibili-intervista-al-prof-roberto-de-mattei/
[7] http://www.dici.org/documents/doutes-sur-la-canonisation-de-jean-xxiii-et-de-jean-paul-ii/
[8] http://www.unavox.it/Documenti/Doc0661_Dubbii_su_canonizzazioni.html
[9] Il Courrier de Rome n° 341 (febbraio 2011), ha pubblicato uno studio intitolato Béatification et canonisation depuis Vatican II [Beatificazioni e canonizzazioni dopo il Vaticano II]
[10] http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1323:le-nuove-canonizzazioni-obbligano-in-coscienza-tutti-i-fedeli-cattolici&catid=64&Itemid=81
[11] http://radiospada.org/2014/04/il-matrimonio-breve-apologia-contro-lagnosticismo-di-bergoglio-e-di-kasper/
[12] Cf. Evangelii Gaudium
[13] http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV792_Don-Gleize_GPII_un_nuovo_santo.html
[14] http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV793_Don-Gleize_GPII_canonizzato.html
[15] «Un papa che è eretico manifesto cessa (per se) automaticamente di essere papa e di comandare, così come cessa automaticamente di essere un cristiano e un membro della Chiesa. Quindi, egli può essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questo è l’insegnamento di tutti gli antichi Padri che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente qualsiasi giurisdizione» (Cfr. De Romano Pontifice. II, 30).
[16] «[…] La seconda cosa certa si è, che quando in tempo di scisma si dubita, chi fosse il vero papa, in tal caso il concilio può esser convocato da’cardinali, e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perchè allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio» (Cfr. Verità della Fede Volume primo, Giacinto Marietti, Torino, 1826, alla pagina 142)
[17] «Attraverso la divulgazione aperta dell’eresia, per via di questo fatto (ipso facto), si ritiene che il Romano Pontefice caduto nell’errore debba essere privato del potere di giurisdizione anche prima di qualsiasi sentenza di accertamento da parte della Chiesa […]. Un papa che è caduto nell’eresia pubblica cesserebbe ipso facto di essere un membro della Chiesa; perciò, egli cesserebbe anche di essere il capo della Chiesa» (Cfr. Ius Canonicum, II, 453)
[18] «Nondimeno, il Romano Pontefice non deve vantarsi, perché può essere giudicato dagli uomini, o piuttosto, può essere chiamato in giudizio, se puzza manifestamente di eresia. Perché colui che non crede è già giudicato» (Cfr. Cfr. Sermo 4: In Consecratione PL 218: 670)
[19] Bolla Cum ex Apostolatus Officio

 
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25 Commenti a "Un Papa che canonizza un eretico non è Papa!"

  1. #Claudio Fauci   26 aprile 2014 at 9:18 pm

    Smbrerebbe inutile replicare: a qualunque argomento; l’autore risponderebbe “Lei non è il Papa”, Beh, non lo è neanche lui e trovo più ragionevoli i dubbi di de Mattei e don Gleize. Il principio, che sembra sfuggire all’estensore dell’articolo ed è invece l’asse portante dei ragionamenti dei due professori è che il Liberalismo mina l’intelligenza e deforma la volontà, snatura l’oggetto della Fede. basterebbe ripercorrere i contenuti di tutti i suoi “insegnamenti” e di tutte le sue parole pubbliche o private. La concezione di “infallibilità”, “canonizzazione”, “dogma”, “Tradizione”, “Fede”, nel Liberale è tutt’altra da quella del cattolico e Francesco probabilmente se la riderebbe di tanta precisione dottrinale con l’epiteto di “pelagiana”. Gli atti di un Liberale,come Papa Bergoglio hanno un senso ed una portata inusitata per il mondo cattolico: pur avendo ricevuto un’investitura canonica, la sua dottrina non è cattolica, i suoi atti ancor meno. Evidentemente manca, come affermato tante volte da Monsignor Lefebvre, la volontà di compiere gesti ed atti con la mens ed il contenuto cattolici: non può impegnare l’infallibilità pontificia un gesto compiuto da un Papa che svuota di ogni significato il termine stesso di infallibilità (“chi sono io per giudicare?”: vi ricorda qualcosa?)

