[INTERVISTA] Cinzia Baccaglini in esclusiva per RadioSpada

RadioSpada ha intervistato Cinzia Baccaglini, che ringraziamo, sull’identità del pro life, sulle strategie, sugli obiettivi della difesa della Vita.

 

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Cinzia Baccaglini è psicologa clinica e di comunità con specializzazione sistemico-relazionale, master cognitivo comportamentale, abilitazione all’uso dell’EMDR una particolare tecnica per il disturbo postraumatico da stress; baccalaureata in teologia; Presidente del Movimento per la Vita di Ravenna; operatrice Centro aiuto alla Vita di Ravenna; consulente scientifico della Quercia Millenaria; Presidente dell’Associazione privata di fedeli “Progetto Gemma” che ha come scopo la sequela di Gesù Concepito; è chiamata da molte realtà a tenere conferenze per la formazione degli operatori prolife e sul postaborto e post fecondazione extracorporea e pacchetto formativi culturali per giovani e meno giovani. Per gli amici, è solo “Cinzia prolife”: basta e avanza!

 

RS – Hai poco più di quarant’anni, eppure ti occupi di Vita da venticinque anni: una bella esperienza. Cosa è cambiato in questo tempo, per un pro life? Cosa è più facile oggi, e cosa è più difficile?

CB – Sono stata introdotta e cresciuta alla cultura della difesa della vita nascente e morente da giganti di questo mondo (Baravelli, Migliori, Garrone, Ghielmi, Rocchi e molti altri) alcuni che stanno già contemplando il Volto del Signore ed altri, come me, ancora in Pellegrinaggio in questo mondo, semplicemente perché la realtà è che siamo impastati di Cielo. Allora le cose erano chiare, limpide, con percorsi intellettuali e persino spirituali retti. C’erano anche poche cose e chiare da sconfiggere. La linea di demarcazione tra il bene e il male era più visibile. Oggi la confusione del menzognero è più sottile, gli ambiti sono più numerosi, le persone meno formate sia culturalmente che spiritualmente. Negli anni ho conosciuto molte persone di buona volontà (semplici volontari, medici, professori universitari, oggi servi di Dio come Jerome Lejeune e Don Oreste Benzi, oggi Beati, oggi Santi…quanti nomi che sono tutti scritti nel libro della Vita potrei fare!) tutti con una preoccupazione: cosa posso fare io per ogni bimbo concepito? Mi si chiede cosa sia cambiato? E’ aumentato il relativismo, si è spenta la voglia di ricercare la verità e la Verità (anche se ultimamente vedo un rinvigorimento), sono aumentati i campi di attacchi alla vita, si sono disperse energie – a mio modo di vedere – in ambiti limitrofi. E’ più facile la comunicazione. Non è vero che il web, i social network non aiutano…il problema è il discernimento, la capacità critica, la formazione della coscienza. A volte ho l’impressione che bisogna ritornare all’ABC della bioetica. Mancano mattoncini basilari e si tirano su muri non proprio a piombo. E la cosa che si  persa veramente è la conoscenza delle persone. Ci sono situazioni nelle quali mi chiedo: “e questo/questa da dove spunta fuori?” non perché io debba conoscere tutti ma perché è veramente aumentato il fai-da-te e questo, se da un lato, è un bene perché significa che si cresce con i diversi carismi, dall’altro, se non si condivide, può aumentare i personalismi e i disturbi narcisistici di personalità che derivano dalle solite tre tentazioni a cui l’uomo è sottoposto da sempre, quelle di Gesù nel Deserto.

RS – Hai una lunga esperienza professionale nella sindrome postaborto: puoi raccontare di questo vero e proprio tabù contemporaneo?

