[CINESPADA] L’albero di Guernica, di Fernando Arrabal

ALBERO-GUERNICA

 

di Willy Bruschi

 

Una delle pellicole che merita un posto di maggior rilievo nell’ambito dei film che hanno come tematica la guerra civile spagnola è il film “L’albero di Guernica” del regista, autore di teatro e pittore spagnolo Fernando Arrabal.

Il film, girato verso il tramonto del regime franchista (nel 1975) in Italia fra i sassi di Matera (per ricreare l’ambientazione della Castiglia degli anni ’30) e con un cast che include anche attori italiani (come la compianta Mariangela Melato nel ruolo della protagonista femminile) è un’apologia in chiave surrealista e visionaria dell’ideologia marxista del regista, apertamente schierato con la fazione repubblicana.

La trama è incentrata sul villaggio feudale di Villa Ramiro (immaginario) dalla vittoria del fronte popolare alla sua sconfitta per mano delle truppe nazionaliste di Franco attraverso le vicende amorose dei due protagonisti: Goya, figlio del conte di Cerralbo e Vandal, giovane contadina del paese. Quello che al di là della parta fantasiosa va messo in rilievo e la parte più vicina alla realtà storica che rappresenta bene l’orrore dell’ideologia repubblicana e che ovviamente il regista con la sua “poetica” esalta. Le scene dove l’orda inferocita di sostenitori del fronte popolare assalta la Chiesa del paese (vista nella visione del regista e in quella repubblicana come principale “centro del potere” da abbattere) sono fortemente emblematiche non solo di un generico e vago “anticlericalismo” degli anarco comunisti spagnoli ma sopratutto del loro satanico e viscerale odio verso la religione cristiana e Gesù Cristo, che trova il squallido e abietto apice nel miliziano repubblicano che orina con disprezzo orina sul Crocefisso e su tutto ciò che esso rappresenta.

Le altre disturbanti scene dell’assalto (la profanazione delle statue delle sante, dei Crocefissi presi a fucilate, il pubblico vilipendio dei resti dei cadaveri dei religiosi) erano la realtà quotidiana che viveva la Chiesa nella Spagna repubblicana, con l’aggiunta del massacro di numerosi sacerdoti e laici per il loro credo religioso e dei conventi ed edifici religiosi bruciati. Scene che nel corso della storia non si sono visto solo nella Spagna del fronte popolare ma anche nella Francia giacobina della rivoluzione dell’89, del Messico post rivoluzionario di Plutarco Calles e nella Russia bolscevica e in tutti i frangenti dove nella storia si è manifestato l’odio satanico verso Cristo e la sua Chiesa.

La peculiarità della pellicola di Arrabal sta non solo nel aver mostrato la sacrilega ferocia dei “rojos” ma nel fatto che sia una pellicola di un regista filo repubblicano a farlo. Se l’avesse fatto un regista filo nazionalista avrebbe avuto una qualche forma di boicotaggio (come accaduto per il recente “Cristiada”).