Chi è Papa e chi non è papa. Da «Apologia del Papato» di Carlo Di Pietro

Chi e Papa e chi non è papa. Da «Apologia del Papato» di Carlo Di Pietro

[…] allora facciamo attenzione a non buttarci nella mischia senza prima aver ben approfondito la materia, si fanno brutte figure e si rischia di peccare. Prudenza e consapevolezza! Io non conosco la medicina, non conosco l’ingegneria, non conosco l’arte, pertanto taccio ed ascolto, poiché sono ignorante, ignoro; dunque vi raccomando parimenti di occuparvi di ciò che vi compete e di tacere davanti all’evidenza storica (che uso) ed alla scienza teologica (state ascoltando solo citazioni di Magistero), solo così eviterete di dire falsità. Si usi il cervello: caput imperare, non pedes.

Cosa ci insegna la Pastor Aeternus, ovvero la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano sulla Chiesa di Cristo, approvata il 18 luglio 1870, dove si definiscono due verità di fede rivelata e sempre credute: l’Istituzione del Primato Apostolico nel Beato Pietro e l’Infallibilità promessa?

Sul Primato: «Proclamiamo dunque ed affermiamo, sulla scorta delle testimonianze del Vangelo, che il primato di giurisdizione sull’intera Chiesa di Dio è stato promesso e conferito al beato Apostolo Pietro da Cristo Signore in modo immediato e diretto. Solamente a Simone, infatti, al quale già si era rivolto: “Tu sarai chiamato Cefa” (Gv 1,42), dopo che ebbe pronunciata quella sua confessione: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo”, il Signore indirizzò queste solenni parole: “Beato sei tu, Simone Bariona; perché non la carne e il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli: e io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: qualunque cosa avrai legato sulla terra, sarà legata anche nei cieli, e qualunque cosa avrai sciolto sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli” (Mt 16,16-19). E al solo Simon Pietro, dopo la sua risurrezione, Gesù conferì la giurisdizione di sommo pastore e di guida su tutto il suo ovile con le parole: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore” (Gv 21,15-17). A questa chiara dottrina delle sacre Scritture, come è sempre stata interpretata dalla Chiesa cattolica, si oppongono senza mezzi termini le malvagie opinioni di coloro che, stravolgendo la forma di governo decisa da Cristo Signore nella sua Chiesa, negano che Cristo abbia investito il solo Pietro del vero e proprio primato di giurisdizione che lo antepone agli altri Apostoli, sia presi individualmente, sia nel loro insieme, o di coloro che sostengono un primato non affidato in modo diretto e immediato al beato Pietro, ma alla Chiesa e, tramite questa, all’Apostolo come ministro della stessa Chiesa. Se qualcuno dunque affermerà che il beato Pietro Apostolo non è stato costituito da Cristo Signore Principe di tutti gli Apostoli e capo visibile di tutta la Chiesa militante, o che non abbia ricevuto dallo stesso Signore Nostro Gesù Cristo un vero e proprio primato di giurisdizione, ma soltanto di onore: sia anatema».

Sulla Perpetuità: «[…] Ne consegue che chiunque succede a Pietro in questa Cattedra, in forza dell’istituzione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta la Chiesa. Non tramonta dunque ciò che la verità ha disposto, e il beato Pietro, perseverando nella forza che ha ricevuto, di pietra inoppugnabile, non ha mai distolto la sua mano dal timone della Chiesa [S. LEO M., Serm. III al. II, cap. 3]».

Della Forza e della Natura del Primato del Romano Pontefice: «[…] lo stesso Romano Pontefice è il successore del beato Pietro, Principe degli Apostoli, il vero Vicario di Cristo, il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i cristiani; a lui, nella persona del beato Pietro, è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, il pieno potere di guidare, reggere e governare la Chiesa universale […] Proclamiamo quindi e dichiariamo che la Chiesa Romana, per disposizione del Signore, detiene il primato del potere ordinario su tutte le altre, e che questo potere di giurisdizione del Romano Pontefice, vero potere episcopale, è immediato: tutti, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo. In questo modo, avendo salvaguardato l’unità della comunione e della professione della stessa fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sarà un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza perdita della fede e pericolo della salvezza […] E poiché per il diritto divino del Primato Apostolico il Romano Pontefice è posto a capo di tutta la Chiesa, proclamiamo anche ed affermiamo che egli è il supremo giudice dei fedeli [PII VI, Breve Super soliditate, d. 28 Nov. 1786]».

