Renzi, i principi non negoziabili e le responsabilità dei cattolici

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Renzi, i principi non negoziabili e le responsabilità dei cattolici.

di Danilo Quinto

 

«La vittoria, per molti aspetti clamorosa, di Matteo Renzi e del suo Pd è maturata in un contesto dove sono mancati veri antagonisti. Ma innanzi tutto il risultato ha premiato quanto finora ha realizzato l’Esecutivo e l’immagine di pacato e razionale riformismo che il capo del Governo ha saputo trasmettere, anche in una campagna elettorale nella quale i suoi principali avversari si sono concentrati più sugli insulti che sulle proposte». Sono le parole della nota politica del 27 maggio dell’Osservatore Romano dopo l’esito delle elezioni europee. Il giornale del Papa abbraccia il Presidente del Consiglio, espressione di un pacato e razionale riformismo, premiato per quanto finora ha realizzato. Gli aggettivi non sono posti a caso. Di quanto Renzi sia pacato, bisogna chiederlo a Letta, che si è visto sfilare la Presidenza del Consiglio da chi il giorno prima gli twittava enricostaisereno. Per quanto riguarda la sua razionalità, se mai l’avesse, è stata oscurata dalla sua immensa ambizione. Il suo riformismo, a parte i proclami e le parole al vento, dispensate con grande capacità comunicativa, è questo. Tanto capace, che si arriva a sostenere che è stato premiato per quanto finora ha realizzato.

 

Ce lo racconta l’ISTAT che cos’è l’Italia di oggi, rispetto alla quale Renzi non ha cambiato la prospettiva di una virgola, da quando è al potere. Il totale delle forze di lavoro potenziali è di 6,3 milioni: ai disoccupati (poco più di tre milioni), si aggiungono 3.205.000 inattivi, 417.000 solo nel 2013. Cresce la disoccupazione di lunga durata: nel 2008 era al 45,1%, nel 2013 raggiunge il 56,4% dei senza lavoro. E’ sempre più difficile tornare al lavoro dalle file dei disoccupati: se nel periodo pre-crisi, tra il 2007 e il 2008, lo hanno fatto 33 disoccupati su 100 nell’arco di un anno, tra il 2012 e il 2013 si scende a 24 su 100. La mancata produttività, e la mancata crescita, hanno reso inutili gli effetti delle manovre fiscali da 182 miliardi attuate negli ultimi anni. Quest’anno, si prevede un aumento del prodotto interno lordo pari allo 0,6% in termini reali, dell’1% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016. Rispetto ai consumi, spendono solo i pensionati. Il Mezzogiorno è diventato sempre più povero. Il tasso di occupazione maschile è sceso al 53,7%, oltre 10 punti più basso della media nazionale. Lavora una donna su tre. Le famiglie in cui non è presente alcun occupato sono passate dal 14,5% del 2008 al 19,1% del 2013 al Sud, che sta invecchiando più rapidamente che il resto dell’Italia: l’Istat prevede che dal 2011 al 2041 la proporzione di ultrasessantacinquenni per 100 giovani con meno di 15 anni risulterà più che raddoppiata, passando da 123 a 278. La carenza di politiche a favore dei più poveri incide negativamente sul rischio di persistenza in povertà, ovvero la condizione di povertà nell’anno corrente e in almeno due degli anni precedenti, che nel 2012 in Italia presenta uno degli indici più alti d’Europa, 13,1 contro 9,7%. Le famiglie maggiormente esposte sono quelle residenti nel Mezzogiorno, quelle che vivono in affitto, con figli minori, con disoccupati o in cui il principale percettore di reddito ha un basso livello professionale e di istruzione. Nel rapporto si legge che l’indicatore di povertà assoluta, stabile fino al 2011, sale di 2,3 punti percentuali nel 2012, attestandosi all’8% della popolazione. Nel 2013 si è toccato un nuovo minimo storico per le nascite da quasi vent’anni. Si stima che siano stati iscritti all’anagrafe poco meno di 515mila bambini, 12mila in meno rispetto al minimo storico registrato nel 1995.

