Libera Mazzucco in libero Stato. O no?

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di Massimo Micaletti

Doverosa premessa. A mio modesto parere, Melania Mazzucco e i docenti del Giulio Cesare che hanno letto il brano ormai arcinoto hanno fatto il più grande favore che la cultura contemporanea potesse rendere a coloro che alimentano odio becero, insulti ed offese nei confronti dei gay. Riporto per decenza solo il link al passaggio qui di seguito perché più lo si legge e più si apprezza quanto coloro che dovrebbero essere i paladini dell’”ammor per tutti” ne siano in realtà i primi (gaiamente inconsapevoli) denigratori: http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/libro_melania_mazzucco_brano_esplicito/notizie/656544.shtml .

Quelle poetiche immagini sono un efficace argomento a sostegno non solo per chi, come il sottoscritto, ritiene che l’omosessualità sia un disordine – conformemente al Magistero – ma anche e soprattutto per quei soggetti che vedono gli omosessuali come porci disgustosi e basta. Del resto, ammetterete che c’è una leggera differenza tra Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca (adulteri!) o Renzo e Lucia e… Mariani e Giose di Mazzucchiana memoria. Come dire: quando si pensa all’amore, viene in mente “quali colombe dal disio chiamate”, mentre quando si pensa all’”ammore”, vengono in mente un sapore dolce ed un odore penetrante di urina che certo scalda il cuore di coloro che si ammazzuccano volentieri. Perlomeno, al Giulio Cesare devono pensarla così, e così deve pensarla il Ministro che difende quei docenti. Ma dai Ministri, ormai, nulla più ci stupisce.

Dopo la doverosa premessa, entro in medias res e vado ad esporre la mia provocatoria ma sincera e sentita riflessione a quei tre o quattro cui potrebbe forse interessare.

Il “caso Giulio Cesare” è solo l’ultimo di una sequela di tentativi più o meno riusciti, più o meno inquietanti, più o meno tragicomici di convincere bimbi, bambini e ragazzini che tutto sommato Giovanni e Mario possono essere una bella coppia. Prima che gli si spieghi quanto siano belli e preziosi l’amore ed il rispetto tra un uomo ed una donna, quanto sia bella e preziosa la loro unione consacrata in una famiglia (a proposito, quanti di quei bimbi, bambini, ragazzini, quanti di quei docenti, ce l’hanno ancora una famiglia?) gli si spiega che Biancaneve e Cenerentola possono avere una liason mentre i rispettivi principi possono ammazzuccarsi come meglio credono ed è tutto a posto. Perché per chi ragiona così, l’amore eterosessuale è banale, viene da sé, è quasi un’elementare istintiva pulsione belluina succube dell’ipsa natura docet, realtà troppo intimamente connessa a quell’ingombrante ubriaco ma non morto istituto che si chiama famiglia e geneticamente schiavo dell’animalesca procreazione; al confronto, l’amore gay rifulge in tutta la sua purezza[1], il suo splendore, il suo penetrante odore di urina. Chiaramente, questa martellante offensiva, violenta e subdola al contempo, è orchestrata e condotta da potenti agenzie ideologiche, che hanno buon gioco nella disperata ricerca di consenso di qualche politico e sull’abbandono pressoché completo dei gangli e dei presidi culturali da parte dei cattolici.

Già, i cattolici: cosa rispondono a questo i cattolici? Beh, in quanto cattolici proprio poco. A parte sporadici singulti della CEI che si perdono in un silenzio raggelante, costellato dalle dichiarazioni coraggiose di qualche Vescovo che ancora chiama le cose colo loro nome, possiamo menzionare l’azione vigilante dei Giuristi per la Vita che hanno chiaramente una bella croce nel simbolo e che hanno infatti denunciato[2] i docenti del Giulio Cesare che hanno avuto la bella idea di propinare agli studenti il romantico brano di cui sopra; per il resto nulla. Non che non ci si dia da fare, per carità, ma in compagini dichiaratamente aconfessionali.