Del Magistero Infallibile del Romano Pontefice: «Allo scopo di adempiere questo compito pastorale, i Nostri Predecessori rivolsero sempre ogni loro preoccupazione a diffondere la salutare dottrina di Cristo fra tutti i popoli della terra, e con pari dedizione vigilarono perché si mantenesse genuina e pura come era stata loro affidata. È per questo che i Vescovi di tutto il mondo, ora singolarmente ora riuniti in Sinodo, tenendo fede alla lunga consuetudine delle Chiese e salvaguardando l’iter dell’antica regola, specie quando si affacciavano pericoli in ordine alla fede, ricorrevano a questa Sede Apostolica, dove la fede non può venir meno, perché procedesse in prima persona a riparare i danni [Cf. S. BERN. Epist. CXC]. Gli stessi Romani Pontefici, come richiedeva la situazione del momento, ora con la convocazione di Concili Ecumenici o con un sondaggio per accertarsi del pensiero della Chiesa sparsa nel mondo, ora con Sinodi particolari o con altri mezzi messi a disposizione dalla divina Provvidenza, definirono che doveva essere mantenuto ciò che, con l’aiuto di Dio, avevano riconosciuto conforme alle sacre Scritture e alle tradizioni Apostoliche. Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede. Fu proprio questa dottrina apostolica che tutti i venerabili Padri abbracciarono e i santi Dottori ortodossi venerarono e seguirono, ben sapendo che questa Sede di San Pietro si mantiene sempre immune da ogni errore in forza della divina promessa fatta dal Signore, nostro Salvatore, al Principe dei suoi discepoli: “Io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede, e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”. Questo indefettibile carisma di verità e di fede fu dunque divinamente conferito a Pietro e ai suoi successori in questa Cattedra, perché esercitassero il loro eccelso ufficio per la salvezza di tutti, perché l’intero gregge di Cristo, distolto dai velenosi pascoli dell’errore, si alimentasse con il cibo della celeste dottrina e perché, dopo aver eliminato ciò che porta allo scisma, tutta la Chiesa si mantenesse una e, appoggiata sul suo fondamento, resistesse incrollabile contro le porte dell’inferno».

Sintesi dei dogmi (sappiate che negare un dogma – verità di fede rivelata e definita – significa essere eretici sempre e comunque, o materiali, se non sappiasi, o formali, se sappiasi):

Chi è, dunque, il Pontefice secondo la Chiesa? Il romano Pontefice è il successore di san Pietro; direttamente Possiede la Potestà di Giurisdizione conferitagli da Cristo; pietra inoppugnabile che non ha mai distolto la sua mano dal timone della Chiesa; il vero Vicario di Cristo, il capo di tutta la Chiesa, il padre e il maestro di tutti i cristiani; gli è stato affidato, da nostro Signore Gesù Cristo, il pieno potere di guidare, reggere e governare la Chiesa universale; tutti, pastori e fedeli sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza; non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo, poiché su tali questioni (fede, costume, legge, culto, canonizzazioni, approvazioni di ordini religiosi) il Pontefice non sbaglia; egli è, di Diritto divino, il supremo giudice dei fedeli; diffonde la salutare dottrina di Cristo; egli ripara ai danni commessi dagli eretici e dagli erranti; non rivela una nuova dottrina, ma custodisce con scrupolo e  fa conoscere con fedeltà, con l’assistenza promessa da Gesù Cristo, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede; si mantiene sempre immune da ogni errore in forza della divina promessa fatta dal Signore; ha indefettibile carisma di verità e di fede; egli esercita il suo eccelso ufficio per la salvezza di tutti; alimenta il gregge con il cibo della celeste dottrina; elimina ciò che porta allo scisma.

Studiati e capiti i dogmi, affermare il contrario è eresia formale (cf. Mystici Corporis, Pio XII), sappiasi!

