Affondo agnostico di Galantino a margine del viaggio calabrese di Bergoglio

Affondo catto-socialista agnostico di Galantino a margine del viaggio calabrese di Bergoglio

Leggo sul Sole 24 Ore (fonte): l’arrivo di Bergoglio in Calabria è il segno di una svolta nella presenza del Vescovo di Roma in Italia, e del “Primate” verso la sua chiesa, a cui sta chiedendo uno sforzo di cambiamento superiore alle altre.

Come se da san Pietro a Pio XII non vi furono “sforzi nella presenza del Vescovo di Roma di Italia”, verrebbe da ricordare che molti Pontefici sono anche morti martiri (esempi), barbaramente torturati ed uccisi proprio per presiedere il Trono, insegnare e governare. Ma questi soggetti moderni in che mondo vivono? Non si capisce poi, perché, lo “sforzo di cambiamento” dovrebbe essere un fattore positivo, questo già sapendo che:

Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede. Fu proprio questa dottrina apostolica che tutti i venerabili Padri abbracciarono e i santi Dottori ortodossi venerarono e seguirono, ben sapendo che questa Sede di San Pietro si mantiene sempre immune da ogni errore in forza della divina promessa fatta dal Signore, nostro Salvatore, al Principe dei suoi discepoli: “Io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede, e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”. (Pastor Aeternus, dogmi sul primato e sulla divina assistenza).

Difatti, ogni adulterazione satanica alla dottrina, sulle questioni di fede e costume, non può venire da un vero Pontefice, come spiega il medesimo documento, questo perché Satana non può prevalere su Gesù che assiste la Prima Sede e prega per il Pontefice vero.

Il Sole 24 Ore prosegue con un’affondo modernista e catto-socialista (quindi agnostico) di Galantino, questo contro i movimenti politici volgarmente detti “di destra” che, è notorio, generalmente sono propensi alla salvaguardia pubblica dei valori non negoziabili. Si legge: Galantino, in una lunga intervista alla rivista Il Regno ha tracciato l’agenda della Cei, dove prima di tutto si afferma con chiarezza la distanza della Chiesa dal potere politico italiano, contrariamente a quanto avvenuto da sempre.

Dunque, contro il Magistero della Chiesa, la Chiesa non dovrebbe indirizzare più la politica degli stati, pertanto il pastore, secondo questi sconsiderati ed eretici punti di vista, dovrebbe egli stesso seguire le pecore, non più il contrario. Basta guardarsi intorno per capire che il bello ed il giusto, in un mondo dove il falso pastore segue le pecore, sono quasi totalmente scomparsi, ma evidentemente ciò fa comodo pure alle testate sponsorizzate dalle lobby cosmopolite. L’amico avvocato Pietro Ferrai in questo suo breve studio spiega esattamente cosa sta accadendo nel mondo. Nella lunga disamina SULLA LIBERTA’ RELIGIOSA E SULLA DIGNITATIS HUMANAE provo a spiegare la genesi del problema.

Chiude l’editorialista: Le battaglie ideologiche devono cedere il posto ad una condivisione dal basso, che crei l’atmosfera giusta per dialogare senza complessi di inferiorità. Il clericalismo è un cattivo comportamento e un errore tecnico, ha detto il presule, prendendo le distante dalla storica linea della Cei sulle questioni relative alla famiglia, all’aborto e alla procreazione, temi che hanno tenuto banco per molti anni e hanno per un periodo lungo saldato la Conferenza episcopale e parti della Curia romana con lo schieramento di destra. Con l’avvento di Bergoglio (e in Cei di Galantino) questo scenario, complice anche un quadro politico italiano totalmente diverso con Matteo Renzi, è del tutto scomparso.

Si capisce, quindi, che secondo Galantino e secondo Il sole 24 Ore, i 10 comandamenti spiegati correttamente, oggi sarebbero demodè, quindi bisognerebbe innovare, e senza più alcuna ingerenza. Io, invece, seguendo la Chiesa, sono per un ritorno totale al vintage.

