Predazione degli organi: interviene Nerina Negrello

Dalla Presidente della Lega antipredazione riceviamo un ulteriore contributo al dibattito sull’espianto e trapianto degli organi umani (qui e qui le precedenti “puntate”). Rinnoviamo l’invito a chiunque sia interessato a replicare o a farci pervenire le sue osservazioni sul tema. [RS]

 

donazione-organi-cuore

 

Gentile Team di Radio Spada,

Innanzitutto grazie per aver pubblicato il nostro comunicato n.9 che individua una sequela di leggi e decreti che in pochi anni hanno portano la società al disprezzo della vita dei più deboli e alla mercificazione dei loro corpi. Forse dovuto alla concezione utilitaristica dello Stato che dichiarando “morti cerebrali” quelli che un incidente o una malattia  faranno cadere in coma, ottiene un risparmio e utilizzando quei corpi promuove enormi guadagni.

Dal vostro scritto capiamo che avete perfettamente percepito che il nostro obiettivo è di dare informazioni, quelle che vengono taciute dalla stampa ufficiale e dagli esponenti delle centrali trapiantistiche della Sanità pubblica, affinché ciascuna persona  elabori nella propria mente la propria direzione di vita su basi veritiere.
Se il cittadino non ha ancora capito cosa deve fare è solo perché gli inganni si susseguono e la legalità è manipolata.

La manipolazione dell’informazione in ambito sanitario, soprattutto trapiantistico, imperversa  sulla stampa e nelle scuole dei minori  nonché nelle sale di cosiddetta rianimazione per bocca dei coordinatori dei trapianti, pilastri della gestione di questo farneticante mondo della violenza. Infatti l’inganno della malainformazione  non seziona  solo il corpo degli espiantati, ferisce a morte anche  l’anima di chi resta e si accorge a posteriori della truffa subita. Il cosiddetto morto cerebrale non è un morto ma un “dichiarato morto” sulla base di protocolli variabili e differenti nei vari Stati.

La prova che la “morte cerebrale” dichiarata dai medici è solo una morte convenzionale imposta per obiettivi trapiantistici  è data dalle donne gravide che dichiarate assurdamente “morte cerebrali” d’autorità  portano  avanti la complessa funzione biologica del generare la vita. C’è ancora chi crede che una donna veramente morta porti avanti una gravidanza?

Il cervello è un grande sconosciuto di cui non si conosce neppure il 10% della sua biochimica a detta della stessa scienza.
 
Pertanto la sicumera degli ideologi dell’espianto/trapianto, che enunciano cos’è la morte e la impongono a cuore battente a pazienti che la rifiutano, è l’elemento che più preoccupa coloro che avversano sia il concetto, sia la dichiarazione di cosiddetta “morte cerebrale” sulla quale è costruita l’ideologia della donazione degli organi. Infatti sarebbe più generoso cercare i segni della vita per curare, piuttosto che quelli della morte per espiantare.
 
