[CI SCRIVONO] Roberto dal Bosco: La mortale trappola eurodemocristiana

DC

 

Cari amici di Radio Spada,

torno a scrivervi in occasione delle elezioni europee perché il pericolo che da sempre pavento in queste mie – l’agglutinamento di una nuova DC – ha mostrato anche qui il suo volto.

Questo volto ha essenzialmente i tratti di Luca Volontè, euro-onorevole in uscita, di cui già tanto già vi scrissi in quanto occulto manovratore della Manif Italia.

Volontè tecnicamente viene dalla scuderia dell’UDC. Il suo partito (o ex partito) è quel corposo avanzo DC difeso ad oltranza dai vescovi nonostante esso abbia spesse volte lasciato basiti gli elettori cattolici con episodi come quelli del  2010, quando in  in Piemonte l’UDC sostenne la candidata pseudoradicale Mercedes Bresso, iniziatrice della RU486 in terra torinese per tramite del necroculturale Silvio Viale: sapete di cosa parliamo, no? Una signora – e suo figlio – grazie alle politiche della Bresso, sono morti ammazzati dalla kill-pill non più tardi di un mese fa, nel silenzio più assordante.

Forse non tutti lo ricordano, ma a manovrare a favore della Bresso fu – pazzesco anche solo a pensarci – l’on. Carlo Casini, deputato ed eurodeputato «presidente per l’eternità» (come la salma di Kim Il-Sung conservata a Pyongyang, che tecnicamente dirige ancora il Nord Corea) di quell’organo para-vescovile che è Movimento per la Vita.

Sì: il capo della florida istituzione pro-life con bollino CEI chiese alle varie associazioni di attivisti per la vita federati di votare colei che introduceva lo spaccio della RU486. Vi fu la rivoluzione, ovviamente, ma gli ammutinati vennero commissariati e puniti senza pietà.

Casini, l’uomo che dovrebbe rappresentare l’antiabortismo in Italia, pretendeva che si votasse per l’abortista.

A quanto è dato di sapere, il crociato non-negoziabile Volontè, davanti a questo abominevole abuso compiuto dal suo partito, non si dimise né si stracciò le vesti.

 

MANIFESTO PER BELZEEBUL IN VITRO

Ora il nostro sta affrontando una nuova fase della sua carriera politica.

Tramite CitizenGo (piattaforma che ha importato in Italia da Madrid) è partita l’ambiziosa nuova campagna elettorale di Volontè – chi ha firmato anche solo una delle inutili petizioni di CitizenGo, si ritrova ora a vedersi recapitati in casella di posta elettronica diecine di indicazioni di voto, con l’accento in ispecie sui candidati dell’euro-conglomerato NCD-UCD. È la mossa dello spam elettorale neoDC: già in passato Volontè aveva spammato a spese del contribuente migliaia di furbe letterine cartacee per tutti i parroci italiani.

Attenzione però: questa volta il ciellista non si candida. Egli vuole infatti dirigere i giochi da dietro le quinte, con la sua neonata Fondazione Novæ Terræ di cui finalmente comprendiamo il senso: la cabina di regia del neodemocristianismo europeo.

Lo strumento di affiliazione di questo nuovo progetto di cui Volontè si vuole regista, è il giuramento ad un Manifesto emanato dalla Fondazione Novæ Terræ.

Potete leggere questo manifesto in dieci puntiresettiamo l’Europa!» dice colui che ne sta caricando il programma – ridicolo) sul sito di Novæ Terræ, in plurimi idiomi parlati nel nostro continente.

Hanno aderito una discreta quantità di ONG: spiccano Hazteoir, la casa madre spagnuola di CitizenGo; in Italia vi è Libertà&Persona, i Giuristi per la Vita, l’associazione  Luci sull’Est, che è una organizzazione collegata alla TFP.

Una alta dose di candidati europei di tutti i paesi ha già sottoscritto: la pagina internet mette in bella evidenza i loro nomi: francesi, tedeschi, lettoni, slovacchi, irlandesi, portoghesi, romeni…

Insomma, l’euro-cabina di regia di Volontè pare bene avviata.

