«Il sacramento del diavolo», recensione di Ester M. Ledda

«Il sacramento del diavolo», recensione di Ester M. Ledda

 

di Ester M. Ledda

 

Che cosa sono i sacramenti? Il Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica spiega che «sono segni sensibili ed efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina» (cfr. n. 224).

Quest’opera, però, ci fa notare che anche il diavolo, al quale piace “scimmiottare” Dio, ha i suoi sacramenti, o meglio, i suoi “anti-sacramenti”. Il diavolo, infatti, non vuole che ci venga elargita la vita divina, ma subdolamente non ci pone contro Dio apertamente, bensì in modo più raffinato, facendoci credere che il male è, in realtà, il bene e viceversa.

Il “sacramento diabolico”, oggi largamente diffuso come “costume” soprattutto nel mondo occidentale, è la sodomia, il peccato impuro contro natura, uno dei quattro peccati che, come insegna il Catechismo di San Pio X, gridano vendetta al cospetto di Dio. Un peccato che addirittura, come riporta santa Caterina da Siena nel suo magistrale “Dialogo della Divina Provvidenza”, fa schifo pure ai demoni, perché essi, pur felicitandosi degli effetti di tale peccato, non vanno mai contro la loro stessa natura, quella angelica, seppur decaduta.

Eppure, oggi, l’ideologia di gender è il pensiero dominante in Occidente, il continente, ormai, post-cristiano. Il diavolo, infatti,  ha convinto che per “amore” tutto sia permesso ed è, addirittura, approvato da Dio.  È veramente così? Ovviamente no, perché il Signore governa il mondo, tutto l’universo, per mezzo di leggi naturali a cui è sottomessa anche la natura umana: trasgredire il diritto naturale significa – come spiegano perfettamente gli autori dell’opera Carlo Di Pietro (giornalista) e Marcello Stanzione (sacerdote) – peccare, offendere Dio sempre e comunque.

Già trent’anni fa, nel famoso libro-intervista con Vittorio Messori, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI – al quale la sottoscritta spera che la Chiesa gli dia, un giorno, il titolo di Dottore della Chiesa – rilevava che «la interscambiabilità dei sessi visti come semplici “ruoli” determinati più dalla storia che dalla natura, che la banalizzazione del maschile e del femminile si estendono all’idea stessa di Dio e da lì si allargano a tutta la realtà religiosa». Si vuole, si pretende, come il primo uomo e la prima donna, di essere «liberi dalla legge del Creatore, liberi dalle stesse leggi della natura, padroni assoluti del proprio destino» (“Rapporto sulla fede”, Ed. Paoline, 1985).

Dio ci ha lasciato la libertà di peccare, ma non ce ne ha dato il diritto, men che mai per “amore”.

Quest’opera ha il grande merito non solo di esporre in modo chiaro il magistero della Chiesa, con riferimenti ai Padri e ai Dottori della Chiesa e con i richiami morali dei santi, ma anche di smascherare la propaganda che si sta compiendo da parte delle lobby omosessualiste per mettere a tacere non solo la Sposa di Cristo, ma tutti coloro che hanno l’onestà intellettuale di ammettere che l’“ideologia di genere” – il sacramento del diavolo –  sta portando l’umanità sull’orlo del baratro.

Non solo. Gli autori, giustamente, parlano, per quanto riguarda il mostruoso scandalo del “clero pedofilo”, di una verità taciuta: i preti colpevoli di tali abominevoli peccati, sono in realtà il 20%; nel restante 80% non si tratta, appunto di pedofilia, ma di efebofilia. Ovvero membri del clero, sì, ma omosessuali (praticanti) attratti da maschi adolescenti. Senza contare che la percentuale di preti che si macchiano di quest’abominevole peccato, comunque gravissimo, è però bassissimo: lo 0,10% del clero mondiale. Un’altra manovra della potente lobby gay per infangare la loro vera, unica nemica: la Chiesa di Cristo.

Non bisogna aver paura di ripetere ciò che l’Apostolo san Paolo diceva ai primi cristiani: depravati e pervertiti non entreranno nel Regno dei Cieli. Infatti, come disse Nostra Signore di Fatima alla piccola veggente, oggi beata, Giacinta Marto: «I peccati che portano più anime all’inferno sono i peccati della carne».

Ringrazio gli autori per il coraggio che hanno avuto – e anche l’editore (Fede&Cultura di Verona) – nel pubblicare quest’opera, perché non è facile affermare la verità in questi tempi in cui le lobby gay si stanno impadronendo anche dei parlamenti (basti pensare al disegno di legge Scalfarotto contro la cosiddetta “omofobia”).

Ma, essendo membri della Chiesa militante, non possiamo esimerci dalla battaglia in difesa della verità per il bene delle anime, soprattutto per aiutare quelle persone che hanno tendenze omosessuali: dobbiamo far capire che la Chiesa non è loro nemica, ma loro Maestra e Madre, e vuole condurle sulla via della salvezza. Questo libro è sicuramente uno strumento della Provvidenza per combattere questa fondamentale battaglia.

Buona lettura, buona meditazione e, soprattutto, buona battaglia.

Link: http://www.fedecultura.com/libro/il-sacramento-del-diavolo/

 

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2 Commenti a "«Il sacramento del diavolo», recensione di Ester M. Ledda"

  1. #Liz   9 maggio 2014 at 4:29 pm

    aah beh, se l’ 80% dei preti incriminati (da dove vengono questi dati? senza una fonte affidabile sono solo chiacchiere) è “efebofilo”, allora l’ABUSO SESSUALE è meno grave? ok.

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    • #ricciotti   9 maggio 2014 at 5:02 pm

      Salve.
      Provi a guardare sul dizionario cosa significa recensione.
      Il testo è ricco di note e riferimenti, dunque ben si documenta il dato.
      Buona lettura.

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