Riflessione sulla partecipazione alla Santa Messa in stato di necessità

Riflessione sulla partecipazione alla Santa Messa in stato di necessità
Riflessione sulla partecipazione alla Santa Messa in stato di necessità

A seguito del Concilio Vaticano II qualcosa è cambiato. Il Concilio Vaticano II, Concilio proclamatosi autenticamente ecumenico, ha promulgato anche documenti di Magistero ordinario ed universale definendo nuove dottrine su questioni di fede e costume, usando Cattedra [*] e Scrittura. A quanto pare, secondo numerosi Chierici e dottori in teologia, l’infallibilità promessa ad un vero Concilio ecumenico, proprio quando tutta la Chiesa, unita al Sovrano Pontefice, proclama nuove dottrine su temi riguardanti la fede ed il costume, in documenti di autentico Magistero supremo, non si è manifestata [1]. Se ciò è realmente accaduto (anche in caso di ambiguità nociva), la fede della Chiesa (es. Auctorem Fidei, Pio VI) spiega: NON era un vero Concilio, NON era presieduto da un Papa “in atto” [cf. sant’Afonso Maria de Liguori: 1) sulla privazione della Giurisdizione al Pontefice romano, in  Verità della Fede ed Evidenza della Fede; contro il Concilio di Cajfas, sulla perdita del pontificato di Caifa, in Storia delle Eresie; compendiati in APOLOGIA DEL PAPATO, C. Di Pietro, Par. Sulle due diverse ed esclusive circostanze]; diversamente si dovrebbe ammettere che Cristo ha MENTITO, che la Sua preghiera NON ha valore e che la Pastor Aeternus ha definito dogmaticamente il FALSO, parimenti condannando il VERO.

Secondo alcuni il Concilio Vaticano II ha arricchito, secondo altri non è cambiato nulla, in ultimo numerosi Vescovi e Padri non firmarono alcuni documenti e sostennero che il Concilio Vaticano II  sovvertì il Deposito (con la promulgazione dei documenti Nostra Aetate, Unitatis Redintegratio, Lumen Gentium, Gaudium et Spes, Dignitatis Humanae, Dei Verbum: ritenuti documenti di Modernismo).

In quest’epoca di “nuova Pentecoste” e di “primavera conciliare”, con frutti a pochi visibili (soprattutto in Occidente), da molti cronisti raccontati piuttosto come tumori e veleni, schieramenti vari si danno battaglia gli uni contro gli altri. Bergogliani, ratzingeriani, sedeplenisti, sedevacantisti, ecc ecc ecc. Chi è cattolico e chi non lo è? E perché le guerre interne sono controproducenti e risultano oggettivamente infantili scaramucce agli occhi della gerarchia (che in molti casi pubblicamente si compiace di ciò) e di chi realmente conosce la materia giuridica e morale?

In attesa di una definizione della Chiesa, come già è accaduto in varie epoche, viviamo uno stato di grave necessità. Come regolarsi? Ognuno ami Dio rispettando [2] i doveri del proprio stato e dia esempio di vita, manifestando la conoscenza del Catechismo (se si presuppone lo stato di necessità a seguito del Concilio Vaticano II, logicamente è ammissibile esclusivamente lo studio di un Catechismo preconciliare): APPLICANDOLO (almeno provandoci nelle intenzioni). Con carità, veracia, discernimento e prudenza, pregando l’aiuto di Dio, ogni orticello può essere a Lui gradito, purché si rispettino doveri, comandamenti e precetti, senza desiderare l’ignoranza (in questo caso è detta VINCIBILE per dati oggettivi: se si desidera l’ignoranza per rimanere nel peccato o per trascurare un bene maggiore, l’ignoranza stessa è colpevole davanti a Dio; cf. Summa Th., san Tommaso; Summa morale, sant’Alfonso), guardandosi attentamente intorno, alla ricerca di Unità, Santità, Cattolicità e Apostolicità [3].

Allora quale Messa?