Perché? Perché si vuole aggregare, ampliare la platea, cercare una trasversalità che non rende, però, cattolici i laici, ma rende laici i cattolici perché si fonda sull’abdicazione all’annuncio evangelico e riduce la questione omosessualità a profili ed argomentazioni (pur apprezzabili ma) meramente umani: che due gay stiano insieme e si ammazzucchino non è peccato, è “solo” sbagliato. Magari per molti è pure peccato, ma è meglio non lo si dica sennò perdiamo la trasversalità, la platea si restringe e le Manif diventano solo pour nous e non por tous e non sia mai. Il cattolico c’è ma non si vede, non si deve vedere perché, in fin dei conti, non è necessario dire di essere cattolici per difendere la famiglia: anzi, certe identità sono anche troppo igombranti, quindi è necessario non dire di essere cattolici per difendere la famiglia. Il cattolico è per tutti, sennò che “cattolico” è? Ma se il cattolico è, appunto, per tutti – è del resto l’etimologia stessa del termine – ciò significa che egli è cattolico sempre: non esiste il cattolico aconfessionale. A meno che non sussista la paura che identificare chiaramente certe iniziative farebbe scappare per primi proprio i cattolici. E questa “famiglia” che si punterebbe a difendere, è poi quella del Vangelo? Occhio, ché non basta che un uomo ed una donna si vogliano bene, magari auspicando di stare insieme il più a lungo possibile, per fare una famiglia cattolica, che è poi la sola che piace a Dio.

Questo atteggiamento è in strettissimo nesso con l’assunto, esplicito o implicito, che in fin dei conti quel che fanno gli omosessuali a casa loro non ci riguarda, purché continuino a farlo a casa loro e non per strada. E perché non dovrebbero farlo per strada, se non ci interessa? Perché è brutto vedere due uomini che si baciano, o perché piuttosto la nostra coscienza di cristiani riconosce il peccato e si ribella alla vista di due persone che ne sono prigioniere, così come siamo prigionieri noi dei nostri? Davvero non ci interessa nulla di quelle anime? Chi le farà riflettere sulla loro condizione? Pensiamo davvero che le aggregazioni aconfessionali – cioè, parliamoci chiaro, acattoliche – possano portare anime a Dio? Sempre che sia questo che ci interessa, e non i profili meramente umani (pur rilevanti, ci mancherebbe) di questi problemi.

Esiste un terzo passaggio della mimetizzazione (quindi della negazione e poi della diluizione) del messaggio cristiano: battersi, su questi temi, per la libertà di espressione e di educazione. E’ la battaglia contro il ddl Scalfarotto, che molti combattono per difendere il diritto di chi non condivide l’omomania dilagante di esprimere il proprio pensiero. E’ la reazione contro gli opuscoletti stile UNAR o fiabe gay a Milano, in nome del diritto che ognuno avrebbe di educare i figli come crede. Si badi bene: qui non si tratta di evocare prerogative giuridiche come strumenti per raggiungere un fine, ci sono piuttosto sodalizi e movimenti – la Manif pour tous o Sentinelle in Piedi, per intenderci – che rivendicano come ragion d’essere della loro esistenza la difesa della libertà di espressione del pensiero e di educazione. Bene, messa così è persa in partenza.

E’ persa in partenza perché, non dimentichiamo che le libertà di pensiero e di educazione furono formulate e sostenute dallo Stato massonico proprio per sovvertire e conculcare le istituzioni e la morale cattoliche[3] e si tratta di serpenti a maneggiare i quali prima o poi si viene morsi e avvelenati. Conformemente alla libertà di espressione del pensiero, il gay pride va difeso quanto i presidi delle Sentinelle, poiché sono entrambi momenti di espressione di idee, chiaramente contrapposte. Così pure, il diritto ad educare il figlio secondo i valori che si scelgono liberamente spetta anche a chi vuol crescere i propri figli a pane e Mazzucco o pane e Luxuria: perciò difendendo simpliciter questo diritto l’esito naturale non sarebbe la censura alla Mazzucco, ma al più che il giorno dopo la Mazzucco si leggano, che so, il Cantico dei Cantici o magari Petrarca.

E’ questo che vogliamo? Vogliamo che accanto alle figure di amore sponsale o comunque coniugale si presentino nelle scuole anche (e con pari dignità) giovinetti intenti a mazzuccarsi l’un l’altro, magari giusto un po’ meno esplicitamente di quelli menzionati al Giulio Cesare? Chiaramente no.

Diciamolo con franchezza: noi cattolici vogliamo che i bambini crescano secondo i principi indicati da Gesù Cristo; e non solo i nostri figli ma tutti, perché tutti i bambini meritano di conoscere l’unica Via Verità e Vita per la salvezza. Noi non ci opponiamo al ddl Scalfarotto in nome della libertà di pensiero, ma in nome della nostra Fede, che ci impone l’annuncio per il bene dell’anima nostra ed altrui: questo davvero noi vogliamo, rivendichiamo la possibilità di testimoniar la nostra Fede perché essa sola salva, nell’altra Vita ma anche in questa, se sappiamo farne tesoro.