Ciò detto, poche chiacchiere. Come dimostro (contro i casi usati come clava dai calvinisti e dagli eretici di ieri e di oggi: Liberio, Vigilio, Onorio I, Niccolò I, Alessandro VI, Gregorio XIII, Innocenzo III, Stefano VII, Giovanni XXII) in Apologia del Papato, l’eresia e lo scisma non sono mai esistiti nella Prima Sedes (Papa San Gregorio VII insegna che la Chiesa romana non ha mai errato, e che non si deve ritenere come cattolico chi non sta unito a questa Chiesa. I Papi Evaristo, Alessandro I, Sisto I, Pio I, Vittore, Zeffirino, Marcello, Eusebio ed altri sostengono la medesima dottrina), diversamente le porte degli inferi avrebbero prevalso su di essa, oppure dovremmo credere che Cristo ha mentito, o che la Sua preghiera non ha efficacia, o che i Papi citati ci hanno ingannato, o che la Chiesa riunita nel Concilio Vaticano ha barato. Come dimostro che se ci sono stati contrasti e contraddizioni, e lo faccio rilanciando più di 200 documenti di Magistero, furono esclusivamente disciplinari e riguardanti materia o abrogabile o riformabile, non fatevi trarre in inganno dagli anticlericali e dai sentimentalisti (da chi vuol peccare liberamente o seminare eresie ... tanto la Chiesa sbaglia …), i quali prostituiscono l’evidenza storica per portare avanti le loro tesi ed ipotesi demoniache.

Chi vi insegna con consapevolezza il contrario è un bugiardo. Chi lo fa inconsapevolmente dovrebbe essere privato dell’insegnamento, poiché o è ignorante, o è superficiale, o è un soggetto psicologicamente fragile e facile al condizionamento, pertanto è pericoloso, dimostra di vivere in maniera disordinata il sentimento che prevarica sulla sua ragione, su quella che invece deve portare sempre a Dio, se usata rettamente. Meschini come Fozio, Wyclif, Huss, Lutero, Calvino ed i più spudorati calunniatori ed eretici di ogni epoca, insegnano il contrario di ciò che definisce la Chiesa, che oggi vi sto citando.

Come giudica Pio IX, con tutta la Chiesa riunita intorno a lui, contro ogni singola macchia di inchiostro sprecata per confutare questi poderosi e santi dogmi, «Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema».

Allora ci si interroga a seguito del Concilio Vaticano II: come mai, dicono alcuni, questi Papi promulgano eresie, si cimentano in prassi e gesti di apostasia, approvano leggi immorali, comandano culti blasfemi, proclamano santi dannati e perseguitano ordini religiosi cattolici, esaltando invece organizzazioni laiche eretiche, oltre ad aver approvato e promulgato in concilio nuove e false dottrine (così essi sostengono), universalmente, usando addirittura (dicono) false interpretazioni della Scrittura ?

Se ciò succede, vuol dire, come ci insegna il dogma (promulgando la verità di fede e cattolica, quindi condannando il contrario con anatema), come spiega il Liguori e prima di lui molti altri, da  sant’Antonio a san Bellarmino, e negarlo significa essere Modernisti (contro la Tradizione), come precisano Benedetto XIV – Leone XIII – San Pio X – Pio XII (che uso al bisogno), che i soggetti non possono essere Papi, essi non hanno mai ricevuto la Potestà di Giurisdizione perché c’è un impedimento, quindi non è ammissibile alcuna forma di «communicatio in sacris», secondo le parole dell’Apostolo, e se è certo che gli usurpatori hanno paganizzato la SANTA MESSA: «Quid ergo dico? Quod idolothytum sit aliquid? Aut quod idolum sit aliquid? Sed, quae immolant, daemoniis immolant et non Deo; nolo autem vos communicantes fieri daemoniis. on potestis calicem Domini bibere et calicem daemoniorum; non potestis mensae Domini participes esse et mensae daemoniorum. An aemulamur Dominum? Numquid fortiores illo sumus?».