 

Mentre l’Italia è moribonda – un paese dove non vengono favorite nuove nascite è già morto – a causa delle politiche disastrose degli ultimi due anni, continuate dall’inconsistenza culturale di Renzi e del suo cerchio magico, finanziario e mass-mediatico, finalmente L’Osservatore Romano può gioire per aver trovato il vincitore, per di più supportato da una schiera consistente di cattolici. Oltre ai milioni che l’hanno votato, quelli del Nuovo Centro Destra-Unione di Centro, che prima hanno regalato una stampella a Letta per preservare i loro ruoli di Governo e di potere e ora avranno un’unica possibilità di sopravvivenza politica: confluire nella nuova edizione della Democrazia Cristiana di Matteo Renzi, con tutto il rispetto della Democrazia Cristiana del tempo che fu.

 

Il cosiddetto mondo cattolico ha tentato di tutto in questi poveri anni. Prima, Mario Monti. Poi, Enrico Letta. Ora, Renzi.

 

Neanche l’appartenenza di Monti al Gruppo Bildeberg – insieme a Franco Bernabè, John Elkan e Monica Maggioni, anche quest’anno è tra gli italiani che si riuniranno a Copenaghen, nell’appuntamento annuale che vuole decidere le sorti del mondo – e il suo essere espressione dei poteri tecnocratici e finanziari europei, impedì la moral suasion a suo favore dell’allora Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Bertone, del Cardinale Bagnasco e della Conferenza Episcopale Italiana, che con una decisione senza precedenti per quanto riguarda i rapporti tra Chiesa e Stato, sostenne Monti nel suo proposito di divenire elemento dirimente e decisivo dello scenario politico. «Monti – disse Bagnasco – ha presentato un modo, una strada, che mi pare sia offerta alla riflessione seria e onesta di tutti, indistintamente, creando secondo le scelte di ciascuno un consenso, una posizione. Mi pare sia un metodo innovativo sotto questo profilo e tutti quanti, se vorranno, nel mondo politico e nella gente, potranno misurarsi su queste proposte concrete». Il direttore di Avvenire, scrisse: «Ci sono fasi della vita dei Paesi nelle quali forze alternative coniugano i propri sforzi anche solo su temi ben definiti nell’interesse nazionale. Ma perché questo accada in Italia, occorre che ci siano almeno due buoni e grandi pilastri in un quadro politico rinnovato». Perfino Benedetto XVI, prima del voto del 24 e 25 febbraio 2013, ritenne di (vogliamo credere, fu indotto a) ricevere per un incontro di commiato, di amicizia speciale – come fu definito – l’allora Presidente del Consiglio, sceso in campo con la sua lista Scelta Civica. Il successo di un anno fa (l’8,3%, pari a 2.824.001 di voti, con 37 deputati alla Camera; il 9.1%, pari a 2.797.486 di voti, con 18 eletti al Senato), che ha prodotto Ministri e sottosegretari sia nel Governo Letta sia nel Governo Renzi – disintegrato alle elezioni europee – fu anche dovuto all’apertura di credito ricevuta dal mondo cattolico. Molti Vescovi, durante quella campagna elettorale, s’intrattennero in colloqui cordiali con il Presidente del Consiglio, impegnato nel suo tour elettorale e ripresi in modo sistematico da stampa e televisioni. Furono in molti a sottolineare che taluni Vescovi indottrinarono i loro Parroci rispetto all’orientamento al voto a favore di Monti, che per bocca del suo Ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, si era premurato di sottolineare che «nell’agenda Monti i principi non negoziabili non sono richiamati, perché semplicemente non hanno l’urgenza che altri intendono loro dare». In linea con quanto qualche settimana prima aveva affermato un autorevole Vescovo, consigliere spirituale di Sant’Egidio, Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che sottolineò l’esigenza esattamente opposta a quella della preminenza dei principi non negoziabili: «alla luce della crescita delle convivenze non famigliari – disse – si aiutino a individuare soluzioni di diritto privato e prospettive patrimoniali. Credo che sia un terreno che la politica debba cominciare a percorrere tranquillamente». Non a caso, i due personaggi della Comunità della Comunità di Sant’Egidio, sono stati tra i primi ad esprimere il loro sostegno a Marco Pannella, dopo la stupefacente telefonata del Papa.

