Morte senza Battesimo, negazione del limbo: conseguenze per il Cattolico

Pubblichiamo questa traduzione, nonostante sia inattuale quanto ai fatti particolari, poiché è attualissima invece nella materia trattata: i fatti degli ultimi giorni lo testimoniano. Il titolo è redazionale, dato il diverso contesto in cui vogliamo inserire questa traduzione rispetto all’intenzione originale dell’autore, che titolava il proprio articolo “Damning Limbo to Hell — Benedict XVI prepares to suppress Limbo and promulgate a new heresy”. [RS]

 

SantiInnocenti

 

di Mons. Donald J. Sanborn

Introduzione
Hai probabilmente letto articoli sull’incombente soppressione del Limbo da parte di Ratzinger (Benedetto XVI).
Sul New York Times del 28 dicembre 2005 (festa dei Santi Innocenti) è apparso un lungo articolo in prima pagina su questo tema.
Ratzinger, negli anni Ottanta, disse di aver mai creduto al Limbo.
La difesa che i modernisti fanno al loro rifiuto del Limbo si basa sul fatto che esso non è un dogma della Chiesa. Quest’è vero. Si potrebbe negare il Limbo senza essere eretici.
Se noi neghiamo il Limbo, comunque, siamo obbligati dal dogma Cattolico a mettere i bambini non battezzati tra le fiamme dell’inferno. È assolutamente impossibile ai bambini avere la visione beatifica senza aver ricevuto il Sacramento del Battesimo o senza il Battesimo di sangue. Se non finiscono nel Limbo, allora soffrono le pene dei dannati.
Fatemi spiegare.

La Visione Beatifica: impossibile senza Giustificazione
A causa del peccato originale, è fisicamente impossibile che un uomo abbia la visione beatifica —la visione diretta dell’essenza di Dio— dopo la morte senza essere prima giustificato. La giustificazione è l’atto mediante cui ogni uomo transita dallo stato di peccato allo stato di grazia santificante. La grazia santificante è il principio della vita soprannaturale dell’anima, ed è ciò che ci dà la capacità di vedere Dio dopo la morte, quando è trasformata in ciò che si conosce come luce della gloria.
Per essere giustificati dobbiamo o ricevere il Sacramento del Battesimo, o subire il martirio, o compiere certi atti giustificanti sotto l’influenza della grazia attuale, un atto di Fede soprannaturale, una perfetta contrizione per i peccati, e la carità, ossia amore di Dio.
È chiaro che gl’infanti e coloro i quali sono permanentemente privati dell’uso di ragione non possono compiere atti giustificanti. Dunque l’unica strada loro aperta per essere giustificati, a parte il martirio, è l’acqua del Sacramento del Battesimo.
Papa Pio XII attestò chiaramente questo nel suo discorso al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche (29 ottobre 1951): «Se ciò che abbiamo detto finora riguarda la protezione e la cura della vita naturale, a ben piú forte ragione deve valere per la vita soprannaturale, che il neonato riceve col Battesimo. Nella presente economia non vi è altro mezzo per comunicare questa vita al bambino, che non ha ancora l’uso della ragione. E tuttavia lo stato di grazia nel momento della morte è assolutamente necessario per la salvezza; senza di esso non è possibile di giungere alla felicità soprannaturale, alla visione beatifica di Dio. Un atto di amore può bastare all’adulto per conseguire la grazia santificante e supplire al difetto del Battesimo: al non ancora nato o al neonato bambino questa via non è aperta».
Sant’Agostino disse: «Se desideri diventare un Cattolico, non credere né dire né insegnare che i bambini che muoiono prima del Battesimo possono ottenere la remissione del peccato originale» (III de Anima). Disse anche, in una lettera a San Girolamo (n. 27): «Chiunque dica che anche i bambini sono vivificati in Cristo quando muoiono senza la partecipazione al Suo Sacramento [Battesimo], si oppone all’insegnamento apostolico e condanna la Chiesa che si affretta a battezzare i bambini, perché crede senza esistazione che altrimenti non possono essere vivificati in Cristo».

Gli eretici negarono la necessità del Battesimo per i neonati
La necessità del Battesimo fu negata dall’eretico del XIV secolo Wycliff, come dai riformatori protestanti Bucer e Zwingli. Calvino disse che i figli di genitori credenti sono santificati nel grembo, e sono liberati dal peccato originale senza Battesimo.
Quanche teologo Cattolico nel passato, tra cui il Gaetano, disse qualcosa di simile, ossia che i bambini non battezzati nel grembo possono essere salvati attraverso un atto di desiderio dei genitori. Comunque San Pio V ordinò che questa teoria fosse espunta dal commentario di San Tommaso dello stesso teologo.