Capiamo: 1) che non esiste un papa eretico, o apostata, o scismatico; 2) che se ciò dovesse accadere il soggetto non è papa, altrimenti si nega il Dogma sull’Infallibilità; 3) che riconoscere Primato di Giurisdizione ad un eretico e scismatico significa NON riconoscere il Dogma sul Primato di Giurisdizione; 4) che già dalla sola visibilità si comprende che il soggetto non è papa, poiché questi insegna e governa in modo NON uno e NON santo, altrimenti si rigetta il dogma sulla Visibilità [Chiesa (cum Pontifex) UNA, SANTA, CATTOLICA ed APOSTOLICA]; 5) che c’è uno stato di necessità da risolvere usando il Diritto, e spiego precisamente come in Apologia del Papato (non essendo un canonista, come spiego nel testo, potrei sbagliare, tuttavia ipotizzo e specifico che si tratta di un’ipotesi); 6) nel contempo il fedele pienamente consapevole pecca se si comunica con l’eretico, con l’apostata o con lo scismatico. Chi non è consapevole, certamente non per sua colpa, non si separa dalla fede, proprio come accadde ai tempi dello Scisma d’Occidente; 7) che chi insegna il contrario, rigetta la Pastor Aeternus, dunque, rigetta la fede cattolica.

Sfido chiunque a sostenere che qui, in questa sede, si stia facendo apologia del sedevacantismo o si stia negando qualche verità di fede rivelata e definita, oppure di teologia comune. I detrattori si interroghino e facciano ciò che devono: ammenda, oppure restino con la testa infilata dentro una coscia di prosiutto. Contro la Pastor Aeternus e contro chi, come me, la difende, non resta altro da fare che calunniare o censurare o filosofeggiare senza usare argomenti di Magistero, non ci sono armi lecite a disposizione.

Fin qui può bastare, adesso proseguo spiegandovi le principali correnti teologiche eretiche o prossime all’eresia dell’epoca contemporanea (modernismo, ratzingerianesimo, sedeplenismo), non prima di aver ricordato che la materia non è più oggetto di dibattito teologico, poiché è materia rivelata da Dio e definita dalla Chiesa. Ce lo ricorda, con comando, Pio XII contro il Modernismo e la Nouvelle Theologie, nella Humani Generis (… addirittura in difesa del Magistero Ordinario e non di quello Solenne e Straordinario … figuriamoci, non aveva certo tempo da perdere con gli impenitenti!): «Quanto viene esposto nelle Encicliche dei Sommi Pontefici circa il carattere e la costituzione della Chiesa, viene da certuni, di proposito e abitualmente, trascurato con lo scopo di far prevalere un concetto vago che essi dicono preso dagli antichi Padri, specialmente greci. I Pontefici infatti – essi vanno dicendo – non intendono dare un giudizio sulle questioni che sono oggetto di disputa tra i teologi; è quindi necessario ritornare alle fonti primitive, e con gli scritti degli antichi si devono spiegare le costituzioni e i decreti del Magistero. Queste affermazioni vengono fatte forse con eleganza di stile; però esse non mancano di falsità. Infatti è vero che generalmente i Pontefici lasciano liberi i teologi in quelle questioni che, in vario senso, sono soggette a discussioni fra i dotti di miglior fama; però la storia insegna che parecchie questioni, che prima erano oggetto di libera disputa, in seguito non potevano più essere discusse. Né si deve ritenere che gli insegnamenti delle Encicliche non richiedano, per sé, il nostro assenso, col pretesto che i Pontefici non vi esercitano il potere del loro Magistero Supremo».

E’ possibile che cada la Luna sulla Terra; è possibilissimo che il mio libro APOLOGIA DEL PAPATO contenga degli errori (e ben vengano le correzioni); ma NON è possibile che un vero Papa promulghi nuove dottrine eretiche o apostate su questioni di fede e costume, culti pagani, leggi immorali, santi dannati, ecc…, GESU’ CRISTO NON MENTE E LA CHIESA NON SBAGLIA NEL PROCLAMARE I DOGMI DI FEDE, E LA PASTOR AETERNUS LO E’. Ognuno dica e faccia ciò che vuole, ma questa è la verità che si deve sapere e proclamare dai balconi [… prosegue … dal 17.06.2014 on line i video delle conferenze]