 

Spazzati via i principi non negoziabili, il sostegno a Monti – considerato riserva della Repubblica non solo da Giorgio Napolitano, ma anche dalle gerarchie ecclesiastiche – ha prodotto un formidabile risultato. Nella storia della Repubblica, non è esistito Governo più disastroso di quello da lui presieduto rispetto all’andamento dell’economia reale e ai conti pubblici dell’Italia nei confronti dell’Europa e a tre indicatori (PIL, disoccupazione, produzione industriale); per altri due indicatori (debito e inflazione) è stato tra i governi peggiori degli ultimi 15 anni. La manovra Monti, imperniata all’85% sulle tasse, ha generato povertà e ha distrutto l’economia reale (ricchezza, lavoro, produzione), creando inflazione e ottenendo risultati fortemente negativi – che ancora l’Italia paga – sul fronte delle finanze pubbliche rispetto al triennio precedente. L’unica novità che si può ascrivere all’azione di quel Governo, è stata l’azione del Ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Non tanto con quel suo provvedimento sulle pensioni, che ha sottratto vita e futuro a milioni di persone, ma per la sua pervicace azione contro i principi del diritto naturale. Subito dopo l’insediamento del Governo, sulla spinta delle preoccupazioni espresse dal Presidente della Repubblica, per il persistere, disse Napolitano (1925), di discriminazioni e comportamenti ostili nei confronti di persone con orientamenti sessuali diversi, fu istituito un gruppo di lavoro presso il Ministero delle Pari Opportunità, che mise all’ordine del giorno il tema dell’omofobia. Il Ministro Elsa Fornero, in occasione di un’audizione che si svolse il 31 gennaio 2012 davanti alle Commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera dei Deputati, affermò: «La diversità è un valore, deve essere tra le cose che i bambini imparano da piccoli. I semi si gettano tra i bambini e soprattutto nelle scuole. Il mio impegno è pieno contro le discriminazioni anche verso gli omosessuali ed i transgender. È sotto gli occhi di tutti il grave ritardo culturale che il nostro Paese rappresenta in tema di pari opportunità, nell’accesso ai diritti rispetto alle diversità». La collaborazione fu avviata con il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Nel novembre dello stesso anno, la Fornero espresse il suo «profondo rammarico per la bocciatura in Commissione Giustizia della Camera della proposta di legge contro l’omofobia e la transfobia, in quanto il riconoscimento della specificità dei reati di omofobia e transfobia rappresenta un principio di civiltà, riconosciuto con una specifica disposizione normativa». Aggiunse che si trattava di una «richiesta pressante che viene dalla società civile, così come dalle istituzioni internazionali ed europee che ci sollecitano ad adottare misure adeguate per la protezione delle persone dagli intollerabili atti di violenza a sfondo omofobico e transfobico di cui purtroppo leggiamo quotidianamente» e assicurò che avrebbe continuato l’impegno nella direzione che era stata già intrapresa, partendo dall’attuazione della Raccomandazione del Consiglio d’Europa n. 5 del 2010, con un progetto pilota del Dipartimento per le pari opportunità, proponendo l’adozione di una strategia nazionale per i diritti della persone Lgbt e l’avvio di una nuova campagna nazionale contro l’omofobia.

