Della “psicologia spirituale” cristiana.

mente-umana

di Thaddeus

C’è chi dice che il proliferare dei vari psicologi, psichiatri ecc… sia direttamente proporzionale al crollo della fede, alla secolarizzazione della società e all’abbandono delle pratiche religiose. A mio giudizio, ciò è indubbiamente vero non solo relativamente ai sacramenti e ai sacramentali, ma anche per l’abbandono o la poca diffusione dei testi spirituali. Perché la dottrina cattolica contiene in sé un vero tesoro riguardante il funzionamento della psiche umana, non relativo al solo piano naturale ma alle varie influenze preternaturali, fornendo per questo un quadro ancora più completo.

L’opera più celebre che sovviene in mente, a tal proposito, è il discernimento degli spiriti di ignaziana memoria, che ho avuto modo di affrontare anche durante gli ultimi esercizi spirituali. Andiamo ad estrarre i passi più significativi:

  1. – Il contrario della prima regola accade a quanti cercano sinceramente di purificarsi dai loro peccati, mentre procedono di bene in meglio al servizio di Dio nostro Signore. In quel caso Infatti, lo spirito cattivo è solito provocare tristezza ed ansietà, creare ostacoli basati su falsi ragionamenti, impedendo all’anima di progredire ulteriormente. Lo spirito buono ha la caratteristica di incoraggiare e rafforzare, consolare, produrre lacrime, ispirazioni e pace, di facilitare le cose togliendo gli ostacoli affinché l’anima possa progredire ulteriormente nelle opere buone.

Questo consiglio lo trovo di capitale importanza. Quante volte capita di deprimersi, di “desolarsi” di fronte al materialismo imperante, ai nostri insuccessi e peccati, al passato, ai rimorsi, alle difficoltà e fragilità umane? Eppure S. Ignazio ci invita a non scoraggiarsi, a non lasciarsi prendere dall’abbattimento: esiste sempre accanto ad ognuno di noi quello “spirito buono” e “ottimista”, che ci aiuta a rialzarci e riprendere il cammino, qualsiasi sia la condizione attuale e tutto il carico di peccati che ci siamo portati dietro. Abbiamo a che fare con Dio, ricordiamocelo sempre: a Lui tutto è possibile, perfino nelle situazioni più intricate.

 

Ma i consigli del nostro “santo psicologo” non si fermano qui.

            4. Chiamo desolazione tutto quanto è contrario alla terza regola, come l’oscurità dell’anima, il tormento della mente, l’inclinazione ad amare le cose terrene, l’inquietudine derivante da molti disturbi e tentazioni che portano alla perdita della fede, della speranza e della carità. É pure desolazione quando l’anima si trova completamente apatica, tiepida, triste e separata dal suo Creatore e Signore. E come la consolazione è il contrario della desolazione, così i pensieri che hanno origine dalla consolazione sono opposti a quelli derivanti dalla desolazione.

            5. In tempo di desolazione non si dovrebbero mai fare dei cambiamenti, ma restare fermi e saldi nelle risoluzioni e decisioni che ci hanno guidato prima della desolazione, o alle decisioni osservate nella consolazione precedente.

            Infatti, come lo spirito buono ci consola e ci guida nella consolazione, lo spirito cattivo guida e consiglia nella desolazione.

            Seguendo i consigli del secondo spirito, non troveremo mai la retta via per una giusta decisione.

  1. – Sebbene quando ci troviamo nella desolazione non dovremmo cambiare le decisioni prese in precedenza, sarà vantaggiosissimo intensificare la nostra attività contro la desolazione. Lo si può fare insistendo di più sulla preghiera, sulla meditazione, sui frequenti esami di coscienza e aumentando in modo adatto la nostra penitenza.

[…]

  1. Chi si trova nella desolazione deve sforzarsi di perseverare nella pazienza, che è contraria alle vessazioni giunte su di lui. Dovrebbe anche considerare che presto la consolazione tornerà, e lottare con diligenza contro la desolazione, secondo quanto spiegato nella sesta regola.

[…]

     11.  Una persona che si trovi nella consolazione dovrebbe procurare di umiliarsi e abbassarsi il più possibile. Dovrebbe ricordarsi quanto poco egli vale in tempo di desolazione, quando non ha la grazia della consolazione. D’altra parte, la persona che si trovi nella desolazione dovrebbe ricordare che, per resistere a tutti i suoi nemici, può fare molto usando la grazia sufficiente che ha, e attingendo forza dal suo Creatore e Signore.

 

E ancora, come se non bastasse, ecco svelati i trucchi del nemico.