Se fosse solo una manovra politica, pazienza: lasciamogliela fare. Hanno bisogno di scenografie di cartapesta per racimolare qualche voto; hanno bisogno di foglie di fico per coprire l’assenza di attributi non-negoziabili. Pazienza. Pazienza per le sciocchezze sulla libertà religiosa, pazienza per il tema cielloide della «sussidiarietà» infilato anche qui, pazienza per la questione dell’assistenza sanitaria che pare un riflesso condizionato del business primario di CL (la Sanità), pazienza per i vuoti proclami sui «ggiovani».

Pazienza, per questi tic automatici democristo-ciellini.

Il fatto è che l’intero apparato eurodemocristiano in oggetto sta nascendo sotto il segno della Cultura della Morte e dell’Eugenetica.

Infatti, il punto primo del manifesto sostiene che il candidato deve lavorare per: «adottare una Road Map Europea per dar seguito alla iniziativa di “One of Us”».

Ebbene sì: rieccoci, ecco l’Uno di Noi. La nuova cosmesi gattopardesca della Pax Bioetica: fingere di cambiare le cose per lasciare tutto com’è, o peggio – sacrificare all’altare di una falsa pace milione di vite innocenti.

Su Facebook, Volontè ha tripudiato perché Carlo Casini ha sottoscritto il fantomatico manifesto.

Come noto, Carlo Casini è l’inventore e il propalatore principale dell’Uno di Noi – One of Us, la campagna-truffa con la quale si vuole fingere di proteggere l’embrione quando invece se ne presuppone la produzione in laboratorio.

Uno di Noi, infatti, non si sogna nemmeno di combattere l’aborto – non vuole infatti sovrapporsi a leggi già presenti nei paesi UE.

Uno di Noi si limita a dire che non bisogna fare esperimenti sugli embrioni. «Casualmente», si dimentica di dire che, per essere tutelato, l’embrione non dovrebbe essere prodotto in laboratorio.

Uno di Noi infatti non vuole proibire la produzione della vita in vitro.

Che questa non sia una casuale dimenticanza, ma l’attuazione di un principio eugenetico già sedimentato nella mente del politicame democristiano e dei vescovi lo si capisce dall’identità di fondo che ha una simile posizione pro-IVF con la legge 40/2004, che fissava a tre il numero di embrioni che si potevano creare in laboratorio.

Il che, in termini umani, significa avallare una strage massiva.

È quindi del tutto evidente che Uno di Noi è una campagna cosmetica, totalmente compromessa con la Cultura della Morte e con l’eugenetica borghese-neohitlerista, nel classico stile dei patti con Beelzebul fatti dalla genìa democrista.

Uno di noi è, in definitiva, una campagna di legittimazione della strage degli embrioni.

Essi, prodotti in laboratorio, possono essere impiantati, scartati e congelati a seconda dei capricci degli scienziati e delle coppie. Possono essere prodotti e distrutti perché magari già dal loro primo giorno di vita non soddisfano determinati standard: vi sono embrioni migliori di altri, che dimostrano migliori metaboliti, e fanno pensare dunque che l’organismo che si svilupperà sarà bello e sano. Signore e Signori, questa è eugenetica di matrice nazista, piombata bellamente nel nostro dolce mondo democratico e cristiano.

La presenza dell’Uno di Noi già alla Marcia 2013 fu motivo di dibattito acceso.

Casini provò a infilare il piede nella porta, prima indicendo il giorno della raccolta delle firme dell’Uno di Noi lo stesso dì della Marcia, poi chiedendo al Comitato Marcia stesso di potervi raccogliere firme materialmente.

Andò a finire che si inventò la famosa storia delle pettorine gialle: simpatici indumenti con su scritto «Uno di Noi» regalati a tutti i partecipanti della Marcia, che, ignari, stavano facendo pubblicità ad una campagna stragista.