 

Dopo Monti, si è proseguito sulla stessa linea. Non solo sulle questioni economiche, ma su quelle che veramente contano: i principi del diritto naturale. Anzi, si è fatto di peggio e senza l’autorevole prodigarsi di illustri prelati, non sarebbe stato possibile costruire la gamba a sostegno del Governo di Enrico Letta e portare a compimento l’operazione Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. E’ stato il Governo Letta a dare compimento al lascito del Ministro Fornero: un documento – intitolato Verso una Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere – a firma del Dipartimento delle Pari Opportunità e del suo ufficio Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), che prevede l’accreditamento delle associazioni Lgbt presso il Miur (Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca), in qualità di enti di formazione; una predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite da genitori omosessuali. Un altro modo di riconoscere le coppie gay seppur solo a livello amministrativo; un coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti; un monitoraggio e analisi quanti/qualitativa sugli atti di bullismo nelle scuole, con particolare focus sui casi di bullismo omofobico, transfobico e sessuofobo. Il Governo Letta, sostenuto da buona parte del mondo cattolico, non ha detto una parola sul vademecum che nel mese di novembre 2013, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso a tutti i Governi europei per promuovere nelle scuole corsi di sessuologia che, già dall’asilo, insegnino ai bambini a masturbarsi e a essere informati sul sesso, sia etero che omosessuale, e sulle sue conseguenze, come accennato precedentemente. Il documento invita a una maturazione della consapevolezza sessuale già nei primissimi anni di età, attraverso una conoscenza del proprio corpo e un’esplorazione delle relazioni sessuali – sia etero sia omo – infantili. Ai bimbi dagli 0 ai 4 anni, si legge, gli educatori dovranno trasmettere informazioni su masturbazione infantile precoce e scoperta del corpo e dei genitali, mettendoli in grado di esprimere i propri bisogni e desideri, per esempio nel “gioco del dottore”. Dai 4 ai 6 anni, i bambini dovranno invece essere istruiti sull’amore e le relazioni con persone dello stesso sesso, parlando di argomenti inerenti la sessualità con competenza comunicativa. La vera crescita avverrà coi bimbi tra i 6 e i 9 anni, ai quali i maestri terranno lezioni su cambiamenti del corpo, mestruazioni ed eiaculazione, facendo conoscere loro i diversi metodi contraccettivi. Su questi aspetti, i bambini tra i 9 e 12 anni dovranno già avere ampia competenza, diventando esperti nel loro utilizzo e venendo informati su rischi e conseguenze delle esperienze sessuali non protette (leggasi le gravidanze indesiderate). Nella fascia puberale tra i 12 e i 15 anni, gli adolescenti dovranno acquisire familiarità col concetto di pianificazione familiare, conoscere il difficile impatto della maternità in giovane età, con la consapevolezza di un’assistenza in caso di gravidanze indesiderate e la relativa presa di decisioni (leggasi aborto). A quell’età i ragazzi dovranno essere informati sulla possibilità di gravidanze anche in relazioni omosessuali e sull’esistenza del sesso inteso come prostituzione e pornografia, venendo messi in guardia dall’influenza della religione sulle decisioni riguardanti la sessualità. Si vuole sottrarre alla famiglia il diritto-dovere di formare e insegnare il bene e il male ai propri figli, al fine di garantire la possibilità che sia lo Stato a indottrinarli.

 