La partecipazione alla Santa Messa è un precetto di Diritto Ecclesiastico utile a soddisfare determinate finalità. Il precetto di Diritto Divino, che interessa al caso, comanda di Santificare la Festa (Diritto Divino > Diritto Ecclesiastico). Se nella zona di residenza non ci sono Sante Messe, se NON si può fare diversamente, così come è accaduto per centinaia di anni, quando la Chiesa era in “espansione” [o come accade durante gli stati di grave necessità: terremoti, guerre, usurpazioni di sedi (es. usurpazioni luterane prima della condanna Exurge Domine, Leo X, ecc…)], la Festa va obbligatoriamente Santificata in altro modo (NON può essere diversamente), con particolari sacrifici o preghiere, così come prevede il Catechismo, così come si è sempre fatto, desiderando di ricevere il Sacramento non appena sarà possibile. Come pure il pentimento desiderato si ha manifestando una vera contrizione per il male commesso e desiderando parimenti di confessarsi non appena sarà possibile (se non si conosce il Catechismo solitamente non si conoscono bene i Comandamenti spiegati, ecco perché va studiato. Se non lo si studia, comunque si è colpevoli).

Certo è che la comunione NON una, NON santa, NON santifica, perché dovrebbe, se santa NON è?

Il discorso della partecipazione alle messe UNA CUM un eretico, un apostata o uno scismatico, siano esse Vetus o Novus, e sto parlando di “partecipazione attiva”, NON è consentito (1. Papa Sant’Ormisda, «Libellus fidei» ; 2. Papa Benedetto XIV, «Ex Quo Primum» ; 3. Papa Pio IX, «Quantus Supra», ecc…) al soggetto che vi partecipa ATTIVAMENTE e che, nel contempo, ritiene CERTAMENTE il sedente o eretico, o scismatico, o apostata (o tutti e tre), questo perché equivarrebbe certamente a ritenerlo NON Papa [4] (con ciò si credono quantomeno dubbi sia il nuovo rito che le ordinazioni, il dubbio si può dissipare definitivamente solo in caso di future opportune dichiarazioni della Chiesa docente).

Come spiega san Paolo: “Quid ergo dico? Quod idolothytum sit aliquid? Aut quod idolum sit aliquid? Sed, quae immolant, daemoniis immolant et non Deo; nolo autem vos communicantes fieri daemoniis. Non potestis calicem Domini bibere et calicem daemoniorum; non potestis mensae Domini participes esse et mensae daemoniorum. An aemulamur Dominum? Numquid fortiores illo sumus?”. [5] 

Ora, nel caso di una celebrazione presso “chiese” già condannate dalla Chiesa (es. Apostolicae Curae, Leo XIII), è INUTILE parlarne, è anche vietato, pena peccato mortale contro la fede, pregare CON i medesimi esclusi (infedeli, apostati, eretici, scismatici, scomunicati noti) (cf. Mortalium Animos, Pio XI condanna i raduni pancristiani, irenisti, sincretisti e falso ecumenici). Viene da sorridere quando persone che condannano le odierne riunioni di preghiera FALSO ecumenica, prendendone pubblicamente le distanze, poi celebrano o si dicono IN COMUNIONE CON colui il quale promuove e partecipa alle dette riunioni! Dice Pio XI: “A tali condizioni è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo.

Ai giorni d’oggi, visto che non ci sono postume dichiarazioni ufficiali di condanna da parte della stessa gerarchia (ovviamente: se la si ritiene eretica, o apostata, o scismatica, perché questa dovrebbe condannare se medesima???), visto lo stato di grave necessità, visto il serrato dibattito in evoluzione costante e continuativa, viste le dichiarazioni fondamentali di alcuni cardinali e vescovi del passato e del presente, vista la tanta documentazione veramente cattolica (Magistero) disponibile, il discorso va affrontato soprattutto sul piano teologico morale (doveri dell’uomo verso Dio – Comandamenti 1, 2 e 3).