Fu quello un primo passo di una campagna di infiltrazione di Casini nella Marcia per la Vita che è proseguita quest’anno con l’inclusione di oratori del Mpv come il membro del Consiglio Direttivo Bruno Mozzanega al Convegno della Marcia al Regina Apostolorum. Convegno dove figurava come oratore anche Volontè come membro della Fondazione Novæ Terræ. Era stato assicurato dagli organizzatori del Convegno che, non essendo più candidato il Volontè, non si sarebbe mai e poi mai trattata di una passerella elettorale fatta sotto le bandiere della Marcia per la Vita. Non sappiamo se Volontè abbia parlato o meno o cosa abbia detto; ma da una passerella singola il Volontè è passato a progettare passerelle multiple, sfilate affollate come neanche quelle della settimana della moda a Milano. Basta leggere l’impressionante lista di candidati italiani – quasi tutti del conglomerato elettorale NCD-UDC, chiaro – che il nostro è riuscito a comporre facendoli sottoscrivere il suo nuovo giuramento euro-democristo-ciello.

Marchette elettorali multiple al NCD si  segnalano anche sul sito dell’organizzatore del Convegno al Regina Apostolorum, nonché sull’house organ del falso conservatorismo cattolico italiota, La Nuova Bussola Quotidiana (il Molotov-Ribbentrop tra CL ed Alleanza Cattolica) che risolve la cosa con una simpatica pagella in cui i candidati nel NCD-UDC ovviamente ne escono come stupendi secchioni pro-vita.

Se il loro apporto alla causa della vita nascente parte da una realtà di istituzionalizzazione della morte in vitro come l’Uno di Noi, possiamo ben capire quanto grave sia la situazione: quei candidati – tutti! – sono semplicemente invotabili.

Per chiarirsi le idee, va ricordata l’opinione totalmente contraria di Mario Palmaro ad ogni contatto con la subdola operazione condotta da Casini. In una lettera scritta a Carlo Casini dopo la Marcia 2013, Palmaro parlava di un movimento che «non si prefigge di cambiare il mondo a colpi di “male minore” e di compromessi, ma affermando qui e ora tutta la verità, pur sapendo che è messa in minoranza dall’opinione pubblica».

Partire dall’«Uno di Noi», ossia da una finta opposizione alla strage di feti ed embrioni, non significa nemmeno cercare il «male minore». Significa vendersi ad esso, e basta.

 

LE GALLINE DELLA MANIF

Se credete che l’operazione di Volontè vada avanti su di un solo livello, vi sbagliate.

Fu proprio Radio Spada la prima – e forse unica – fonte di informazione che allertò i lettori riguardo alla trappola della Manif Italia: un’altra delle importazioni di Volontè.

Serve a Volontè infatti un momento di legittimazione popolare delle sue manovre: cosa meglio di una piazza colorata? Sappiamo che l’esperimento è per ora fallito, in piazza ci finirono 400 persone, anche se per Avvenire erano 4000.

Creando Manif Italia, Volontè tende l’orecchio ai «ggiovani», che si fanno entusiasticamente pilotare dai vecchi politici amici di Volontè al punto di far parlare dal loro palco Giangluigi Gigli, uno dei padri (ne rivendica la paternità, ma per tenere un piede in piazza non l’ha votata) della legge Scalfarotto, la legge che i Maniffi fingono di contrastare.

Così, capita di leggere la settimana passata il «Manifesto per un voto consapevole» di Manif Italia. «La Manif Pour Tous – attacca il manifesto – non intende minimamente fare campagna elettorale». (note per la comprensione: la gallina che canta ha fatto l’uovo).

Tuttavia, «in vista delle prossime elezioni europee, bisogna incoraggiare i parlamentari non solo a votare contro proposte inaccettabili, ma anche a lavorare attivamente a progetti e risoluzioni a favore della vita, della famiglia e della libertà religiosa ed educativa. Per questo, La Manif Pour Tous Italia  in collaborazione con la “Fondazione Novae Terrae” e più di 30 altre ONG europee sta proponendo un Manifesto a tutti i candidati: chi adotta questo documento si impegna, se eletto, a difendere e promuovere nel proprio lavoro quotidiano al Parlamento Europeo i seguenti valori» e via con l’elenco del Manifesto di Volontè fatto sottoscrivere agli eurocandidati.