    Rispondi
    • #ricciotti   26 aprile 2014 at 9:40 pm

      Salve.
      Cit. “Beh, non lo è neanche lui e trovo più ragionevoli i dubbi di de Mattei e don Gleize”
      Risp. Faccia come crede. Nessuno la obbliga a credere nel Magistero della Chiesa. Può credere tranquillamente alle opinioni private che vi si contrappongono. Io non sto qui col manganello a fare della coercizione.
      Cit. “Il principio, che sembra sfuggire all’estensore dell’articolo ed è invece l’asse portante dei ragionamenti dei due professori è che il Liberalismo mina l’intelligenza e deforma la volontà, snatura l’oggetto della Fede”
      Risp. Quello che a lei sfugge, ma lo spiega bene Benedetto XIV quando parla delle canonizzazioni, è che lo Spirito Santo non è liberale, difatti ai VERI SUCCESSORI DI SAN PIETRO LO SPIRITO SANTO NON E’ STATO PROMESSO PER INSEGNARE NUOVE DOTTRINE (la teologia comune aggiunge: E PER CANONIZZARE DANNATI) (Cf. Dogma. Pastor Aeternus)
      Gentile Claudio Fauci ,
      capisco la sua buona volontà, tuttavia se lei vuol discutere con me, cominci col citare (in Cfr.) dei documenti che supportino le sue teorie Ameriane e Ratzingeriane.
      La Mystici Corporis e la Humani Generis smontano rigo per rigo quello che ha scritto. Visto che Pio XII era Papa, io volentieri lo “uso” per farle presente che la sua teologia, non comprovata dal magistero, è innovativa e non tradizionale.
      Concludo: scriva pure ciò che vuole, ma sappia che scrive un qualcosa di moderno, pertanto non posso prenderla in considerazione.
      Con affetto.

      Rispondi
    • #Claudio Fauci   22 giugno 2015 at 8:36 pm

      Buonasera, le sarei grato se volesse cancellare i miei messaggi di commenti al suo articolo, poiché compaiono nei risultati dei motori di ricerca. Grazie mille

      Rispondi
  2. #Angheran   27 aprile 2014 at 11:22 am

    L’analisi delle fonti è corretta , sembra difficile sostenere che la proclamazione di santità non goda del requisito di infallibilità. La conclusione ancorchè logica però non è possibile. Si tratta di un processo voluto e imposto con criteri forse discutibili ma tale è. Ad oggi Bergoglio è papa, Wojtyla e Roncalli sono santi. temo che i problemi aumenteranno ma il sedevacantismo resta una soluzione di comodo.

    Rispondi
    • #ricciotti   27 aprile 2014 at 12:01 pm

      Salve.
      1) la soluzione di comodo è quella di chi ritiene eretici i due sedenti, ma vi resta in comunione, conservando chiese, case e stipendio
      2) la constatazione morale di sede vacante è una necessità teologica quando muore un papa, se diventa pazzo, se abdiga o se cade in eresia pertinace e notoria.
      Non lo dico io, ma lo insegna la Chiesa!
      Ha altro da aggiungere?
      Grazie.

      Rispondi
  3. #Angheran   27 aprile 2014 at 3:46 pm

    Parlo da semplice fedele , quindi i vantaggi pratici ammesso e non concesso che siano decisivi , non mi riguardano. I casi che ha citato non sono applicabili. La rinuncia è prevista dal canone (non è prevista semmai la figura di “papa emerito”). L’eresia comporta la nullità dell’elezione se è palese prima del conclave (la bolla di Paolo IV dice questo e nulla di più). Morale della favola la situazione può sembrare assurda (e spesso lo è) ma a rigore ancora valida. Cosa questi comporti lo sa solo il Signore, non si possono trarre conclusioni affrettate.

