LA CROCE DELL’INFORME – Breve storia critica del Crocifisso nell’arte (prima parte)

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Con quest’articolo inizia la pubblicazione in varie puntate di una “Breve storia critica del Crocifisso nell’arte a cura di Luca Fumagalli,  socio fondatore e membro storico di Radio Spada. Ogni puntata sarà pubblicata, salvo emergenze, nel giorno di Sabato, in ossequio alla Beata Vergine Maria, Regina e Corredentrice del genere umano. 

L’uniformità si trova soprattutto tra gli uomini naturali,

non tra quelli che si arrendono a Cristo.

Come sono monotamente simili tutti i grandi tiranni e conquistatori,

come sono gloriosamente differenti i santi!

Cerca te stesso,

e a lungo troverai solo odio, solitudine, disperazione, disfacimento.

Ma cerca Cristo e Lo troverai,

e con Lui tutto il resto in sovrappiù. 

[C. S Lewis, “Il cristianesimo così com’è”]

 

di Luca Fumagalli

1. La Croce: una nuova era dell’umanità

Anche la storia dell’arte non è fine a se stessa:

essa serve alla conoscenza dell’uomo.

(W. PINDER)

 

Il luogo dell’esecuzione di Gesù è una collina poco distante da Gerusalemme, il monte Calvario, detto anche Golgota. I soldati romani, dopo essersi giocati a dadi le sue vesti, lo inchiodano ad una croce sulla cui cima troneggia una scritta sarcastica che lo vuole re dei giudei. Alla destra e alla sinistra sono crocifissi due ladroni, uno dei quali, pentitosi dei propri peccati, frutto di una vita dissoluta, riceve da Gesù la promessa della salvezza e della vita eterna. Da lontano assistono alla scena le pie donne che hanno seguito Gesù a Gerusalemme; tra loro, oltre a Maria, madre di Dio, vi è Maria Maddalena. Il supplizio di Gesù dura dall’ora sesta alla nona (da mezzogiorno sino alle tre circa). Il soldato Longino, più tardi convertitosi, lo ferisce al costato con la punta della lancia. In risposta ai suoi lamenti i soldati gli avvicinano alle labbra una spugna imbevuta di acqua e d’aceto. Alle tre del pomeriggio, dopo aver pronunciato la frase «Tutto è compiuto»[1], Gesù piega il capo e muore. In quel medesimo istante la tenda del tempio si lacera verticalmente, la terra trema e il cielo si oscura, si aprono i sepolcri, i corpi di molti giusti vengono risvegliati. Il centurione che sta ai piedi della croce esclama: «Davvero quest’uomo era il figlio di Dio»[2].

Con il martirio della Croce, somma umiliazione e segno di immenso amore, Nostro Signore si è donato al mondo per la salvezza di tutti gli uomini. Una morte fisica cruenta e dolorosa grazie alla quale l’uomo, seppellito dal peccato, è stato redento dalla morte spirituale. Un gesto unico e irripetibile che ha aperto nella storia una nuova era.

Capiamo dunque molto bene come la Croce sia uno dei simboli più frequenti in tutti gli aspetti del mondo cristiano. Pensiamo ad esempio al segno della Croce che è «l’atto più eloquente, più frequente, più popolare del culto cattolico»[3]; pensiamo alle bandiere di molti stati del mondo che portano la Croce come simbolo e pensiamo infine al medioevo dove la Croce era la firma adottata dagli analfabeti e spesso presidiava le porte della città. Questi sono solo alcuni esempi dei molti che se ne potrebbero ancora fare.

Anche l’arte non ha saputo resistere al forte richiamo di un simbolo così decisivo per il destino dell’uomo. Dai primi secoli ai giorni nostri, con fortune alterne, il Crocifisso è presente nell’opera di moltissimi artisti di tutta Europa, tessera fidei di un mondo votato a Dio.

Nel corso dei secoli però e in particolare nel XX, assistiamo, coerentemente alla secolarizzazione della società, ad una analogo processo di secolarizzazione del simbolo del Crocifisso e ad un conseguente svilimento del messaggio di salvezza di Gesù. La Croce diviene quindi il simbolo della sofferenza, della guerra e del dolore di tutto un secolo; il messaggio di salvezza scompare adombrato da un simbolo di cui si conserva solo l’apparenza.

Scopo di questo breve lavoro è dunque quello di narrare, con occhio cattolico e critico, la storia della crocifissione di Nostro Signore nell’arte, dalle prime testimonianze sino ai giorni nostri. In questo modo si spera di fornire al fedele o al semplice studioso non solo un piccolo ragguaglio storico, ma anche un valido metro critico per saper valutare l’arte (sacra e non) del momento presente in cui viviamo. La domanda di un criterio interpretativo pare ancora più urgente oggi, nel mondo del post-modernismo anticattolico, in cui l’estetica tradizionale, di pari passo alla perdita del senso metafisico dell’esistenza, è stata completamente distrutta.

L’immagine del Crocifisso che proprio per sua natura di uomo-Dio richiede un’interpretazione artistica che rasenti il più possibile la una via di mezzo tra naturalismo e simbolismo, si dimostrerà, come vedremo nelle prossime puntate, il migliore banco di prova per sondare lo spirito dell’uomo e della sua epoca.

(qui la seconda puntata)

[1] Gv. 19, 30.
[2] Mc. 15, 39.
[3] Voce Croce, in Enciclopedia cattolica, vol. 4, Città del Vaticano, Ente per l’Enciclopedia cattolica, 1950, p. 956.

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Un commento a "LA CROCE DELL’INFORME – Breve storia critica del Crocifisso nell’arte (prima parte)"

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