Se si è CERTI (i DOVEROSI criteri comparativi e valutativi di certezza li apprendiamo da Humani Generis Pio XII, Pascendi e Lamentabili s. Pio X, Satis cognitum e Provvidentissimus Deus Leo XIII, Quanta cura e Syllabo Pio IX, ecc…) che il sedente attuale (e con lui la gerarchia che lo ossequia e riconosce autorevole) è eretico o apostata o scismatico (è impossibile per un vero Papa essere eretico, scismatico o apostata e nel contempo essere vero Papa, cf. Pastor Aeternus Pio IX), dunque se NON SI HA ALCUN DUBBIO, qualora si dovesse partecipare ad una celebrazione UNA CUM, sia essa Novus o Vetus, certamente si commetterebbe peccato contro la fede, questo perché si accetterebbe, davanti a Dio (che legge i cuori; cf. Summa teologia morale Liguori), di essere “IN COMUNIONE DI FEDE E DI GOVERNO” (ovvero UNA CUM) con chi cattolico NON è, agli occhi di chi sceglie (ed a ragion veduta primariamente presso Dio; cf. Mystici Corporis, Pio XII). Non è ammessa nella Chiesa la comunione CONSAPEVOLE con l’usurpatore.

San Vincenzo, per esempio, ai tempi dello Scisma d’Occidente, non sarebbe mai andato a una messa UNA CUM il sedente romano (difatti lo credeva Antipapa, pur essendo Papa; cf. De Moderno …). Dopo essersi ravveduto, rimediò agli errori commessi e rigetto l’Antipapa che prima difendeva credendolo vero Papa. Santa Caterina, in contro, mai sarebbe andata ad una messa UNA CUM il sedente che seguiva San Vincenzo, e così via …. Uno dei due sbagliava, ma erano entrambi in buona fede in uno stato di grave necessità, difatti sono santi. Entrambi volevano seguire la gerarchia cattolica (il primo l’avignonese, credendola vera, la seconda la romana, credendola vera), quale che sia. Dipende da cosa si sa, in coscienza sincera, senza TRASCURARE di informarsi. Attenzione, in questo caso addirittura nessuno dei due sedenti era eretico manifesto, la questione riguardava la validità elettiva secondo Diritto [6]. Ecco perché ogni polemica su chi è cattolico e chi non lo è; ogni accusa infondata, in uno stato di grave necessità: sembra più una promanazione pura di ignoranza ed infantilismo.

In amministrazione di Sacramenti, in caso di dubbio, è obbligatorio di seguire la via più sicura.

da: https://www.facebook.com/apologiadelpapato

Note:

[*] Un Pontefice “in atto”, nelle circostanze in cui si esprime come previsto dalle Costituzioni divine, NON può scegliere se usare le chiavi o meno, ma può solo dimostrare se è Papa, autenticando le promesse di Cristo, o se Papa non è, disattendendole o piuttosto trascurandole. Se Dio dà il più, dà il meno, come insegna la Chiesa: Dio: se dà l’assistenza POSITIVA per il BUON USO delle chiavi, a fortiori dà l’assistenza NEGATIVA per l’impedimento del CATTIVO USO delle stesse, e ciò assolutamente non inficia l’uso del libero arbitrio umano.