È  incontestabile che: 
1)  La scienza non conosce “tutte” le funzioni dell’encefalo e nemmeno conosce “tutto” delle funzioni, poche, che ritiene di conoscere.
2)  Nel cosiddetto “morto cerebrale” molte delle poche funzioni conosciute dell’encefalo permangono: ad esempio la funzione endocrino ipotalamica (Dr. R. Truog e J. Fackler, Harvard School, “Rethinking Brain Death” , Critical Care Medicine, 92).
3)  Il cosiddetto “elettroencefalogramma piatto” non è piatto, ma per legge di ampiezza inferiore a due microvolt (D.M. 582/94 allegato 1) che corrispondono a circa il 5% del valore normale.
4)  “Un tracciato elettroencefalografico può essere normale anche se piatto, cioè privo di ritmo visibile: ad esempio soggetti adulti ansiosi o soggetti neonati possono avere un tracciato piatto che di per sé non è assolutamente definibile patologico” (Prof. Bergamini, Università Torino, “Manuale di neurologia clinica”).
5)  “Neuroni cerebrali umani sopravvivono fino ad 8 ore … le prove sono state ottenute mediante lo studio di più di 30 cervelli umani post mortem” (Japei Dai et al., Graduate School Neurosciences, Amsterdam, “Recovery of axonal transport”, The Lancet, 1998).
6)  Contrariamente a quanto finora creduto “… nel cervello umano si ha genesi cellulare e per tutta la vita il cervello umano mantiene la potenzialità di auto-rinnovamento” (Erikson PS, Gage FH, e al., “Neurogenesis in the adult human hippocampus”, Nature Medicine 1998).
7)  “A seguito del trattamento dell’ipotermia cerebrale controllata praticata da neurochirurghi della Nihon University, 14 pazienti dei 20 con ematoma subdurale acuto, associato a danno cerebrale diffuso e 6 pazienti dei 12 con ischemia cerebrale globale provocata da arresto cardiaco della durata da 30 a 47 minuti… sono tornati alla normale vita quotidiana” (Yoshio Watanabe, MD Prof. Emeritus Fuyta University, Jpn, Heart Sept 1997, vol. 38).
8)  “… durante l’intervento chirurgico di espianto… si manifesta tachicardia, ipertensione, sudorazione e movimenti (degli arti e del tronco)… rendendo necessaria la somministrazione di farmaci curarizzanti (cioè paralizzanti)” (Marino et al., “Il donatore multiorgano”, Leadership Medica n.8, 1995).
9)  “Il dannoso test dell’apnea (sospensione della ventilazione), usato per il cosiddetto accertamento di “morte cerebrale”, può indurre piuttosto che diagnosticare il coma irreversibile”. (Cicero Galli Coimbra, MD, Ph.D., Federal University Sao Paolo, July 2001)
10) Un rovente dibattito scientifico internazionale -censurato in Italia- culmina in una chiara denuncia dei ricercatori della Harvard School, Dr. R.Truog e J. Fackler, “Rethinking Brain 
Death” -Ripensamento sulla morte cerebrale-, che rendono noto che “molti pazienti oggi diagnosticati in ‘morte cerebrale’ non soddisfano il requisito base della ‘cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo'”. Definizione ascientifica adottata anche in Italia (L.578/93 art.1).
11)  Per certo il criterio di “morte cerebrale” non potrà mai essere dimostrato errato se la persona viene espiantata oppure se il rianimatore d’autorità “stacca la spina” al non donatore o d’autorità lo priva dei trattamenti e della sufficiente idratazione e nutrizione per vivere.Ringrazio vivamente il Dott. Enrico De Dominicis per il suo intervento.
 

Cordiali saluti.

Nerina Negrello
Presidente 
www.antipredazione.org
tel. 035 29255
Bergamo

 

10006379_430518220417126_2587056461275187067_n

 

Un commento a "Predazione degli organi: interviene Nerina Negrello"

  1. #dott. Gianluca Sambataro   7 maggio 2014 at 9:04 pm

    Mi permetto di rispondere e poi la smetto perché è evidente che la discussione è diventata ridondante.
    .
    Premessa: la gravidanza portata avanti dopo morte cerebrale. Sono presenti evidenze in letteratura di una possibilità del genere. NON ci sono possibilità di miglioramento della madre “cerebralmente morta”, ma la gravidanza può andare avanti e generare figli tutto sommato sani. D’altro canto è intuibile: se si riesce a mantenere una circolazione adeguata e nutrimento per il feto si salva la vita. E’ ovviamente lecito sia dal punto di vista medico (si salva almeno una vita) sia dal punto di vista etico. Naturalmente però, in caso di paziente non gravida, configurerebbe un atto di accanimento terapeutico, essendo le cure pacificamente inefficaci in relazione all’obiettivo ottenibile e, rispetto agli stessi, sproporzionate. Resti chiaro dunque che qui la madre viene essenzialmente dunque tramutata in una incubatrice biologica. Ad ogni qual modo, essendo una bella storia, cito l’ultimo lavoro a proposito. Int J Crit Illn Inj Sci. 2013 Jul;3(3):220-4. doi: 10.4103/2229-5151.119205. A brain-dead pregnant woman with prolonged somatic support and successful neonatal outcome: A grand rounds case with a detailed review of literature and ethical considerations. Said A1, Amer AJ2, Masood UR1, Dirar A1, Faris C1.

    1. Pienamente d’accordo. Però questo è lo stato dell’arte, per cui ogni idea divergente, se in contrasto con quanto già dimostrato, va provata.

    2. La funzione ipotalamica viene oggettivamente mantenuta in una certa percentuale di soggetti diagnosticati per morti cerebralmente. Sono in corso studi diretti a determinare se si tratta di un, seppur minimo, indice di funzionamento del SNC o se si tratta (con più probabilità) di temporanee emissioni secondarie a motivazioni di natura strettamente anatomica e feedback. Naturalmente va dimostrato che mantenere un tot di funzioni endocrine e omeostatiche equivalga a mantenere autocoscienza. Ultimo lavoro in questo senso, il mese scorso (J Intensive Care Med. 2014 Mar 31. Hypothalamic-Pituitary Function in Brain Death: A Review.Nair-Collins M1, Northrup J, Olcese J.) . Discorso inverso invece per quanto riguarda I riflessi spinali che non hanno mai dimostrato di esser frutto di coscienza, ma strettamente chimico. Per quanto riguarda poi lo stesso autore che lei cita, dallo stesso articolo che lei stessa cita, mi permetto di ricopiare pedissequamente “Brain death is a valid conception of death”. Ciò a dimostrare che finanche il suo campione, in piena onestà intellettuale, si pone domande ma non per questo nega lo stato dell’arte, anzi si premura a confermarlo nelle conclusioni.