Dalle conferenze del 12 giugno di Potenza e del 13 giugno di Teramo

Link: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=297900%3Aapologia-del-papato-due-appuntamenti&catid=83%3Afree&Itemid=100021

Facebook: https://www.facebook.com/apologiadelpapato

23 Commenti a "Chi è Papa e chi non è papa. Da «Apologia del Papato» di Carlo Di Pietro"

  1. #Cesare Ferrara   12 giugno 2014 at 1:54 pm

    Allora, se ho capito un poco di quanto sopra prima di tutto devo desumere che nessun vero Papa possa promulgare dottrine eretiche o apostate su questioni di fede, e se cio’ avviene, questo non puo’ essere fatto da un vero Papa. Ora Sappiamo che tutti I Papi, dalla Promulgazione del Vaticano II, con eccezione forse di Giovanni Paolo I, che ha regnato solo un mese e che non mi sembra abbia promulgato eresie, a quanto ne so, nel suo mese di regno, tutti gli altri Papi, avendo perseguito eresie non sono da considerarsi very papi.
    Mi sembra di aver capito anche che ogni vero credente e fedele ha il dovere di combattere per la Continuita’ della Chiesa di Cristo e che tale lotta deve avvenire all’interno della Chiesa perche’ istituita da Cristo, Dio stesso e non chiamarsi fuori della chiesa cattolica anche se si proclama di essere “tradizionalisti” e se ci si pone al di fuori di essa, per qualsiasi motivo, abbiamo gia’ sbagliato in quanto ci poniamo volontariamente al di fuori dell’Istituzione creata da Gesu’ e quindi eterna.
    Se ho sbagliato in tutto o in qualche cosa avrei piacere di sapere dove e perche’.
    Grazie.

    • #ricciotti   12 giugno 2014 at 9:45 pm

      Nessuno si pone fuori dall’istituzione, ex natura, chi si separa dalla fede cattolica o chi si separa dal governo di un vero papa regnante. Cf Mystici Corporis Christi, Pio XII

  2. #Marco   12 giugno 2014 at 3:09 pm

    Dio non permetterà mai Papi eretici nelle verità di fede e di morale, almeno quando parlano dall’alto del magistero. Il Papa può non piacere, ma tale è. Chi non accetta il CV II si pone fuori dalla CCAR come la FSSpX.

    • #ricciotti   12 giugno 2014 at 9:43 pm

      Esatto. Se il CV2 è stato approvato da un vero papa, non si può disattendere.
      Se il CV2 non è stato approvato da un vero papa, il soggetto non è papa e si deve parlare di conciliabolo da rigettare poiché atti di antichiesa.
      Come ci si accorge del dato?
      Se la materia di fede è stata alterata, il CVII, che è un concilio ecumenico, quindi è garantita l’infallibilità se promulga nuove dottrine su fede e costume, il CVII è un conciliabolo approvato da un usurpatore.
      non esistono terze vie.

  3. #kirillov81   12 giugno 2014 at 3:37 pm

    1) L’unica notazione critica ad hominem che mi permetto, riguarda il tono estremamente saccente e antipatico di questo stralcio: è buona norma metodologica che un testo veramente scientifico eviti cose del genere, perché altrimenti si rischia solo di esacerbare gli animi in modo del tutto inutile e sempre contrario ad un’analisi tecnicamente serena e ineccepibile.

    2) La domanda che pongo è la seguente: per quale motivo l’autore, esponendo i passaggi della Pastor Aeternus riguardanti l’infallibilità pontificia, ne omette i due paragrafi più importanti e centrali, limitandosi a citare solo l’introduzione e la conclusione (il secondo paragrafo in particolare è celeberrimo)? Si tratta forse di un taglio redazionale del testo originale dell’autore?

    Questi sono i due paragrafi mancanti (a cui segue l’anatema). Li ho numerati tra parentesi quadre:
    “[1] Ma poiché proprio in questo tempo, nel quale si sente particolarmente il bisogno della salutare presenza del ministero Apostolico, si trovano parecchie persone che si oppongono al suo potere, riteniamo veramente necessario proclamare, in modo solenne, la prerogativa che l’unigenito Figlio di Dio si è degnato di legare al supremo ufficio pastorale.
    [2] Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.
    [3] Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema”.