[1] I Papi ed i Concilii si richiamano esplicitamente all’illuminazione dello Spirito Santo (Cf. «Denzinger», EDB, 2009, n° 102, 265, 444, 631, 702, 707, 1151°°, 1500 ss., 1600, 1635, 1667, 1726, 1738, 1820 e 1848). Nell’adempiere la loro funzione dottrinale e nell’esporre una dottrina (che è libera da errore, cf. Pastor Aeternus, Pio IX), il Papa ed i pastori della Chiesa – quando questi ultimi esercitano il Magistero unitamente al successore di san Pietro – godono dell’assistenza dello Spirito Santo promessa. […] la scienza teologica dell’azione correttiva – preciso, se pastorale ordinaria e universale – non può sacrificare l’oggetto materiale della fede, quindi Dio, il Dogma e/o il Deposito della fede. Altrimenti non correggerebbe nulla, ma aggraverebbe solo la situazione. La logica da tenersi sempre a mente è che la Chiesa – né esplicitamente e né implicitamente, né dietro sofismi e né dietro diplomatici raggiri di parole – non può contraddire la Chiesa sulle questioni di fede e costume. Le dottrine rivelate e definite sono un confine invalicabile per qualsivoglia scienza (Cf. «Denzinger», EDB, 2009, n° 3042), inclusa la pastorale. Sebbene siano esistite alcune decisioni contraddittorie, la Chiesa stessa vi ha posto tempestivamente il previsto rimedio (Cf. «Denzinger», EDB, 2009, H3h) o ha spiegato esaustivamente il caso escludendo ogni pertinacia. […] si deve obbedire (si deve essere legati con l’obbedienza della fede) e ritenere infallibilmente assistito, tutto quel Magistero solenne oppure ordinario e universale, promulgato in un Concilio ecumenico dai vescovi riuniti come maestri e giudici della fede, secondo le intenzioni espresse  (Cf. «Denzinger», EDB, 2009, n° 1248-1251). Così Papa Martino V nella Bolla «Inter cunctas» del 22 febbraio 1418: «[…] così pure se lui crede che ciò che il Sacro Concilio […] che rappresenta la Chiesa universale, ha approvato e approva a favore della fede e per la salvezza delle anime, questo deve essere approvato e tenuto per fermo da tutti i fedeli di Cristo: e che ciò che ha condannato e condanna come contrario alla fede e ai buoni costumi, questo deve essere dagli stessi tenuto per fermo, creduto e affermato come condannato». [da APOLOGIA DEL PAPATO, C. Di Pietro, nota 65]

[2] “Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede (1Gv. 5, 2-5). “Infatti quello stesso che l’apostolo Giacomo sentenzia del delitto in materia di costumi, deve affermarsi di un’opinione erronea in materia di fede: ‘Chiunque avrà mancato in un punto solo, si è reso colpevole di tutti’ (Gc 2,10). Anzi a più forte ragione deve dirsi di questa che di quello” ( Leo XIII, Satis Cognitum). 

[3] Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità” (1Cor. 13, 1-6) [da APOLOGIA DEL PAPATO, C. Di Pietro, Par.  Sulla vera Carità secondo la Chiesa]. 

[4] Per giungere a questa considerazione necessaria, si presuppone una conoscenza approfondita della materia. http://radiospada.org/2014/06/chi-e-papa-e-chi-non-e-papa-da-apologia-del-papato-di-carlo-di-pietro/http://radiospada.org/2013/11/puo-esistere-un-papa-notoriamente-eretico/

[5] […] la Chiesa vieta tassativamente di pregare pubblicamente con (in comunione) una persona che sia notoriamente eretica, o comunque separata dalla comunione con la Chiesa Cattolica per altri motivi, come vediamo almeno dai seguenti documenti del Magistero: 1. Papa Sant’Ormisda, «Libellus fidei» ; 2. Papa Benedetto XIV, «Ex Quo Primum» ; 3. Papa Pio IX, «Quantus Supra». Papa Benedetto XIV, «Ex Quo Primum», 1 marzo 1756, al n° 23, cita san Bellarmino e ne spiega i motivi. [da APOLOGIA DEL PAPATO, C. Di Pietro, Par. Comunione con l’eretico]. Se si ritiene il rito oramai pagano: “Che cosa dunque intendo dire? Che la carne immolata agli idoli è qualche cosa? O che un idolo è qualche cosa? No, ma dico che i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; 21 non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. 22 O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?”

[6] Scritti di sant’Antonio di Firenze, cf. APOLOGIA DEL PAPATO, Par. Santi di Scisma