    Rispondi
    • #ricciotti   27 aprile 2014 at 5:59 pm

      Salve.
      Grazie per aver commentato.
      Le sue obiezioni sarebbero rivolta a sant’Alfonso, Dottore della Chiesa?
      Non ho capito bene.
      Mi faccia capire.

      Rispondi
      • #Angheran   28 aprile 2014 at 8:57 am

        Ripeto, non metto in dubbio le fonti e l’analisi. Se un non credente chiedesse oggi : “Ma allora chi aveva ragione tra Padre Pio e Roncalli?” per onestà sarei costretto a dire “non so” o “tutti e due” o peggio arrivare al divieto di fare domande , anche se in cuor mio e di milioni di fedeli penso la risposta sia chiara.

        Rispondi
      • #ricciotti   28 aprile 2014 at 12:47 pm

        Non capisco!
        La domanda è: chi ha ragione fra Roncalli e la Chiesa da Pio XII fino a san Pietro?
        Chi ha creato la netta frattura?
        Certamente Roncalli.
        Ed il cattolico ha tutto il diritto (e dovere) di comparare e di trarre delle conclusioni.
        Padre Pio perché viene menzionato?

        Rispondi
  4. #Matteo   27 aprile 2014 at 8:18 pm

    Quello che a me pare palese
    (e non riguarda solo queste canonizzazioni) , è che padre Bergoglio occupa la sede
    papale senza essere Papa. Costui di fatto è stato eletto papa ma ha deviato
    dal suo compito e dalla retta dottrina negli atti propri del magistero papale ed in tali deviazioni
    procede e persevera, pertanto non è più papa.

    La sede però non è vacante, perchè padre bergoglio non è morto e non si è dimesso,
    e siccome non è prevista nessuna procedura formale tra le leggi della Chiesa, per
    far decadere un regolarmente eletto al papato che cadesse in manifesta eresia o apostasia la sede è impedita e non vacante perchè è purtroppo occupata da un impostore.

    Rispondi
  5. #Romano   28 aprile 2014 at 11:03 am

    L’articolista elenca tanti ragioni probabili per la tesi e mostra le altre opinioni di meno probabilità, che per me sembra più certo che Bergoglio, se mai ha avuto un’elezione valida, non ha più la grazia dell’ufficio…ma, fino a quando il Collegio dei Cardinali, come doverso, al quale aspetterebbero il ius annunciandi, o al clero Romano che rimane nella Fede, l’argomento in favore della perdita dell’ufficio rimane un accusa aperta ad iudicandum. Resta l’obbligo grave morale che i teologi licenziati muovono il collegio per giudicare la queszione, o portano l’accusa davanti il clero di Roma. Se non hanno il corraggio di farlo, anche loro sono colpevoli nel cospetto di Dio…

    Rispondi
    • #Matteo   28 aprile 2014 at 12:12 pm

      Lei ha ragione, ma va anche detto che non esiste una procedura canonica codificata
      per la decadenza di un impostore eletto regolarmente.
      Il collegio cardinalizio
      se anche si esprimesse unanime in foro esterno con una dichiarazione di decadenza
      tale dichiarazione non avrebbe alcun valore canonico e l’impostore potrebbe restare al suo posto.
      La forza di padre bergoglio è la popolarità mediatica, contro cui il serraglio curiale
      non avrebbe scampo.

      Questo sia di insegnamento ai cardinali quando votano per eleggere
      un papa… anche loro dovranno rispondere di fronte a Dio della loro votazione
      disgraziata.

      La Verità non è mai di moda…. e guai quando tutti parleranno bene di voi….

      Rispondi
      • #ricciotti   28 aprile 2014 at 12:42 pm

        la Prima Sedes se promana notoriamente eresie e se manifesta pertinacia è giudicabilissima (con monitio canonica). Se ne occupa un concilio generale imperfetto. La procedura è nota. Il motivo ce lo spiega sant’Alfonso: un papa che dovesse cadere notoriamente e con pertinacia in eresia dimostra di essere stato privato della Potestà di Giurisdizione. Papato = Potestà di Giurisdizione. Se il sedente è privato di questa Potestà, non è Prima Sedes a tutti gli effetti.