Parafrasando un’amica facebook (E. Ledda) viene da dire: In Calabria uccide più l’aborto che la ‛ndràngheta. Ed ancora: Vi chiamerà pelagiani, autoreferenziali, cattolici da pasticceria, eticisti senza bontà, rigoristi, imbalsamatori e “cristiani pipistrelli”: siatene fieri.

Nel frattempo il Papa (che, secondo il gelataio, sarebbe Bergoglio) diventa anche un gelato (foto segnalata da M. L. Rizzini):

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10 Commenti a "Affondo agnostico di Galantino a margine del viaggio calabrese di Bergoglio"

  1. #Sara   22 giugno 2014 at 8:54 am

    Nunzio Galatino è quello che non si identifica con le facce inespressive di chi recita il rosario fuori dalle cliniche per ” l’interruzione di gravidanza “. I vescovi che cercano di arginare la deriva modernista vengono isolati (Burke, Piacenza ecc), così come gli ordini religiosi commissariati (Francescani dell’Immacolata).
    Invece vengono promossi a posti di responsabilità questo genere di vescovi, e la lista è lunga. Galatino promosso con visita del vdr, che per non stancarsi prima di questo viaggio, ha rinunciato alla processione del Corpus Domini (evidentemente non abbastanza importante).
    Ora, lasciando perdere le varie parole che volano, ma ricaricadono e fanno danni come la grandine, anche i fatti si palesano. È difficile, è doloroso, era impensabile, ma bisogna iniziare ad aprire gli occhi e vegliare.

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  2. #Vera   22 giugno 2014 at 10:10 am

    Che le autorità religiose debbano dettare legge agli stati è piuttosto azzardato. Non siamo khomeinisti, non siamo sunniti o ebrei ortodossi per i quali la parola del rebbe o dell’imam hanno la forza di sottomettere l’autorità civile. Noi abbiamo i codici di leggi, la costituzione, il parlamento che fanno e modificano le leggi per adattarle alla vita. Non abbiamo codici normativi per ogni atto del nostro vivere quotidiano, non abbiamo leggi divine che ci costringano a cucinare in una certa maniera, a vestirci come prescrive Mosè, a fare all’amore come prescritto dal codice islamico o lo Shulkhan Arukh. Siamo uomini liberi,figli di Dio,e non di qualche chierico ottuso e fanatico. Libera Chiesa in Libero Stato. Dina demalkhuta dina. I miei doveri di cristiano li accolgo volentieri e senza sofferenza ,ma piano con lasciare mano libera al clericalismo! Si finisce a sgozzamenti rituali o ai roghi. Questo Papa lo prendo come una croce che Dio ci ha mandato, i suoi frutti li vedremo se ci saranno, ma opporre alla sua maniera fintamente sciatta di fare il Papa il rimedio dei preti che dettino leggi allo Stato è come minimo un anacronismo.

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    • #ricciotti   22 giugno 2014 at 3:54 pm

      Sic! … infatti ho scritto “la Chiesa dovrebbe indirizzare più la politica degli stati” NON “Che le autorità religiose debbano dettare legge agli stati”. Si legge chiaramente, almeno se uno sa leggere.

      poi se si vuol credere al ciò che più piace e snobbare il Magistero della Chiesa, NON è il mio caso, ma lei faccia ciò che crede, non faccio coercizione.

      Esempio: + San Pio X, Notre charge apostolique, Lettera Apostolica

      Anche :

      Papa Pio IX, l’8 dicembre del 1964, nella Quanta cura [25], parla di “libertà religiosa” come di “libertà di perdizione”, incompatibile con gli insegnamenti della Chiesa di Cristo. Ricorda e comanda:

      Il Papa Re, Pio IX
      Il Papa Re, Pio IX
      “Contro la dottrina delle sacre Lettere della Chiesa e dei Santi Padri, non dubitano di affermare “essere ottima la condizione della società nella quale non si riconosce nell’Impero il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della Religione cattolica, se non in quanto lo chieda la pubblica pace”. Con tale idea di governo sociale, assolutamente falsa, non temono di caldeggiare l’opinione sommamente dannosa per la Chiesa cattolica e per la salute delle anime, dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata delirio , cioè “la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata società ed i cittadini avere diritto ad una totale libertà che non deve essere ristretta da nessuna autorità ecclesiastica o civile, in forza della quale possano palesemente e pubblicamente manifestare e dichiarare i loro concetti, quali che siano, sia con la parola, sia con la stampa, sia in altra maniera”. E mentre affermano ciò temerariamente, non pensano e non considerano che essi predicano “la libertà della perdizione” , e che “se in nome delle umane convinzioni sia sempre libero il diritto di disputare, non potranno mai mancare coloro che osano resistere alla verità e confidano nella loquacità della sapienza umana, mentre la fede e la sapienza cristiane debbono evitare questa nociva vanità, in linea con la stessa istituzione del Signor Nostro Gesù Cristo””

      Sempre Pio IX nel Sillabo [26] ai n° 77 e 78 condanna le seguenti proposizioni, che sono eretiche:

      “In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, escluse tutte le altre quali che si vogliano” [27];

      “E però lodevolmente in alcuni paesi cattolici si è stabilito per legge che a quelli, i quali vi si recano, sia lecito di aver pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno” [28].

      Papa Leone XIII
      Papa Leone XIII
      Papa Leone XIII nell’Enciclica “Libertas” [29] del 20 giugno 1888, esprime così insegnamento di Magistero sull’argomento:

      “Nell’ordine sociale dunque la civile libertà, degna di questo nome, non consiste già in far quel che talenta a ciascuno, ciò che anzi partorirebbe confusione e disordine, che riuscirebbe in ultimo ad oppressione comune; ma in questo unicamente, che con la tutela e l’aiuto delle leggi civili si possa più agevolmente vivere secondo le norme della legge eterna […]. Considerata rispetto alla società, la libertà dei culti importa non esser tenuto lo Stato a professarne o a favorirne alcuno: anzi dover essere indifferente a riguardo di tutti e averli in conto di giuridicamente uguali, anche se si tratti di nazioni cattoliche […].Iddio è quegli che creò l’uomo socievole, e lo pose nel consorzio de’ suoi simili, affinché i beni, onde ha bisogno la natura di lui, e ch’ei, solitario, non avrebbe potuto conseguire, li trovasse nell’associazione. Laonde la società civile, proprio perché società, deve conoscere e onorarne il potere e dominio sovrano. Ragione adunque e giustizia del pari condannano lo Stato ateo o, ch’è lo stesso, indifferente verso i vari culti, e ad ognuno di loro largo de’ diritti medesimi. Posto pertanto che una religione debba professarsi dallo Stato, quella va professata che è unicamente vera, e che per le note di verità, che evidentemente la suggellano, non è difficile a riconoscersi, massime in paesi cattolici […].Potestà morale è il diritto, e, come si disse e converrà spesso ridire, è assurdo che la natura ne dia indistintamente e indifferentemente alla verità e alla menzogna, al bene e al male. Le cose vere ed oneste hanno diritto, salve le regole della prudenza, di essere liberamente propagate, e divenire il più che possibile comune retaggio; ma gli errori, peste della mente, i vizi, contagio dei cuori e dei costumi, è giusto che dalla pubblica autorità siano diligentemente repressi per impedire che non si dilatino a danno comune. L’abuso della forza dell’ingegno, che torna ad oppressione morale degl’ignoranti, va legalmente represso con non minore fermezza, che l’abuso della forza materiale a danno dei deboli. Tanto più che guardarsi dai sofismi dell’errore, specialmente se accarezzanti le passioni, la massima parte dei cittadini o del tutto non possono o non possono senza estrema difficoltà […].Per queste cagioni, senza attribuire diritti fuorché al vero e all’onesto, ella non vieta che per evitare un male più grande o conseguire e conservare un più gran bene, il pubblico potere tolleri qualche cosa non conforme a verità e giustizia”.