    • #ricciotti   12 giugno 2014 at 9:41 pm

      Grazie per aver commentato.
      1) Rispondo alla prima osservazione: ognuno ha i suoi difetti, vedrò di correggermi;
      2) Rispondo alla seconda: i passi importanti li ho citati, ovvero le 2 formulazioni dei 2 dogmi.
      Saluti

    • #ricciotti   13 giugno 2014 at 12:50 am

      Avevo abbreviato perché dicono che i miei articoli sono troppo lunghi. Grazie per aver riportato le citazioni nei commenti.

  4. #kirillov81   13 giugno 2014 at 8:26 am

    @ricciotti

    1) Dunque nel suo volume i passi qui omessi invece sono stati citati, considerati e analizzati? Se è così proprio tale analisi avrebbe dovuto occupare la parte principale di questo suo articolo e delle sue conferenze.

    2) Ebbene, l’obiezione che viene più immediata in considerazione della definizione solenne sopra riportata, riguarda questa sua affermazione: “non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo, poiché su tali questioni (fede, costume, legge, culto, canonizzazioni, approvazioni di ordini religiosi) il Pontefice non sbaglia”. E’ infatti evidente che per ben due volte nel testo della definizione solenne Pio IX lega il parlare ex cathedra esclusivamente al solo binomio fede-costumi. La sua interpretazione tende invece, come è essenziale a qualsiasi posizione sede-vacantista, ad allargare l’infallibilità praticamente a qualsiasi atto del pontefice. Il punto è infatti proprio quello di comprendere esattamente se vi siano e quali siano i limiti dell’infallibilità pontificia. E a questo proposito risulta determinante proprio il testo di questa definizione solenne, poiché sarebbe contraddittorio che proprio nel punto culminante della Pastor Aeternus, dando la definizione infallibile di infallibilità, Pio IX ometta di includere nella stessa definizione ogni elemento a tale nozione necessario… Se ne deduce che lei forza in modo del tutto indebito i dati di fatto.
    Cordiali saluti

    • #Angheran   13 giugno 2014 at 8:46 am

      E’ lo stesso schema che viene adottato dai sedevacantisti con la bolla di Paolo IV , interpretazione meglio nota come “corazzata Potemkin” … un caro saluto
      http://radiospada.org/2014/04/un-papa-che-canonizza-un-eretico-non-e-papa/

      • #ricciotti   13 giugno 2014 at 8:56 am

        Quindi Paolo IV era sedevacantista?
        Grazie per la sua profonda riflessione.

      • #kirillov81   13 giugno 2014 at 10:45 am

        @ricciotti
        Sugli argomenti pro sedevacantismo basati sulla lettura superficiale e scorretta della bolla di Paolo IV (Cum ex apostolatus officio) e sulle elucubrazioni indebite tratte dal CJC del 1917 qualche anno fa ho scritto un paio di articoletti, che possono essere scaricati dal mio sito: http://www.teorefilo.net/divulgo.html (titoli: “Il «sedevacantismo» e la bolla di Paolo IV «Cum ex apostolatus officio»”, “Ulteriori specificazioni contro il «sedevacantismo»”). Grato, se vorrà considerarli, prima di fare riferimento a tali documenti come a prove certe in favore del sedevacantismo.

    • #ricciotti   13 giugno 2014 at 8:53 am

      La Chiesa è una Società soprannaturale con a capo Cristo.
      Il suo vicario in terra è il pontefice.
      La società soprannaturale (una, santa, cattolica ed apostolica) non ammette la promulgazione di leggi immorali, non ammette la canonizzazione di dannati, non ammette l’approvazione di regole religiose che non instradano alla santità.
      Qiesta è la principale differenza fra una società prettamente umana ed una, l’unica, soprannaturale: la Chiesa.
      Tutto è orientato al bene ultimo e tutto discende dal Sommo e Primo Legislatore che è Gesù Cristo.
      Questa spiegazione breve è ben estesa nella formulazione del dogma sul carattere soprannaturale del Corpo Mistico.
      Saluti.