        La risposta è molto breve, ma può essere approfondita studiando il CJC 1917 can 188 § 4 e can 108 § 3.

        Rispondi
      • #ricciotti   28 aprile 2014 at 12:54 pm

        Sant’Alfonso Maria de’ Liguori insegna questo indispensabile principio tratto dal diritto divino. Fosse anche un Papa ad allontanarsi – nel governo, nella docenza, ecc… – con pertinacia da una verità di fede rivelata e definita, a questi un concilio detto imperfetto (o un conclave) può solo ratificare (o dichiarare) che egli è stato privato di ogni giurisdizione. Nella versione del testo Verità della Fede [Volume primo, Giacinto Marietti, Torino, 1826, alla pagina 142] si leggono le parole del santo Dottore: «La seconda cosa certa si è, che quando in tempo di scisma si dubita, chi fosse il vero papa, in tal caso il concilio può esser convocato da’cardinali, e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perchè allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso, che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio». – See more at: http://www.losai.eu/il-crocifisso-di-cevo-crolla-tre-giorni-prima-delle-canonizzazioni/#comment-19144

        Rispondi
      • #Marco Migliorini   28 aprile 2014 at 3:16 pm

        Sono sconcertato dai Suoi commenti, unitamente ai commenti di tutti i sedevacantisti o filo-tradizionalisti che si pongono tranquillamente fuori dalla comunione ecclesiale.
        Proprio ieri una mia conoscente disse che tra coloro che scaldano i banchi delle chiese solo 1 su 10 (è stata fin troppo buona!) vive veramente la fede.
        Papa Bergoglio è stato eletto validamente dal Collegio dei Cardinali ed è attualmente (piaccia o no) il Papa regnante. Papa Francesco conserva l’infallibilità che gli è propria quanto parla dall’alto della Sua Cattedra, come persona può sbagliare. Sarebbe davvero il caso di scegliersi un’altra chiesa piuttosto che dare addosso al Vicario di Cristo..

        Auspico pertanto che ci si dimostri veramente cattolici PREGANDO PER PAPA FRANCESCO (!) invece di remare contro.

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      • #ricciotti   28 aprile 2014 at 3:57 pm

        Migliorini, dovrebbe dirlo a sant’Alfonso che qui viene citato.
        Inoltre: La successione può essere valida, invalida, lecita, illecita, ecc… 1) mi attribuisci parole che non ho mai espresso 2) dimostri di non conoscere la differenza fra Potestà d’Ordine e Potestà di Giurisdizione 3) l’Ordine è indelebile 4) la Giurisdizione si perde come si perde l’ufficio 5) non lo invento io ma lo insegna la Chiesa cf CJC 1917 can 108 com 3 spiega l’ufficio nella Prima Sedes 6) il can 188 com 4 spiega come lo si perde.

        Ciò detto, ripeto, se non citi documenti della Chiesa, possiamo limitarci ad una chiacchierata privata. Dove si vuol fare teologia, non si può sacrificare il Diritto canonico che acclude il Diritto divino e quello ecclesiastico.

        Spero di non dover tornare su questo argomento.

        Saluti.

        Rispondi
  6. #Matteo   28 aprile 2014 at 6:41 pm

    Mi spiace dover ribadire che non ci sono norme canoniche precise sulla decadenza del pontefice eletto regolarmente per casi di eresia o apostasia, la strada che Lei evidenzia
    è percorribile ma non è canonicamente formalizzata in modo compiuto.

    Anche la convocazione e validità di questo concilio generale imperfetto
    e delle sue deliberazioni sono del tutto aleatorie, in termini canonici, debbo pur nuovamente ricordarLe (ma lo sa benissimo) che il CJC del 17 non è più in vigore, mentre sul CIC 83 non c’è nessun articolo specifico che possa dirimere con chiarezza la questione.