      Il Cardinale Pacelli, futuro Papa Pio XII, in visita al Governatore di Roma, 15 giugno 1932
      Il Cardinale Pacelli, futuro Papa Pio XII, in visita al Governatore di Roma, 15 giugno 1932
      Papa Pio XII, nella allocuzione “Ci riesce” [30]:

      “Un’altra questione essenzialmente diversa è se in una Comunità di Stati possa, almeno in determinate circostanze, essere stabilita la norma che il libero esercizio di una credenza e di una prassi religiosa o morale, le quali hanno valore in uno degli Stati-membri, non sia impedito nell’intero territorio della Comunità per mezzo di leggi o provvedimenti coercitivi, statali. In altri termini, si chiede se il “non impedire”, ossia il tollerare, sia in quelle circostanze permesso, e perciò la positiva repressione non sia sempre un dovere.”Noi abbiamo or ora addotta l’autorità di Dio. Può Dio, sebbene sarebbe a lui possibile e facile di reprimere l’errore e la deviazione morale, in alcuni casi scegliere il “non impedire”, senza venire in contraddizione con la Sua infinita perfezione? Può darsi che in determinate circostanze Egli non dia agli uomini nessun mandato, non imponga nessun dovere, non dia perfino nessun diritto d’impedire e di reprimere ciò che è erroneo e falso? … Uno sguardo alla realtà dà una risposta affermativa. Essa mostra che l’errore e il peccato si trovano nel mondo in ampia misura. Iddio li riprova; eppure li lascia esistere. Quindi l’affermazione: Il traviamento religioso e morale deve essere sempre impedito, quanto è possibile, perché la sua tolleranza è in se stessa immorale – non può valere nella sua incondizionata assolutezza. D’altra parte, Dio non ha dato nemmeno all’autorità umana un siffatto precetto assoluto e universale, né nel campo della fede né in quello della morale. Non conoscono un tale precetto né la comune convinzione degli uomini, né la coscienza cristiana, né le fonti della rivelazione, né la prassi della Chiesa. Per omettere qui altri testi della Sacra Scrittura che si riferiscono a questo argomento, Cristo nella parabola della zizzania diede il seguente ammonimento: Lasciate che nel campo del mondo la zizzania cresca insieme al buon seme a causa del frumento. Il dovere di reprimere le deviazioni morali e religiose non può quindi essere una ultima norma di azioni. Esso deve essere subordinato a più alte e generali norme, le quali in alcune circostanze permettono, ed anzi fanno forse apparire come il partito migliore il non impedire l’errore, per promuovere un bene maggiore. … Con questo sono chiariti i due prìncipi, dai quali bisogna ricavare nei casi concreti la risposta alla gravissima questione circa l’atteggiamento del giurista, dell’uomo politico e dello Stato sovrano cattolico riguardo ad una formula di tolleranza religiosa e morale del contenuto sopra indicato, da prendersi in considerazione per la Comunità degli Stati. Primo: ciò che non risponde alla verità e alla norma morale, non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza né alla propaganda, né all’azione. Secondo: il non impedirlo per mezzo di leggi statali e di disposizioni coercitive può nondimeno essere giustificato nell’interesse di un bene superiore e più vasto. … Quanto alla seconda proposizione, vale a dire alla tolleranza, in circostanze determinate, alla sopportazione anche in casi in cui si potrebbe procedere alla repressione, la Chiesa – già per riguardo a coloro, che in buona coscienza (sebbene erronea, ma invincibile) sono di diversa opinione – si è vista indotto ad agire ed ha agito secondo quella tolleranza, dopo che sotto Costantino il Grande e gli altri Imperatori cristiani divenne Chiesa di Stato, sempre per più alti e prevalenti motivi; così fa oggi e anche nel futuro si troverà di fronte alla stessa necessità. In tali singoli casi l’atteggiamento della Chiesa è determinato dalla tutela e dalla considerazione del bonum comune, del bene comune della Chiesa e dello Stato nei singoli Stati, da una parte, e dall’altra, del bonum comune della Chiesa universale, del regno di Dio sopra tutto il mondo”.