      • #kirillov81   13 giugno 2014 at 10:18 am

        @ricciotti
        Questa sua risposta non considera alcuna delle mie obiezioni.
        Ripeto:
        1) l’omissione di questo passo fondamentale della Pastor Aeternus avviene solo in questo suo articolo e invece non avviene nel suo volume, dove si trova la citazione e analisi del passo?
        2) basta solo la citazione di questo passo fondamentale per dimostrare che la sua interpretazione dell’infallibilità pontificia ne estende indebitamente e in maniera spropositata l’ambito di applicazione, che viene stabilito nella stessa definizione solenne e infallibile dell’infallibilità: dunque cosa risponde?
        Cordiali saluti

      • #kirillov81   13 giugno 2014 at 11:08 am

        @ricciotti
        Inoltre, se vogliamo mantenerci su argomenti più generali, proprio quanto lei dice ora, mi pare autocontraddittorio, per le seguenti ragioni.
        1) Se il sedevacantismo costituisse verità, saremmo in presenza di una sede vacante dal 9 ottobre 1958, ossia dalla morte di Papa Pio XII. Ora, è ipotesi difendibile una sede vacante da 56 anni che continua senza dare segni di cessare? A mio avviso assolutamente no, infatti ciò comporterebbe:
        1.1) che un’istituzione divina gerarchica di tipo monarchico-elettivo, possa continuare a sussistere in assenza del tutto temporalmente indeterminata del proprio elemento più essenziale, ossia del monarca (da qui proveniva il sedevacantismo più moderato di P. Guérard des Laurier);
        2.1) che, proprio in ragione di quanto lei afferma (“Tutto è orientato al bene ultimo e tutto discende dal Sommo e Primo Legislatore che è Gesù Cristo”), dovremmo essere costretti a dedurre che l’invalidità della stragrande maggioranza dei sacramenti (matrimoni, confessioni ed eucarestie del 99% dei cattolici) e ormai di quasi tutte le ordinazioni sacerdotali e consacrazioni vescovili, corrisponda a quel suo “Tutto è orientato al bene ultimo…”.

        A mio avviso sono proprio le assurdità che una sede vacante di questo tipo (lunghissima e di cui non si intravvede per nulla la fine) implicherebbe, a rendere autocontraddittoria la sua tesi sedevacantista.
        Cordiali saluti

      • #ricciotti   13 giugno 2014 at 11:36 am

        Salve, il mio testo affronta l’argomento usando tutti i documenti che parlano di papato, di sede vacante e di infallibilità, sia preconciliari che post conciliari.
        Da san Pietro a Ratzinger, cito tutto ciò che per grazia di Dio ho reperito.
        Il problema è che un papa eretico non esiste e non può esistere, come comanda il dogma.
        Allora se Bergoglio e chi prima di lui sono eretici o lo sono stati, come molti sostengono, e lo sono stati in documenti di Magistero, vuol dire che non sono papi.
        Lateologia comune, il consenso dei canonisti, la Tradizione, spiegano come può un sedente non essere papa.
        Ora, se si vuol negare la Pastor Aeternus e se si vuol negare la Tradizione, faccia lei, non è un mio problema.
        Di papi eretici, ma papi, hanno parlato solo lutero, calvino, huss, whycliff, i dissidenti francesi e pochi altri.
        Fra questi, purtroppo, delle volte è caduto nell’errore anche il grande mons. Lefebvre.
        Saluti

      • #ricciotti   13 giugno 2014 at 11:41 am

        Quanto allealtre sue obiezioni presentate sotto formsdi domande, rispondo precisamente a titto, usando i Papi, i santi, la storia, la Tradizione, il cjc ed i moralisti, in Apologia del Papato.
        Mi faccia sapere cosa ne pensa dopo averlo letto.
        Grazie, la saluto con affetto.