Chi muore in peccato originale va all’inferno
Il Concilio di Firenze disse: «Per quanto riguarda i bambini, per cui il pericolo di morte è spesso presete e per i quali l’unico rimedio disponibile è il Sacramento del Battesimo, mediante il quale sono strappati alla dominazione del demonio ed adottati come figli di Dio, ordiniamo che il Sacro Battesimo non sia rimandato per quaranta o ottanta giorni o qualsiasi altro periodo di tempo, com’è uso di certe persone, ma piuttosto sia conferito quanto prima convenientemente si possa; e se c’è imminente pericolo di morte, il bambino sia battezzato subito senza alcun ritardo, anche da un laico uomo o donna nella forma della Chiesa, se non c’è un sacerdote, com’è contenuto piú pienamente nel decreto sugli Armeni» (Decreto per i Giacobiti, Denz. 696).

Il Concilio di Trento disse: «E questa translazione [ossia questo andare dallo stato di peccato originale a quello di grazia], a partire dall’annunciazione del Vangelo, non può essere effettuata senza l’acqua di rigenerazione, o senza il suo desiderio, come sta scritto: “se un uomo non rinasce di acqua e Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio”» (Sessione VI, capitolo 4). Il Concilio dice anche: «Se qualcuno dice che il Battesimo non è necessario alla salvezza, sia anatema» (Sessione VII, can. 5).

Deve essere aggiunto che i bambini sono capaci del Battesimo di sangue, se vengono martirizzati. Questo è il caso dei Santi Innocenti, che la Chiesa ha sempre considerati martiri, e dunque Santi nel Paradiso. Ma questo fatto non deve in alcun modo distorcere il senso dei concilii e dei Padri per quanto concerne la necessità del Battesimo, in quanto loro parlano del rimedio ordinario al peccato, stabilito da Dio.

Il Concilio di Firenze ha anche definito, nella VI sessione, quanto segue: «Ma le anime di coloro i quali muoiono in peccato mortale, o nel solo peccato originale, vanno subito all’inferno per essere puniti, ma con pene diseguali». Questa stessa dottrina si fonda nella Confessione di Fede che fu data all’Imperatore d’Oriente Michele Paleologo nel 1267 da Papa Clemente IV, e che fu accettata dallo stesso imperatore alla presenza di Papa Gregorio X al Secondo Concilio di Lione nel 1274. Questa stessa dottrina si fonda anche sulla Professione di Fede data ai greci da Papa Gregorio XIII, ed in ciò che fu prescritto per gli scismatici orientali dai Papi Urbano VIII e Benedetto XIV.

Le due pene dell’inferno
L’inferno consiste in due cose: la privazione della visione beatifica, che è la punizione per il peccato originale, e la pena del senso, il fuoco, che è la punizione per il peccato attuale. Se dopo la morte qualcuno è privato della visione beatifica, dunque egli è in inferno — in senso lato. Dico “in senso lato” poiché nella comprensione comune l’inferno è l’inferno dei dannati, l’inferno del fuoco e dell’agonia. Questo è l’inferno nel senso stretto del termine.
Siccome i bambini non battezzati hanno solamente il peccato originale, i teologi comunemente concludono che c’è un posto dell’inferno —in senso lato— dove loro sarebbero privati della visione beatifica, ma non sarebbero soggetti alla pena del senso, siccome non hanno commesso peccato attuale. Questa conclusione o teoria, che appartiene a quasi tutti i teologi degli ultimi ottocento anni, è in linea col pronunciamento di Papa Innocenzo III (III Decr. 42:3): «La punizione per il peccato originale è la privazione della visione beatifica di Dio; del peccato originale, i dolori eterni dell’inferno».
Il termine “Limbo” deriva da una parola latina che significa “orlo”, ed i teologi hanno chiamato il posto dei bambini non battezzati orlo o confine esterno dell’inferno. È una conclusione molto ragionevole.

L’incombente nuova eresia di Ratzinger
Ma Ratzinger sa piú che San Tommaso d’Aquino, San Bonaventura, e praticamente ogni altro teologo. Lui è piú intelligente. Lui dice che il Limbo è qualcosa d’incompatibile coll’uomo moderno.
Dunque arriviamo al bivio. In accordo colla dottrina Cattolica, se si elimina il Limbo, i piccoli bambini sono condannati all’inferno dei dannati, insieme agli omicidi, ai ladri, agli adulteri, ai pervertiti, agli eretici etc. Ratzinger abbraccerà quest’opinione?
No, senza dubbio prenderà l’altra strada, che è dire che i piccoli vanno in Paradiso. Quanto felici ciò renderà le madri. Ma ciò implica l’eresia secondo cui i bambini che muoiono senza Battesimo possono raggiungere la salvezza eterna. Abbiamo già dimostrato come ciò sia contrario alla Fede.

Dunque l’arci-modernista Ratzinger sta preparando una nuova eresia. Ma la promulgherà attraverso la porta del retro, come usuale. Apparirà al mondo come il buon vecchio —come un babbo natale ecclesiastico— che dona il Paradiso ai piccoli bambini. Ma sotto giace una perniciosa eresia.