      Riguardo al termine “diritto,” Papa Leone XIII insegnò nell’enciclica “Libertas” (20 giugno 1888):

      “Il diritto è una facoltà morale, e come abbiamo detto e non può essere abbastanza spesso ripetuto, sarebbe assurdo credere che appartenga naturalmente e senza distinzione alla verità ed alle menzogne, al bene ed al male.”

      E per quanto si riferisce agli obblighi dei governi, Papa Pio XII insegnò nella allocuzione ai giuristi cattolici “Ci Riesce” (6 dicembre 1953):

      “Si deve chiaramente affermare che nessuna autorità umana, nessuno Stato, nessuna Comunità di Stati, di qualsivoglia carattere religioso, può dare un mandato positivo o una autorizzazione positiva di insegnare o di fare ciò che è contrario alla verità religiosa o al bene morale… Qualsiasi cosa non risponda alla verità ed alla legge morale non ha oggettivamente alcun diritto ad esistere, né alla propaganda, né all’azione.”

      Continuiamo il nostro studio degli insegnamenti Papali su questa materia.

      Lettera al Vescovo di Troyes di Papa Pio VII (1814):

      “Il nostro cuore è ancor più profondamente afflitto da una nuova causa di dolore che, lo ammettiamo, ci tormenta e fa sorgere profondo scoramento ed estrema angoscia: è l’articolo 22 della Costituzione. Non soltanto esso permette la libertà dei culti e di coscienza, per citare i termini precisi dell’articolo, ma promette sostegno e protezione a questa libertà e, inoltre, anche ai ministri dei quali i culti sono citati….

      “Questa legge fa ben più che stabilire la libertà per tutti i culti senza distinzione: mescola la verità con l’errore e pone le sette eretiche e perfino il Giudaismo sullo stesso piano della santa ed immacolata Sposa di Cristo, fuori della quale non ci può essere salvezza. In aggiunta a questo, nel promettere favore e supporto alle sette eretiche ed ai loro ministri non sono semplicemente le loro persone, ma i loro errori che vengono favoriti e tollerati. Questa è implicitamente l’eresia disastrosa e sempre da deplorarsi che S. Agostino descrive in questi termini: ‘Pretende che tutti gli eretici siano sul retto cammino e dicano la verità. Questa è un’assurdità così mostruosa che non posso credere che qualsiasi setta possa realmente professarla.’”

      “Mirari Vos” di Papa Gregorio XVI (15 agosto 1832):

      “Veniamo ora ad un’altra causa, ahimé! fin troppo fruttuosa delle deplorevoli infermità che oggi affliggono la Chiesa. Intendiamo l’indifferentismo, ovvero quella diffusa e pericolosa opinione seminata dalla perfidia dei malvagi, secondo la quale è possible, mediante la professione di qualche sorta di fede, procurare la salvezza dell’anima, posto che la morale di una persona si conformi alle norme of giustizia e probità. Da questa sorgente avvelenata dell’indifferentismo sgorga quella falsa e assurda massima, meglio definita il folle delirio (deliramentum), secondo il quale si deve ottenere la libertà di coscienza e garantirla a chiunque. Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per quella assoluta e totalmente sfrenata libertà di opinioni che, per la rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni, per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per la religione. Ah, ‘qual morte più disastrosa per le anime della libertà di errore?’, disse S. Agostino.”