Lo spontaneismo cattolico «ggiovane» è composto da copia-incolla, che denotano l’encefalogramma piatto delle volonterose «nuove leve» e la trafficoneria senza scrupoli dei vecchi figuri democristiani.

 

UN ARCI-VESCOVO PARLA

Ma, in fatto di copia-incolla a colpire ancora di più è senz’altro un altro documento apparso e rilanciato un po’ ovunque nei giorni scorsi.

Ci riferiamo a quello firmato dall’Arcivescovo di Ferrara e Comacchio, Mons. Luigi Negri, che per molti rappresenta un considerevole bastione del Cattolicesimo conservatore.

Ebbenene, S.E. l’Arcivescovo almeno ha la bontà di fare – o far fare al suo ufficio stampa – la parafrasi del Manifesto del laissez-faire  embrionicida di Volontè.  «Carissimi figli e figlie dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio, in vista delle elezioni del prossimo mese di maggio sento il dovere di indirizzarvi un breve ma fondamentale messaggio. Come Vescovo la mia prima inderogabile missione è l’annuncio del Vangelo quale via della libertà, della responsabilità e della salvezza. Nel Vangelo che vi debbo annunciare è contenuta anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà (…) Si tratta dei “principi non negoziabili” (…) Li elenco sinteticamente: la dignità della persona umana, (…); la sacralità della vita (…); i diritti e le libertà fondamentali della persona: libertà religiosa, della cultura e dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale (…); la libertà di intrapresa culturale, sociale, e anche economica (…); il diritto ad un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, (…); l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del Creato».

In breve, l’Arcivescovo, pur in questa forma parafrasata e leggermente criptata – è una lettera politica ai suoi fedeli – ripete il copione del Volontè; egli prende quindi parte a questo piano di euro-democristianizzazione che come biglietto da visita ha l’adesione all’orrore riprogenetico dell’Uno di Noi.

Dell’amore di Mons. Negri per Volontè – per chi non ci fosse arrivato, ciellino come lui – dubbi non ve ne sono, tant’è che l’anno passato venne pubblicata sull’organo ciellino Tempi (il cui direttore era ovviamente nel programma del Regina Apostolorum con Volontè) una  vera e propria lettera d’amore fraterno di S.E. Negri al Volontè. Corrisposto in amorosi sensi, l’Arcivescovo si lasciava andare ai ricordi: «Ho ricordato spesso, in questi mesi, il cammino di chiarificazione durante i tuoi ultimi anni dell’Università Statale a Milano che portò alla scelta di entrare in politica insieme ad altri amici per rendere presente nel partito della Democrazia Cristiana di allora una formazione forte all’identità cristiana che avevi ricevuto e un intendimento a servire il bene comune proprio in forza di questa identità». Il prelato si rammarica delle manovre interne al partitino vescovile: «questo tuo lavoro coraggioso, intelligente e costruttivo è stato ripagato con la tua estromissione dalle liste nelle ultime elezioni politiche; liste in cui sono entrati poi coloro che non avevano certo vissuto la loro responsabilità politica come l’avevi vissuta tu». Al contempo, scatta la benedizione per la fase-2 della carriera di Volontè: «auguro a questo tuo nuovo lavoro grande successo, come è stato per questa fase che oggi, e non per colpa tua, si chiude. Il Vangelo ci dice che quando non siamo accolti è meglio uscire da queste case e scuotere la polvere dai nostri piedi. Tu potrai contare sempre sul grande aiuto e sulla grande stima di amici dei quali io sono certamente l’ultimo ma di un’amicizia piena di affezione e di lealtà».