Così, si distruggono le società. Le crisi economiche sono solo una conseguenza della distruzione dei principi della morale naturale. Questa verità non interessa per nulla al mondo cattolico, che persevera nei suoi errori: la prima, la seconda e la terza volta. Quando si forma il Governo Renzi –continuatore sinergico dei due Governi precedenti di quell’ideologia anti-umana che i cattolici dovrebbero combattere, basti pensare alla presenza al suo interno dell’autore della proposta per il contrasto dell’omofobia e della transfobia, che incide in maniera distruttiva sulla prima libertà dell’uomo, quella religiosa – gli elogi si sprecano. Avvenire, in un editoriale del 22 febbraio, parla di una compagine di Governo «asciutta, profondamente ringiovanita e mai così paritaria, ad alta densità politica, e con un tratto distintivo», rappresentato dall’asse tra i partiti e il mondo dell’impresa e del lavoro. «È netto il segnale composto da Renzi» e si aggiunge: «si cambia musica, anche se lo spartito (largamente dettato da Bruxelles) è ancora lo stesso». Il problema è che Bruxelles non detta solo lo spartito sull’economia, ma quello sull’identità cristiana dell’Europa, negandola, ma questo non interessa nessuno. Per L’Osservatore Romano, l’esecutivo «si caratterizza per la novità molto positiva della presenza, su sedici ministri, di otto donne, e per l’età media, di 48 anni». Come se le giovani donne di Renzi, costituissero di per sé un dato politicamente rilevante e non corrispondessero, invece, alla pretesa di esprimere un giovanilismo da quattro soldi che si vuole sbarazzare del vecchio. La logica è la stessa di chi vuole promuovere l’eutanasia per le persone che non vengono più considerate utili socialmente. L’Azione Cattolica avverte che il Paese «ha grandi attese che richiedono risposte immediate» e le molteplici difficoltà del presente chiamano tutti a sottoscrivere «un Patto di speranza, che abbia come orizzonte il futuro del Paese e delle giovani generazioni». Il Sottosegretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, rivolge  «L’auspicio che il governo possa realizzare il programma, che mi pare un programma molto impegnativo». Aggiunge: «Spero che con l’aiuto di Dio possa farlo».

 

Si invoca l’aiuto di Dio per un Governo che per sua formazione culturale e politica si appresta ad assecondare tutte le leggi in contrasto con la morale naturale: l’omofobia, il riconoscimento delle coppie di fatto, l’adozione di bambini per le coppie omosessuali, la liberalizzazione delle droghe, a cominciare da quelle cosiddette leggere, l’introduzione del divorzio breve, che consente la cessazione del matrimonio dopo soli sei mesi contro i tre anni precedenti. Presto, si discuterà di eutanasia e anche di pedofilia. Tutte misure laiche che corrispondono all’orientamento di molti cattolici libertari, che a partire dal concedere la comunione ai divorziati risposati, si preparano a liquidare definitivamente i principi sui quali per duemila anni è vissuta la Chiesa Cattolica ed ha custodito le anime dei suoi fedeli.

 

Intanto, il Governo Renzi elargisce 80 euro a persone in stato di bisogno – l’unico suo provvedimento, grazie al quale ha posto un’ipoteca pesantissima sul voto – e incassa un plebiscito di voti e, tra questi, milioni di voti di cattolici. Il mondo cattolico plaude, sereno, tacito, accomodante, alla riproposizione di quell’ideologia catto-comunista che tanti danni ha già fatto all’anima del nostro paese, impedendogli di riconoscere la persona umana intesa nella sua integrità. Invece di gridare dai tetti lo scandalo, sembra compiacersi della vittoria elettorale di un pensiero unico che vuole divenire dominante, di cui esso stesso diviene interprete principale. Se vi garba così tanto, tenetevelo Matteo Renzi – insieme al prossimo Presidente della Repubblica, Emma Bonino – e dopo i prossimi vent’anni, non veniteci a raccontare cosa sarò divenuta, complice la vostra ignavia, la nostra società.

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3 Commenti a "Renzi, i principi non negoziabili e le responsabilità dei cattolici"

  1. #cristiano   2 giugno 2014 at 4:40 pm

    Solo per la cronaca : Renzi NON é cattolico, come non lo é Monti; sono entrambi massoni e si definiscono cattolici solo per “captatio benevoletiae”, ovvero per ottenere fraudolentemente i voti dei cattolici.
    Mi pare che REnzi, al di la dei brogli evidenti nelle ultime elezioni europee, é riuscito nell’inganno.
    In fondo anche lui é schiavo del “grande ingannatore, come tutti i massoni….

  2. #Marco   3 giugno 2014 at 11:31 am

    I soliti maledetti ex dc.

  3. #bbruno   14 giugno 2014 at 6:19 pm

    il vaticano : una BOLGIA infernale: che Dio li fulmini!