      “Quanta Cura” di Papa Pio IX (8 dicembre 1864):

      “Contrarie agli insegnamenti delle Sacre Scritture, della Chiesa, e dei santi Padri, queste persone non esitano ad asserire che ‘la miglior condizione dell’umana società è quella in cui il governo non riconosce alcun diritto di correggere, mediante l’attuazione di sanzioni, i violatori della religione cattolica, eccetto quando sia richiesto dal mantenimento della pubblica quiete’. Da questa totalmente falsa nozione di governo sociale, non temono di sostenere quell’erronea opinione sommamente perniciosa per la Chiesa Cattolica, e per la salvezza delle anime, che venne chiamata dal Nostro Predecessore, Gregorio XVI (prima citato) folle delirio (deliramentum): vale a dire ‘che la libertà di coscienza e di culto è diritto peculiare (o inalienabile) di ogni uomo che deve essere proclamato per legge, e che i cittadini hanno diritto a tutti i generi di libertà, senza alcuna restrizione di legge, sia ecclesiastica sia civile, che permettano loro di manifestare apertamente e pubblicamente le loro idee, con la parola, attraverso la stampa, o con qualsiasi altro mezzo.’”

      Le seguenti proposizioni furono condannate da Papa Pio IX nel “Sillabo degli Errori” (8 dicembre 1864):

      “15. Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, egli consideri vera.”

      “55. La Chiesa dev’essere separata dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa.”

      “77. Al giorno d’oggi, non è più opportuno che la religione cattolica sia tenuta come unica religione dello Stato, ad esclusione di tutte le altre forme di culto.”

      “79. Inoltre è falso che le libertà civili di ogni forma di culto e il pieno diritto, dato a tutti, di apertamente e pubblicamente manifestare qualsivoglia opinioni e pensieri, conduca più facilmente a corrompere i costumi e le menti del popolo e a propagare la peste dell’indifferentismo.”

      “Libertas” di Papa Leone XIII (20 giugno 1888):

      “… La società civile deve riconoscere Dio come suo Padre Fondatore, e deve obbedire e riverire il Suo potere ed autorità. La giustizia perciò proibisce e la ragione stessa proibisce allo Stato di essere senza Dio; o di adottare una linea di azione che termini nell’assenza di Dio – vale a dire, di trattare allo stesso modo le varie religioni (come le chiamano), e di attribuire loro promiscuamente eguali diritti e privilegi.”

      e molto altro: http://radiospada.org/2013/08/sulla-liberta-religiosa-e-sulla-dignitatis-humanae/

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      • #bbruno   22 giugno 2014 at 7:43 pm

        caro ricciotti:

        tu scrivi: “ogni adulterazione satanica alla dottrina, sulle questioni di fede e costume, non può venire da un vero Pontefice, come spiega il medesimo documento, questo perché Satana non può prevalere su Gesù che assiste la Prima Sede e prega per il Pontefice vero.”
        Oh finalmente, qui siamo perfettamente d’accordo.

        Questo Bergoglio è un vero IMBROGLIO di papa. E non serve nessuna distinzione di papa materiale o formale a salvare capra e cavoli:: la gente non capisce niente di queste distinzioni: capirebbe solo la fede deformata, crededndola vera solo perchè la dice uno che sta seduto sul soglio petrino, e si arroga la potestà petrino. Senza rendersi conto che ‘papi’ di di tal fatta stanno solo preparando l’avvento dell’ ANTICRISTO!

        Di galantino, che dire? che dica quello che vuole: già molto che ci occupiamo del suo ISPIRATORE!!!

        Rispondi
      • #ricciotti   23 giugno 2014 at 5:23 am

        C’è contesto e contesto.
        Bisogna far comprendere come tecnicamente si giunge ad alcune conclusioni.
        Se un soggetto esiste e siede in quel determinato posto, pur tuttavia non è ciò che sembra, non possiede il potere che millanta di avere, va teologicamente spiegato, altrimenti si rischia di essere ridicoli.
        Saluti.