  1. – Il nemico agisce come una donna, giacché è debole di fronte alla forza, ma forte se ha la sua volontà. Poiché è natura di una donna litigare con un uomo e perdere coraggio e fuggire quando l’uomo si dimostri forte e determinato, allo stesso modo se l’uomo perde coraggio e fugge, la rabbia, lo spirito di vendetta e l’ira della donna cresceranno oltre ogni limite. Similmente, rientra nella natura del nostro nemico diventare impotente, perder coraggio e fuggire non appena una persona che vive la vita spirituale resta coraggiosamente salda davanti alle sue tentazioni, facendo esattamente l’opposto di quanto egli suggerisce. Se al contrario la persona comincia a fuggire e a perdere coraggio nel combattere la tentazione, nessuna bestia feroce sulla terra sarà più feroce del nemico della nostra natura umana che persegue nelle sue cattive intenzioni con sempre crescente malizia.
  1. – Il nemico agisce anche come un falso amante che desideri restare nascosto e che non vuol essere rivelato. Perché quando questo uomo ingannevole fa la corte a qualche figlia di buon padre o alla moglie di un onesto marito, vuole che le sue parole e suggestioni siano tenute segrete. Gli dispiace assai se la ragazza rivela al padre, o la moglie al marito, le sue parole di inganno e le sue depravate intenzioni, perché allora sa che i suoi piani non hanno possibilità di riuscita. Allo stesso modo, quando il nemico della nostra natura umana tenta l’anima giusta con le sue astuzie ed inganni, vuole e desidera che questi vengano tenuti segreti. Quando sono rivelati a un confessore o a una persona spirituale che capisca quelle menzogne e perversi disegni, il nemico prova grande dispiacere perché sa che, una volta scoperti i suoi ovvii inganni, non potrà riuscire nei suoi infami disegni.
  1. –  Il comportamento del nemico somiglia anche a quello di una guida militare che desidera conquistare e saccheggiare l’oggetto dei suoi desideri. Come il comandante di un esercito installa le tende, studia la forma e le difese di una fortezza e quindi l’attacca nel punto più debole, allo stesso modo il nemico della nostra natura umana studia da ogni lato le nostre virtù teologiche, cardinali e morali. Dove ci trova più deboli e bisognosi riguardo alla salvezza eterna, ci attacca e ci assale.

 

Altri consigli si possono leggere al link sopra segnalato. Un altro esempio di fine conoscitore della natura umana è San Francesco di Sales, che nella sua Filotea ci parla di quelli che sono i mali interiori per eccellenza nel nostro tempo: la tristezza e l’agitazione.

Se l’anima cerca i mezzi per liberarsi dal suo male per amore di Dio, li cercherà con pazienza, dolcezza, umiltà e serenità, aspettando la propria liberazione più dalla bontà e dalla Provvidenza di Dio che dai propri sforzi, dalle proprie capacità e dalla propria diligenza. Se invece cerca la propria liberazione per amor proprio, si agiterà e si altererà nella ricerca dei mezzi, come se dipendesse più da lei che da Dio: non dico che lo pensi, ma si comporta come se lo pensasse.

Se non trova subito quello che sta cercando, entra in uno stato di grande agitazione ed impazienza, che non le tolgono il male, ma anzi lo peggiorano; l’anima entra in uno stato di angoscia e smarrimento senza confini, con un tale cedimento del coraggio e della forza, che le sembra che il suo male sia senza rimedio. A questo punto la tristezza, che in partenza era giusta, genera l’agitazione; e l’agitazione in seguito aumenta la tristezza, il che è molto pericoloso.

L’agitazione è uno dei mali peggiori che possa colpire l’anima, eccettuato il peccato. Allo stesso modo che le sedizioni e i turbamenti interni di uno Stato lo rovinano completamente e lo rendono incapace di opporre resistenza agli aggressori esterni, così il nostro cuore, quando è turbato e agitato dentro di sé, perde la forza di conservare le virtù che aveva acquistato e, nello stesso tempo, perde anche la capacità di resistere alle tentazioni del nemico, il quale, come dice il proverbio, in tal caso, si impegna a fondo per pescare in acque torbide.

L’agitazione viene da un desiderio smodato di liberarci dal male che ci opprime o di acquistare il bene che speriamo; tuttavia nulla peggiora il male e allontana il bene quanto l’agitazione e la precipitazione. Gli uccelli rimangono presi nelle reti e nei lacci, soprattutto perché quando vi si impigliano, si dibattono e si agitano disperatamente per venirne fuori, e così si inviluppano sempre più.

[…]

Quando dunque sentirai il desiderio di essere liberata da qualche male e di pervenire a qualche bene, prima di tutto mettiti calma e serena, fa calmare il tuo intelletto e la tua volontà, e poi, con moderazione e dolcezza, insegui pure il sogno del tuo desiderio, prendendo con ordine i mezzi idonei; quando dico con moderazione, non intendo dire con negligenza, ma senza precipitazione, senza turbamento e agitazione; diversamente, invece di raggiungere l’oggetto del tuo desiderio, rovinerai tutto e ti troverai peggio di prima.

Quando ti accorgerai che stai per cadere nell’agitazione, raccomandati a Dio e decidi di non fare assolutamente nulla di quanto pretende da te il desiderio, finché l’agitazione non sia completamente sopita, a meno che non si tratti di cosa che non può essere differita; nel qual caso, con un impegno dolce e sereno, devi contenere la spinta del tuo desiderio, controllandolo e moderandolo nella misura del possibile, e realizza quello che devi realizzare non seguendo il tuo desiderio, ma seguendo la ragione.