    Non mi richieda ora documenti della chiesa che attestano quello che sostengo, visto che sostengo che tali documenti non ci sono. Se poi mi fossi sbagliato e la questione è risolta nel CIC 83 (l’unico valido ed in vigore oggi) allora mi segnali canone e paragrafo
    e sarò lieto di prendere atto del mio errore.

    Detto questo voglio però rimarcare altro, che mi stà più a cuore:

    L’eventuale convocazione di un tale concilio aprirebbe di fatto uno scisma, (come d’altro canto già è avvenuto in passato).

    Con questo non voglio dire che sia una strada sbagliata, anzi più le bergogliate
    aumentano più mi convinco che la via di salvezza della Chiesa rischia di dover passare
    per una fase certo tragica ma sempre più inevitabile.

    La dimostrazione che bergoglio non è assistito dall’infallibilità nel suo ministero ordinario
    non dobbiamo cercarla troppo in giro, basta leggere quello che scrive e ascoltare
    quello che dice.

    Al sig. Marco dico fuor di metafora:

    Non è l’autore dell’articolo (che difendo a spada tratta su questo aspetto) né sono i commenti di altri lettori ad essere fuori dalla comunione ecclesiale, fuori dalla comunione ecclesiale
    c’è un certo padre bergoglio che quando predica, quando scrive e quando telefona neppure si ricorda di essere stato eletto papa.

    Se scisma dovrà essere, avrà un costo enorme, ma scisma sia, perché non si può restare
    in una chiesa che abbandona la retta dottrina e distrugge i Sacramenti che sono costati la morte in croce a Nostro Signore e che Egli ci ha lasciato per la nostra salvezza, né si può permettere ad un impostore di mandare in rovina la Sposa di Cristo occupando sfacciatamente il trono di Pietro per fare danni e per favorire la perdizione delle anime.

    Questo non è sedevacantismo è amore per il papato e per la Santa Madre Chiesa di Roma, il vuoto ed ipocrita lecchinismo e la squallida papolatria verso bergoglio, questi si sono esempi di abbandono della retta dottrina e della comunione ecclesiale sostanziale.

    Senza Verità non c’è comunione ecclesiale e chi sostiene che il ramadan ovvero un culto
    anticristico, invece di violare il primo comndamento produce frutti spirituali non è nella Verità, chi scrive che il primato sulla Verità spetta alla coscienza del singolo, non è nella Verità, chi telefona ad una divorziata risposata che vive nel pubblico peccato e gli dice che non fa niente di male e che si può comunicare, non è nella Verità, neppure se è stato eletto papa validamente e sostenere che come uomo può sbagliare non cambia nulla, perché quelle cose le dice da papa e i danni che fa li fa perché è stato eletto papa e tra l’altro neppure ritratta, ma continua a fare guai su guai e ne consegue che chi continua seguire costui
    e ad offrire assenso e fede al suo magistero ordinario (che è fatto pure di omelie e di telefonate) non è nella Verità, ovvero è fuori LUI dalla comunione ecclesiale.

    E non voglio approfondire neppure il triste caso della eresia manifesta nella Lettera Enciclica
    sulla questione ebraica, dove padre bergoglio sostiene (contrariando
    palesemente il concilio dogmatico di Firenze) che l’Allenza (non Antica Alleanza ma Allenza e basta) con il popolo ebraico non è mai stata revocata.

    Rispondi
  7. #JESU XPI PASSIO   29 aprile 2014 at 3:37 am

    Oltre a quanto espresso sapientemente dal sig. Matteo riguardo al CJC, desidero chiedere al Riccioli se considera sant’Alfonso o qualsiasi altro santo compreso san Roberto B. Magistero della Chiesa, perchè non lo sono e dovrebbe saperlo bene.
    Ad oggi l’unico Documento Magisteriale a riguardo rimane soltanto bolla pontificia di papa Paolo IV, come ha accennato qualcuno, “Cum ex apostolatus officio” del 1559:
    “Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che PRIMA della sua promozione a cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali […]”
    Nessun Documento Magisteriale parla di come ci si deve comportare se un Papa, legittimamente eletto, cade in eresia e non si può prendere nemmeno il CJC Pio-Benedettino, in quanto privo di alcun valore legale, avendo oggi la Santa Chiesa il CJC del 1983 (e successive modifiche).

