Ecco il libro sul Fascismo che farà arrabbiare molti

 

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Il libro – come accennato ieri – sta già facendo parlare di sé: Il libro di Ferrari sul fascismo non è uscito e già ha aperto il dibattito

RS. Ciao Pietro, questo è il tuo primo libro con le Edizioni Radio Spada. Perché hai pensato di pubblicare con noi? Ci puoi fare una breve panoramica delle tue (tante) pubblicazioni precedenti?

PF. Ciao a tutti. Ritengo che il target di RS sia ampio e certamente comprende gli ambienti che hanno affrontato la “questione fascista”. Qualche anno fa iniziai a raccogliere spunti per il libro, tratti dalla bibliografìa che negli anni della mia militanza giovanile ho avuto modo di raccogliere: il fascismo è qualcosa con cui bisogna fare i conti. Le mie precedenti pubblicazioni con diversi editori, sono state: una miscellanea di scritti “impolitici”, racconti ed aforismi adolescenziali ed una successiva raccolta di prose poetiche; ho pubblicato anche piccoli saggi che hanno trattato come temi l’Europa, il medioevo come categoria metastorica, la globalizzazione e il mercatismo, l’immigrazione e il terrorismo islamico, la geopolitica e le guerre in Afghanistan ed Iraq dopo l’Undici Settembre.

RS. Veniamo a questo libro. Ogni capitolo è ricco di informazioni e scegliere quali argomenti trattare in questa breve intervista non è semplice. Ne abbiamo notati tre in particolare tra i molti che ci hanno colpito. Il capitolo 2 lo intitoli “Il fascismo introvabile, onnipresente e misterioso”. L’ossimoro introvabile-onnipresente è curioso. Ci vuoi dare qualche anteprima?

PF. Certamente. Il fascismo è stato storicamente un “ossimoro plausibile”, per poi diventare un archetipo sia per chi lo ama che per chi lo odia: uno strumento retorico di demonizzazione o un rifugio emotivo, in un’epoca priva di Grandi Racconti macropolitici mobilitanti. L’epoca fascista è il tabù di una nazione che ancora non riesce a metabolizzare la sua storia.

RS. Non è di minore interesse la domanda che hai usato come titolo del capitolo 5 “Il fascismo fu di destra o di sinistra?”. Ai nostri lettori cosa possiamo dire in merito?

PF. Il fascismo tentò in chiave hegeliana di superarle entrambe. Dobbiamo molto a Renzo de felice e a tutta la storiografìa ingiallita e impolverata, quella reietta e scomunicata dai benpensanti. Se il primo fascismo può essere etichettato come “di sinistra” mentre quello del regime come “di destra”, per poi tornare ad essere a Salò ancora “di sinistra”, questo non basta per una definizione rigida: senza lo squadrismo non ci sarebbe stato nessun regime, ma senza il regime e i balilla, non ci sarebbe stata la giovinezza volontaria di Salò. Le varie fasi, dettate anche da necessità storiche contingenti, sono tutte state dirette dal Capo del fascismo. Mussolini unì attorno a sé i percorsi ideologici e quelli pragmatici ed il problema attuale del mondo “post-neo-fascista” è quello di negare la complessità storica per potersi scegliere “un” fascismo e “l’altro” no. In realtà non esiste un Ufficio che può dare la patente di fascismo o ritirarla a chi si ritiene fascista “indebitamente”.

RS. Il capitolo 16 parla invece di “Mafia e fascismo”. Hai sfatato qualche certezza di alcuni “professionisti dell’antimafia”?

PF. Ci sono state diverse dichiarazioni del giudice martire Giovanni Falcone, che riconoscevano i meriti del fascismo contro la mafia, per non parlare del suo collega, in ufficio e nel martirio, Paolo Borsellino che era stato un militante del Fuan all’Università. L’epiteto “professionisti dell’antimafia” credo fu usato da Leonardo Sciascia, proprio per schernire coloro che fanno dell’antimafia una semplice e retorica battaglia partitica o ideologica neo-giacobina. Costoro sono gli stessi per cui l’unica massoneria cattiva era quella della P2, mentre le altre rimangono ottime.

RS. In questi anni hai tenuto conferenze che hanno fatto saltare i nervi tanto agli “antifascisti” ortodossi quanto ai “fascisti” nostalgici. Lo rifaresti? Questo libro è anche una risposta ai tanti interrogativi sollevati?

PF. In realtà ho notato che i nervi saltano per motivazioni che attengono prettamente alla psicologìa, se non alla psichiatrìa, ma per qualsiasi argomento: fascismo, cattolicesimo, revisionismo storico, medioevo, bioetica, immigrazione, signoraggio, etc.

RS. Cosa vorresti dire ad un giovane che oggi si definisce “fascista”?

PF. Gli direi di studiare e di apprezzare quanto di importante vi fu nelle storie dei protagonisti, di avere un atteggiamento nel contempo disincantato ma fervente nell’oggi, di non scambiare il fascismo con un assoluto e di approfondire anche le epoche storiche precedenti. Gli direi anche di essere critico, perché il fascismo è stato un fenomeno politico e una visione del mondo, che non necessariamente vanno difese in tutto e per tutto.

RS. E ad uno che si dice “antifascista”?

PF. Gli direi di valutare quanti equivoci ci sono nell’antifascismo, quanto il fascismo sia stato volutamente ridotto ad un codice semplificativo per dare un nome a tutto ciò che c’è di negativo nella storia umana. Ad entrambi direi di leggere con attenzione quanto avvenuto in Italia durante gli Anni di Piombo, affinché non ci siano altre generazioni che si disintegrano a vicenda mentre, oggi, gran parte di quel mondo che entrambi volevano cambiare, se la ride nel vederli neutralizzarsi.

RS. Auguriamo a tutti buona lettura.

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4 Commenti a "Ecco il libro sul Fascismo che farà arrabbiare molti"

  1. #Angheran   21 maggio 2014 at 9:23 am

    Se le guardie di ferro permettono , vorrei chiedere il motivo di quella copertina , che pare più in linea con la fuffisteria dell’estrema destra neopagana.

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    • #ruffo   21 maggio 2014 at 11:51 am

      Il significato della copertina le risulterà chiaro dopo aver letto il libro.

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