CB – Non tutti i professionisti sono d’accordo sul termine sindrome postaborto, nemmeno l’APA. Bene, è un problema di lessico: diciamo allora “conseguenze psichiche dell’aborto volontario”. Solo 3 flash: primo, se la morte per la nostra società è un tabù, le conseguenze psichiche dell’aborto volontario sono il tabù dei tabù; si dice che la legge 194, che le permette di abortire, tuteli la salute della donna? Tutti gli studi scientifici e la mia esperienza clinica dicono il contrario. Secondo: si dice che la legge 194 tuteli l’autodeterminazione della donna? Non è vero! Sono tante e tali le pressioni e i condizionamenti personali, psicologici, culturali, familiari e metto in ultimo – volontariamente – economici che chi ascolta le donne che hanno abortito che se questo insieme è autodeterminazione è meglio essere eterodeterminate! Ogni madre che abortisce sa che non abortisce qualcosa ma qualcuno e in tempi, modi, situazioni diversi che dipendono dalla storia personale questo figlio ucciso riemerge e riemerge come tale alla coscienza. Quando racconto storie di pazienti, io ho davanti volti, nomi, storie personali e familiari, segreti familiari non aneddoti,come un persona che ascoltava una mia conferenza mi disse. Ma non solo madri ma anche padri, nonni, bimbi che stanno soffrendo per l’aborto del loro fratellino anche se già adulti, medici e infermieri e ostetriche ai quali si è fratturata la coscienza e si sono chiesti “ma cosa sto facendo?”. Potrei citare studi ma sarebbe per addetti ai lavori, bastino alcune informazioni: dopo un aborto volontario aumentano ansia, depressione, ideazioni suicidarie, suicidi, inizio o aumento di sostanze stupefacenti obnubilanti come i cannabinoidi e l’alcol, i disturbi fobici, sia ossessivi che psicosomatici di varia natura; vi sono reazioni immediate di scollamenti psicotici e reazioni a breve e lungo termine a causa di eventi incrociatori importanti per il soggetto coinvolto.

RS – E’ vero che esiste anche la sindrome postfivet?

CB – Anche qui, quanti racconti e studi ci sono. Ci vorrebbe un’intervista per ogni argomento solo per citare la bibliografia. Il problema è che le persone non sanno cosa sia la fecondazione extracorporea. Non c’è solo la FIVET ma l’ICSI, la PZD e tante altre procedure e sigle zootecniche. Sì, “zootecniche” perché tutte importate dalla veterinaria e pertanto neanche dichiarate sperimentali per l’uomo: il blocco del ciclo della donna con ormoni; altri ormoni per farlo ripartire a comando per avere più ovuli; il prelievo ovocitario per via transvaginale o laparoscopica; l’ottenimento dello sperma con modo facilmente intuibile o con prelievi in sede; l’incontro di spermatozoi e ovuli in una piastra con soluzione zuccherina. E poi chissà quanti e quali di questi embrioni umani vanno avanti, non vanno avanti, sono buoni non sono buoni, vengono trasferiti alcuni, altri messi in freezer per successive necessità? Chi sa, insomma, quale sarà il loro destino? Con la ICSI si inietta direttamente lo spermatozoo nell’ovulo: tante illusioni, tanta sofferenza, pochissimi bimbi in braccio rispetto ai prodotti e con molte malformazioni per cui abortibili per ricominciare… Se Jacques Testart (il padre di Amandine, la prima bimba in provetta che sia nata in Francia), così come altri, ha smesso di farla; se Dominique LaGrange ed altre donne hanno descritto il loro vissuto di macchine ovulatrici forsennate immolate sull’altare della scienza; se persino gli organi preposti al controllo in altri Paesi cominciano a dire che forse, insomma, non è che proprio funzioni o che negli anni siano migliorati i risultati in termini di bimbi in braccio; allora bisognerebbe fermarsi a pensare. In Italia no, non c’è spazio per nessuna riflessione! Si aprono le già aperte maglie con ulteriori abomini. Verrebbe da chiedersi se questo sia il legittimo desiderio di avere un figlio o il pervicace inseguimento della realizzazione dell’egoismo umano: ma sotto l’egida di una legge ormai il lecito legale è diventato lecito morale e chi vi si opponga – scriveva Romano Guardini – sembra un dottrinario senza cuore: descrizione forse poco scientifica ma a me piace che la gente capisca, questo non è un consesso medico!