La lettera a Volontè è del 30 Maggio 2013. Leggendo questa, si capisce meglio quella che il Negri ha inviato ai suoi fedeli la scorsa settimana.

La parola che viene in mente è: imprimatur. A che cosa stia dando l’imprimatur, l’Arcivescovo, si è visto. La nuova euro-ammucchiata, che si riempie la bocca di principi non-negoziabili e poi attua una campagna per lasciar che si producano vite umane in laboratorio.

 

CONCLUSIONE: OLTRE LA MORTALE TRAPPOLA EURODEMOCRISTIANA

NCD-UDC, Manif, Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio.

Politici, pseudo-base manifestante, curia.

Il disegno è chiaro. È multistrato, ed anche – ammettiamolo – ben congegnato. I volti – Volontè. Casini – sono sempre gli stessi. I compromessi – con l’aborto, con la produzione di embrioni vitrificati – pure.

L’aggravante è che nell’abisso di morte del compromesso, i neodemocristiani ora stanno tirando dentro anche altri parlamentari europei.

Il veleno della DC viene sparso per l’Europa, con benedizione vescovile.

Invoco – unico caso – una decisa soluzione eutanasica per questo aborto comatoso che pretende di rappresentare il popolo di Cristo.

La mortale trappola eurodemocristiana va sabotata con tutti i mezzi possibili – anche il 5% che NCD-UCD pare che prenderanno, è già troppo.

A noi è andata bene: siamo sopravvissuti all’era della selezione embrionale che essi stanno avallando, e perfino benedicendo. A tanti nostri fratelli, no.

I Volontè, i NCD-UDC, i Manif, i Negri nulla vogliono fare per salvarli.

Che il Signore ci aiuti a spazzare via tutto questo errore. Il campo deve essere sgombrato una volta per tutte per lasciare spazio a chi vuole davvero fermare l’incubo bioetico che sta in questo stesso momento macinando le vite di milioni di individui.

Ho detto.

 

Roberto Dal Bosco

6 Commenti a "[CI SCRIVONO] Roberto dal Bosco: La mortale trappola eurodemocristiana"

  1. #stefanobataloni   22 maggio 2014 at 9:05 pm

    ok. alternative?

    • #guelfonero   23 maggio 2014 at 3:48 am

      Non è necessario ve ne siano. 🙂

      • #stefanobataloni   23 maggio 2014 at 10:17 am

        Eppure alternative a Casini, Volontè e al NCD-UDC ve ne sono; e poiché “…la coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti”, quali suggerimenti?

  2. #Massimio   8 giugno 2016 at 3:22 pm

    Ho firmato e non ho mai ricevuto alcuna indicazione di voto. Prove, ci vogliono. Altrimenti è il solito “calunnia, calunnia, tanti qualcosa resta”.

  3. Pingback: Quel ciellino da Baku alla Procura di Milano | Radio Spada

  4. #Ulisse Di Bartolomei   5 luglio 2016 at 11:47 am

    La questione anomala o.n.g. consiste che è divenuto un modo per farsi finanziare da tutti, anche dai “nemici”, proponendosi impegnate nella filantropia, ma poi condurre prioritariamente propaganda ideologica (marxista…). Questa tradizione si è avviata nel secondo dopoguerra perlopiù seguendo i gruppi mistici nel farsi passare “no profit”, in scopo di finanziarsi le spese di esercizio con donazioni, ma divenuto poi un modo per apparire eticamente meritevoli e incassare tanto ma soprattutto da tutti, anche quelli che se consci delle attività reali, si asterrebbero dal contribuirvi. Il pioniere dell’ “incassa e dimentica” fu probabilmente Sun Myung Moon, il santone coreano che facendosi legalizzare “no profit” dappertutto a suon di avvocati, riuscì a deviare alle sue aziende, centinaia di milioni di dollari. Questa epopea della truffa, la racconto nel mio libro “Sun Myung Moon e la Sindrome del Piccolo Dio” acquistabile su Amazon o scaricabile gratis qui http://lasindromedelpiccolodio.blogspot.it/