E’ dovere del genitore cattolico non difendere altra libertà di educazione se non quella di educare alla Fede, conscio che ogni altra forma sarebbe di pregiudizio per il figlio. Scrive Pio XII, all’inizio del suo pontificato, nel ribadire il dovere dei genitori dello Stato di formare cristianamente i bambini:

quanto più gravosi sono i sacrifici materiali richiesti dallo stato agli individui e alle famiglie, tanto piùsacri e inviolabili devono essergli i diritti delle coscienze. Può pretendere beni e sangue, ma non mai l’anima da Dio redenta. La missione assegnata da Dio ai genitori, di provvedere al bene materiale e spirituale della prole e di procurare ad essa una formazione armonica pervasa da vero spirito religioso, non può esser loro strappata senza grave lesione del diritto. Questa formazione deve certamente aver anche lo scopo di preparare la gioventù ad adempiere con intelligenza, coscienza e fierezza quei doveri di nobile patriottismo, che dà alla patria terrestre tutta la dovuta misura di amore, dedizione e collaborazione. Ma d’altra parte una formazione che dimentichi, o peggio, volutamente trascuri di dirigere gli occhi e il cuore della gioventù alla patria soprannaturale, sarebbe un’ingiustizia contro gli inalienabili doveri e diritti della famiglia cristiana, uno sconfinamento, a cui deve essere opposto un rimedio anche nell’interesse del bene del popolo e dello stato. Una simile educazione potrà forse sembrare a coloro, che ne portano la responsabilità, fonte di aumentata forza e vigoria; in realtà sarebbe il contrario, e le tristi conseguenze lo proverebbero. Il delitto di lesa maestà contro «il Re dei re e il Signore dei dominanti» (1 Tm 6,15; Ap 19,16), perpetrato da un’educazione indifferente o avversa allo spirito cristiano, il capovolgimento del «lasciate che i pargoli vengano a me» (Mc10,14) porterebbero amarissimi frutti[4].

All’opposto, all’esito dei tre passaggi che ho descritto prima (ricerca dell’aconfessionalità, indifferenza per l’omosessualità praticata in privato, appello alle libertà laiche) ecco che alcuni cattolici hanno gradualmente inconsapevolmente abdicato e si trovano a chiedere che lo Stato sia indifferente rispetto alla cultura che permea la società, dentro e fuori dalle scuole. Perché l’obiettivo è contrastare i matrimoni e le adozioni gay, al più difendere la “famiglia naturale”: che è intesa quale sinonimo di coppia etero e stop, nulla di più. E’ al contrario evidente che, poiché l’Uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, la famiglia più “naturale” che ci sia è quella che Cristo stesso ci indica in Marco 10 quale momento fondante e necessario della Sua sequela.

Non nascondiamoci, perciò; non nascondiamoci dietro tattiche e dentro indefiniti mélange, perché ogni volta, ogni santa volta che si è adottata una strategia di mediazione, di trasversalità, di diluizione, ecco che d’un tratto la strategia si è tramutata in obiettivo, scalzando il senso e gli scopi della nostra militanza. Capisco che ormai l’avanzata delle porte degli inferi è tale che ci troviamo a difendere dall’ingerenza dello Stato penalmente presidiata non più verità di Fede ma la realtà oggettiva delle cose e della natura umana; tuttavia, se questa difesa si attesta su obiettivi ed argomenti minimali non può reggere e finisce per crollare su sé stessa. Se vengono aggrediti i principi fondanti della nostra Fede e della salvezza, la battaglia va condotta coerentemente e con chiarezza e non ci esime dall’annunciare integralmente il nostro Credo con serenità, carità e vigore.


[1] Memorabili le dichiarazioni di Umberto Veronesi, non a caso anch’egli Ministro, in http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_23/veronesi-amore-gay_cba482c8-9d92-11e0-b1a1-4623f252d3e7.shtml

[2] http://www.giuristiperlavita.org/joomla/comunicati/284-letture-pornografiche-a-scuola-denunciati-gli-insegnanti-del-liceo-classico-giulio-cesare-di-roma

[3] E’ un dato storico accertato: tuttavia, per chiarezza segnalo questo bell’articolo di Giantulli in http://www.cattolicesimo.com/NemiciChiesa/massoneria/CULTOLIBERTA.htm e rimando al Magistero in tema di massoneria, in primis alla Pascendi Dominici gregis di San Pio X ed alla Inimica vis di Leone XIII.

[4] Pio XII, Lettera Enciclica Summi Pontificatus, 20.10.1939, in http://www.vatican.va/holy_father/pius_xii/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_20101939_summi-pontificatus_it.html

 

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