Se puoi manifestare la tua agitazione -a chi ha la guida della tua anima, o almeno a qualche amico nel quale hai fiducia, ma che sia devoto, fallo senza esitazione: presto ritroverai la calma perché la comunicazione delle sofferenze del cuore fa all’anima lo stesso effetto che il salasso al corpo di chi ha una febbre insistente: è il rimedio dei rimedi.

S. Luigi di Francia diceva al figlio: ” Se hai nel cuore un malessere, dillo subito al tuo confessore o ad una brava persona, e così il tuo male diverrà leggero per il conforto che ne hai avuto “.

Poche parole, devo dire, mi sono state più utili di queste, avendo il sottoscritto il difetto di agitarsi, sotto un’apparente calma, per svariati pensieri che spesso rimangono alla fin fine solo diaboliche fantasie. Ma ancora di più son serviti i consigli contro la cattiva tristezza:

La cattiva tristezza turba l’anima, la mette in agitazione, le dà paure immotivate, genera disgusto per l’orazione, assopisce e opprime il cervello, priva l’anima di consiglio, di proposito, di senno, di coraggio e fiacca le forze. In conclusione, è come un duro inverno che cancella tutta la bellezza della terra e manda in letargo gli animali; infatti la tristezza toglie ogni bellezza all’anima e la rende quasi paralizzata e impotente in tutte le sue facoltà.

Filotea, se mai dovesse capitarti di essere afflitta da questa cattiva tristezza, metti in atto i seguenti rimedi. Dice S. Giacomo: Se qualcuno è triste, preghi: la preghiera è il rimedio più efficace perché innalza lo spirito a Dio, nostra unica gioia e consolazione; nella preghiera poi, serviti di affetti e parole interiori ed esteriori, che portano alla fiducia e all’amore di Dio, come: O Dio di misericordia, mio buon Signore, Salvatore mio misericordioso, Dio del mio cuore, mia gioia, mia speranza, mio caro Sposo, Amore dell’anima mia, e simili.

Combatti con forza la tendenza alla tristezza; e anche se hai l’impressione che tutto quello che stai facendo in quel frangente rimanga distante e freddo, triste e fiacco, non rinunciare a farlo; il nemico che vuole per mezzo della tristezza far morire le nostre buone opere, vedendo che non sospendiamo di farle, e che compiute con sforzo valgono di più, cesserà di tormentarci.

Canta dei canti spirituali; spesso il maligno abbandona il campo di fronte a quest’arma. Un esempio ci viene dallo spirito maligno che assediava e possedeva Saul, la cui violenza era dominata soltanto dalla salmodia.

E’ cosa buona occuparsi in atti esteriori e variarli più che possiamo, per distrarre l’anima dall’oggetto della tristezza, purificare e riscaldare gli spiriti; questo perché la tristezza è una passione fredda e arida.

Compi atti esteriori di fervore, anche se non ci trovi alcuna attrattiva: abbraccia il Crocifisso stringendolo al cuore, baciagli i piedi e le mani, alza gli occhi e le mani al cielo, indirizza la tua Voce a Dio con parole di amore e di fiducia simili a queste: Il mio Amore è mio e io sono sua. Il mio Amore è come un mazzetto di mirra che riposa sul mio seno. I miei occhi si posano su di te, o mio Dio, e dicono: Quando mi consolerai? O Gesù, sii Gesù per me; Viva Gesù, e anche la mia anima vivrà. Chi mi separerà dall’amore del mio Dio? E simili.

La disciplina moderata è buona contro la tristezza, perché questa mortificazione esteriore volontaria, chiama la consolazione interiore e l’anima, provando dolori dal di fuori, si distrae da quelli che l’affliggono di dentro. La frequenza alla Santa Comunione è ottimo rimedio; perché questo pane celeste dà forza al cuore e gioia allo spirito.

Manifesta tutti i tuoi sentimenti, gli affetti, i pensieri alla tua guida e confessore, con umiltà e sincerità; cerca la conversazione di persone spirituali e frequentale più che puoi in tali circostanze.

 

Quante sedute risparmiate, quante dosi di psicofarmaci in meno può portare la lettura e l’applicazione di queste splendide righe? E quindi forza, coraggio: con l’aiuto di Dio, tutti i sentimenti negativi sono debellabili, anzi sono un’occasione per conoscere meglio sé stessi, per maturare, per fare una vita cristiana più serena, gioiosa ed equilibrata. E quello che ho riportato è solo un breve estratto dalle opere che la tradizione cattolica ci ha lasciato in dono: in tutti i testi spirituali è possibile trovare, qua e là, indicazioni simili.

Quindi non arrendiamoci mai e non disperiamo: le “armi” sono a portata di mano e facilmente impiegabili da ognuno, relativamente al proprio carattere e stato di vita.

 

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