[CINESPADA] Philomena

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di Roberto De Albentiis

 

Il film “Philomena” è uscito in Inghilterra e Irlanda il 1° novembre e in Italia il 19 dicembre dell’anno scorso; è una pellicola drammatica (ma con tratti, anche, di commedia, in puro stile inglese), tratta dal libro di Martin Sixsmith “The lost child of Philomena Lee” (tradotto in italiano proprio come “Philomena”) diretta da Stephen Frears (“Le relazioni pericolose”, “Alta fedeltà”, “The Queen”) e interpretata magistralmente da Judi Dench (“Camera con vista”, “Enrico V”, “Shakespeare in love”, “Chocolat”, “Orgoglio e pregiudizio”) e Steve Coogan (“Il vento nei salici”, “Coffee and Cigarettes”, “Tropic Thunder”, “Una notte al museo 2”).

Philomena è una giovane ragazza irlandese che si ritrova incinta all’infuori del matrimonio e che per questo viene ripudiata e abbandonata dalla famiglia in un convento di suore, a Roscrea, in cui partorisce e in cui rimane lavorando per ripagare l’ospitalità data; dopo tre anni il suo bambino viene portato via e dato in adozione dalle suore del convento e lei lo perderà di vista per i successivi cinquant’anni, in cui non racconterà questa storia nemmeno a suo marito e sua figlia, ma in cui proverà sempre a rintracciare il figlio.

E’, come detto. un tipico film inglese, sì drammatico (è impossibile non commuoversi guardandolo), ma con venature di commedia, che sanno stemperare l’atmosfera senza scadere nel ridicolo, e che sa toccare grandi tematiche come l’identità personale, la ricerca delle proprie origini, l’amore tra madre e figlio, il dibattito tra fede e dubbio; magnifica l’interpretazione di Judi Dench (una delle più grandi attrici inglesi viventi) che, abituati a vederla in grandi ruoli teatrali o come la ruvida e decisa M degli ultimi sette film della serie di 007, ci stupisce qui con il suo candore, la sua forza d’animo e, anche, le sue debolezze.

Ho visto questo film la prima volta con la mia famiglia al cinema, durante la vigilia dello scorso Natale, e la seconda volta durante i viaggi in aereo di andata e ritorno (rispettivamente in inglese e, ancora, in italiano) tra Italia e USA, dove mi sono recato tra la fine di marzo e l’inizio di aprile per un impegno accademico; è stato durante la terza visione che ho pensato di fare una recensione di questo film per i lettori di Radio Spada, e, dopo averla posticipata a causa di vari impegni personali, spero che possa essere apprezzata.

Degli attori, della trama e del film ne ho parlato per sommi capi (e del resto una recensione non può né deve dire troppo o spoilerare), e vorrei ora soffermarmi su di un paio di domande: perché vedere “Philomena”, e che cosa può trovare un cattolico in questa pellicola?

Il critico cinematografico del “New York Post” Kyle Smith (personalmente ateo), durante una polemica con il critico e sceneggiatore Harvey Weinstein (“Il prete”, “The Butcher Boy”, “Magdalene”) avrebbe accusato il film e il suo regista Stephen Frears di anticattolicesimo; se è vero che Weinstein e Frears (quest’ultimo a causa del noto “The Queen”) possono essere assimilabili all’anticattolicesimo (e del resto il mondo mediatico e cinematografico mainstream non sono certo noti per il loro filo-cattolicesimo), personalmente non me ne preoccuperei: non certo per fuga dalla battaglia o simili (chi mi conosce sa che non manco mai di polemizzare o controbattere, se serve e se c’è occasione), ma perché, onestamente, certi piagnistei e certi vittimismi li lascio volentieri ai militantismi gay o ateo.

Lo spettatore cattolico può ritrovare insegnamenti fondamentali della propria fede (il perdono, la perseveranza, la misericordia, la delicatezza e la compassione per il prossimo) incarnati dalla figura di Philomena, una figura a suo modo tragica ed eroica, ma non certo non possibile o credibile: quanti di noi non hanno provato il rifiuto, la difficoltà, anche il dubbio e l’aridità? Quanti di noi non sono stati, a volte, trattati male da quelli che dovrebbero rappresentare e portarci Dio? Lo spettatore cattolico non farà fatica a ritrovarsi e a parteggiare in questa donna semplice ma forte, e che, nonostante le difficoltà (difficoltà vere, che magari faranno parere come sono, piccole e insignificanti, quelle nostre di cui ci lamentiamo sempre) ha una fede formidabile, una fede che si dimostra in grandi atti come il perdono che dà a Suor Hildegard e in piccoli e ordinari atti come l’accendere una candela e il pregare sempre nel giorno del compleanno del figlio, o l’appendere allo specchietto della macchina una medaglietta raffigurante San Cristoforo (non scordiamoci che piccoli segni tangibili e visibili della nostra fede, come appunto le medagliette sacre, sostennero i nostri correligionari irlandesi durante la lunga e dura persecuzione inglese anglicana).

E se è vero che in questo film i sacerdoti e soprattutto le suore non fanno una bella figura, non bisogna però scordare figure sacerdotali e religiose più che positive, come il parroco di Philomena (che la saluta cordialmente all’inizio del film) o il sacerdote con cui Philomena vorrebbe iniziare a confessarsi in una chiesa americana (non facendocela per via di un suo dubbio), o Suor Annunziata, che l’aiuta durante i momenti difficili del parto e che dà a Philomena l’unica foto di suo figlio; e del resto lo stesso scetticismo e lo stesso ateismo (in certi casi perfino insensibile) di Martin non fanno certo una bella figura, anzi.

Questo film è recentemente uscito in dvd e blu-ray: approfittatene, e utilizzatelo (anche) per trovare spunti e rafforzare la vostra fede!

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