10 Commenti a "Riflessione sulla partecipazione alla Santa Messa in stato di necessità"

  1. #johannes   15 Giugno 2014 at 6:34 pm

    Una precisazione spero non oziosa. In più passaggi si specifica “partecipazione attiva”, e, condividendo personalmente la Tesi di C., ritengo si faccia bene a farlo, lasciando intendere che quella che verrebbe invece detta “passiva” sia invece possibile. (Sebbene però non si capirebbe così bene cosa si intenda qui con “passiva”? Forse che a una S. Messa celebrata in FSSPX si debba starsene in un angolo senza rispondere, senza mettersi in ginocchio, senza pronunciare il Confiteor, il Credo, etc.? Soprattutto senza comunicarsi?). In un altro passaggio invece apparentemente non lo si specifica più, e viene asserito che : “Se si è CERTI (…) che il sedente attuale (…) è eretico o apostata o scismatico (…), dunque se NON SI HA ALCUN DUBBIO, qualora si dovesse partecipare ad una celebrazione UNA CUM, sia essa Novus o Vetus, certamente si commetterebbe peccato contro la fede, questo perché si accetterebbe, davanti a Dio (…), di essere “IN COMUNIONE DI FEDE E DI GOVERNO” (ovvero UNA CUM) con chi cattolico NON è, agli occhi di chi sceglie (…). Non è ammessa nella Chiesa la comunione CONSAPEVOLE con l’usurpatore”.

    Sono d’accordo, purché vengano ribadite le distinzioni. Molti, in considerazione di quanto detto riguardo la “partecipazione attiva/passiva” potrebbero infatti prendere la parola “sedente” come un sinonimo di “occupante”. Se è difatti sicuramente possibile partecipare ad una messa “una cum” ricevendone comunicazione di grazia, anche comunicandosi, essendo CERTI che l’ “occupante” è “eretico o apostata o scismatico”, ciò non sarebbe invece possibile se si fosse CERTI che eretico o apostata o scismatico fosse il “sedente”, dato che ciò equivarrebbe ad una dichiarazione contraria alla fede, una controtestimonianza (quella cioè commessa dai “fedeli” della FSSPX e che p. es. pure dichiarano la loro contrarietà alla Tesi di C.).

    Preciso ciò – sempre se ce ne fosse bisogno, s’intende – perché altrimenti sembrerebbe che nemmeno la partecipazione “passiva” (anche se non vien detto in che debba nella fattispecie consistere per risultare opportunamente ed appropriatamente tale) sarebbe possibile senza commettere peccato, dato che la sola partecipazione tout court ammetterebbe già connivenza, anche qualora si “dovesse partecipare”. Ebbene, nel caso si dicesse questo lo troverei in contraddizione con quanto lo stesso P. Guérard già invece diceva, il quale riconosceva che – con tutte le attenzioni e i distinguo opportuni – la questione della partecipazione (evidentemente quindi non passiva) ad una S. Messa tradizionale “una cum” può essere oggetto di un caso di coscienza e che sebbene le Messe “una cum” celebrate nell’attuale congiuntura siano inficiate immancabilmente da peccato (da parte del celebrante) “può accadere, dice P. Guérard, che dei fedeli”, quindi anche ‘consapevoli’, “non abbiano praticamente altro mezzo di comunicare che assi­stendo ad una Messa una cum. Ora, se è possibile vivere e progredire nello stato di grazia senza comunicare, questa privazione non va esente da difficoltà e talvolta da pericoli. E, come la Chiesa ha sempre ammesso che in pericolo di morte si possa ricorrere ad un confessore anche scomunicato, non conviene forse di ricorrere ad una Messa una cum per partecipare al Sacrificio e comunicarvi? Pio XII l’ha ricordato con autorità: nella Chiesa militante, è la salvezza delle anime che costituisce la finalità delle finalità”.

    Qui vien detto inequivocabilmente ch’è possibile comunicazione di grazia da parte del fedele che si comunica in una S. Messa “tradizionale” (celebrata in FSSPX) purché non si compia una controtestimonianza peccando contro la Fede, ritenendo che l’ “occupante” sia “sedente”. Come potrebbe difatti ritenersi che la medesima partecipazione da parte del fedele costituisca ad un tempo peccato e consenta, come invece dice P. Guérard, una progressione più sicura nello stato di grazia ?

    Un caro saluto, in Domino.