    Rispondi
    • #ricciotti   29 aprile 2014 at 3:14 pm

      Salve.

      1) “Oltre a quanto espresso sapientemente dal sig. Matteo riguardo al CJC, desidero chiedere al Riccioli se considera sant’Alfonso o qualsiasi altro santo compreso san Roberto B. Magistero della Chiesa, perchè non lo sono e dovrebbe saperlo bene”.

      Risp. Certo, difatti il Bellarmino ed il Liguori erano teologi e non legislatori. I loro studi vertono questioni di Magistero e dottrinali, come è giusto che sia. Sappiamo che non si tratta di Magistero, ma di conclusioni teologiche largamente condivise nel Concilio Vaticano.

      2) “Ad oggi l’unico Documento Magisteriale a riguardo rimane soltanto bolla pontificia di papa Paolo IV, come ha accennato qualcuno, “Cum ex apostolatus officio” del 1559″

      Risp. Non è vero. Centinaia di documenti di Magistero rivendicano immacolata la dottrina trasmessa dalla Santa Sede ed escludono categoricamente che un vero Papa possa cadere in eresia pertinace e notoria, come ben si apprende dalla vicenda di Giovanni XXII, caduto in prossimità all’eresia, ammonito dal RE con il supporto della Chiesa, il quale fu obbligato a ritrattare l’eresia contenuta in suoi privati insegnamenti, pena la deposizione dallo Scranno.

      3) “Nessun Documento Magisteriale parla di come ci si deve comportare se un Papa, legittimamente eletto, cade in eresia e non si può prendere nemmeno il CJC Pio-Benedettino, in quanto privo di alcun valore legale, avendo oggi la Santa Chiesa il CJC del 1983 (e successive modifiche)”.

      Risp. Il can 188 § 4 del CJC 1917 spiega tutto, in ragione del can 108 § 3. Se si considera che gli atti dal CV2 in avanti, per via della perdita di giurisdizione nel sedente, non hanno alcun valore a termini di legge (un non legislatore non legifera), questo rimane un testo attualissimo e determinante. Aggiungo che, se pure fosse, anche GVP2 nel suo decreto sulla Sede vacante, ammette che il Pontificato si perde o NON si ottiene per vari motivi, fra i quali: per apostasia, eresia e/o scisma. Il sito conclave.name offre tutte le delucidazioni a riguardo.

      Buona serata.

      Rispondi
      • #ricciotti   29 aprile 2014 at 5:32 pm

        “[…] Queste affermazioni vengono fatte forse con eleganza di stile; però esse non mancano di falsità. Infatti è vero che generalmente i Pontefici lasciano liberi i teologi in quelle questioni che, in vario senso, sono soggette a discussioni fra i dotti di miglior fama; però la storia insegna che parecchie questioni, che prima erano oggetto di libera disputa, in seguito non potevano più essere discusse. […]” (Cf. Humani Generis, Pio XII). Il riferimento è contro chi vorrebbe anteporre la filosofia (es. Romano Amerio) alle Divine costituzioni della Chiesa, ovverosia al Diritto divino contenuto nel Magistero e nei Decreti. Pertanto, e concludo, riportando dal Sillabo di Pio IX, la proposizione di MODERNISMO condannata n. VIII: “Siccome la ragione umana si equipara colla stessa religione, perciò le discipline teologiche si devono trattare al modo delle filosofiche”. Sull’argomento in questione, per altro, si è anche espresso esplicitamente il sommo Pontefice Paolo IV nella Cum ex apostolatus officio, il cui contenuto, riferito al Diritto divino (egli cita ed interpreta la Scrittura dalla Cattedra), NON è revisionabile, difatti è stato accluso come preciso riferimento in note dal Gasparri commentando il CJC 1917, proprio al canone 188 § 4, dove si legge: “Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus: […] 4° A fide catholica publice defecerit […]. L’ufficio del Pontefice, che rientra nei chierici, è spiegato qui: “Ex divina institutione sacra hierarchia ratione ordinis constat Episcopis, presbyteris et ministris; ratione iurisdictionis, pontificatu supremo et episcopatu subordinato; ex Ecclesiae autem irnstitutione alii quoque gradus accessere” (can. 108, §4). Addirittura Giovanni Paolo II, se proprio vogliamo essere pignoli, nella Constitutio Apostolica Universi Dominici Gregis de Sede Apostolica vacante deque Romani Pontificis electione, 22 februarii 1996 in AAS 88 (1996), pp. 305-343, fa presente che (Eresia, apostasia e scisma) nel designato INVALIDANO L’ELEZIONE. Se poi qualcuno vuol spacciar per verità di fede il fatto che la TERRA NON GIRA, non è affare degli studiosi di teologia.