RS – Nei colloqui che tieni per cercare di scongiurare l’aborto, quali sono le cose da dire? E quelle da non dire assolutamente?

CB – Non è giusto né possibile rispondere a queste domande in 2 righe. Ci sono ore e ore di corsi di formazione continua e preparazione all’ascolto di queste situazioni nelle varie realtà, che ancora seguono il loro scopo statutario, ossia il colloquio di dissuasione da aborto o colloquio di salvataggio: non mi sembra corretto dare un vademecum che rispecchi un protocollo esecutivo. Sai e senti che il tuo cuore e la tua mente sono consapevoli che ogni bimbo concepito deve essere salvato? Anche se con handicap? Anche se frutto di una violenza? Anche se da rapporto occasionale? Che non deve essere prodotto MAI e che deve essere il frutto di un rapporto d’amore naturale? Bene, allora preparati accuratamente attraverso un bel corso di dura formazione e poi buttati a salvare bimbi ovunque e sempre e dove il Signore ti ha chiesto di gettare le reti, ricordandoti che sei solo uno strumento e che i bimbi li salva il Padreterno. E attenzione però: confrontati sempre per non insuperbirti e inorgoglirti nei numeri o nelle tue capacità… il demonio è lì che ti aspetta! Quando si ha a che fare con le persone le variabili sono tantissime e dipende anche il mezzo che usi: colloquio personale, telefonico, chat, sms) e bisogna avere consapevolezza che nessuno di noi è in grado di fare tutto. Penso che l’unica consapevolezza salda che si debba avere è che quel concepito, ogni concepito è unico, irripetibile, sempre figlio e per i credenti nostro piccolo fratello o sorella in Gesù Cristo. E la domanda che il Signore ha posto a Caino “Dov’è tuo fratello?” Bisognerebbe porsela tutti i giorni.

RS – Molti hanno scritto che il Movimento per la Vita è ormai divenuto un movimento pro choice: è vero? Perché?

CB – Molti dimenticano che il Movimento per la Vita Italiano è una Federazione di Movimenti locali che hanno una loro identità, statuto e persino codice fiscale. Per cui se stiamo parlando dell’attuale dirigenza, non mi esprimo: le azioni e le parole sono evidenti, parlano da sole. Non credo nell’unitarismo strategico: unità ed unitarismo sono due concetti differenti. Posso affermare che credo nella costruzione dal basso di un popolo per la vita che abbia a cuore la difesa della vita senza compromessi! Con il Demonio non si dialoga, si combatte. E nel rispetto di tutti si costruisce insieme con la diversità dei carismi ma avendo chiaro l’obiettivo. Mai più aborti, mai più fecondazioni extracorporee anche se omologhe? Ok, allora ragioniamo; altrimenti, siamo fuori strada. Inorridisco quando culturalmente sento affermare che la 194 o la 40 sono delle buone leggi, inorridisco quando sento parlare di integrale applicazione della 194, inorridisco quando sento parlare dell’applicazione delle parti buone della 194. Tutto questo mina non le strategie ma gli obiettivi. Poi il mondo politico farà il suo (se ci riesce) ma il prolife culturalmente deve puntare alto, al massimo e non svolazzare come i piccioni della famosa canzone di Povia. Se stiamo invece parlando dei piccoli centri di aiuto alla vita che salvano bimbi con i loro soldi, con poche forze o dei Movimenti locali che ancora, e sono tanti, tengono dritti la barra senza scivolare nel politichese dove dal male minore si passa al Maligno Maggiore, rifiuto recisamente che essi possano essere definiti pro choice.

RS – Cosa si può fare per recuperare l’identità perduta del MpV?