    3. Pleonastico, clinicamente indifferente a fronte di 30 minuti di test, associato ad altri 3 test e tutto ripetuto peraltro 2 volte in almeno 6 ore.

    4. Si spacca il capello in 4 qui. Mi rendo conto che ci sono casi di adulti ansiosi o neonati con EEG piatto (anche se non è proprio così), però, ancorchè piatto, non è piatto persistentemente. Il circolo ematico in doppler viene repertato. Il paziente presenta i riflessi. Il paziente respira autonomamente senza andare in ipercapnia.

    5. Studio interessante, infatti pubblicato sul lancet. L’unico problema è il neurone preso in considerazione, naturalmente. Qui le chiose da fare sono 2. La prima è logicamente la tempistica: ammesso che TUTTI i neuroni e non solo POCHI neuroni sopravvivano fino a 8 ore, le 6 ore a partire dalla convocazione e dal raggiungimento del paziente da parte del collegio medico mi sembrano un tempo ragionevole. Possiamo sindacare se renderlo più o meno esteso, ma resta un pelo nell’uovo. Questo anche e soprattutto in considerazione della seconda chiosa, vale a dire che studi PIU’ RECENTI hanno ridotto a 1-6ore lo stesso procedimento. I neuroni che si conservano di più sono sempre quelli spinali (per cui rimando al punto 1). J Neurosurg. 2004 Jan;100(1):56-60. Serial evaluation of axonal function in patients with brain death by using anisotropic diffusion-weighted magnetic resonance imaging. Watanabe T1, Honda Y, Fujii Y, Koyama M, Tanaka R.

    6. Stupendo e confortante per me vivo, inutile per il morto.

    7. già attenzionato e discusso. Lo ritrovo. Bisogna che guardi bene la reference che manda perché rimanda ad un sondaggio fatto a studenti di medicina e infermieri dal dubbio significato scientifico, pubblicata peraltro su una rivista che presenta un 5year impact factor di 0 (zero), article influence di 0 (zero), citazioni 0 (zero). Ammesso che sia credibile, lei parla inoltre di danno cerebrale diffuso e non di morte cerebrale. Non parliamo della stessa cosa. Corregga la citazione, così da poter attenzionare quanto da lei riportato.

    8. Si tratta per lo più di riflessi spinali e di stimoli ampiamente dimostrabili con le citochine normalmente liberate durante un qualsivoglia intervento (6610 articoli scientifici inerenti il ruolo delle une in corso dell’altro). Piuttosto sono interessato a leggere l’articolo in questione. La rivista da lei citata non lo conserva nell’archivio. La rivista peraltro non è indicizzata tra quelle scientificamente rilevanti. Il dato è stato poi verificato?

    9. Riporta opinioni di un medico che sono alquanto opinabili. Prima di tutto proprio perché opinioni personali non verificate ma soprattutto entra anche in contraddizione da sola. A parte il fatto che il test dell’apnea viene fatto dopo che il paziente ha inalato ossigeno al 100% (nell’atmosfera sta al 21%), le ricordo che senza circolazione ematica encefalica (altro test per la diagnosi di morte cerebrale) può somministrare ossigeno anche al 1000% senza alcun beneficio. Ma poi mi scusi, non riportava che i neuroni dopo la morte sopravvivevano 8 ore? Adesso qualche istante di test li distruggerebbe completamente?

    10. Questo articolo lo ha già fatto attenzionare al punto 2, e le ho già fatto notare che si conclude con la stessa ammissione di Truog circa la validità del concetto di morte cerebrale.

    11. Quanto riferisce è in contraddizione con la premessa che ha fatto: infatti a quelle pazienti (le gravide intendo) non viene staccata la spina. Inoltre trascura modelli laboratoristici e animali.

    Ora sono costretto a riprendere il discorso che facevo al collega De Dominicis. Se il discorso deve esser scientifico, io posso garantire la massima apertura mentale e leggo volentieri tutte le citazioni che fate (come dimostrato, mi sembra). Pretendo però un minimo di sforzo. Di questi copia e incolla è saturo internet e gli stessi identici punti erano già stati citati da un precedente articolo, sempre su Radio Spada, pubblicato non più di 72 ore fa.