Le elezioni europee? Ecco come andranno e cosa cambierà

euroscettici

 

Situazione europea: Il Fronte Nazionale in Francia è dato come primo partito, il fronte euro-critico italiano (che va dalle posizioni ondeggianti del M5S fino ai più intransigenti Fratelli d’Italia e Lega Nord) è stimato non lontano dal 40% (meno del 30% Grillo e circa il 10% gli altri due sommati), in Olanda è in crescita il PVV di Wilders (che dovrebbe conquistare 5 dei 27 seggi), avanza l’Ukip di Farage che da un sondaggio (che ha lasciato perplessi in molti, va detto) risulta al 35%. Jobbik in Ungheria e Alba Dorata in Grecia sembrano pronti a fare risultati significativi.

Gavin Hewitt, sul sito della BBC, lo conferma: come minimo il 25% dei seggi del nuovo europarlamento saranno occupati da “euroscettici”. Più verosimilmente si tratterà del 30% del totale: uno tsunami.

Aggiungiamo noi: il 70% che rimane è diviso e forse più caotico del fronte anti-UE.

Situazione italiana: Va precisato che in Italia sono molto blandamente – e superficialmente –  euro-critici anche Forza Italia e la Lista Tsipras. Di questo avevamo già parlato qui: Pagelle. Vi facciamo arrabbiare ma vi consigliamo chi (NON) votare alle europee.

Per quanto riguarda le conseguenze interne: sono elezioni europee, valgono come test politico ma non in modo vincolante. In quali casi però ci sarebbero rischi per il Governo? 1) Se il PD scendesse sotto il 30% 2) Se il M5S si avvicinasse troppo al 30% 3) Se il PD fosse l’unico partito – tra quelli di Governo – a superare lo sbarramento.

Che cambia quindi? Cambierà la percezione della situazione politica e (anche dopo i risultati) lo spirito con cui gli europei guarderanno alle forze “antagoniste” (ormai diventate attori politici a pieno titolo), ma nella quotidianità – visti i poteri dell’Europarlamento – cambierà poco. Lo si è spiegato su La7 qualche giorno fa. La Commissione europea continua ad agire autonomamente, con veri poteri e senza un ineludibile controllo dei rappresentanti dei cittadini. Votare pariti euroscettici servirà quindi principalmente 1) a creare un’onda emotiva che scuota questa UE e che consolidi il popolo nell’opinone che – forse – un’alternativa si può creare, magari in futuro; 2) dare un peso parlamentare – pur non decisivo –  a forze che possano denunciare gli effetti disastrosi dell’eurocrazia.

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