Gli apologeti del Vaticano II, dunque, si ritroveranno con altre crepe nella diga. Il peso di chiamare Cattolico ciò che chiaramente Cattolico non è grava sui conservatori N. O. Dovranno tendere e piegare come hanno mai fatto prima per allontanare l’accusa di eresia. Diviene sempre piú difficile pei difensori del re nudo convincere le persone del fatto che Ratzinger stia vestendo i panni dell’ortodossia.

 

Newsletter del Seminario della Santissima Trinità, Gennaio 2006
[Clicca qui per leggere l’originale in inglese]

 

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7 Commenti a "Morte senza Battesimo, negazione del limbo: conseguenze per il Cattolico"

  1. #cesare   8 maggio 2014 at 6:09 pm

    Chi e’ stato battezzato e ha fatto la prima comunione e cresima adesso in una chiesa e da un prete seguace del Vaticano II, e’ stato realmente battezzato ela prima comunione e cresima sono valide?

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  2. #Nicòla   8 maggio 2014 at 9:43 pm

    Il battesimo sì. La Comunione forse. La Cresima molto probabilemente no.

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  3. #C.S.A.B.   9 maggio 2014 at 7:30 am

    C’è un refuso nel testo di Innocenzo III citato. Il testo latino dice: «Poena originalis peccati est carentia visionis Dei, actualis vero poena peccati est gehennae perpetuae cruciatus (…) – La pena del peccato originale è la privazione della visione di Dio, mentre la pena del peccato attuale è il tormento dell’inferno eterno.» Ep. Maiores Ecclesiae causas (a. 1201) DB 410.

    Cordialità

    C.S.A.B.

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    • #guelfonero   9 maggio 2014 at 2:04 pm

      Grazie davvero. Piergiorgio Seveso 🙂

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  4. #Francesco   9 maggio 2015 at 11:18 am

    Qualunque teologia che non avvicini al regno di Dio che è Cristo stesso, qualunque teologia e qualunque dottrina che non accrescano l’amore per Cristo stesso e non per la lettera e dai legalismi della legge da cui siamo stati liberati dallo stesso Cristo (la lettera uccide), condanna sé stesso all’inferno del proprio piccolo e misero ego.
    Rimanete pure attaccati al vostro limbo e al vostro legalismo.
    Cristo ha detto che l’unico peccato che non potrà mai essere perdonato è quello contro lo Spirito Santo.
    Lasciamo i neonati morti e gli abortiti tra le braccia della misericordia del Dio trino e unico che è Padre, Figlio e Spirito Santo. A chi non ha avuto il tempo di vivere in prima persona la propria vita credo proprio che pensino loro (ricordiamo che sono tre persone, unico Dio in tre persone) se condannare o perdonare la condizione peccaminosa che portiamo sulle spalle a casa dei nostri progenitori.
    Gli abitanti del da voi ancora creduto limbo non hanno avuto tempo di essere posti di fronte alla decisione per o contro Cristo.
    Con questo non voglio affatto dire che allora no battezziamo più nessuno perché tanto…. Affatto. I Sacramenti sono necessari, ma non sufficienti alla salvezza. Occorre infatti continua la risposta della libertà della mia persona nell’accogliere e nel fare mio la sostanza di quel Sacramento con cui vengo assimilato a Cristo o ricondotto da Lui a Lui.
    Ma di nuovo, questo per quanto riguarda coloro che hanno potuto vivere abbastanza da ricevere il dono della consapevolezza e della decisione.
    Per gli altri il giudizio sarà il fuoco, ma il fuoco purificatore sarà Cristo stesso, lo sguardo di Cristo stesso, i suoi occhi misericordiosi.

    Origene ha denominato Gesù –dalla lettura delle sue parole –autobasileía, cioè il regno in persona. Gesù stesso è il «regno»; il regno non è una cosa, non è uno spazio di dominio come i regni del mondo. È persona, è Lui. L’espressione «regno di Dio» sarebbe quindi, essa stessa, una cristologia nascosta.
    Con l’espressione «regno dei cieli» non viene annunciata una cosa che sta solo nell’aldilà, ma si parla di Dio che è tanto quaggiù quanto lassù – che trascende infinitamente il nostro mondo, ma è anche totalmente intimo a esso.
    La radice ebraica malkut «è un nomen actionis e significa –come anche la parola greca basileía –l’esercizio della signoria, l’essere signore (del re)».
    Parlando del regno di Dio, Gesù annuncia semplicemente Dio, cioè il Dio vivente, che è in grado di operare concretamente nel mondo e nella storia e proprio adesso sta operando. Ci dice: Dio esiste. E ancora: Dio è veramente Dio, vale a dire, Egli tiene in mano le fila del mondo. In questo senso il messaggio di Gesù è molto semplice, è del tutto teocentrico. L’aspetto nuovo ed esclusivo del suo messaggio consiste nel fatto che Egli ci dice: Dio agisce adesso –è questa l’ora in cui Dio, in un modo che va oltre ogni precedente modalità, si rivela nella storia come il suo stesso Signore, come il Dio vivente. Pertanto la traduzione «regno di Dio» è inadeguata, sarebbe meglio parlare dell’« essere Signore» di Dio oppure della signoria di Dio.

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