      • #kirillov81   13 giugno 2014 at 11:45 am

        @ricciotti
        Le sto rivolgendo delle obiezioni piuttosto precise, per quanto ve ne sarebbero pure di più dettagliate. Lei continua a non rispondere. Nemmeno alla domanda più semplce: ha lei considerato e analizzato nel suo volume in particolare il passo che ha omesso di citare in questo articolo e che costituisce invece il passo più importante della Pastor Aeternus in relazione all’infallibilità pontificia? Basta un chiaro “sì” o un chiaro “no” ed eventualmente un nuovo articolo dove riporta le analisi svolte a tale proposito nel suo volume. Comincio a sospettare che lei abbia omesso tale citazione e tale analisi anche nel suo volume.

      • #kirillov81   13 giugno 2014 at 11:52 am

        @ricciotti
        Prima o poi leggerò certamente il suo volume, ma, dato che lei ne trae articoli che comunque anelano ad una propria compiutezza argomentativa, se le vengono rivolte obiezioni, non vale riviare al volume, senza nulla aggiungere di più specifico.
        Cordiali saluti

      • #ricciotti   13 giugno 2014 at 12:54 pm

        Salve, non ci sono obiezioni da fare.
        Lei sembra partire da un presupposto, contro la Pastor Aeternus, che è condannato con anatema in partenza.
        Un papa non può essere eretico in insegnamento e governo.
        Tradizione, santi, canonisti, scolastici, ecc, spiegano cosa accade in caso di non papa, prima e dopo la deposizione.
        Inoltre le risposte che lei cerca a riguardo della sussistenza, le trova spiegate nella storia del cum clave.
        Per utenti meno forniti, li ritrova sintetizzati finanche nella costruzione sulla sede vacante scritta da Wojtyla.
        Ora, io ho risposto alle sue obiezioni sotto forma di domanda.
        Adesso, per cortesia, risponda ad una mia domanda:
        Secondo lei, un vero papa, può essere eretico, apostata o scismatico nel suo governo e nelle sue docenze?
        È importante perché devo capire se ho a che fare con un cattolico o con un protestante, per decidere il tipo di pastorale da adottare.
        Grazie.

  5. #ricciotti   13 giugno 2014 at 12:57 pm

    Per i prossimi commentatori.
    Cortesemente non postate obiezioni che partono da presupposti protestanti e condannati dalla Chiesa.
    Come comanda la Pastor Aeternus qui citata, un papa in atto eretico o apostata e scismatico è da ritenersi proposizione eretica ed in anatema.
    Posta questa pietra invalicabile, ogni commento rispettoso sarà gradito.
    Grazie

  6. #ricciotti   13 giugno 2014 at 1:55 pm

    I commenti di filosofia calvinista sono stati cancellati.

  7. #nicola   7 giugno 2015 at 12:04 am

    Non solo, ma segnalo all’utente krilliov81 ed agli altri che il proclamare eresie in atti di magistero riguarda solo l’argomento dell’infallibilità. Cioè, in atti di magistero il Papa è infallibilmente assistito, mentre a titolo personale (omelia, chiacchierata a pranzo, libro scritto privatamente, email inviata ad un conoscente, ecc…) non è infallibilmente assistito.

    Ma in qualunque momento – sottolineo “qualunque” – se un Papa cade in eresia, Magistero o non Magistero, come tutti, per diritto divino (prima ancora di qualsiasi eventuale scomunica) cessa di essere membro della Chiesa e Papa, perde ogni ufficio e giurisdizione, ammesso che prima lo avesse avuto validamente.
    Perché se era eretico (a titolo personale) prima dell’elezione, la giurisdizione/ufficio in realtà non era mai stata acquisita!

    Questo che ho detto, come documentato in “Apologia del Papato” non contiene alcun parere personale, ma è dottrina cattolica contenuta nel magistero, nei santi dottori della Chiesa e nell’unanime consenso dei Padri (per le fonti, vedere Apologia del Papato).

    Dunque, negare quanto ho detto sopra è dello stesso “peso” del negare la presenza reale nell’Eucaristia. Il fatto che un punto della fede cattolica sia più o meno “famoso”, non cambia nulla dal punto di vista della necessità di credervi (almeno implicitamente, per chi non lo sa, ma esplicitamente per chi viene a saperlo dalle fonti) per disi cattolici.

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