CB – L’identità non si perde, al limite si obnubila: occorre riscoprirla. E’ per me un dolore forte che si sia persa la memoria dei padri. Senza memoria non c’è futuro. Ed è per me fonte di estrema sofferenza vedere come si cerchino strategie unitarie all’esterno e non si ricomincino a fare passi di unità all’interno con quelli allontanati perché non seguivano la strategia. A volte ho l’impressione di assistere al meccanismo dell’ingroup/outgroup: si cerca un capro espiatorio interno od esterno per poter avere un collante che tenga (apparentemente) uniti. Siamo sicuri che la difesa della vita si basi su questo? Io non ho paura delle divisioni: se le identità sono chiare ci si confronta. Temo più gli inciuci sotto banco. Perché chi opera nella Luce sappiamo da chi arriva e così anche per il contrario. Ovviamente è solo una mia opinione e scevra da attacchi all’uno o all’altro. Sono una persona che ciò che deve dire lo dice in faccia. Che non si facciano quindi polemiche pensando specificamente a Tizio, Caio Sempronio: è un ragionamento trasversale a tutto il mondo prolife.

RS – E’ possibile mettere fuori legge l’aborto? Come si può fare?

CB – Fino a quando non si agirà culturalmente in ogni luogo dicendo, scrivendo, proclamando dai tetti che la 194 è integralmente ingiusta e non si faranno azioni per la capacità giuridica del concepito non si potrà fare nulla, neppure nella tattica dei piccoli passi, a mio parere. Ma per questo occorrono forza, coraggio della Verità, rimetterci di persona posti, lavori, stipendi, bonus, diritti pseudoacquisiti, privilegi e soprattutto tanta preghiera e ginocchia piegate.

RS – Chi era Mario Palmaro?

CB – Questa è una domanda trabocchetto? No, scherzo! Di Mario posso solo dire che era un piccolo grande uomo e pertanto grande marito, padre, bioeticista, professore, scrittore, giornalista, filosofo del diritto e per me amico, fratello. Il paragone più calzante che di lui ho letto è quello del diamante. Il diamante è puro, ha facce pulite, è prezioso ma il diamante scalfisce anche il vetro, taglia, lascia il segno. Chi era, anzi chi è Mario Palmaro per me? L’ho conosciuto davanti ad una finestra nel 1997 con l’allora fidanzata Annamaria, tanti convegni insieme, tanta conoscenza reciproca delle diverse storie personali e fatiche quotidiane fino all’ultimo. Tanti i ricordi sempre allegri e ironici nonostante le difficoltà. Gli scherzi sul mio essere “un brav’uomo”, in quanto riconosceva in me una donna con i controsoffitti, non incline a debolezze solitamente imputabili a femminucce; le mail che conservo gelosamente piene di ironia anche sulle sue difficoltà future di collocazioni cimiteriali… Ben sapendo egli la mia lunga esperienza, il suo ultimo regalo con forse il suo ultimo autografo, è stato “I tiepidi vanno all’inferno”, con la dedica “A Cinzia con la quale ci siamo divertiti troppo!”. Nello scrivere Mario Palmaro aveva aggiunto “Affinché non si abbia a dire che non ero io!”: era il suo ringraziamento per aver visto i suoi figli contenti in quell’ultimo giorno che siamo stati insieme, sei giorni prima che tornasse al Padre e ancora lucido a parlare non di strategie ma di obiettivi. La sua sofferenza nel vedere nuove divisioni dei prolife prospettarsi all’orizzonte …cose già molte volte passate insieme. E poi i seminari, le vacanze estive… tanto tanto altro che il cuore ricorda, anche legami profondi e molti significativi tra la mia famiglia e quella di Mario. E ora basta se no piango… e io invece sono “un brav’uomo”!

RS – Sarai alla Marcia per la Vita?

CB – Certo che sì ed ho deciso di marciare col Comitato Verità e Vita per ricordare Mario Palmaro, cui è anche stato intitolato un seminario di formazione che si terrà dal 10 al 14 settembre a Castelletto del Brenzone, sul Lago di Garda. Siamo in un momento epocale. Siamo chiamati alla testimonianza in prima persona. A Dio piacendo sì per la vita, il che significa per ogni concepito, senza compromessi.

RS – Allora, ci vediamo a Roma!

CB – Ci sarà un po’ di gente, mi si dice: speriamo di incontrarci e soprattutto, tra pro life, di ri-conoscerci!

 

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