        Rispondi
  8. #Angheran   30 aprile 2014 at 9:02 am

    Il designato secondo te è già papa? Torniamo alla corazzata Potemkin?
    http://apostatisidiventa.blogspot.it/2012/12/la-bolla-di-paolo-iv-e-davvero-la.html

    Rispondi
  9. #paolo gasperini   13 marzo 2015 at 8:05 am

    Bologna marzo 2015
    Gentile Carlo Di Pietro Ricciotti, Aggiungo questa mia alle tante comunicazioni datate 2014. Qualcosa è cambiato infatti da pochi giorni è uscito dalle stampe per Chiarelettere il libro di Gioele Magaldi: I Massoni, una società a responsabilità illimitata, nel quale si afferma, nel capitolo quarto che Angelo Roncalli (San Giovanni xxiii) fu massone e rosacroce; il “fratello” Roncalli avrebbe avuto la sua prima iniziazione ad Istambul nel 1940. Divenne libero muratore nella Ur-Lodge Ghedullah, impegnata sul piano esoterico nella PRATICA della Kabbalah, dell’esicasmo e della tradizione rosacrociana. Tre anni dopo divenne maestro libero muratore. Nel 1944 venne nominato nunzio apostolico per la Francia dove rimase sino al 1953. A Parigi riceverà una seconda iniziazione nella Loggia Montesqieu, ove, nella stessa giornata, percorse i tre gradi e ne ottenne un quarto di “maestro legislatore”. Nel 1950 fu iniziato “fratello rosacroce” in collegamento con la Loggia Joannes. Tutte logge di massoneria internazionale. L’autore del libro afferma che esiste ampia documentazione che si riserva di esibire in caso di contestazioni. Se quanto reso noto dal Magaldi risponde al vero, dopo tutte queste iniziazioni il futuro Papa era fuori della comunione ecclesiale sia perchè scomunicato dalle norme del Codice di Diritto Canonico che proibivano esplicitamente (allora) l’adesione alle Massonerie sia perche l’accettazione dei principi gnostici impliciti ed espliciti nelle iniziazioni citate lo rendevano non solo scomunicato ma addirittura non cristiano. Tutto si basa sulle affermazioni di Magaldi! Spero vivamente che possano essere smentite. Se invece sono vere, secondo me che sono nessuno, nessun atto compiuto dal Roncalli è valido: nessuna consacrazione sacerdotale, vescovile e cardinalizia e neppure l’indire i Concilio ecc.ecc, Se sono vere anche l’attuale sedente in Vaticano vacilla. Come semplica fedele non so cosa pensare e cosa credere. Senza prove, prima di Magaldi, tutto era opinabile e, anche se obtorto collo, si poteva continuare a sopportare nell’attesa di chiarimenti. Ma ora con una Chiesa che ci obbliga, probabilmente, a falsi santi e ad un Papa che non dimostra l’assistenza dello Spirito? La nuova Pentecoste è la santificazione delle massonerie, della cabala, della rosacroce, della gnosi?
    In Cristo Gesù sempre.
    Paolo Gasperini

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