        Rispondi
      • #Vera   23 giugno 2014 at 2:35 pm

        Lei si ferma con le sue citazioni a metà Ottocento. Ma scenda ancora, La prego, ci faccia conoscere i documenti settecenteschi, seicenteschi, e giù giù ; non ha sottomano niente del Trecento? Qualcosa dal Malleus? Niente di Torquemada? Siamo bramosi di conoscere. Poveri noi, con la scusa della retta dottrina Lei vorrebbe che il mondo tornasse alla prima metà del novecento o agli anni Cinquanta quando comandavano,anche nella vita civile, i monsignori, in un’Italia beghina,ipocrita,sottomessa al prete a causa del potere che costui teneva. La retta dottrina non significa riportarci a una società agro-pastorale analfabeta e superstiziosa sotto il dominio psicologico dei preti,perchè c’era anche questo nel buon tempo antico e volerlo riproporre significa solo che si ha voglia di potere e di dominio. La difesa della fede,della Santa Messa Tridentina, rifiuta i cascami di potere mondano che alla Rai per esempio forniva i censori morali, come la polizia della morale in Arabia Saudita.i cattolici sono cittadini che lottano per le loro idee senza bisogno dell’aiuto di vescovi, spesso discordi tra di loro e con il proprio gregge. Il sensum fidei sta nel popolo di Dio innanzitutto. Il clero è fatto di sacerdoti, di santi, di farabutti, di ipocriti,di mistici,di profeti e di funzionari,basta vedersi attorno, dal Vescovo di Roma in giù . Il Papa rappresenta la continuità della Tradizione continuamente portata avanti e reinterpretata per comprenderla secondo la diversa realtà che si vive. La verità è sempre una,ma rivestita con le parole contemporanee,vista con occhi sempre diversi e magari sempre meglio approfondita: siamo nani sulle spalle dei grandi giganti del passato cattolico ,ma proprio per questo vediamo meglio e più lontano . Non andiamo in giro in parrucca e tricorno e spadino e scarpe con la fibbia d’argento!

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        • #bbruno   23 giugno 2014 at 4:12 pm

          vera,

          solo adesso abbiamo ‘contemporaneità’? Perché la Chiesa ad ogni ‘contemporaneità’ ha sempre tenuta salda la fede, mai l’ha contraddetta??? Alla ‘contamporaneità’ della prima metà del Cinquecento in Inghilterra la Chiesa doveva rispondere alla maniera del ‘cattolico’ Enrico VIII o alla maniera di Thomas More??? Rispose alla maniera di Thomas More, e San Thomas More non era un “ignorante beghino e ipocrita”, “sottomesso al potere”, un personaggio “agro-pastorale analfabeta e superstizioso”, come lei gentilmente dice delle generazioni passate… Come non lo era il cantore di quella Chiesa lo stesso William Shakesperae ( legga Clare Asquith, al riguardo, please…), del quale mi piacerebbe condividere l’ignoranza e l’anafalbetismo piuttosto che la sua, di lei – e bergogliana – intelligenza lilluminata. Si informi, e anche sul Torquemada si informi , e anche sul…Malleus: comodo stare appollaiati sul ramo che ci si è inventati, o ripetersi all’infinito la favola che ci fa comodo! Ad historias!!!

      • #ricciotti   23 giugno 2014 at 3:18 pm

        Vera lei è liberissima di relativizzare il Magistero, non lo farò io.
        Alcune tematiche non sono revisionabili.
        Potrebbe iniziare con la lettura del Catechismo elementare, capitolo Magistero e Decreti.
        Saluti.

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  3. #Diego   1 luglio 2014 at 3:15 am

    Vera, lei finge di essere colta ma le sfugge il significato della parola IRREFORMABILE!
    Tutti i santi e i martiri del passato erano beghini,ipocriti,sottomessi al prete a causa del potere che costui teneva, analfabeti e superstiziosi sotto il dominio psicologico dei preti?
    E gli osceni cattocomunisti, così aperti a tutte le perversioni di questo mondo sarebbero gente di cervello di Fede e di cultura?
    Lo capirà anche lei che la frase “chi sono io per giudicare un gay?” teologicamente ha lo stesso valore della frase “chi sono io per giudicare un mafioso?”, entrambi vivono in continuo e impenitente stato di peccato mortale, eppure Bergoglio e Galantino hanno “scomunicato” solo i mafiosi e hanno usato la misericordina solo per i gay: è coerente e cattolico condannare solo ciò che il mondo vuole che si condanni?

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