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    • #ricciotti   16 Giugno 2014 at 12:02 am

      Se ho capito bene la sua opinione, rispondo:
      Mons. Sanborn NON condivide quella opinione di P. Guérard, il quale, se non ricordo male, la espresse brevemente in una intervista, ma non c’è chiarezza a riguardo.
      A giorni sarà pubblicata la dissertazione di mons. Sanborn sulla questione.
      Concludo: se il fedele CREDE CON CERTEZZA che il “papa” sia eretico o apostata o scismatico, sa anche che questi NON è papa, come potrebbe esserlo? dunque risponderà davanti a Dio della sua partecipazione ad una celebrazione IN COMUNIONE CON L’ERETICO O L’APOSTATA O LO SCISMATICO.
      Difatti i pontefici citati in articolo lo spiegano.
      La partecipazione passiva è un’latra cosa e NON è quello che scrive lei.
      Saluti e grazie per aver commentato.
      Dio sia lodato.

      Rispondi
  2. #ricciotti   15 Giugno 2014 at 11:58 pm

    Salve.
    Saluti.

    La sua prima obiezione è già risolta da sant’Alfonso in VERITA’ DELLA FEDE, che io seguo precisamente. Dunque la prima falla non può esistere, altrimenti l’avrebbe commessa sant’Alfonso, e ciò lo escludo. Le sue argomentazioni, difatti, sono assolutamente confutate e risolte dal Liguori.

    Lei aggiunge anche: “Dio NON lascia il Suo Gregge senza un Pastore”. Difatti NON lo fa. Difatti la Chiesa o ha un pastore o non lo ha. Quando il pastore non c’è? Lo spiega la Chiesa, anche Wojtyla nel suo ultimo documento sulla sede vacante: la Chiesa è senza pastore quando egli muore, se diventa pazzo, se rifiuta l’ordine episcopale, se si scopre donna o se fa defezione dalla fede. Ammettere il contrario significa negare le Divine costituzioni, come la Pastor Aeternus, ecc….
    Replicherò solo se lei risponderà alla mia domanda: 1) lei ammette che i sedenti post conciliari siano eretici? Se si, come fa a stare tranquillo vista la Pastor Aeternus che condanna con anatema questa opinione eretica?

    La sua seconda obiezione, anch’essa filosofica buona, ma infondata sul piano teologico, è già stata confutata in: 1. Papa Sant’Ormisda, «Libellus fidei» ; 2. Papa Benedetto XIV, «Ex Quo Primum» ; 3. Papa Pio IX, «Quantus Supra».
    Sulla transustanziazione ha già risposto Trento, non devo certo aggiungere altro.

    Grazie per aver risposto e complimenti, lei sa scrivere bene. Mi dispiace, però, che lei faccia filosofia ma non teologia.

    Saluti e che Dio sia lodato.

    PS: i prossimi commenti senza uso di Magistero saranno cancellati.

    Rispondi
  3. #johannes   16 Giugno 2014 at 10:52 am

    Sottoscrivo di nuovo, e la ringrazio della risposta. Riguardo però a cosa sia, nella fattispecie, una “partecipazione passiva”, come può sopra ancora riscontrare, non ho preteso dire affatto cosa fosse formulando delle interrogative (nient’affatto retoriche), bensì porre a lei la domanda di cosa eventualmente intendesse. Domanda che le ripropongo. Lei ammette una partecipazione passiva foriera di bene (specificando cosa sia), o esclude tout court qualsiasi partecipazione? Come vede P. Guérard, pur introducendo dei distinguo, ammette una partecipazione ch’è da dirsi “attiva” almeno nella misura stabilita dalla “partecipazione al Sacrificio” e dalla “comunione” sacramentaria. Si dovrebbe quindi, seguendo la sua argomentazione, forse intendere per “partecipazione passiva” quella espressa dal fedele con una riserva nei riguardi delle eventuali opzioni del celebrante?

    Grazie ancora, anche per l’indicazione della prossima dissertazione di Mons. Sanborn. Complimenti infine per la bella e generosa pubblicazione di “Apologia del Papato” da lei proposta (e che ho finalmente reperita!). Sia lodato G.C.!

    Rispondi
    • #ricciotti   16 Giugno 2014 at 1:56 pm

      Esempio: un funerale, un parente o amico invita al suo matrimonio o al battesimo del figlio, ecc…
      Si presenzia, non si partecipa, si fanno gli auguri, si prega per la conversione del sedente modernista, si va al ricevimento.
      Io la intendo in questi termini.
      Saluti.

      Rispondi
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